Calendario prossimi spettacoli

22 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 22 gennaio 2022
  • 20:45

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

23 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 23 gennaio 2022
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

26 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • mercoledì 26 gennaio 2022
  • 20:45

in occasione della Giornata della memoria

Ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti, previa prenotazione nominativa obbligatoria.


 
dettagli  

NOTE DI REGIA

Il 27 gennaio si celebra una ricorrenza internazionale per commemorare le vittime della Shoah. In questa occasione la Campogalliani vuole dare voce ai bambini che sono sopravvissuti alle deportazioni e ai campi di sterminio, facendo raccontare le loro storie.

Ecco allora le testimonianze di Tobias, Emerich, Livia, Ruth, Luigi e Liliana, bambini e ragazzi polacchi, tedeschi e italiani, raccontate dai giovani allievi della Scuola di Teatro Campogalliani.

E poi un brano drammatizzato: un esempio di solidarietà e coraggio raccontato e recitato da attori e allievi della compagnia, I ragazzi ebrei di Villa Emma di Nonantola (MO).

Subito dopo l’occupazione tedesca della provincia di Modena, semplici cittadini, religiosi e antifascisti sono impegnati a mettere in salvo prigionieri anglo-americani fuggiti dai campi di prigionia di Modena e Fossoli, soldati sfuggiti alla cattura e all’internamento in Germania, renitenti alla leva, e poi famiglie di ebrei destinate alla deportazione nei campi di sterminio.

Una delle esperienze più significative è quella del salvataggio di una settantina di ragazzi ebrei provenienti dalla Germania e dalla Jugoslavia, restano ospitati per un anno a Villa Emma di Nonantola. Dopo l’8 settembre, grazie all’impegno di don Arrigo Beccari e del medico Giuseppe Moreali, vengono nascosti nel Seminario di Nonantola e presso famiglie di contadini e, nel giro di qualche settimana, a piccoli gruppi, tutti i ragazzi sono posti in salvo in Svizzera.

Lo spettacolo si avvale della collaborazione della Nuova Scuola di Musica, che suonerà musiche ebraiche dal vivo sul palco.

27 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • giovedì 27 gennaio 2022
  • 20:45

in occasione della Giornata della memoria

Ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti, previa prenotazione nominativa obbligatoria.


 
dettagli  

NOTE DI REGIA

Il 27 gennaio si celebra una ricorrenza internazionale per commemorare le vittime della Shoah. In questa occasione la Campogalliani vuole dare voce ai bambini che sono sopravvissuti alle deportazioni e ai campi di sterminio, facendo raccontare le loro storie.

Ecco allora le testimonianze di Tobias, Emerich, Livia, Ruth, Luigi e Liliana, bambini e ragazzi polacchi, tedeschi e italiani, raccontate dai giovani allievi della Scuola di Teatro Campogalliani.

E poi un brano drammatizzato: un esempio di solidarietà e coraggio raccontato e recitato da attori e allievi della compagnia, I ragazzi ebrei di Villa Emma di Nonantola (MO).

Subito dopo l’occupazione tedesca della provincia di Modena, semplici cittadini, religiosi e antifascisti sono impegnati a mettere in salvo prigionieri anglo-americani fuggiti dai campi di prigionia di Modena e Fossoli, soldati sfuggiti alla cattura e all’internamento in Germania, renitenti alla leva, e poi famiglie di ebrei destinate alla deportazione nei campi di sterminio.

Una delle esperienze più significative è quella del salvataggio di una settantina di ragazzi ebrei provenienti dalla Germania e dalla Jugoslavia, restano ospitati per un anno a Villa Emma di Nonantola. Dopo l’8 settembre, grazie all’impegno di don Arrigo Beccari e del medico Giuseppe Moreali, vengono nascosti nel Seminario di Nonantola e presso famiglie di contadini e, nel giro di qualche settimana, a piccoli gruppi, tutti i ragazzi sono posti in salvo in Svizzera.

Lo spettacolo si avvale della collaborazione della Nuova Scuola di Musica, che suonerà musiche ebraiche dal vivo sul palco.

28 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 28 gennaio 2022
  • 20:45

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

29 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 29 gennaio 2022
  • 20:45

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

30 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 30 gennaio 2022
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

4 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 4 febbraio 2022
  • 20:45

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

5 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 5 febbraio 2022
  • 20:45

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

6 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 6 febbraio 2022
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

11 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 11 febbraio 2022
  • 20:45

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

12 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 12 febbraio 2022
  • 20:45

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

13 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 13 febbraio 2022
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

18 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 18 febbraio 2022
  • 20:45

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

DONNE APPASSIONATE: feroce e complessa commedia satirica con un cast interamente al femminile.

