Calendario prossimi spettacoli

22 giu
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • martedì 22 giugno 2021
  • 21:30

Commedia in tre atti di Nando Vitali con musiche di Salvatore Allegra
Riduzione in dialetto mantovano di Luigi Zuccaro

Regia di Roberta Vesentini e Maria Grazia Bettini


 
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Prezzi dei posti numerati:

  • INTERO € 10,00

“Mettere il gatto in cantina è un espediente assai saggio,
ma se invece del topo ti mangia il formaggio,
questa è la trappola per rimediar….”
“Metar al gat in cantina s’evitaria tanti guai
ma se invece dal soragh al t’magna al formai,
agh voel ‘na trapola par rimediar…..”

 

Ecco, in sostanza, la metafora in musica che anima e accompagna la vicenda de “Il gatto in cantina”, commedia scritta in italiano nel 1930 da Nando Vitali con le musiche di Salvatore Allegra e trascritta in dialetto mantovano nel 1946 da Luigi Zuccaro, che ne trasferì ovviamente l’ambientazione dalla Toscana alla campagna mantovana, e precisamente in quel di Gonzaga, regalando la coloritura del vernacolo anche al canto.

In questa seconda e più casalinga veste e con il titolo “Al gat in cantina” la rappresentò sempre l’Accademia Campogalliani dal 1946, anno della sua fondazione, fino alle più recenti edizioni di circa vent’anni fa.

Le parti cantate rivestono in questo testo grande rilievo, si fondono in modo naturale con il parlato per diventare un recitar cantando capace di restituire molti e diversi stati d’animo: la malinconia, gli stratagemmi furbeschi, l’ironia, i principi di vita casti o disinvolti e smaliziati, il patriottismo… e molto altro ancora. E anche, cosa di fondamentale importanza, aiutano a comprendere e a ribadire la corrispondenza e l’analogia gustosissime fra gatto, topo, formaggio e certi umani che giungono inattesi alla villa di Gonzaga dove vivrebbero lietamente la loro luna di miele Toni e Carlota novelli sposi, se non fossero disturbati dalla presenza di alcuni ospiti paragonabili a un gatto cacciatore e a un topo troppo goloso di buon formaggio. Ed ecco presentarsi, assai poco gradite, zia Giudita e la figlia Grassia, sfollate a causa degli scontri fra liberali ed esercito austriaco e, poco dopo, l’amico di vecchia data Gianino, reduce da una battaglia, che, pur segretamente innamorato di Grassia di cui ignora la presenza e che lo ama a sua volta, si rivelerà un inguaribile dongiovanni, seduttore insuperabile di… donne maritate!

E per di più a lui s’ispira più rozzamente il suo aiutante Lisandar con la cameriera Marianina! Con l’aiuto del vicino e saggio Sior Procopio e dell’ignaro servitore Angil, Toni, temendo per la propria moglie e volendo liberarsi degli scomodi ospiti, ordirà un inganno di impareggiabile e scoppiettante acume che prevede scambi di ruoli con gatti, topi, formaggio e cantina.

Ci sono anche tanto amore, scanzonato e strappalacrime, un po’ di romanticismo alla Gozzano, un po’ di spirito risorgimentale ("…ma non tornar se per la patria bella…") un po’ di saggezza e un pizzico di follia: i caratteri eterni della commedia teatrale ed umana.

Più che un’operetta “Il gatto in cantina” si direbbe allora un’opera di “mezzo carattere” ora buffa, ora più seria e soprattutto molto patriottica. E con il lieto fine assicurato, per la gioia di tutti.

La Campogalliani nel suo Settantacinquesimo, volendo riunire passato, presente e futuro, ha scelto di iniziare ritornando alle origini dell’Accademia con questa deliziosa commedia che ha sempre riscosso molto successo offrendo al suo pubblico appagante serenità e grande divertimento. E ancora oggi, anzi più che mai oggi, c’è inoltre il piacere di ritrovare il valore del vernacolo, la sua vivacità, i suoi modi di dire, ormai quasi dimenticati, mantenendone intatti e colorendone la trama, i contenuti, i caratteri dei personaggi che, anche per l’inesorabile trascorrere del tempo, sono stati questa volta affidati ad un cast di giovani attori, oltre che ai più esperti Adolfo Vaini, Daniele Pizzoli e Francesca Campogalliani, mentre Roberta Vesentini, che nell’ultima versione interpretava la parte di Carlota, ne riprende ora la regia, affiancata da Maria Grazia Bettini. Gli interpreti provengono da luoghi diversi della provincia mantovana e le registe hanno scelto di non uniformarne il gergo: ne risulta uno straordinario mosaico di dialetti mantovani, tutti comprensibili e tutti di nostrana e pittoresca immediatezza espressiva.

