Calendario prossimi spettacoli

5 apr
  • Teatro di Palazzo d’Arco
  • domenica 5 aprile 2020
  • 16:00

di Ginette Beauvois-Garcin

Regia di Maria Grazia Bettini


 
SPETTACOLO ANNULLATO

Rappresentazione annullata a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

dettagli  

 Vi spiegherò come mi è venuta l’idea di scrivere: "Il Clan delle Vedove"

di Ginette Beauvais-Garcin

Vi starete dicendo, leggendo queste prime righe: ma chi gliel’ha chiesto! E’ vero, ma siccome mi viene sempre fatta questa domanda, non dovrò far altro che far leggere questo foglio. Jackie Sardou* ed io, ci conosciamo da… Jackie aveva appena sposato Fernand, Michel non era ancora nato, (questo mi permette di dire che praticamente ho conosciuto Michel in stato di fabbricazione …). Dopo, ho lavorato con loro sulla Butte dove la Parigi cantante e frizzante veniva ad ascoltare Femand. Che narratore, che cantante e che bravo attore. Poi le nostre strade si sono separate, ma l’amicizia e l’affetto erano sempre presenti. Siccome la vita non è sempre divertente, Fernand se n’è andato per sempre. Ci siamo rivisti più spesso, mio marito Robert Beauvais è andato a raggiungere Fernand, un altro amico, Michel Audiard, ha fatto lo stesso. Cribri, sua moglie, si è aggiunta a noi. Tutte vedove! Per cercare di tirarci su, organizzavo delle cene a casa mia, e Jackie faceva lo stesso; poi una sera, eravamo tutte a tavola, nove vedove, da cui l’idea del clan. Non avevo mai scritto in vita mia, essendo la moglie di una persona che sapeva allineare le frasi così bene (penso che Beauvais mi tenga sempre per mano). Dunque ho scritto la commedia per Jackie Sardou, perché è un personaggio molto colorito e perché mai nessuno le aveva dato l’opportunità di diventare una star (che è adesso grazie a me, e ne sono fiera). Ma tutto questo non sarebbe mai esistito se Dominique Villard (che, a quanto pare, non tiene troppo ai suoi soldi) non avesse deciso di produrre lei stessa la commedia e di trovarne il titolo. Insomma, ancora una storia di donne! No, un uomo c’è stato, François Guérin, che è stato il primo a leggere la commedia, ha avuto fiducia in me e l’ha messa in scena. Bisogna ammetterlo.

 

NOTE DI REGIA

Il clan delle vedove "Vivere felici la solitudine e’ uno stato di grazia", una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin,andato in scena per la prima volta nel 1991,con protagonista la stessa autrice. Uno spettacolo tutto, o quasi, al femminile (tranne Adolfo Vaini ,Matteo Bertoni e i piccoli Federico e Davide Cantarelli), dove tre ex mogli (Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli), vedove e inseparabili amiche, scoprono la doppia vita tenuta ben nascosta dai loro cari estinti: figli illegittimi (Valentina Durantini e Giulia Cavicchini), amanti procaci (Antonella Farina), e voraci, vizi e vizietti in menage paralleli. E alla fine, Marcelle, Jackie e Rose, le tre protagoniste, capiscono che in fondo, essere vedove, non e’ poi del tutto spiacevole. "Una cinica conclusione, ma molto realistica".  "Sola" è bello! Perché oggigiorno è un po’ tramontata la figura della vedova inconsolabile. Adesso le donne, anche se restano senza marito a una certa età, sanno abbastanza cogliere gli ultimi attimi fuggenti, insomma, si consolano eccome. Riprendono gusto alla vita, riescono a fare scelte che prima non potevano realizzare perché non erano loro consentite, si reinventano la quotidianità, magari fanno viaggi, incontrano persone, si distraggono. Ed è proprio questo l’argomento dello spettacolo. Se parliamo della solitudine in generale, allora si può affermare che e’ una grande conquista e non un ripiego. È uno stato di grazia".
Sono rimasta affascinata da questa commedia perché una donna e per di più attrice è riuscita a descrivere meravigliosamente le donne con ironia e senza autocommiserazione o indulgenza. Questo "Clan delle vedove", ad esempio, apparentemente contro gli uomini, in realta mette a nudo tutte le nostre debolezze esaltandole come virtù e facendo amare tutti i personaggi femminili per la loro verità e umanità.
E la regia non ha fatto altro che "riprendere" come in documentario gli aspetti più simpatici,ironici e sdrammatizzanti lasciando massima libertà di espressione ai personaggi femminili e sorridendo dei difetti maschili.

