Calendario prossimi spettacoli

22 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 22 gennaio 2021
  • 20:30

Il rumore delle ali - di Chiara Prezzavento
L’aviatore - di Frederick Forsyth - traduzione e riduzione teatrale di Chiara Prezzavento

Regia di Maria Grazia Bettini


 
SPETTACOLO SOSPESO
dettagli  

Poteva l’ambizioso Icaro essere felice di una vita faticosa a terra, una vita di aratri e di buoi dal passo lento,
dopo aver provato anche una volta sola l’estasi senza remore del volo?

E.A. Bucchianeri

Amelia Earhart avrebbe senz’altro riposto di no.  Celeberrima aviatrice e icona americana tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, Amelia combina in sé l’aspirazione antica e divorante del volo con l’impegno per l’emancipazione della donna e il glamour più luccicante. Un Icaro al femminile, al perenne inseguimento della prossima sfida – un mito alimentato dal marito pubblicista … Ma quando, nel luglio del 1937, Amelia intraprende un lungo e incerto volo attraverso l’Oceano Pacifico, e del suo aereo si perde ogni traccia a poche miglia dalla destinazione, che ne è di coloro che attendono notizie con il cuore in gola? Il Rumore delle Ali, di Chiara Prezzavento racconta il prezzo dei sogni, il potere delle aspirazioni umane, e il dramma di chi resta a terra, nel cono d’ombra delle imprese leggendarie.

Anche de L’Aviatore immaginato dal romanziere inglese Frederick Forsyth, seppur visto soltanto in controluce, non ci si può non chiedere: sarebbe stato capace di tornare alla vita faticosa a terra? Una notte di Natale, un giovanissimo ufficiale pilota e un volo che, sulla carta, non può che andare liscio… Ma il destino ci si mette di mezzo, nella forma di un guasto tecnico: che cosa si fa smarriti in volo, disperatamente soli nel cielo notturno di dicembre? A chi si chiede aiuto? L’esperienza personale di Forsyth, a sua volta pilota RAF negli anni Cinquanta, dà colore e consistenza a un’insolita, avventurosa e misteriosa storia natalizia che getta una luce atipica sull’autore de Il Giorno dello Sciacallo e il Dossier Odessa.

In due atti unici, due storie diverse e complementari esplorano i pericoli e il fascino potente del volo, e il rapporto tra l’uomo e le sue ali meccaniche – che forse non è cambiato poi troppo dai giorni di Icaro in fuga dal labirinto.

NOTE di REGIA

L’idea di portare in scena il volo come sfaccettata metafora della condizione umana nasce da un impulso del giornalista aereonautico Fabrizio Bovi, che ci suggerisce di adattare per le scene il racconto The Shepherd, di Frederick Forsyth.  Chiara Prezzavento cura traduzione e adattamento e, a questa storia sulla solitudine e la forza del volo, affianca Il Rumore delle Ali, che indaga il lato di chi attende a terra. L’atmosfera rarefatta in cui agiscono questi moderni Icaro è ricreata combinando suggestioni teatrali e cinematografiche, attraverso la proiezione di spezzoni di volo autentici che trasportano lo spettatore nella cabina di pilotaggio de L’Aviatore e in una sala d’attesa insieme ai familiari di Amelia . A sua volta Amelia appare sola, isolata in uno spazio indefinito – eternamente in volo. Suoni, spie luminose e luci di bordo e di pista costituiscono l’impalpabile scenografia di questo spettacolo avventuroso.

AMELIA EARHART, figlia di un avvocato e di un’ereditiera, dopo studi irregolari e una breve carriera da infermiera in Canada, a 21 anni scoprì la passione per il volo che avrebbe dato forma al resto della sua vita. Stella dell’aviazione americana e paladina dell’emancipazione femminile, fu la prima donna a trasvolare l’Atlantico nel 1928. Nel 1931 Sposò l’editore e pubblicista George P. Putnam, che la sostenne nel progettare ed eseguire una serie di imprese aereonautiche di grande richiamo. Nel 1937 intraprese, tra molte difficoltà, un volo intorno al mondo. Durante l’ultima tappa sull’Oceano Pacifico il suo aereo andò disperso senza lasciare traccia. Il suo destino resta tuttora un mistero.

FREDERICK FORSYTH, nato nel Kent nel 1938, dopo gli studi in Spagna ha servito come ufficiale pilota nella RAF prima di iniziare una carriera giornalistica come corrispondente diplomatico, reporter di guerra e commentatore politico – trovando anche il tempo per oltre vent’anni di servizio nell’Intelligence britannica. Non si può immaginare un curriculum più perfetto per scrivere thriller politici – e infatti, a partire dai primi anni Settanta del Novecento, Forsyth ha scritto diciotto tra romanzi e raccolte di racconti, vendendo oltre settanta milioni di copie in tutto il mondo.