Ecco dunque che “Il gat in cantina” mantiene ancora la freschezza, la vivacità, il coinvolgimento, l’attrattiva, la capacità di divertire e di far riflettere su certi valori della vita che anche 75 anni fa e molte altre volte in seguito ha divertito pubblico e attori della Campogalliani decretando allo spettacolo un successo ancora vivissimo.

24 giu
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • giovedì 24 giugno 2021
  • 21:30

Regia di Chiara Prezzavento e Maria Grazia Bettini


 
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  • INTERO € 10,00

Poteva l’ambizioso Icaro essere felice di una vita faticosa a terra,

una vita di aratri e di buoi dal passo lento,
dopo aver provato anche una volta sola l’estasi senza remore del volo?
E.A. Bucchianeri


Amelia Earhart avrebbe senz’altro risposto di no. Celeberrima aviatrice e icona americana tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, Amelia combina in sé l’aspirazione antica e divorante del volo con l’impegno per l’emancipazione della donna e il glamour più luccicante. Un Icaro al femminile, al perenne inseguimento della prossima sfida – un mito alimentato dal marito pubblicista … Ma quando, nel luglio del 1937, Amelia intraprende un lungo e incerto volo attraverso l’Oceano Pacifico, e del suo aereo si perde ogni traccia a poche miglia dalla destinazione, che ne è di coloro che attendono notizie con il cuore in gola? Il Rumore delle Ali, di Chiara Prezzavento racconta il prezzo dei sogni, il potere delle aspirazioni umane, e il dramma di chi resta a terra, nel cono d’ombra delle imprese leggendarie.
Anche de L’Aviatore nato da un’idea del romanziere inglese Frederick Forsyth, seppur visto soltanto in controluce, non ci si può non chiedere: sarebbe stato capace di tornare alla vita faticosa a terra? Una notte di Natale, un giovanissimo ufficiale pilota e un volo che, sulla carta, non può che andare liscio… Ma il destino ci si mette di mezzo, nella forma di un guasto tecnico: che cosa si fa smarriti in volo, disperatamente soli nel cielo notturno di dicembre? A chi si chiede aiuto? L’esperienza personale di Forsyth, a sua volta pilota RAF negli anni Cinquanta, dà colore e consistenza a un’insolita, avventurosa e misteriosa storia natalizia.
In due atti unici, due storie diverse e complementari esplorano i pericoli e il fascino potente del volo, e il rapporto tra l’uomo e le sue ali meccaniche – che forse non è cambiato poi troppo dai giorni di Icaro in fuga dal labirinto.

* * *

NOTE di REGIA

L’idea di portare in scena il volo come sfaccettata metafora della condizione umana nasce da un impulso del giornalista aereonautico Fabrizio Bovi, che ci suggerisce di ispirarci al racconto The Shepherd, di Frederick Forsyth. A L’Aviatore, storia sulla solitudine e la forza del volo, Chiara Prezzavento affianca l’atto unico Il Rumore delle Ali, che indaga il lato di chi attende a terra. L’atmosfera rarefatta in cui agiscono questi moderni Icaro è ricreata combinando suggestioni teatrali e cinematografiche, attraverso la proiezione di spezzoni di volo autentici che trasportano lo spettatore nella cabina di pilotaggio de L’Aviatore e in una sala d’attesa insieme ai familiari di Amelia. A sua volta Amelia appare sola, isolata in uno spazio indefinito – eternamente in volo. Suoni, spie luminose e luci di bordo e di pista costituiscono l’impalpabile scenografia di questo spettacolo avventuroso.

* * *

AMELIA EARHART, figlia di un avvocato e di un’ereditiera, dopo studi irregolari e una breve carriera da infermiera in Canada, a 21 anni scoprì la passione per il volo che avrebbe dato forma al resto della sua vita. Stella dell’aviazione americana e paladina dell’emancipazione femminile, fu la prima donna a trasvolare l’Atlantico nel 1928. Nel 1931 Sposò l’editore e pubblicista George P. Putnam, che la sostenne nel progettare ed eseguire una serie di imprese aereonautiche di grande richiamo. Nel 1937 intraprese, tra molte difficoltà, un volo intorno al mondo. Durante l’ultima tappa sull’Oceano Pacifico il suo aereo andò disperso senza lasciare traccia. Il suo destino resta tuttora un mistero.