 

C’è allegria nel «Clan delle vedove»

di Walter Cortella

L’Accademia Campogalliani di Mantova approda ancora una volta al L. Rossi per presentare «Il clan delle vedove», una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin, scritta ormai venti anni fa, ma che a dispetto del tempo trascorso conserva ancora la freschezza e il brio di allora. Merito anche della regista Maria Grazia Bettini che ha saputo dare all’azione il giusto ritmo e i tempi della comicità.
La trama della commedia è semplice: un banale e ridicolo incidente domestico provoca la morte del marito di Rose (Francesca Campogalliani) che viene subito circondata dall’affetto di due amiche, anch’esse vedove, i cui mariti avevano a lungo coltivato relazioni extra coniugali. Nasce così un «clan» e le tre donne, dopo il primo comprensibile momento di dolore, decidono di riprendersi la loro vita, della quale i rispettivi mariti le avevano in qualche modo defraudate. Vogliono cambiar vita e con una buona dose di cinismo, capiscono che in fondo la condizione vedovile non è del tutto spiacevole. Si ripetono che è finito il tempo delle vedove inconsolabili, vestite perennemente a lutto e che è giunto il momento di vivere al meglio gli attimi fuggenti che la vita può ancora regalare. Fanno grandi progetti per riscattarsi dalla quotidianità della loro esistenza di mogli fedeli e dedite alle cure domestiche.
Ma nel momento più bello, in cui quei progetti sembrano potersi realizzare, arriva il fulmine a ciel sereno. Dal nulla sbuca Sophie Clouzot (Antonella Farina), una donna giovane e procace, che senza preamboli dichiara di essere stata per anni l’amante del marito di Rose. E come se non bastasse, da quella relazione sono nate due gemelle. Per Rose, da sempre assolutamente certa della fedeltà del marito, questo è un duro colpo. Sophie e le figlie costituiscono, inoltre, un grave pericolo poiché avanzano diritti concreti sull’eredità dell’uomo. Ma come spesso accade in commedie del genere, c’è posto anche per l’amore: Pierre (Matteo Bertoni) il figlio unico di Jackie (Gabriella Pezzoli) si innamora di una delle gemelle. E poiché «buon sangue non mente», anche lui ha un’amante. Insomma, il tradimento la fa proprio da padrone in questa storia. Malgrado gli infruttuosi tentativi di ridare lustro alle loro vite, le tre vedove continuano a consolarsi a vicenda e a fare progetti. La più effervescente è Marcelle (Loredana Sartorello), sempre in cerca di nuove esperienze amorose. Ma la sua delusione è grande quando il suo uomo, Jean Julien (Adolfo Vaini), di ritorno da un viaggio a Casablanca, si ripresenta… vestito da donna. La commedia è molto divertente e ricca di gustose gags sempre garbate e nel finale c’è ancora spazio per un coup de théâtre: la povera Rose, ormai rassegnata ad avere una famiglia allargata, scopre che il ragazzino del palazzo accanto è un altro figlio illegittimo del marito.
Il cast, completamente al femminile, si avvale di tre protagoniste di prim’ordine (nella foto, Campogalliani, Pezzoli e Sartorello), da sempre punti di forza della Compagnia, una delle più valide nel panorama del teatro amatoriale italiano. La loro alta professionalità ha reso più agevole il compito della regista che le ha lasciate libere nell’interpretazione dei singoli personaggi. Molto belli i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari, che ha curato anche la scenografia tradizionalmente borghese.