CHIARA PREZZAVENTO, scrittrice, editor, traduttrice e blogger, ha cominciato studiando Relazioni Internazionali, per poi virare in tutt’altra direzione. Scrive e pubblica narrativa storica in Italia e nel Regno Unito. Da un decennio collabora con l’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani”, per cui ha scritto numerosi atti unici, monologhi e adattamenti. La sua ossessione per il teatro elisabettiano ha prodotto numerose conferenze divulgative e la sezione italiana del progetto internazionale Il Palcoscenico di Carta/The Paper Stage. Quando non scrive, edita testi altrui, traduce saggistica e fa gavetta da aiuto-regista. 

23 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 23 gennaio 2021
  • 20:30

Il rumore delle ali - di Chiara Prezzavento
L’aviatore - di Frederick Forsyth - traduzione e riduzione teatrale di Chiara Prezzavento

Regia di Maria Grazia Bettini


 
SPETTACOLO SOSPESO
dettagli  

Poteva l’ambizioso Icaro essere felice di una vita faticosa a terra, una vita di aratri e di buoi dal passo lento,
dopo aver provato anche una volta sola l’estasi senza remore del volo?

E.A. Bucchianeri

Amelia Earhart avrebbe senz’altro riposto di no.  Celeberrima aviatrice e icona americana tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, Amelia combina in sé l’aspirazione antica e divorante del volo con l’impegno per l’emancipazione della donna e il glamour più luccicante. Un Icaro al femminile, al perenne inseguimento della prossima sfida – un mito alimentato dal marito pubblicista … Ma quando, nel luglio del 1937, Amelia intraprende un lungo e incerto volo attraverso l’Oceano Pacifico, e del suo aereo si perde ogni traccia a poche miglia dalla destinazione, che ne è di coloro che attendono notizie con il cuore in gola? Il Rumore delle Ali, di Chiara Prezzavento racconta il prezzo dei sogni, il potere delle aspirazioni umane, e il dramma di chi resta a terra, nel cono d’ombra delle imprese leggendarie.

Anche de L’Aviatore immaginato dal romanziere inglese Frederick Forsyth, seppur visto soltanto in controluce, non ci si può non chiedere: sarebbe stato capace di tornare alla vita faticosa a terra? Una notte di Natale, un giovanissimo ufficiale pilota e un volo che, sulla carta, non può che andare liscio… Ma il destino ci si mette di mezzo, nella forma di un guasto tecnico: che cosa si fa smarriti in volo, disperatamente soli nel cielo notturno di dicembre? A chi si chiede aiuto? L’esperienza personale di Forsyth, a sua volta pilota RAF negli anni Cinquanta, dà colore e consistenza a un’insolita, avventurosa e misteriosa storia natalizia che getta una luce atipica sull’autore de Il Giorno dello Sciacallo e il Dossier Odessa.

In due atti unici, due storie diverse e complementari esplorano i pericoli e il fascino potente del volo, e il rapporto tra l’uomo e le sue ali meccaniche – che forse non è cambiato poi troppo dai giorni di Icaro in fuga dal labirinto.

NOTE di REGIA

L’idea di portare in scena il volo come sfaccettata metafora della condizione umana nasce da un impulso del giornalista aereonautico Fabrizio Bovi, che ci suggerisce di adattare per le scene il racconto The Shepherd, di Frederick Forsyth.  Chiara Prezzavento cura traduzione e adattamento e, a questa storia sulla solitudine e la forza del volo, affianca Il Rumore delle Ali, che indaga il lato di chi attende a terra. L’atmosfera rarefatta in cui agiscono questi moderni Icaro è ricreata combinando suggestioni teatrali e cinematografiche, attraverso la proiezione di spezzoni di volo autentici che trasportano lo spettatore nella cabina di pilotaggio de L’Aviatore e in una sala d’attesa insieme ai familiari di Amelia . A sua volta Amelia appare sola, isolata in uno spazio indefinito – eternamente in volo. Suoni, spie luminose e luci di bordo e di pista costituiscono l’impalpabile scenografia di questo spettacolo avventuroso.

AMELIA EARHART, figlia di un avvocato e di un’ereditiera, dopo studi irregolari e una breve carriera da infermiera in Canada, a 21 anni scoprì la passione per il volo che avrebbe dato forma al resto della sua vita. Stella dell’aviazione americana e paladina dell’emancipazione femminile, fu la prima donna a trasvolare l’Atlantico nel 1928. Nel 1931 Sposò l’editore e pubblicista George P. Putnam, che la sostenne nel progettare ed eseguire una serie di imprese aereonautiche di grande richiamo. Nel 1937 intraprese, tra molte difficoltà, un volo intorno al mondo. Durante l’ultima tappa sull’Oceano Pacifico il suo aereo andò disperso senza lasciare traccia. Il suo destino resta tuttora un mistero.