Le DONNE APPASSIONATE parlano sempre, tutte insieme. Si incontrano, si scontrano, si affrontano a suon di pettegolezzi e schermaglie che ruotano sempre e solo attorno al grande assente ma sempre presente uomo/marito/amante.

New York, primi anni ’60. Un gruppo di signore dell’alta borghesia amiche/nemiche, tutte legate al carro di un matrimonio per amore o per convenienza.

Tra loro Mary Haines vede crollare, dopo dodici anni, il suo perfetto equilibrio famigliare quando le amiche   la metteranno di fronte alla realtà: suo marito Stephen la tradisce con Crystal, cinica, bellissima, seducente commessa di profumeria. 

A questo punto tutte le convenzioni traballano e le mogli si ritrovano a Reno per un divorzio immediato.

Alla fine l’amore vero vince e le pettegole, le innamorate, le arrampicatrici voltano semplicemente pagina verso una nuova avventura.

Mary riconquista il marito per tornare alla sua “normalità “, ma forse il prezzo da pagare non era stato previsto.

 

NOTE DI REGIA

Ho scelto di ambientare la commedia negli anni ’60, in quanto si respirava già qualche accenno di voglia di indipendenza femminile, pur rimanendo la famiglia e il matrimonio valori irrinunciabili.

Ogni personaggio femminile ha un carattere particolare, ma tutte insieme sono la Donna, con le sue contraddizioni, sensibilità, partecipazione buona o cattiva alla vite degli altri.

Le donne sono (ovviamente) soggiogate al mondo maschile, per loro non esiste un altro modo di concepire l’esistenza, di sentirsi donne (persone?). Ma il riscatto arriva dopo (è proprio questo il punto): l’aver capito perfettamente come manipolare il meccanismo dal di dentro; l‘aver assimilato la regle du jeu molto meglio delle loro controparti maschili permette loro di trasformare un ambiente del quale sono succubi in qualcosa da poter dominare.

Questo è il messaggio dello spettacolo, costruito con le attrici, allieve del Corso avanzato della Scuola di Teatro.

 

19 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 19 febbraio 2022
  • 20:45

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

DONNE APPASSIONATE: feroce e complessa commedia satirica con un cast interamente al femminile.

Le DONNE APPASSIONATE parlano sempre, tutte insieme. Si incontrano, si scontrano, si affrontano a suon di pettegolezzi e schermaglie che ruotano sempre e solo attorno al grande assente ma sempre presente uomo/marito/amante.

New York, primi anni ’60. Un gruppo di signore dell’alta borghesia amiche/nemiche, tutte legate al carro di un matrimonio per amore o per convenienza.

Tra loro Mary Haines vede crollare, dopo dodici anni, il suo perfetto equilibrio famigliare quando le amiche   la metteranno di fronte alla realtà: suo marito Stephen la tradisce con Crystal, cinica, bellissima, seducente commessa di profumeria. 

A questo punto tutte le convenzioni traballano e le mogli si ritrovano a Reno per un divorzio immediato.

Alla fine l’amore vero vince e le pettegole, le innamorate, le arrampicatrici voltano semplicemente pagina verso una nuova avventura.

Mary riconquista il marito per tornare alla sua “normalità “, ma forse il prezzo da pagare non era stato previsto.

 

NOTE DI REGIA

Ho scelto di ambientare la commedia negli anni ’60, in quanto si respirava già qualche accenno di voglia di indipendenza femminile, pur rimanendo la famiglia e il matrimonio valori irrinunciabili.

Ogni personaggio femminile ha un carattere particolare, ma tutte insieme sono la Donna, con le sue contraddizioni, sensibilità, partecipazione buona o cattiva alla vite degli altri.

Le donne sono (ovviamente) soggiogate al mondo maschile, per loro non esiste un altro modo di concepire l’esistenza, di sentirsi donne (persone?). Ma il riscatto arriva dopo (è proprio questo il punto): l’aver capito perfettamente come manipolare il meccanismo dal di dentro; l‘aver assimilato la regle du jeu molto meglio delle loro controparti maschili permette loro di trasformare un ambiente del quale sono succubi in qualcosa da poter dominare.

Questo è il messaggio dello spettacolo, costruito con le attrici, allieve del Corso avanzato della Scuola di Teatro.

 

20 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 20 febbraio 2022
  • 16:00

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  

DONNE APPASSIONATE: feroce e complessa commedia satirica con un cast interamente al femminile.

Le DONNE APPASSIONATE parlano sempre, tutte insieme. Si incontrano, si scontrano, si affrontano a suon di pettegolezzi e schermaglie che ruotano sempre e solo attorno al grande assente ma sempre presente uomo/marito/amante.

New York, primi anni ’60. Un gruppo di signore dell’alta borghesia amiche/nemiche, tutte legate al carro di un matrimonio per amore o per convenienza.