 

17 apr
  • Teatro di Palazzo d’Arco
  • venerdì 17 aprile 2020
  • 20:45

di Ginette Beauvois-Garcin

Regia di Maria Grazia Bettini


 
SPETTACOLO ANNULLATO

Rappresentazione annullata a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

dettagli  

 Vi spiegherò come mi è venuta l’idea di scrivere: "Il Clan delle Vedove"

di Ginette Beauvais-Garcin

Vi starete dicendo, leggendo queste prime righe: ma chi gliel’ha chiesto! E’ vero, ma siccome mi viene sempre fatta questa domanda, non dovrò far altro che far leggere questo foglio. Jackie Sardou* ed io, ci conosciamo da… Jackie aveva appena sposato Fernand, Michel non era ancora nato, (questo mi permette di dire che praticamente ho conosciuto Michel in stato di fabbricazione …). Dopo, ho lavorato con loro sulla Butte dove la Parigi cantante e frizzante veniva ad ascoltare Femand. Che narratore, che cantante e che bravo attore. Poi le nostre strade si sono separate, ma l’amicizia e l’affetto erano sempre presenti. Siccome la vita non è sempre divertente, Fernand se n’è andato per sempre. Ci siamo rivisti più spesso, mio marito Robert Beauvais è andato a raggiungere Fernand, un altro amico, Michel Audiard, ha fatto lo stesso. Cribri, sua moglie, si è aggiunta a noi. Tutte vedove! Per cercare di tirarci su, organizzavo delle cene a casa mia, e Jackie faceva lo stesso; poi una sera, eravamo tutte a tavola, nove vedove, da cui l’idea del clan. Non avevo mai scritto in vita mia, essendo la moglie di una persona che sapeva allineare le frasi così bene (penso che Beauvais mi tenga sempre per mano). Dunque ho scritto la commedia per Jackie Sardou, perché è un personaggio molto colorito e perché mai nessuno le aveva dato l’opportunità di diventare una star (che è adesso grazie a me, e ne sono fiera). Ma tutto questo non sarebbe mai esistito se Dominique Villard (che, a quanto pare, non tiene troppo ai suoi soldi) non avesse deciso di produrre lei stessa la commedia e di trovarne il titolo. Insomma, ancora una storia di donne! No, un uomo c’è stato, François Guérin, che è stato il primo a leggere la commedia, ha avuto fiducia in me e l’ha messa in scena. Bisogna ammetterlo.

 

NOTE DI REGIA

Il clan delle vedove "Vivere felici la solitudine e’ uno stato di grazia", una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin,andato in scena per la prima volta nel 1991,con protagonista la stessa autrice. Uno spettacolo tutto, o quasi, al femminile (tranne Adolfo Vaini ,Matteo Bertoni e i piccoli Federico e Davide Cantarelli), dove tre ex mogli (Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli), vedove e inseparabili amiche, scoprono la doppia vita tenuta ben nascosta dai loro cari estinti: figli illegittimi (Valentina Durantini e Giulia Cavicchini), amanti procaci (Antonella Farina), e voraci, vizi e vizietti in menage paralleli. E alla fine, Marcelle, Jackie e Rose, le tre protagoniste, capiscono che in fondo, essere vedove, non e’ poi del tutto spiacevole. "Una cinica conclusione, ma molto realistica".  "Sola" è bello! Perché oggigiorno è un po’ tramontata la figura della vedova inconsolabile. Adesso le donne, anche se restano senza marito a una certa età, sanno abbastanza cogliere gli ultimi attimi fuggenti, insomma, si consolano eccome. Riprendono gusto alla vita, riescono a fare scelte che prima non potevano realizzare perché non erano loro consentite, si reinventano la quotidianità, magari fanno viaggi, incontrano persone, si distraggono. Ed è proprio questo l’argomento dello spettacolo. Se parliamo della solitudine in generale, allora si può affermare che e’ una grande conquista e non un ripiego. È uno stato di grazia".
Sono rimasta affascinata da questa commedia perché una donna e per di più attrice è riuscita a descrivere meravigliosamente le donne con ironia e senza autocommiserazione o indulgenza. Questo "Clan delle vedove", ad esempio, apparentemente contro gli uomini, in realta mette a nudo tutte le nostre debolezze esaltandole come virtù e facendo amare tutti i personaggi femminili per la loro verità e umanità.
E la regia non ha fatto altro che "riprendere" come in documentario gli aspetti più simpatici,ironici e sdrammatizzanti lasciando massima libertà di espressione ai personaggi femminili e sorridendo dei difetti maschili.