FREDERICK FORSYTH, nato nel Kent nel 1938, dopo gli studi in Spagna ha servito come ufficiale pilota nella RAF prima di iniziare una carriera giornalistica come corrispondente diplomatico, reporter di guerra e commentatore politico – trovando anche il tempo per oltre vent’anni di servizio nell’Intelligence britannica. Non si può immaginare un curriculum più perfetto per scrivere thriller politici – e infatti, a partire dai primi anni Settanta del Novecento, Forsyth ha scritto diciotto tra romanzi e raccolte di racconti, vendendo oltre settanta milioni di copie in tutto il mondo.

CHIARA PREZZAVENTO, scrittrice, editor, traduttrice e blogger, ha cominciato studiando Relazioni Internazionali, per poi virare in tutt’altra direzione. Scrive e pubblica narrativa storica in Italia e nel Regno Unito. Da un decennio collabora con l’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani”, per cui ha scritto numerosi atti unici, monologhi e adattamenti. La sua ossessione per il teatro elisabettiano ha prodotto numerose conferenze divulgative e la sezione italiana del progetto internazionale Il Palcoscenico di Carta/The Paper Stage. Quando non scrive, edita testi altrui, traduce saggistica e fa gavetta da aiuto-regista. 

23 gen
  • Online su ZOOM
  • sabato 23 gennaio 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini

 


 
dettagli  

Le coordinate per accedere gratuitamente a Zoom verranno comunicate un giorno prima a chi clicca sull’evento come interessato o come futuro partecipante sulla nostra pagina Facebook e a chi ci chiede via mail di assistere allo spettacolo al nostro indirizzo info@teatro-campogalliani.it.
Il link verrà reso disponibile anche su questa pagina prima dell’inizio dello spettacolo.


 

LA COMMEDIA

Tre camere da letto contemporaneamente presenti sulla scena, quattro coppie. Una storia che si svolge nella stessa notte, personaggi apparentemente superficiali, che narrano il malessere profondo dell’istituzione del matrimonio.
Nessuno dei tre letti viene adoperato nella funzione ad esso immediatamente associata, ma segna comunque la "temperatura" della coppia ("…da una camera da letto si capiscono molte cose") che fra nevrosi, egoismi. Sessualità irrisolta fa esplodere i propri conflitti in situazioni ed inconvenienti solo apparentemente irrisori. La verità è che il colpo della strega che mette fuori combattimento temporaneamente Nick, il mobiletto che Malcolm, l’indefesso bricoleur, non riesce a montare come vorrebbe, l’attenzione possessiva di Emest per una macchia d’umidità del soffitto, il pedante infantilismo di Trevor, sono tutti espedienti che rimandano alle insoddisfazioni profonde che caratterizzano le relazioni di coppia. Resta in ogni caso una com­media brillante di movimento, cambi veloci di scena e di situazioni comiche nelle quali la comicità sta proprio nelle reazioni spropositate dei personaggi all’esiguità apparente degli eventi. La scelta registica di ambientare la piece nell’Inghilterra anni ’70 attraverso una scelta precisa di musiche e di costumi vuole porre l’accento sulla leggerezza e la confusione della coppia in un’epoca di passaggio dal rapporto familiare tradizionale a quello estremamente aperto.

 

L’AUTORE

Alan Ayckbourn nasce a Londra nel 1939. si dedica giovanissimo alla pratica teatrale assai presto al teatro della cittadina costiera di Scaborough, dove tuttora è data in prima assoluta la quasi totalità delle sue opere.
Rivelatosi con Relatively Speaking nel 1967, ottiene clamorosi successi nei teatri del West End di Londra. Oggi è l’unico autore comico vivente ad essere rappresentato al National Theatre, del quale è stato per un biennio uno dei tre direttori. Molti dei suoi testi sono stati tradotti e rappresentati in tutto il mondo: ricordiamo Confusioni e il più famoso Sinceramente Bugiardi.

 

24 gen
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 24 gennaio 2021
  • 16:00

Il rumore delle ali - di Chiara Prezzavento
L’aviatore - di Frederick Forsyth - traduzione e riduzione teatrale di Chiara Prezzavento

Regia di Maria Grazia Bettini


 
SPETTACOLO SOSPESO
dettagli  

Poteva l’ambizioso Icaro essere felice di una vita faticosa a terra, una vita di aratri e di buoi dal passo lento,
dopo aver provato anche una volta sola l’estasi senza remore del volo?

E.A. Bucchianeri

Amelia Earhart avrebbe senz’altro riposto di no.  Celeberrima aviatrice e icona americana tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, Amelia combina in sé l’aspirazione antica e divorante del volo con l’impegno per l’emancipazione della donna e il glamour più luccicante. Un Icaro al femminile, al perenne inseguimento della prossima sfida – un mito alimentato dal marito pubblicista … Ma quando, nel luglio del 1937, Amelia intraprende un lungo e incerto volo attraverso l’Oceano Pacifico, e del suo aereo si perde ogni traccia a poche miglia dalla destinazione, che ne è di coloro che attendono notizie con il cuore in gola? Il Rumore delle Ali, di Chiara Prezzavento racconta il prezzo dei sogni, il potere delle aspirazioni umane, e il dramma di chi resta a terra, nel cono d’ombra delle imprese leggendarie.

