Stagione teatrale passata

STAGIONE TEATRALE 2017 - 2018






EVENTI COLLATERALI

20 settembre 2017 ore 20:45 e 1 ottobre 2017 ore 16:00

ASSOCIAZIONE TEATRALE “MO... SI RECITA”

NON TI PAGO

di Eduardo de Filippo
Regia di Carlo Cammuso

EVENTI COLLATERALI

7 ottobre 2017 ore 20:45


POESIA AMORE E MUSICA

Serata di poesia contemporanea con ingresso gratuito

7 ottobre 2017 ore 20:45

Teatro Comunale “Mauro Pagano”
Canneto sull’Oglio (MN)

IL BERRETTO A SONAGLI

di Luigi Pirandello
Regia di Mario Zolin

Beatrice, servendosi del delegato Spanò, ordisce una trama per smascherare l’infedeltà del marito, il Cavalier Fiorica, che si lascia cogliere in flagrante.
Nell’ottica perbenista tipica di ogni ipocrisia borghese, la famiglia tenta d’insabbiare l’accaduto. Così, l’indignazione di una donna ingannata, potrebbe concludersi con disarmante semplicità.
La schermaglia domestica però chiama in causa un terzo personaggio e ne mina irrimediabilmente la reputazione agli occhi dei compaesani.
Si tratta dello scrivano Ciampa, il quale da tempo accetta, per amore o debolezza, la sua degradante condizione di uomo tradito, purché essa rimanga nascosta alla curiosità del mondo.
A questo punto, tuttavia, sentendosi messo alla berlina, egli diviene severo e implacabile ragionatore solo facendo sembrare pazza Beatrice potrà recuperare l’onore perduto.
Ergendosi a difesa della sua smagrita dignità, il Ciampa inanella una serie di funamboliche quanto stringenti argomentazioni, persuadendo con le sole armi della consequenzialità e della logica.
Il berretto a sonagli della pazzia è il lasciapassare che consente di accedere alla verità e di gridarla al mondo.
Al consorzio civile non resta che isolare il folle nel tentativo di preservare il suo delicato equilibrio interno: solo l’ennesimo simulacro che il protagonista lacererà scoppiando, nel finale, in un’orribile risata "di selvaggio piacere e di disperazione a un tempo".


NOTE DI REGIA

Prigionieri di un angusto carcere, soggetti alla tirannia delle convenzioni, gli interpreti sono costretti a disegnare brevi traiettorie, voli spezzati da barriere che ne stordiscono i più spontanei impulsi.
I personaggi sono pupi, marionette forme che imprigionano la vita vera sono circondati da simulacri della borghesia (poltrone, quadri, statue, lampadari...).
Si muovono e vivono in uno spazio delimitato, quasi costretti a vivere solo in quel quadrato piastrellato.
Si presentano al pubblico muti burattini che, una volta illuminati, prendono vita per raccontare la loro storia: maschere di ipocrisia, per esistere sono costrette a salvare ognuna il proprio ruolo nella società. Non importa chi dovrà soccombere l’importate è che l’ordine costituito non venga sovvertito.
Calibrando la parola sul gesto ed il gesto sulla parola, la regia affida alla recitazione il compito di restituire ai dialoghi il loro colore naturale nel perentorio rifiuto di ogni caricatura. Si sottolinea così che le maschere sono la normalità nel consorzio civile.
Gli anni venti del novecento fanno da ambientazione all’allestimento scenico, volutamente improntato ad un austero minimalismo.
Luci e musiche d’atmosfera incorniciano, in particolare, i momenti d’astrazione del Ciampa dal suo personaggio: i celebri monologhi nei quali la voce di Pirandello sembra distinguersi vividamente per enuclearne i gangli teorici.