 

C’è allegria nel «Clan delle vedove»

di Walter Cortella

L’Accademia Campogalliani di Mantova approda ancora una volta al L. Rossi per presentare «Il clan delle vedove», una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin, scritta ormai venti anni fa, ma che a dispetto del tempo trascorso conserva ancora la freschezza e il brio di allora. Merito anche della regista Maria Grazia Bettini che ha saputo dare all’azione il giusto ritmo e i tempi della comicità.
La trama della commedia è semplice: un banale e ridicolo incidente domestico provoca la morte del marito di Rose (Francesca Campogalliani) che viene subito circondata dall’affetto di due amiche, anch’esse vedove, i cui mariti avevano a lungo coltivato relazioni extra coniugali. Nasce così un «clan» e le tre donne, dopo il primo comprensibile momento di dolore, decidono di riprendersi la loro vita, della quale i rispettivi mariti le avevano in qualche modo defraudate. Vogliono cambiar vita e con una buona dose di cinismo, capiscono che in fondo la condizione vedovile non è del tutto spiacevole. Si ripetono che è finito il tempo delle vedove inconsolabili, vestite perennemente a lutto e che è giunto il momento di vivere al meglio gli attimi fuggenti che la vita può ancora regalare. Fanno grandi progetti per riscattarsi dalla quotidianità della loro esistenza di mogli fedeli e dedite alle cure domestiche.
Ma nel momento più bello, in cui quei progetti sembrano potersi realizzare, arriva il fulmine a ciel sereno. Dal nulla sbuca Sophie Clouzot (Antonella Farina), una donna giovane e procace, che senza preamboli dichiara di essere stata per anni l’amante del marito di Rose. E come se non bastasse, da quella relazione sono nate due gemelle. Per Rose, da sempre assolutamente certa della fedeltà del marito, questo è un duro colpo. Sophie e le figlie costituiscono, inoltre, un grave pericolo poiché avanzano diritti concreti sull’eredità dell’uomo. Ma come spesso accade in commedie del genere, c’è posto anche per l’amore: Pierre (Matteo Bertoni) il figlio unico di Jackie (Gabriella Pezzoli) si innamora di una delle gemelle. E poiché «buon sangue non mente», anche lui ha un’amante. Insomma, il tradimento la fa proprio da padrone in questa storia. Malgrado gli infruttuosi tentativi di ridare lustro alle loro vite, le tre vedove continuano a consolarsi a vicenda e a fare progetti. La più effervescente è Marcelle (Loredana Sartorello), sempre in cerca di nuove esperienze amorose. Ma la sua delusione è grande quando il suo uomo, Jean Julien (Adolfo Vaini), di ritorno da un viaggio a Casablanca, si ripresenta… vestito da donna. La commedia è molto divertente e ricca di gustose gags sempre garbate e nel finale c’è ancora spazio per un coup de théâtre: la povera Rose, ormai rassegnata ad avere una famiglia allargata, scopre che il ragazzino del palazzo accanto è un altro figlio illegittimo del marito.
Il cast, completamente al femminile, si avvale di tre protagoniste di prim’ordine (nella foto, Campogalliani, Pezzoli e Sartorello), da sempre punti di forza della Compagnia, una delle più valide nel panorama del teatro amatoriale italiano. La loro alta professionalità ha reso più agevole il compito della regista che le ha lasciate libere nell’interpretazione dei singoli personaggi. Molto belli i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari, che ha curato anche la scenografia tradizionalmente borghese.