Tra loro Mary Haines vede crollare, dopo dodici anni, il suo perfetto equilibrio famigliare quando le amiche   la metteranno di fronte alla realtà: suo marito Stephen la tradisce con Crystal, cinica, bellissima, seducente commessa di profumeria. 

A questo punto tutte le convenzioni traballano e le mogli si ritrovano a Reno per un divorzio immediato.

Alla fine l’amore vero vince e le pettegole, le innamorate, le arrampicatrici voltano semplicemente pagina verso una nuova avventura.

Mary riconquista il marito per tornare alla sua “normalità “, ma forse il prezzo da pagare non era stato previsto.

 

NOTE DI REGIA

Ho scelto di ambientare la commedia negli anni ’60, in quanto si respirava già qualche accenno di voglia di indipendenza femminile, pur rimanendo la famiglia e il matrimonio valori irrinunciabili.

Ogni personaggio femminile ha un carattere particolare, ma tutte insieme sono la Donna, con le sue contraddizioni, sensibilità, partecipazione buona o cattiva alla vite degli altri.

Le donne sono (ovviamente) soggiogate al mondo maschile, per loro non esiste un altro modo di concepire l’esistenza, di sentirsi donne (persone?). Ma il riscatto arriva dopo (è proprio questo il punto): l’aver capito perfettamente come manipolare il meccanismo dal di dentro; l‘aver assimilato la regle du jeu molto meglio delle loro controparti maschili permette loro di trasformare un ambiente del quale sono succubi in qualcosa da poter dominare.

Questo è il messaggio dello spettacolo, costruito con le attrici, allieve del Corso avanzato della Scuola di Teatro.

 

26 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 26 febbraio 2022
  • 20:45

Regia di Maria Grazia Bettini, Chiara Prezzavento, Mario Zolin


 
dettagli  

Un tempo fu cibo, poi fu spettacolo: così fu teatro.
Il legame tra teatro e cibo è antico tanto quanto la capacità dell’uomo di imporsi sulla scena.
Gli attori reciteranno brani di opere i cui autori hanno celebrato i riti del “mangiare”.
La cucina sarà protagonista di questa serata.

Una carrellata di ricette mantovane e non, recitate in chiave comica e ironica, e fra una portata e l’altra brani teatrali dedicati a pranzo, cena e dessert.
D’altra parte il cibo è parte essenziale della nostra vita, così come la sua rappresentazione ha caratterizzato “scenari naturali” e il realismo di grandissimi autori teatrali.
Storie e personaggi di queste opere rappresentano l’atto del mangiare, che esprime il senso vero di una parte essenziale del  nostro “essere”: lo stare insieme in famiglia, il racconto, la conoscenza, il confronto… la convivialità.

27 feb
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 27 febbraio 2022
  • 16:00

Regia di Maria Grazia Bettini, Chiara Prezzavento, Mario Zolin


 
dettagli  

Un tempo fu cibo, poi fu spettacolo: così fu teatro.
Il legame tra teatro e cibo è antico tanto quanto la capacità dell’uomo di imporsi sulla scena.
Gli attori reciteranno brani di opere i cui autori hanno celebrato i riti del “mangiare”.
La cucina sarà protagonista di questa serata.

Una carrellata di ricette mantovane e non, recitate in chiave comica e ironica, e fra una portata e l’altra brani teatrali dedicati a pranzo, cena e dessert.
D’altra parte il cibo è parte essenziale della nostra vita, così come la sua rappresentazione ha caratterizzato “scenari naturali” e il realismo di grandissimi autori teatrali.
Storie e personaggi di queste opere rappresentano l’atto del mangiare, che esprime il senso vero di una parte essenziale del  nostro “essere”: lo stare insieme in famiglia, il racconto, la conoscenza, il confronto… la convivialità.

5 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 5 marzo 2022
  • 20:45

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
dettagli  

IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

6 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 6 marzo 2022
  • 16:00

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
dettagli  

IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

8 mar

Giornata internazionale della donna

  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • martedì 8 marzo 2022
  • 21:00

LE DONNE DI RAVENSBRUCK


 
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11 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 11 marzo 2022
  • 20:45

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

12 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 12 marzo 2022
  • 20:45

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

13 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 13 marzo 2022
  • 16:00

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

18 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 18 marzo 2022
  • 20:45

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

19 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 19 marzo 2022
  • 20:45

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

20 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 20 marzo 2022
  • 16:00

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

1 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 1 aprile 2022
  • 20:45

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

2 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 2 aprile 2022
  • 20:45

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

3 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 3 aprile 2022
  • 16:00

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

8 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 8 aprile 2022
  • 20:45

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

9 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 9 aprile 2022
  • 20:45

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

10 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 10 aprile 2022
  • 16:00

di Curzio Malaparte

Regia di Mario Zolin


 
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IL DRAMMA

Siamo a Vienna, nella tarda primavera del 1945, quando, al termine della guerra, anche la capitale, come tutta l’Austria, ormai liberata dall’annessione nazista, viene divisa in quattro zone occupate dai vincitori: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

L’azione si svolge nel salotto dell’appartamento dei Graber, una ricca famiglia borghese decaduta, che abita nel settore sovietico della città ed è composta soltanto da donne: Frau Emma, vedova del Consigliere di Stato Leopold, le due giovani figlie Clara e Lilly e la nuora Enrica, moglie del figlio Hans, disperso sul fronte russo.