 

NOTA BIOGRAFICA

Luigi Pirandello nasce nel 1867 ad Agrigento.
La famiglia, agiata e numerosa, appartiene alla nuova borghesia professionistica e industriale siciliana. Compie un complesso iter di studi e si laurea a Bonn dopo aver frequentato le università di Palermo e Roma.
Nel 1893 comincia a dedicarsi alla narrativa e nel 1901 viene pubblicato il suo primo romanzo "L’esclusa" che presenta già le principali tematiche pirandelliane: il contrasto tra apparenza e realtà, lo sfaccettarsi della verità, l’assurdità della condizione umana fissata in una "forma" che soffoca la "vita".
Nel 1904 inizia a pubblicare a puntate "Il fu Mattia Pascal" che realizza con esiti particolarmente felici la novità del suo pensiero.
Nel 1908 esce "L’umorismo" in cui enuncia i capisaldi della sua poetica.
Nel 1910 inizia la sua ricchissima produzione teatrale di cui ricordiamo "Il berretto a sonagli" del 1916, che si colloca fra le opere più importanti del primo periodo, e "Sei personaggi in cerca d’autore" del 1921, che è l’emblema della sua rottura con il teatro tradizionale.
Successivamente Pirandello continua anche l’attività di narratore con opere di grande rilievo, ma si identifica sempre più con il mondo teatrale, partecipa alla messa in scena dei suoi spettacoli e fonda il "Teatro d’Arte di Roma" conMarta Abba e Ruggero Ruggeri come primi attori.
Nel 1934 riceve il premio Nobel. Muore a Roma due anni più tardi.

 

dal 14 ottobre al 26 novembre 2017


QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA

di Carlo Emilio Gadda
Regia di Mario Zolin

Via Merulana non è più quella che era: un tempo elegante, il quartiere mostra i segni del tempo e dei cambiamenti sociali – ma il Nº 219, il “Palazzo degli Ori” secondo i pettegoli locali, resta un isola di sbiadito, placido benessere… Fino a quando un crimine non viene a scompigliare tanta tranquilla mediocrità. Chiamati a investigare sulla rapina in un appartamento, il Commissario Ingravallo e i suoi uomini si trovano di fronte a una rete di reticenze e contraddizioni nel cuore della media borghesia romana. Tra contesse in disarmo, acide insegnanti e portinaie linguacciute, chi ha visto? Chi ha riconosciuto gli estranei? Chi ha sparato ‘è revorverate? Quello che sembrava un semplice caso di furto si rivela più complicato del previsto – per poi passare in secondo piano quando un’inquilina dello stesso palazzo viene assassinata brutalmente. Presto le indagini rivelano attorno alla vittima un intrico di vicende familiari in cui nessuno è davvero innocente. Qual è la relazione tra i due crimini? Riuscirà la Polizia a individuare l’assassino tra inquilini ostili, eredi inattesi e uomini senza scrupoli? A cavallo tra il celebre romanzo omonimo di Carlo Emilio Gadda e l’adattamento cinematografico diretto e interpretato da Pietro Germi, Quer Pasticciaccio Brutto combina giallo classico e studio di caratteri in uno spaccato impietoso della Roma dei tardi anni Cinquanta. Le indagini di Ingravallo, del Commissario Capo Fumi e dei loro uomini svelano non solo la trama omicida, ma anche i segreti, gli squallori e le meschinità grandi e piccole dei personaggi che popolano il 219 di Via Merulana e dintorni.

Note di Regia

Cercavo un testo che coniugasse i meccanismi del giallo classico – il delitto, la paziente ricerca della verità, le intuizioni, le false piste, la rivelazione finale – con uno studio dei caratteri. Un’indagine che non fosse solo dei fatti, ma delle psicologie coinvolte, dello scontro tra la quotidianità e l’atto violento. Ed ecco Quer Pasticciaccio Brutto de Via Merulana, il capolavoro di Carlo Emilio Gadda – monumentale romanzo che ritrae impietosamente una serie di spaccati della società romana negli anni Venti del Novecento: un vecchio condominio borghese, il sottobosco criminale, gli uffici della Polizia… Testo complesso, divagante, stratificato, mai lineare: come tradurlo nel linguaggio narrativo del palcoscenico? Seguendo in parte la via già tracciata quasi sessant’anni fa da Giannetti e De Concini, gli sceneggiatori che adattarono il romanzo per Pietro Germi. Di quella sceneggiatura, divenuta poi “Un Maledetto Imbroglio”, ho conservato il finale – diverso da quello del romanzo – lo spostamento temporale ai tardi anni Cinquanta e un certo taglio quasi cinematografico nel susseguirsi di quadri e scene, in un omaggio alla malinconia asciutta del Neorealismo. Modifica sostanziale e originale è invece l’ampliamento del ruolo dei due poliziotti, questurini senza nome che, quasi come un coro trasteverino, commentano la vicenda, rivelandone le pieghe nascoste e l’amara ironia. La lunga e articolata rielaborazione del testo ha prodotto un caleidoscopio di modi narrativi, richiami e omaggi, fusi per la scena in una classica storia di crimine e indagine e, insieme, in uno sguardo disincantato su un catalogo di piccole e grandi miserie umane.