 

18 apr
  • Teatro di Palazzo d’Arco
  • sabato 18 aprile 2020
  • 20:45

di Ginette Beauvois-Garcin

Regia di Maria Grazia Bettini


 
SPETTACOLO ANNULLATO

Rappresentazione annullata a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

dettagli  

 Vi spiegherò come mi è venuta l’idea di scrivere: "Il Clan delle Vedove"

di Ginette Beauvais-Garcin

Vi starete dicendo, leggendo queste prime righe: ma chi gliel’ha chiesto! E’ vero, ma siccome mi viene sempre fatta questa domanda, non dovrò far altro che far leggere questo foglio. Jackie Sardou* ed io, ci conosciamo da… Jackie aveva appena sposato Fernand, Michel non era ancora nato, (questo mi permette di dire che praticamente ho conosciuto Michel in stato di fabbricazione …). Dopo, ho lavorato con loro sulla Butte dove la Parigi cantante e frizzante veniva ad ascoltare Femand. Che narratore, che cantante e che bravo attore. Poi le nostre strade si sono separate, ma l’amicizia e l’affetto erano sempre presenti. Siccome la vita non è sempre divertente, Fernand se n’è andato per sempre. Ci siamo rivisti più spesso, mio marito Robert Beauvais è andato a raggiungere Fernand, un altro amico, Michel Audiard, ha fatto lo stesso. Cribri, sua moglie, si è aggiunta a noi. Tutte vedove! Per cercare di tirarci su, organizzavo delle cene a casa mia, e Jackie faceva lo stesso; poi una sera, eravamo tutte a tavola, nove vedove, da cui l’idea del clan. Non avevo mai scritto in vita mia, essendo la moglie di una persona che sapeva allineare le frasi così bene (penso che Beauvais mi tenga sempre per mano). Dunque ho scritto la commedia per Jackie Sardou, perché è un personaggio molto colorito e perché mai nessuno le aveva dato l’opportunità di diventare una star (che è adesso grazie a me, e ne sono fiera). Ma tutto questo non sarebbe mai esistito se Dominique Villard (che, a quanto pare, non tiene troppo ai suoi soldi) non avesse deciso di produrre lei stessa la commedia e di trovarne il titolo. Insomma, ancora una storia di donne! No, un uomo c’è stato, François Guérin, che è stato il primo a leggere la commedia, ha avuto fiducia in me e l’ha messa in scena. Bisogna ammetterlo.

 

NOTE DI REGIA

Il clan delle vedove "Vivere felici la solitudine e’ uno stato di grazia", una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin,andato in scena per la prima volta nel 1991,con protagonista la stessa autrice. Uno spettacolo tutto, o quasi, al femminile (tranne Adolfo Vaini ,Matteo Bertoni e i piccoli Federico e Davide Cantarelli), dove tre ex mogli (Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli), vedove e inseparabili amiche, scoprono la doppia vita tenuta ben nascosta dai loro cari estinti: figli illegittimi (Valentina Durantini e Giulia Cavicchini), amanti procaci (Antonella Farina), e voraci, vizi e vizietti in menage paralleli. E alla fine, Marcelle, Jackie e Rose, le tre protagoniste, capiscono che in fondo, essere vedove, non e’ poi del tutto spiacevole. "Una cinica conclusione, ma molto realistica".  "Sola" è bello! Perché oggigiorno è un po’ tramontata la figura della vedova inconsolabile. Adesso le donne, anche se restano senza marito a una certa età, sanno abbastanza cogliere gli ultimi attimi fuggenti, insomma, si consolano eccome. Riprendono gusto alla vita, riescono a fare scelte che prima non potevano realizzare perché non erano loro consentite, si reinventano la quotidianità, magari fanno viaggi, incontrano persone, si distraggono. Ed è proprio questo l’argomento dello spettacolo. Se parliamo della solitudine in generale, allora si può affermare che e’ una grande conquista e non un ripiego. È uno stato di grazia".
Sono rimasta affascinata da questa commedia perché una donna e per di più attrice è riuscita a descrivere meravigliosamente le donne con ironia e senza autocommiserazione o indulgenza. Questo "Clan delle vedove", ad esempio, apparentemente contro gli uomini, in realta mette a nudo tutte le nostre debolezze esaltandole come virtù e facendo amare tutti i personaggi femminili per la loro verità e umanità.
E la regia non ha fatto altro che "riprendere" come in documentario gli aspetti più simpatici,ironici e sdrammatizzanti lasciando massima libertà di espressione ai personaggi femminili e sorridendo dei difetti maschili.