CHIARA PREZZAVENTO, scrittrice, editor, traduttrice e blogger, ha cominciato studiando Relazioni Internazionali, per poi virare in tutt’altra direzione. Scrive e pubblica narrativa storica in Italia e nel Regno Unito. Da un decennio collabora con l’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani”, per cui ha scritto numerosi atti unici, monologhi e adattamenti. La sua ossessione per il teatro elisabettiano ha prodotto numerose conferenze divulgative e la sezione italiana del progetto internazionale Il Palcoscenico di Carta/The Paper Stage. Quando non scrive, edita testi altrui, traduce saggistica e fa gavetta da aiuto-regista.

29 giu
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • martedì 29 giugno 2021
  • 21:30

Elaborazioni teatrali di testi comici a cura degli insegnanti e allievi della Scuola di Teatro F. Campogalliani

Regia di Maria Grazia Bettini, Diego Fusari, Mario Zolin, Serena Zerbetto e Nicola Martinelli


 
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  • INTERO € 10,00

ALLA RICERCA DEI SOGNI PERDUTI

È stato un anno difficile e faticoso, pieno di imprevisti, ma con grande impegno e determinazione noi e i nostri ragazzi siamo arrivati alla meta. Nonostante tutto volevamo far vivere il teatro, tenere accesa quella fiammella a noi tanto cara e siamo riusciti a realizzare il nostro sogno, lo spettacolo di fine corso! Siamo fatti di sogni e speranza, senza dei quali non si può vivere bene; i sogni sono la linfa che fa nascere grandi cose e per questo vanno protetti. “Alla ricerca dei sogni perduti” parla proprio di questo; i nostri sogni a volte si possono perdere, possono diventare incubi spaventosi, ma nulla è perduto: basta cercare dentro di noi…e come dice il Sognatore: “Bisogna credere nei propri sogni, viverli! La vita è bella senza tristezza perché sono i sogni la nostra allegrezza!”

 

RIDI CHE TI PASSA

L’autore

Achille Campanile nasce a Roma il 28 sett. 1899 da Gaetano Campanile soggettista napoletano , regista di film muti e capo redattore de "La Tribuna", e da Clotilde Fiore. Grazie alla cultura letteraria assorbita in famiglia , della quale si impregna, e alle sue naturali doti di scrittore umorista, sarà presto anche lui scrittore , drammaturgo, sceneggiatore e giornalista italiano . La sua scrittura sarà sempre pregna della sua abilità nel giocare con le parole e di un suo umorismo surreale; il suo stile si compone di una prosa curata, precisa e ricca di impeccabilità linguistica. Tra i suoi estimatori troviamo Pirandello e Montale, Umberto Eco e Carlo Bo che gli riconosce di essere uno dei rarissimi inventori di un nuovo genere letterario. Come tutti gli umoristi fu sottovalutato per anni dalla critica letteraria, finché negli anni settanta i tempi  maturarono per rendergli alfine giustizia. Muore a Lariano il 4 gennaio 1977.

Note di regia

Perché la scelta di Campanile per far debuttare sulla scena sette giovani promesse del teatro? Innanzitutto per la volontà di far conoscere loro l’autore, di far riscoprire l’importanza delle parole; in secondo luogo dare loro la possibilità di giocare con  battute veloci e sintetiche che  non danno scampo: bisogna velocemente cambiare espressione mimica e impostazione della voce, per adattarla alle nuove situazioni che via via si vengono a creare. Da qui la scelta di non usare complicate scenografie e costumi elaborati, solo l’attore, la sua voce, la sua mimica e le parole che vengono supportate, talvolta, da un accompagnamento musicale.

È una palestra per i giovani attori, un’arena dove cimentarsi quasi a punta di spada.

 

ACTING WILDE

Note di regia

Anche in tempi attuali, dopo più di un secolo dalla morte dello scrittore irlandese, leggendo qualche battuta di una commedia wildiana o qualche frase lapidaria di un suo saggio, si riesce a dire in poche parole ciò che molti non riuscirebbero a dire in lunghi discorsi.

Non facile quindi scegliere uno o più testi per rappresentarlo. Gli allievi del primo Anno della Scuola di teatro Campogalliani hanno perciò affrontato tre diversi stili: gli Aforismi, la favola e il testo teatrale.

Il linguaggio utilizzato da Wilde è semplice e scarno, preciso e diretto, provocatorio ed ardito e come tale si presenta lo spettacolo. Una lettura drammatizzata della favola Il Principe felice, una esposizione di aforismi e una rappresentazione teatrale, Il delitto di lord Arthur Savile, permetteranno al pubblico e agli allievi di conoscere questo grande autore dell’Ottocento.