Anche de L’Aviatore immaginato dal romanziere inglese Frederick Forsyth, seppur visto soltanto in controluce, non ci si può non chiedere: sarebbe stato capace di tornare alla vita faticosa a terra? Una notte di Natale, un giovanissimo ufficiale pilota e un volo che, sulla carta, non può che andare liscio… Ma il destino ci si mette di mezzo, nella forma di un guasto tecnico: che cosa si fa smarriti in volo, disperatamente soli nel cielo notturno di dicembre? A chi si chiede aiuto? L’esperienza personale di Forsyth, a sua volta pilota RAF negli anni Cinquanta, dà colore e consistenza a un’insolita, avventurosa e misteriosa storia natalizia che getta una luce atipica sull’autore de Il Giorno dello Sciacallo e il Dossier Odessa.

In due atti unici, due storie diverse e complementari esplorano i pericoli e il fascino potente del volo, e il rapporto tra l’uomo e le sue ali meccaniche – che forse non è cambiato poi troppo dai giorni di Icaro in fuga dal labirinto.

NOTE di REGIA

L’idea di portare in scena il volo come sfaccettata metafora della condizione umana nasce da un impulso del giornalista aereonautico Fabrizio Bovi, che ci suggerisce di adattare per le scene il racconto The Shepherd, di Frederick Forsyth.  Chiara Prezzavento cura traduzione e adattamento e, a questa storia sulla solitudine e la forza del volo, affianca Il Rumore delle Ali, che indaga il lato di chi attende a terra. L’atmosfera rarefatta in cui agiscono questi moderni Icaro è ricreata combinando suggestioni teatrali e cinematografiche, attraverso la proiezione di spezzoni di volo autentici che trasportano lo spettatore nella cabina di pilotaggio de L’Aviatore e in una sala d’attesa insieme ai familiari di Amelia . A sua volta Amelia appare sola, isolata in uno spazio indefinito – eternamente in volo. Suoni, spie luminose e luci di bordo e di pista costituiscono l’impalpabile scenografia di questo spettacolo avventuroso.

AMELIA EARHART, figlia di un avvocato e di un’ereditiera, dopo studi irregolari e una breve carriera da infermiera in Canada, a 21 anni scoprì la passione per il volo che avrebbe dato forma al resto della sua vita. Stella dell’aviazione americana e paladina dell’emancipazione femminile, fu la prima donna a trasvolare l’Atlantico nel 1928. Nel 1931 Sposò l’editore e pubblicista George P. Putnam, che la sostenne nel progettare ed eseguire una serie di imprese aereonautiche di grande richiamo. Nel 1937 intraprese, tra molte difficoltà, un volo intorno al mondo. Durante l’ultima tappa sull’Oceano Pacifico il suo aereo andò disperso senza lasciare traccia. Il suo destino resta tuttora un mistero.

FREDERICK FORSYTH, nato nel Kent nel 1938, dopo gli studi in Spagna ha servito come ufficiale pilota nella RAF prima di iniziare una carriera giornalistica come corrispondente diplomatico, reporter di guerra e commentatore politico – trovando anche il tempo per oltre vent’anni di servizio nell’Intelligence britannica. Non si può immaginare un curriculum più perfetto per scrivere thriller politici – e infatti, a partire dai primi anni Settanta del Novecento, Forsyth ha scritto diciotto tra romanzi e raccolte di racconti, vendendo oltre settanta milioni di copie in tutto il mondo.

CHIARA PREZZAVENTO, scrittrice, editor, traduttrice e blogger, ha cominciato studiando Relazioni Internazionali, per poi virare in tutt’altra direzione. Scrive e pubblica narrativa storica in Italia e nel Regno Unito. Da un decennio collabora con l’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani”, per cui ha scritto numerosi atti unici, monologhi e adattamenti. La sua ossessione per il teatro elisabettiano ha prodotto numerose conferenze divulgative e la sezione italiana del progetto internazionale Il Palcoscenico di Carta/The Paper Stage. Quando non scrive, edita testi altrui, traduce saggistica e fa gavetta da aiuto-regista. 

24 gen
  • Online su ZOOM
  • domenica 24 gennaio 2021
  • 17:00

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini

 


 
dettagli  

Le coordinate per accedere gratuitamente a Zoom verranno comunicate un giorno prima a chi clicca sull’evento come interessato o come futuro partecipante sulla nostra pagina Facebook e a chi ci chiede via mail di assistere allo spettacolo al nostro indirizzo info@teatro-campogalliani.it.
Il link verrà reso disponibile anche su questa pagina prima dell’inizio dello spettacolo.