 

C’è allegria nel «Clan delle vedove»

di Walter Cortella

L’Accademia Campogalliani di Mantova approda ancora una volta al L. Rossi per presentare «Il clan delle vedove», una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin, scritta ormai venti anni fa, ma che a dispetto del tempo trascorso conserva ancora la freschezza e il brio di allora. Merito anche della regista Maria Grazia Bettini che ha saputo dare all’azione il giusto ritmo e i tempi della comicità.
La trama della commedia è semplice: un banale e ridicolo incidente domestico provoca la morte del marito di Rose (Francesca Campogalliani) che viene subito circondata dall’affetto di due amiche, anch’esse vedove, i cui mariti avevano a lungo coltivato relazioni extra coniugali. Nasce così un «clan» e le tre donne, dopo il primo comprensibile momento di dolore, decidono di riprendersi la loro vita, della quale i rispettivi mariti le avevano in qualche modo defraudate. Vogliono cambiar vita e con una buona dose di cinismo, capiscono che in fondo la condizione vedovile non è del tutto spiacevole. Si ripetono che è finito il tempo delle vedove inconsolabili, vestite perennemente a lutto e che è giunto il momento di vivere al meglio gli attimi fuggenti che la vita può ancora regalare. Fanno grandi progetti per riscattarsi dalla quotidianità della loro esistenza di mogli fedeli e dedite alle cure domestiche.
Ma nel momento più bello, in cui quei progetti sembrano potersi realizzare, arriva il fulmine a ciel sereno. Dal nulla sbuca Sophie Clouzot (Antonella Farina), una donna giovane e procace, che senza preamboli dichiara di essere stata per anni l’amante del marito di Rose. E come se non bastasse, da quella relazione sono nate due gemelle. Per Rose, da sempre assolutamente certa della fedeltà del marito, questo è un duro colpo. Sophie e le figlie costituiscono, inoltre, un grave pericolo poiché avanzano diritti concreti sull’eredità dell’uomo. Ma come spesso accade in commedie del genere, c’è posto anche per l’amore: Pierre (Matteo Bertoni) il figlio unico di Jackie (Gabriella Pezzoli) si innamora di una delle gemelle. E poiché «buon sangue non mente», anche lui ha un’amante. Insomma, il tradimento la fa proprio da padrone in questa storia. Malgrado gli infruttuosi tentativi di ridare lustro alle loro vite, le tre vedove continuano a consolarsi a vicenda e a fare progetti. La più effervescente è Marcelle (Loredana Sartorello), sempre in cerca di nuove esperienze amorose. Ma la sua delusione è grande quando il suo uomo, Jean Julien (Adolfo Vaini), di ritorno da un viaggio a Casablanca, si ripresenta… vestito da donna. La commedia è molto divertente e ricca di gustose gags sempre garbate e nel finale c’è ancora spazio per un coup de théâtre: la povera Rose, ormai rassegnata ad avere una famiglia allargata, scopre che il ragazzino del palazzo accanto è un altro figlio illegittimo del marito.
Il cast, completamente al femminile, si avvale di tre protagoniste di prim’ordine (nella foto, Campogalliani, Pezzoli e Sartorello), da sempre punti di forza della Compagnia, una delle più valide nel panorama del teatro amatoriale italiano. La loro alta professionalità ha reso più agevole il compito della regista che le ha lasciate libere nell’interpretazione dei singoli personaggi. Molto belli i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari, che ha curato anche la scenografia tradizionalmente borghese.