La guerra è appena terminata e le donne, ormai sole, devono fronteggiare la scarsità di ogni genere alimentare. Ma devono affrontare una circostanza ancora più grave: l’esercito sovietico “liberatore” pretende che le donne austriache si dedichino al “riposo dei soldati”, salvo compensare ogni prestazione fornita con “buoni” da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari.

Frau Emma, per salvare le figlie, offre la nuora Enrica al Commissario addetto all’arruolamento femminile. Enrica accetta, suo malgrado, l’ingrato destino, pur di evitare alle più giovani cognate l’umiliazione della prostituzione.

La scelta di Enrica, pur assicurando la certezza del vitto, sconvolge comunque tanto la sua vita quanto quella dell’intera famiglia e di tutte le donne che vivono nel palazzo dell’appartamento.

La situazione coinvolge infatti anche la portinaia del palazzo, Carlotta, così come l’inquilina del piano di sotto, Frau Lena, che, pur esclusa dal reclutamento sovietico in quanto brutta e zoppa, accoglie ugualmente in proprio i soldati, provocando la reazione stizzita della padrona di casa.

Sarà così proprio Frau Emma a dirottare da Lena ad Enrica il soldato Andreii: questo giovane operaio e maestro di musica in patria, darà con il suo tormento interiore una svolta all’intera vicenda e al destino delle donne di casa Graber.

 

Immagine della locandina: Marghe di Emilio Vitali (1937)

22 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 22 aprile 2022
  • 20:45

liberamente tratto dal racconto di Lewis Carroll
regia di Chiara Prezzavento


 
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A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione…

I celeberrimi romanzi di Lewis Carroll rivivono sul palcoscenico, riletti attraverso la duplice lente del sogno e del gioco. Nella versione elaborata dagli allievi del corso di Scrittura Teatrale, un’Alice adolescente attraversa, svagata e curiosa, un mondo diviso a metà, popolato di creature bizzarre, stretto tra confini (o forse sono siepi?) di domande più complesse di quanto sembrino... Tra balli campestri, indovinelli e l’occasionale intrusione della realtà, Alice diventa tutti noi nell’esplorare giocosamente, nello spazio indefinito del sogno, quello che forse è l’indovinello più importante di tutti: Chi sono io?  Senza mai dimenticare che… siamo tutti un po’ matti, qui.

23 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 23 aprile 2022
  • 20:45

liberamente tratto dal racconto di Lewis Carroll
regia di Chiara Prezzavento


 
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A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione…

I celeberrimi romanzi di Lewis Carroll rivivono sul palcoscenico, riletti attraverso la duplice lente del sogno e del gioco. Nella versione elaborata dagli allievi del corso di Scrittura Teatrale, un’Alice adolescente attraversa, svagata e curiosa, un mondo diviso a metà, popolato di creature bizzarre, stretto tra confini (o forse sono siepi?) di domande più complesse di quanto sembrino... Tra balli campestri, indovinelli e l’occasionale intrusione della realtà, Alice diventa tutti noi nell’esplorare giocosamente, nello spazio indefinito del sogno, quello che forse è l’indovinello più importante di tutti: Chi sono io?  Senza mai dimenticare che… siamo tutti un po’ matti, qui.

24 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 24 aprile 2022
  • 16:00

liberamente tratto dal racconto di Lewis Carroll
regia di Chiara Prezzavento


 
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A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione…

I celeberrimi romanzi di Lewis Carroll rivivono sul palcoscenico, riletti attraverso la duplice lente del sogno e del gioco. Nella versione elaborata dagli allievi del corso di Scrittura Teatrale, un’Alice adolescente attraversa, svagata e curiosa, un mondo diviso a metà, popolato di creature bizzarre, stretto tra confini (o forse sono siepi?) di domande più complesse di quanto sembrino... Tra balli campestri, indovinelli e l’occasionale intrusione della realtà, Alice diventa tutti noi nell’esplorare giocosamente, nello spazio indefinito del sogno, quello che forse è l’indovinello più importante di tutti: Chi sono io?  Senza mai dimenticare che… siamo tutti un po’ matti, qui.