EVENTI COLLATERALI

23 novembre 2017 ore 20:45

Giornata conto la violenza sulle donne

CONTRO CHI ALZA LE MANI, NOI ALZIAMO LA VOCE

con Roberta Vesentini, Anna Bianchi, Marco Remondini e Stefano Boccafoglia

dal 2 dicembre 2917 al 28 gennaio 2018


IL FANTASMA DI CANTERVILLE

di Oscar Wilde
riduzione teatrale di Chiara Prezzavento
Regia di Maria Grazia Bettini

L’OPERA

Dopo tre secoli di onorata carriera sovrannaturale, il fantasma di Sir Simon mai si sarebbe aspettato dalla famiglia Otis una reazione tanto cinica e distaccata. Hiram Otis, politico statunitense, decide, infatti, di acquistare il castello e la tenuta di Canterville, in Inghilterra, e di trasferirvisi con moglie e figli, nonostante i ripetuti avvertimenti sulla scomoda presenza di uno spettro terrificante. La campagna inglese dell’Ottocento è il luogo migliore per cadere vittima di superstizioni e l’americano decide di non dare peso a simili sciocchezze. Da subito Sir Simon, impone la sua presenza spettrale, ma la reazione dei nuovi inquilini va al di là di ogni immaginazione. Gli Otis, infatti, non solo non sono terrorizzati, ma addirittura si prendono gioco del fantasma e vanificano ogni suo travestimento o espediente grazie a dei moderni ritrovati statunitensi. Tutto ciò getta Sir Simon in uno stato di profonda depressione e solo la secondogenita, Virginia Otis, sembra poter entrare in relazione empatica con lui e permettergli, finalmente, di guadagnare il meritato riposo. “Il fantasma di Canterville” (1887) è un esilarante racconto del giovane Oscar Wilde, entrato nell’immaginario collettivo di ognuno di noi, e che deve la sua fortuna anche alle sue innumerevoli trasposizioni cinematografiche e teatrali. Il talento di Oscar Wilde è innegabile, a partire anche dalle sue prime opere, ma in questo racconto non vi è racchiuso solo il modo passato di pensare, ma anche quello presente e futuro. Il cinismo, la disillusione della famiglia Otis e la tradizione rappresentata da Sir Simon sono le due facce della stessa moneta che ognuno di noi porta sempre in tasca.

NOTE DI REGIA

Niente è più divertente di una bella storia di fantasmi. Poche sono le forme della narrazione che possono competere con la proverbiale “notte buia e tempestosa”, con i suoi alberi scheletrici, catene cigolanti, case cadenti, fantasmi svolazzanti e cripte ammuffite. Il genio stravagante di Oscar Wilde regala una storia di orrore divertentissima e acuta. La storia di uno spirito tormentato dalla presenza più terrificante che possa infestare un antico castello inglese: una moderna famiglia americana.? Il Fantasma di Canterville merita un posto d’onore nel genere gotico perché è un’irriverente antologia dei suoi cliché. E anche se tutti gli elementi di questo tipo di racconti sono presenti – la casa stregata, l’indelebile macchia di sangue, lo spettro ululante, il passaggio segreto, la prigione sotterranea, la vicenda tormentata – niente di tutto questo è preso sul serio.
Tra salotti stampati e proiezioni di castelli il fine è proprio di divertire il pubblico fingendo di volerlo spaventare!