 

19 apr
  • Teatro di Palazzo d’Arco
  • domenica 19 aprile 2020
  • 16:00

di Ginette Beauvois-Garcin

Regia di Maria Grazia Bettini


 
SPETTACOLO ANNULLATO

Rappresentazione annullata a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

dettagli  

 Vi spiegherò come mi è venuta l’idea di scrivere: "Il Clan delle Vedove"

di Ginette Beauvais-Garcin

Vi starete dicendo, leggendo queste prime righe: ma chi gliel’ha chiesto! E’ vero, ma siccome mi viene sempre fatta questa domanda, non dovrò far altro che far leggere questo foglio. Jackie Sardou* ed io, ci conosciamo da… Jackie aveva appena sposato Fernand, Michel non era ancora nato, (questo mi permette di dire che praticamente ho conosciuto Michel in stato di fabbricazione …). Dopo, ho lavorato con loro sulla Butte dove la Parigi cantante e frizzante veniva ad ascoltare Femand. Che narratore, che cantante e che bravo attore. Poi le nostre strade si sono separate, ma l’amicizia e l’affetto erano sempre presenti. Siccome la vita non è sempre divertente, Fernand se n’è andato per sempre. Ci siamo rivisti più spesso, mio marito Robert Beauvais è andato a raggiungere Fernand, un altro amico, Michel Audiard, ha fatto lo stesso. Cribri, sua moglie, si è aggiunta a noi. Tutte vedove! Per cercare di tirarci su, organizzavo delle cene a casa mia, e Jackie faceva lo stesso; poi una sera, eravamo tutte a tavola, nove vedove, da cui l’idea del clan. Non avevo mai scritto in vita mia, essendo la moglie di una persona che sapeva allineare le frasi così bene (penso che Beauvais mi tenga sempre per mano). Dunque ho scritto la commedia per Jackie Sardou, perché è un personaggio molto colorito e perché mai nessuno le aveva dato l’opportunità di diventare una star (che è adesso grazie a me, e ne sono fiera). Ma tutto questo non sarebbe mai esistito se Dominique Villard (che, a quanto pare, non tiene troppo ai suoi soldi) non avesse deciso di produrre lei stessa la commedia e di trovarne il titolo. Insomma, ancora una storia di donne! No, un uomo c’è stato, François Guérin, che è stato il primo a leggere la commedia, ha avuto fiducia in me e l’ha messa in scena. Bisogna ammetterlo.

 

NOTE DI REGIA

Il clan delle vedove "Vivere felici la solitudine e’ uno stato di grazia", una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin,andato in scena per la prima volta nel 1991,con protagonista la stessa autrice. Uno spettacolo tutto, o quasi, al femminile (tranne Adolfo Vaini ,Matteo Bertoni e i piccoli Federico e Davide Cantarelli), dove tre ex mogli (Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli), vedove e inseparabili amiche, scoprono la doppia vita tenuta ben nascosta dai loro cari estinti: figli illegittimi (Valentina Durantini e Giulia Cavicchini), amanti procaci (Antonella Farina), e voraci, vizi e vizietti in menage paralleli. E alla fine, Marcelle, Jackie e Rose, le tre protagoniste, capiscono che in fondo, essere vedove, non e’ poi del tutto spiacevole. "Una cinica conclusione, ma molto realistica".  "Sola" è bello! Perché oggigiorno è un po’ tramontata la figura della vedova inconsolabile. Adesso le donne, anche se restano senza marito a una certa età, sanno abbastanza cogliere gli ultimi attimi fuggenti, insomma, si consolano eccome. Riprendono gusto alla vita, riescono a fare scelte che prima non potevano realizzare perché non erano loro consentite, si reinventano la quotidianità, magari fanno viaggi, incontrano persone, si distraggono. Ed è proprio questo l’argomento dello spettacolo. Se parliamo della solitudine in generale, allora si può affermare che e’ una grande conquista e non un ripiego. È uno stato di grazia".
Sono rimasta affascinata da questa commedia perché una donna e per di più attrice è riuscita a descrivere meravigliosamente le donne con ironia e senza autocommiserazione o indulgenza. Questo "Clan delle vedove", ad esempio, apparentemente contro gli uomini, in realta mette a nudo tutte le nostre debolezze esaltandole come virtù e facendo amare tutti i personaggi femminili per la loro verità e umanità.
E la regia non ha fatto altro che "riprendere" come in documentario gli aspetti più simpatici,ironici e sdrammatizzanti lasciando massima libertà di espressione ai personaggi femminili e sorridendo dei difetti maschili.