 

LA COMMEDIA

Tre camere da letto contemporaneamente presenti sulla scena, quattro coppie. Una storia che si svolge nella stessa notte, personaggi apparentemente superficiali, che narrano il malessere profondo dell’istituzione del matrimonio.
Nessuno dei tre letti viene adoperato nella funzione ad esso immediatamente associata, ma segna comunque la "temperatura" della coppia ("…da una camera da letto si capiscono molte cose") che fra nevrosi, egoismi. Sessualità irrisolta fa esplodere i propri conflitti in situazioni ed inconvenienti solo apparentemente irrisori. La verità è che il colpo della strega che mette fuori combattimento temporaneamente Nick, il mobiletto che Malcolm, l’indefesso bricoleur, non riesce a montare come vorrebbe, l’attenzione possessiva di Emest per una macchia d’umidità del soffitto, il pedante infantilismo di Trevor, sono tutti espedienti che rimandano alle insoddisfazioni profonde che caratterizzano le relazioni di coppia. Resta in ogni caso una com­media brillante di movimento, cambi veloci di scena e di situazioni comiche nelle quali la comicità sta proprio nelle reazioni spropositate dei personaggi all’esiguità apparente degli eventi. La scelta registica di ambientare la piece nell’Inghilterra anni ’70 attraverso una scelta precisa di musiche e di costumi vuole porre l’accento sulla leggerezza e la confusione della coppia in un’epoca di passaggio dal rapporto familiare tradizionale a quello estremamente aperto.

 

L’AUTORE

Alan Ayckbourn nasce a Londra nel 1939. si dedica giovanissimo alla pratica teatrale assai presto al teatro della cittadina costiera di Scaborough, dove tuttora è data in prima assoluta la quasi totalità delle sue opere.
Rivelatosi con Relatively Speaking nel 1967, ottiene clamorosi successi nei teatri del West End di Londra. Oggi è l’unico autore comico vivente ad essere rappresentato al National Theatre, del quale è stato per un biennio uno dei tre direttori. Molti dei suoi testi sono stati tradotti e rappresentati in tutto il mondo: ricordiamo Confusioni e il più famoso Sinceramente Bugiardi.

 

27 gen
  • Online su ZOOM
  • mercoledì 27 gennaio 2021
  • 20:30

di Stefano Massini

Regia di Mario Zolin


 
dettagli  

Le coordinate per accedere gratuitamente a Zoom verranno comunicate un giorno prima a chi clicca sull’evento come interessato o come futuro partecipante sulla nostra pagina Facebook e a chi ci chiede via mail di assistere allo spettacolo al nostro indirizzo info@teatro-campogalliani.it.


NOTE DI REGIA

“Finché ci sarà una sola Majdanek sulla faccia della terra Dio sarà in qualche modo sotto processo”.
Ancora adesso esistono campi di detenzione o concentramento. Si alzano muri per contenere o respingere. La scenografia racconta questo. Le reti di filo spinato chiudono il fuori libero da quanto succede all’interno. Inizialmente l’ambiente buio e freddo sottolinea la cupa drammaticità dell’evento, successivamente la luce scolpisce i passaggi fondamentali e si concentra sui personaggi come a svelarne l’interiorità. La musica sottolinea gli stati d’animo, le emozioni e i sentimenti. Il padiglione 41 è un magazzino. Contiene le povere cose (abiti, foto, lettere, giocattoli) sequestrate agli uomini alle donne e ai bambini ridotti a un numero e ormai senza identità . E contiene anche oggetti di valore sottratti agli internati, trofei da poter vendere. Essi rendono ancora più efferata la vicenda, rappresentando l’ingordigia dell’animo umano che è pronto persino allo sterminio per sete di potere. Tutto questo si è basato su teorie filosofiche e ha cercato sostegno su motivazioni economiche, politiche e religiose per giustificare il fatto di essere nel giusto. E’ l’esaltazione dell’uomo che arriva a sentirsi Dio. Per non dimenticare… ma l’uomo troppo spesso dimentica troppo in fretta.
La regia rende omaggio allo scomparso maestro Aldo Signoretti che con le sue opere sul tema ha costituito fonte di ispirazione.

 