dal 3 febbraio al 25 febbraio 2018


IL TRIGAMO

di Piero Chiara
Regia di Maria Grazia Bettini

Lo spettacolo è diviso in tre tempi con due intervalli

LA VICENDA

Emerenziano Paronzini, invalido della prima guerra mondiale, è impiegato presso il Ministero delle Finanze, trasferito in qualità di vice-capufficio, a Luino, sul Lago Maggiore. Preciso e metodico, sia nella vita privata che sul lavoro, Paronzini adocchia le sorelle Tettamanzi, tre “mature ragazze”, che hanno una bella casa sul lago e una considerevole fortuna, ereditata dal padre, “patrocinatore legale” con la passione per la scienza e la biologia, morto da poco: “Brutte ciascuna a suo modo di una bruttezza singolare, e consapevoli della ripugnanza che ispiravano agli uomini, avevano tacitamente soppresso l’amore, come se l’avessero seppellito in giardino per nascondere una vergogna. In verità, neppure quando andavano a scuola, nessun uomo aveva pensato di farle accorte del loro sesso”.
Il Paronzini decide di sposare Fortunata, la più anziana, ma, tornato dal viaggio di nozze, visto che la moglie risulterà, a un controllo medico, “vaginalmente infiammata”, inizia a sollazzarsi anche con le altre due sorelle (Tarsilla e Camilla), intensificando i rapporti, dedicandosi ogni notte a una sorella diversa, sotto gli occhi orripilati della vecchia serva Teresa che non dorme più e si spella le mani a furia di rosari. Il paese naturalmente intuisce, ma non riesce a sapere con certezza. Paronzini diventa così l’amante di tutte e tre le sorelle, che si dividono le sue attenzioni senza gelosie, fino all’inevitabile schianto coronarico dell’attempato amatore.
La riduzione teatrale fu elaborata da Piero Chiara adattando per il palcoscenico il suo best seller “La Spartizione”, che nel 1970 diventò un grande successo cinematografico per la regia di Alberto Lattuada con il titolo “Venga a prendere il caffè da noi”, con Ugo Tognazzi grande protagonista.


NOTE DI REGIA

La scelta di un testo che fotografa una provincia perbenista, che cela all’interno delle mura di casa storie “pruriginose” proviene da un consiglio del mio Maestro Aldo Signoretti nell’anno 1985. Mi affidò il compito di metterla in scena con tre attrici storiche della Campogalliani, Isa Mancini e le giovani Francesca Campogalliani e Loredana Sartorello e con un magnifico Damiano Scaini, vero “gallo nel pollaio”.
Chiesi la collaborazione di un famoso Nani Tedeschi, pittore, disegnatore e incisore, che con entusiasmo creò con i suoi disegni le scenografie della commedia.
Per ricreare i molteplici luoghi del racconto, spezzai lo spazio scenico con un sipario mobile e quindi apparizioni veloci e ritmate da musiche e luci concentrai l’attenzione principalmente sugli attori e sulla recitazione, con una regia quasi cinematografica.
Ora riprendo lo spettacolo con altri attori, ma con il medesimo impianto interpretativo e registico, per riproporre agli spettatori una storia di ipocrisie perbeniste, raccontata con ironia e semplicità da un grande scrittore come Piero Chiara.

 

dal 10 marzo al 29 aprile 2018


NON SPARATE SUL POSTINO

di Derek Benfield
Regia di Maria Grazia Bettini

E’ una commedia brillante scritta nel 1964 dall’autore inglese Derek Benfield (1926 – 2009), scrittore, commediografo e attore non solo di teatro, ma anche di cinema.
Il sipario si apre su una sala del Castello di Elrood abitato dal vecchio Lord, un militare in congedo che spara a chiunque tenti di attraversare il giardino compresi il postino, il droghiere, la cameriera e persino la figlia, e dall’evanescente Lady Elrood che ha appena deciso di trasformare l’antica magione in museo per pagare i debiti. Proprio il giorno dell’apertura del castello ai visitatori arriva, per passare un tranquillo weekend in famiglia, la figlia Patricia appena sposata con Chester, che giunge in stato di completa agitazione poiché ha appena saputo che una coppia di gangster, finita in galera grazie alla sua testimonianza, è evasa e lo sta cercando per vendicarsi. Il criminale Capone ed il suo complice Wedgwood giungono al castello, ma adocchiato un prezioso dipinto concedono a Chester di aver salva la vita a patto che li aiuti a trafugarlo. Questi dovrà trovare il modo di salvarsi e di mettere in salvo il quadro cercando nel contempo di sfuggire agli assalti della cameriera Ada, da sempre follemente innamorata di lui. Il continuo via vai di Maggie e Bert una coppia di rozzi campagnoli e unici turisti, di Miss Partridge, guida turistica svampita e sconcertante e di George capo scout con cinquanta ragazzini al seguito, disturberanno i tentativi degli sfortunati banditi. Alla fine i gangster riusciranno a fuggire portandosi via un dipinto, ma sarà quello giusto?
Commedia frizzante e scoppiettante caratterizzata dal tipico humor inglese, giocata sui doppi sensi e sulle “gags” si snoda attraverso equivoci, situazioni paradossali e improvvisi colpi di scena che si succedono con ritmo incalzante fino ad un finale sorprendente.