 

C’è allegria nel «Clan delle vedove»

di Walter Cortella

L’Accademia Campogalliani di Mantova approda ancora una volta al L. Rossi per presentare «Il clan delle vedove», una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin, scritta ormai venti anni fa, ma che a dispetto del tempo trascorso conserva ancora la freschezza e il brio di allora. Merito anche della regista Maria Grazia Bettini che ha saputo dare all’azione il giusto ritmo e i tempi della comicità.
La trama della commedia è semplice: un banale e ridicolo incidente domestico provoca la morte del marito di Rose (Francesca Campogalliani) che viene subito circondata dall’affetto di due amiche, anch’esse vedove, i cui mariti avevano a lungo coltivato relazioni extra coniugali. Nasce così un «clan» e le tre donne, dopo il primo comprensibile momento di dolore, decidono di riprendersi la loro vita, della quale i rispettivi mariti le avevano in qualche modo defraudate. Vogliono cambiar vita e con una buona dose di cinismo, capiscono che in fondo la condizione vedovile non è del tutto spiacevole. Si ripetono che è finito il tempo delle vedove inconsolabili, vestite perennemente a lutto e che è giunto il momento di vivere al meglio gli attimi fuggenti che la vita può ancora regalare. Fanno grandi progetti per riscattarsi dalla quotidianità della loro esistenza di mogli fedeli e dedite alle cure domestiche.
Ma nel momento più bello, in cui quei progetti sembrano potersi realizzare, arriva il fulmine a ciel sereno. Dal nulla sbuca Sophie Clouzot (Antonella Farina), una donna giovane e procace, che senza preamboli dichiara di essere stata per anni l’amante del marito di Rose. E come se non bastasse, da quella relazione sono nate due gemelle. Per Rose, da sempre assolutamente certa della fedeltà del marito, questo è un duro colpo. Sophie e le figlie costituiscono, inoltre, un grave pericolo poiché avanzano diritti concreti sull’eredità dell’uomo. Ma come spesso accade in commedie del genere, c’è posto anche per l’amore: Pierre (Matteo Bertoni) il figlio unico di Jackie (Gabriella Pezzoli) si innamora di una delle gemelle. E poiché «buon sangue non mente», anche lui ha un’amante. Insomma, il tradimento la fa proprio da padrone in questa storia. Malgrado gli infruttuosi tentativi di ridare lustro alle loro vite, le tre vedove continuano a consolarsi a vicenda e a fare progetti. La più effervescente è Marcelle (Loredana Sartorello), sempre in cerca di nuove esperienze amorose. Ma la sua delusione è grande quando il suo uomo, Jean Julien (Adolfo Vaini), di ritorno da un viaggio a Casablanca, si ripresenta… vestito da donna. La commedia è molto divertente e ricca di gustose gags sempre garbate e nel finale c’è ancora spazio per un coup de théâtre: la povera Rose, ormai rassegnata ad avere una famiglia allargata, scopre che il ragazzino del palazzo accanto è un altro figlio illegittimo del marito.
Il cast, completamente al femminile, si avvale di tre protagoniste di prim’ordine (nella foto, Campogalliani, Pezzoli e Sartorello), da sempre punti di forza della Compagnia, una delle più valide nel panorama del teatro amatoriale italiano. La loro alta professionalità ha reso più agevole il compito della regista che le ha lasciate libere nell’interpretazione dei singoli personaggi. Molto belli i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari, che ha curato anche la scenografia tradizionalmente borghese.