LUBLINO / MAJDANEK

Situato a due chilometri da Lublino, fino al maggio del 1942 è un Lager destinato in parte ai prigionieri di guerra sovietici e in parte ad accogliere polacchi espulsi dai territori destinati a essere colonizzati da insediamenti tedeschi.
A partire dalla metà del 1942, con l’arrivo di migliaia di ebrei da Lublino, dalla Boemia, dalla Slovacchia e dalla Polonia in genere, il Lager, oltre a mantenere la sua prima carattersitica di campo di concentramento e lavoro forzato, diventa centro di sterminio per ebrei mediante il gas e uccisioni all’aperto.
Mentre nei primi tempi i detenuti (in prevalenza uomini) portano la classica divisa zebrata dei Lager tedeschi, con l’arrivo delle famiglie di ebrei (uomini donne e bambini) e l’espansione del sistema dei Lager in tutta Europa, l’abbigliamento degli internati viene recuperato dai magazzini dei beni sequestrati e nel campo si possono vedere detenuti del primo periodo con la divisa a righe e una maggioranza di detenuti vestiti con abiti civili (sempre sporchi e maleodoranti oltre che strappati e rotti).
A Majdanek non viene tatuato il numero di matricola sul braccio (come accade unicamente ai detenuti di Auschwitz), ma il numero di matricola è cucito sui vestiti. Poiché, tuttavia, i trasferimenti di ebrei da Auschwitz sono frequenti e riguardano qualche migliaio di prigionieri è possibile incontrare anche detenuti di Majdanek con il numero di matricola sul braccio.
La più grande esecuzione all’aperto di prigionieri della storia dei Lager avviene a Majdanek. L’operazione «festa del raccolto» del 3 novembre 1943 è il nome in codice dello sterminio degli ebrei ancora in vita a Majdanek. Migliaia di ebrei vennero fucilati senza interruzione dalle 6 alle 17, mentre degli altoparlanti diffondevano le note dei walzer di Johann Strauss.
Si stima che le vittime della giornata raggiunsero le 18.000.
La cifra degli ebrei, uomini donne e bambini che hanno perso la vita a Majdanek oggi è stimata intorno alle 60.000 vittime.

Sessi Frediano

 

L’AUTORE

Laureato all’università di Firenze, Stefano Massini a 24 anni inizia a frequentare l’ambiente teatrale durante il servizio civile collaborando con il “Maggio Musicale “ . Nel 2001 è assistente volontario di Luca Ronconi al Piccolo Teatro di  Milano. Inizia a sperimentare la scrittura scenica e dal 2005 decolla la sua attività di drammaturgo, vincendo all’unanimità il Premio Tonelli per l’opera originale “L’odore assordante del bianco”. Massini ha vinto sette premi della critica tra Francia, Italia, Germania e Spagna e i suoi testi si sono imposti oltre i confini italiani come autentico fenomeno. Prendendo spunto dagli eventi successivi alla crisi economica del 2008 Massini scrive “Lehman Trilogy” tradotta in 15 lingue, rappresentata sui palcoscenici di tutto il mondo e celebrata da Broadway  al West End di Londra. Nel 2015 viene designato , alla scomparsa di Ronconi, nuovo consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano. Nell’autunno 2017 esce il secondo romanzo per Mondatori “L’interpretatore dei sogni” da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale in scena al Piccolo Teatro scrive inoltre “L’Italia senza Moro” da cui è stata tratta l’omonima trasmissione televisiva di e con Luca Zingaretti.

 

L’OPERA

“Processo a Dio” di Stefano Massini è un processo in piena regola dove la verità storica dell’Olocausto è incarnata e rivissuta da personaggi immaginari.
Polonia, estate del 1944: l’ultima notte nel padiglione 41 del lager dopo la liberazione da parte dei Russi: Elga Firsch attrice di Francoforte deportata a Majdanek; consapevole della ferita impressa indelebilmente  nella sua anima per la disumana violenza subita, decide di processare Dio per la sua imperdonabile lontananza dalla devastazione che ha colpito il suo popolo. I capi d’imputazione, scanditi senza esitazione dalle dimostrazioni di Elga, sono raggruppati in cinque passaggi chiave: gli ebrei sono stati ridotti in schiavitù, sono stati massacrati sistematicamente, sono stati venduti, sono stati illusi e traditi, e infine, seppure creati a immagine e somiglianza di Dio, sono stati privati della loro umanità.
I due saggi Solomon e Mordechai, scampati  all’eccidio, assumono il ruolo delicato di giudici.
Il rabbino Nachman, talvolta imbarazzato, sente il dovere di sostenere le tesi dei testi sacri per garantire la difesa dell’imputato Dio.
Il giovane Adek, figlio del rabbino, irrequieto e desideroso di vendetta, verbalizza gli atti del processo.
Il capitano Reinhard con lunghi silenzi rappresenta il silenzio di Dio.
Il dialogo è fluido e incalzante. La scrittura, efficace ed essenziale, scava nel profondo dei sentimenti.
Nel dramma l’uomo appare come una marionetta: ma fino a che punto è colpevole chi muove i fili?
Come non interrogarsi anche oggi sull’incongruenza nel mondo?

29 gen
  • Palazzo d’Arco
  • venerdì 29 gennaio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
dettagli  
30 gen
  • Palazzo d’Arco
  • sabato 30 gennaio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
dettagli  
31 gen
  • Palazzo d’Arco
  • domenica 31 gennaio 2021
  • 16:00

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
dettagli  
31 gen
  • Online su ZOOM
  • domenica 31 gennaio 2021
  • 17:30

di Stefano Massini

Regia di Mario Zolin


 
dettagli  

Le coordinate per accedere gratuitamente a Zoom verranno comunicate un giorno prima a chi clicca sull’evento come interessato o come futuro partecipante sulla nostra pagina Facebook e a chi ci chiede via mail di assistere allo spettacolo al nostro indirizzo info@teatro-campogalliani.it.