NOTE DI REGIA

Per mettere in scena quest’opera molto divertente, anche se leggera con una scrittura complessa, che gioca sui doppi sensi e innumerevoli gags, è necessario creare un ritmo scoppiettante con attori perfetti nel carattere descritto dall’autore e poi è tutta una questione di ... porte con entrate e uscite ! Così ho visto il mio Postino. Una sfida alla sincronia perfetta di movimenti e gags, con personaggi esilaranti e talvolta stralunati, con una carica ed una grinta esplosiva per arrivare a divertire il pubblico fino alle lacrime.

Maria Grazia Bettini

EVENTI COLLATERALI

19 e 20 maggio 2018


UNA SCUOLA D’INFERNO

Saggio di fine corso 2017 - 2018 dei Ragazzi

Lo spettacolo nasce da un’idea collettiva di noi insegnanti che ci siamo posti la domanda “Cosa può interessare ai ragazzi dagli 11 ai 13 anni?”. La risposta che ci siamo dati ascoltando e vivendo le preoccupazioni per la verifica o l’imminente interrogazione dei nostri allievi è stata unanime: la scuola! Ecco allora che abbiamo confezionato uno spettacolo che desse vita a questo mondo e che potesse rendere maggiormente partecipi i nostri giovani attori alle dinamiche del gioco teatrale. Confessiamo che Dante Alighieri ci ha dato una mano nello strutturare lo spettacolo che si sviluppa proprio attraverso i gironi dell’inferno. L’opportunità di creare uno spettacolo pensato ad “hoc” per sfruttare le risorse dei ragazzi, ci ha anche permesso di inserire le competenze acquisite durante il corso, che prevedeva l’uso consapevole del corpo, l’emissione armonica della voce e il riconoscimento del rito musicale.

EVENTI COLLATERALI

26 e 27 maggio 2018


LE COLPE DEI PADRI

Da Eschilo, Sofocle, Euripide

Spettacolo del corso di teatro del II anno

Padri e figli e dei, fato e libero arbitrio... attorno a una manciata di personaggi tragici e ai loro conflitti, gli allievi del Secondo Anno hanno costruito un testo che s’interroga su temi antichi e sempre attuali. Da Edipo a Giasone, da Agamennone a Creonte, qual è il prezzo per chi non sà ascoltare?
Già venticinque secoli orsono i grandi autori dell’antica Grecia raccontavano l’incapacità di comunicare tra generazioni; ne Le Colpe dei Padri, un Coro moderno dà voce a dubbi e domande – esplorando ciò che cambia e ciò che non cambia attraverso i millenni.

(Testo elaborato e adattato dagli allievi del corso di scrittura teatrale)

EVENTI COLLATERALI

2 - 3 giugno 2018


IO NON CAPISCO LA GENTE .........!

Spettacolo degli allievi della Scuola di Teatro Campogalliani

Io non capisco la gente che non ci piacciono i crauti ......... 

La rivoluzione e Una Moglie nervosa: Campanile divenne noto soprattutto come grande umorista, il pensarlo e identificarlo solo in questa maniera sminuirebbe oltre ogni accettabile limite uno dei più grandi scrittori in lingua italiana del Novecento, maestro in quella particolare virtù letteraria del far ridere e al contempo far pensare – così come dovrebbe sempre essere lo humor: non un giochetto di battute fini a sé stesse, gettate lì soltanto per strappare una mera e sovente risata, ma viceversa una delle più affilate e letali armi di critica sociale (e non solo) che l’arsenale letterario presenta, efficace come forse nessun altra quando si tratti di puntare l’indice contro qualcosa che altrimenti la mente comune confonderebbe in mezzo a tutta l’altra becera normalità... 

Il caro estinto: Il testo è del tutto al femminile. Le due allieve interpretano Giulia, giovane vedova di Vittorio, e l’amica, la signora De Crampon, ed evocano insieme “il caro estinto”. Più il discorso e le confidenze avanzano, più la figura di Vittorio si rivela mostruosa e ambigua, quanto la stranezza delle due donne. Si scoprirà infatti che il morto era un uomo crudele; non solo aveva rapporti con vecchie, bambine e uomini, ma tra le sue innumerevoli conquiste poteva vantare anche quella della Signora de Crampon. 

La varietà di situazioni ed atmosfere permette la realizzazione di uno spettacolo comicamente esplosivo che oscilla tra leggerezza e gravità, come tutto il teatro di De Obaldia. Questo avviene grazie alla giustapposizione degli stili e dei generi più diversi nello spazio di una battuta. Una frase, a volte, basta a farci passare dal riso al pianto, dalla leggerezza, all’angoscia, alla speranza, al pessimismo. Alla svolta di una sola espressione può nascere la delicatezza, il lirismo o la volgarità. 

La fontana malata di Aldo Palazzeschi

La lezione è un’opera teatrale in un atto unico scritta da Eugène Ionesco e rappresentata per la prima volta nel 1951 al Théâtre de Poche di Parigi. Dal 1957 continua ad essere rappresentata al Théâtre de la Huchette, in coppia con La cantatrice calva. La lezione è stata riconosciuta da diversi critici come un’importante opera del cosiddetto teatro dell’assurdo. L’autore definisce il suo testo un "dramma comico".

Il violino e un po’ nervosamente di Vladimir Maiakovskji

C’era folla al castello: Jean Tardieu (1903-1955), poeta e drammaturgo, è stato uno degli esponenti del “teatro dell’assurdo” in voga in Francia negli anni ’50. Al centro dell’azione teatrale delle sue opere c’è il linguaggio, l’uso pigro e stereotipo che ne facciamo nel quotidiano, le parole come schermo dell’ipocrisia nei rapporti umani. In questo senso non sfuggono alla lente dell’autore anche le convenzioni teatrali, smontate e messe in scena con affilata ironia. In questa piece si ironizza sul genere del monologo: un dramma d’intrigo poliziesco viene messo in scena appunto con soli monologhi.

Lasciatemi divertire di Aldo Palazzeschi 

La moglie nervosa di Achille Campanile

Io non capisco la gente che non ci piacciono i fichi ... di Francesco Guccini 


NOTE DI REGIA

Partiamo dal titolo “io non capisco la gente...” che ci introduce al teatro dell’assurdo, arricchito da alcune poesie futuriste. Il tema dell’incomunicabilità, dell’equivoco, del fraintendimento, dell’uso folle del linguaggio e delle parole sono i contenuti dei testi messi in scena dai giovani attori della scuola di teatro.

Lo spettacolo rappresenta uno studio sulla comicità, che ha molteplici aspetti, ma qui diventa l’espressione del teatro definito dell’Assurdo. 

“Il teatro dell’Assurdo è una specie di mondo rovesciato. Tutto quel che ci entra dentro, si capovolge, come il salto di un pagliaccio. Dato che l’Assurdo è il tema filosofico di tutte le pièce, anche la filosofia si trasforma in materia per buffoni. Sono giullari questi autori, che prendono in giro il Re. Il Re, è il teatro. La definizione Teatro dell’Assurdo è stata inventata per attenuare ipocritamente il peso dell’assurdità di vivere, etichettandola come fosse uno stile… Perché è un peso ben difficile da portare, se lo si prende sul serio. Qualcuno (credo fosse Camus) ha detto: l’assurdo ha senso solo se gli si nega consenso.
Ed ecco che questi giovani attori prendono sul serio questo tipo di teatro ma sorridono sotto i baffi e vogliono che il pubblico lo faccia con loro.”