NOTE DI REGIA

“Finché ci sarà una sola Majdanek sulla faccia della terra Dio sarà in qualche modo sotto processo”.
Ancora adesso esistono campi di detenzione o concentramento. Si alzano muri per contenere o respingere. La scenografia racconta questo. Le reti di filo spinato chiudono il fuori libero da quanto succede all’interno. Inizialmente l’ambiente buio e freddo sottolinea la cupa drammaticità dell’evento, successivamente la luce scolpisce i passaggi fondamentali e si concentra sui personaggi come a svelarne l’interiorità. La musica sottolinea gli stati d’animo, le emozioni e i sentimenti. Il padiglione 41 è un magazzino. Contiene le povere cose (abiti, foto, lettere, giocattoli) sequestrate agli uomini alle donne e ai bambini ridotti a un numero e ormai senza identità . E contiene anche oggetti di valore sottratti agli internati, trofei da poter vendere. Essi rendono ancora più efferata la vicenda, rappresentando l’ingordigia dell’animo umano che è pronto persino allo sterminio per sete di potere. Tutto questo si è basato su teorie filosofiche e ha cercato sostegno su motivazioni economiche, politiche e religiose per giustificare il fatto di essere nel giusto. E’ l’esaltazione dell’uomo che arriva a sentirsi Dio. Per non dimenticare… ma l’uomo troppo spesso dimentica troppo in fretta.
La regia rende omaggio allo scomparso maestro Aldo Signoretti che con le sue opere sul tema ha costituito fonte di ispirazione.

 

LUBLINO / MAJDANEK

Situato a due chilometri da Lublino, fino al maggio del 1942 è un Lager destinato in parte ai prigionieri di guerra sovietici e in parte ad accogliere polacchi espulsi dai territori destinati a essere colonizzati da insediamenti tedeschi.
A partire dalla metà del 1942, con l’arrivo di migliaia di ebrei da Lublino, dalla Boemia, dalla Slovacchia e dalla Polonia in genere, il Lager, oltre a mantenere la sua prima carattersitica di campo di concentramento e lavoro forzato, diventa centro di sterminio per ebrei mediante il gas e uccisioni all’aperto.
Mentre nei primi tempi i detenuti (in prevalenza uomini) portano la classica divisa zebrata dei Lager tedeschi, con l’arrivo delle famiglie di ebrei (uomini donne e bambini) e l’espansione del sistema dei Lager in tutta Europa, l’abbigliamento degli internati viene recuperato dai magazzini dei beni sequestrati e nel campo si possono vedere detenuti del primo periodo con la divisa a righe e una maggioranza di detenuti vestiti con abiti civili (sempre sporchi e maleodoranti oltre che strappati e rotti).
A Majdanek non viene tatuato il numero di matricola sul braccio (come accade unicamente ai detenuti di Auschwitz), ma il numero di matricola è cucito sui vestiti. Poiché, tuttavia, i trasferimenti di ebrei da Auschwitz sono frequenti e riguardano qualche migliaio di prigionieri è possibile incontrare anche detenuti di Majdanek con il numero di matricola sul braccio.
La più grande esecuzione all’aperto di prigionieri della storia dei Lager avviene a Majdanek. L’operazione «festa del raccolto» del 3 novembre 1943 è il nome in codice dello sterminio degli ebrei ancora in vita a Majdanek. Migliaia di ebrei vennero fucilati senza interruzione dalle 6 alle 17, mentre degli altoparlanti diffondevano le note dei walzer di Johann Strauss.
Si stima che le vittime della giornata raggiunsero le 18.000.
La cifra degli ebrei, uomini donne e bambini che hanno perso la vita a Majdanek oggi è stimata intorno alle 60.000 vittime.

Sessi Frediano

 

L’AUTORE

Laureato all’università di Firenze, Stefano Massini a 24 anni inizia a frequentare l’ambiente teatrale durante il servizio civile collaborando con il “Maggio Musicale “ . Nel 2001 è assistente volontario di Luca Ronconi al Piccolo Teatro di  Milano. Inizia a sperimentare la scrittura scenica e dal 2005 decolla la sua attività di drammaturgo, vincendo all’unanimità il Premio Tonelli per l’opera originale “L’odore assordante del bianco”. Massini ha vinto sette premi della critica tra Francia, Italia, Germania e Spagna e i suoi testi si sono imposti oltre i confini italiani come autentico fenomeno. Prendendo spunto dagli eventi successivi alla crisi economica del 2008 Massini scrive “Lehman Trilogy” tradotta in 15 lingue, rappresentata sui palcoscenici di tutto il mondo e celebrata da Broadway  al West End di Londra. Nel 2015 viene designato , alla scomparsa di Ronconi, nuovo consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano. Nell’autunno 2017 esce il secondo romanzo per Mondatori “L’interpretatore dei sogni” da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale in scena al Piccolo Teatro scrive inoltre “L’Italia senza Moro” da cui è stata tratta l’omonima trasmissione televisiva di e con Luca Zingaretti.

 

L’OPERA

“Processo a Dio” di Stefano Massini è un processo in piena regola dove la verità storica dell’Olocausto è incarnata e rivissuta da personaggi immaginari.
Polonia, estate del 1944: l’ultima notte nel padiglione 41 del lager dopo la liberazione da parte dei Russi: Elga Firsch attrice di Francoforte deportata a Majdanek; consapevole della ferita impressa indelebilmente  nella sua anima per la disumana violenza subita, decide di processare Dio per la sua imperdonabile lontananza dalla devastazione che ha colpito il suo popolo. I capi d’imputazione, scanditi senza esitazione dalle dimostrazioni di Elga, sono raggruppati in cinque passaggi chiave: gli ebrei sono stati ridotti in schiavitù, sono stati massacrati sistematicamente, sono stati venduti, sono stati illusi e traditi, e infine, seppure creati a immagine e somiglianza di Dio, sono stati privati della loro umanità.
I due saggi Solomon e Mordechai, scampati  all’eccidio, assumono il ruolo delicato di giudici.
Il rabbino Nachman, talvolta imbarazzato, sente il dovere di sostenere le tesi dei testi sacri per garantire la difesa dell’imputato Dio.
Il giovane Adek, figlio del rabbino, irrequieto e desideroso di vendetta, verbalizza gli atti del processo.
Il capitano Reinhard con lunghi silenzi rappresenta il silenzio di Dio.
Il dialogo è fluido e incalzante. La scrittura, efficace ed essenziale, scava nel profondo dei sentimenti.
Nel dramma l’uomo appare come una marionetta: ma fino a che punto è colpevole chi muove i fili?
Come non interrogarsi anche oggi sull’incongruenza nel mondo?

5 feb
  • Palazzo d’Arco
  • venerdì 5 febbraio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
dettagli  
6 feb
  • Palazzo d’Arco
  • sabato 6 febbraio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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7 feb
  • Palazzo d’Arco
  • domenica 7 febbraio 2021
  • 16:00

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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12 feb
  • Palazzo d’Arco
  • venerdì 12 febbraio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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13 feb
  • Palazzo d’Arco
  • sabato 13 febbraio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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14 feb
  • Palazzo d’Arco
  • domenica 14 febbraio 2021
  • 16:00

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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19 feb
  • Palazzo d’Arco
  • venerdì 19 febbraio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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20 feb
  • Palazzo d’Arco
  • sabato 20 febbraio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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21 feb
  • Palazzo d’Arco
  • domenica 21 febbraio 2021
  • 16:00

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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26 feb
  • Palazzo d’Arco
  • venerdì 26 febbraio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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27 feb
  • Palazzo d’Arco
  • sabato 27 febbraio 2021
  • 20:30

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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28 feb
  • Palazzo d’Arco
  • domenica 28 febbraio 2021
  • 16:00

di Amélie Nothomb

Regia di Mario Zolin


 
SPETTACOLO SOSPESO
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5 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 5 marzo 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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6 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 6 marzo 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  
7 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 7 marzo 2021
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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8 mar
  • Teatro di Palazzo d’Arco
  • lunedì 8 marzo 2021
  • 20:30

TESTIMONIANZE DI DEPORTATE POLITICHE
tratto da LE VERFÜGBAR AUX ENFERS. UNE OPÉRETTE À RAVENSBRÜCK
di Germaine Tillion

traduzione di Chiara Prezzavento
introduce Frediano Sessi

Serata ad ingresso libero


 
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9 mar
  • Teatro di Palazzo d’Arco
  • martedì 9 marzo 2021
  • 20:30

TESTIMONIANZE DI DEPORTATE POLITICHE
tratto da LE VERFÜGBAR AUX ENFERS. UNE OPÉRETTE À RAVENSBRÜCK
di Germaine Tillion

traduzione di Chiara Prezzavento
introduce Frediano Sessi

Serata ad ingresso libero


 
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12 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 12 marzo 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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13 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 13 marzo 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  
14 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 14 marzo 2021
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  
19 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 19 marzo 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  
20 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 20 marzo 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  
21 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 21 marzo 2021
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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26 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 26 marzo 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  
27 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 27 marzo 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  
28 mar
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 28 marzo 2021
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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9 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 9 aprile 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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10 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 10 aprile 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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11 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 11 aprile 2021
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  
16 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • venerdì 16 aprile 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
dettagli  
17 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • sabato 17 aprile 2021
  • 20:30

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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18 apr
  • Teatrino di Palazzo d’Arco
  • domenica 18 aprile 2021
  • 16:00

di Alan Ayckbourn

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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