Oscar Wilde

Oscar Wilde, figlio di una poetessa, nasce a Dublino nel 1854. Compiuti studi classici nella sua città e a Oxford si reca a Londra, dove per l’ingegno brillante e le pose stravaganti si impone presto nei circoli artistici e mondani. Viaggia molto: Francia, Italia, Grecia, Nordafrica. Nel 1882 è negli Stati Uniti per un fortunato ciclo di conferenze. Dopo una breve e fallimentare esperienza matrimoniale, desta scandalo la sua relazione con Lord Alfred Douglas. Ormai osteggiato dalla stessa buona società che vedeva in lui un idolo, subisce un processo e la condanna per omosessualità a due anni di lavori forzati (1895). Il successo letterario è notevole fin dalle prime opere (Poesie, 1881). In seguito Wilde pubblica le favole per adulti Il principe felice (1888) e La casa dei melograni (1891). Nello stesso anno escono i racconti Il delitto di lord Arthur Savile, due libri di saggi (IntenzioniL’anima dell’uomo sotto il socialismo) e Il ritratto di Dorian Gray, suo unico romanzo, testo simbolo del decadentismo e dell’estetismo. È autore di commedie ancora oggi rappresentate in tutto il mondo: Il ventaglio di lady Windermere (1892), Un marito ideale L’importanza di far l’onesto (entrambe del 1895). Il suo lavoro teatrale più celebre rimane tuttavia il dramma Salomè, scritto in francese nel 1891 per Sarah Bernhardt e successivamente musicato da Richard Strauss (1905). Scrive durante la prigionia alcune fra le più belle pagine in prosa (De profundis, uscito postumo nel 1905), oltre alla Ballata del carcere di Reading, pubblicata nel 1898. Rifugiatosi a Parigi dopo aver scontato la pena, muore in miseria nel 1900.

 

DONNE

DONNE: feroce e complessa commedia satirica scritta da C. Boothe nel 1936 con un cast interamente al femminile.

Le DONNE di Clare Boothe Luce parlano sempre, tutte insieme. Si incontrano, si scontrano, si affrontano a suon di pettegolezzi e schermaglie che ruotano sempre e solo attorno al grande assente ma sempre presente uomo/marito/amante.

New York, primi anni ’60. Un gruppo di signore dell’alta borghesia amiche/nemiche, tutte legate al carro di un matrimonio per amore o per convenienza.

Tra loro Mary Haines vede crollare, dopo dodici anni, il suo perfetto equilibrio famigliare quando le amiche   la metteranno di fronte alla realtà: suo marito Stephen la tradisce con Crystal, cinica, bellissima, seducente commessa di profumeria. 

A questo punto tutte le convenzioni traballano e le mogli si ritrovano a Reno per un divorzio immediato.

Alla fine l’amore vero vince e le pettegole, le innamorate, le arrampicatrici voltano semplicemente pagina verso una nuova avventura.

Mary riconquista il marito per tornare alla sua “normalità “, ma forse il prezzo da pagare non era stato previsto.

Note di regia

A differenza dell’ambientazione dell’autrice negli anni ’30, ho scelto il mondo anni ’60, dove si respirava già qualche accenno di voglia di indipendenza femminile, pur rimanendo la famiglia e il matrimonio valori irrinunciabili.

Ogni personaggio femminile ha un carattere particolare, ma tutte insieme sono la Donna, con le sue contraddizioni, sensibilità, partecipazione buona o cattiva alla vite degli altri.

Le donne sono (ovviamente) soggiogate al mondo maschile, per loro non esiste un altro modo di concepire l’esistenza, di sentirsi donne (persone?). Ma il riscatto arriva dopo (è proprio questo il punto): l’aver capito perfettamente come manipolare il meccanismo dal di dentro; l‘aver assimilato la regle du jeu molto meglio delle loro controparti maschili permette loro di trasformare un ambiente del quale sono succubi in qualcosa da poter dominare.

Questo è il messaggio dello spettacolo, costruito con le attrici, allieve del Corso avanzato della Scuola di Teatro.

L’autrice

Clare Boothe Luce, nata Ann Clare Boothe, è stata una giornalista, scrittrice, attrice, politica, sceneggiatrice e ambasciatrice statunitense.

Nasce nel 1903 a New York. L’infanzia non è facile. I genitori si separano quando ha soli 8 anni. Per pagarsi gli studi, Ann comincia a lavorare come attrice bambina con lo pseudonimo di Joyce Fair. Tra il 1914 e il 1922 prende parte, con buon successo, a un totale di 19 pellicole. Nel 1923, a venti anni, sposò George Tuttle Brokaw, ricco erede di una catena di abbigliamento di New York, dal quale ebbe una figlia: Ann. Dopo il divorzio nel 1929, intraprese la carriera giornalistica. Lavorò nella rivista di moda Vogue e, nel 1931, assunse la direzione di Vanity Fair, periodico di costume, cultura, moda e politica. Nel 1935 sposò in seconde nozze Henry Luce, fondatore ed editore di alcuni tra i più importanti periodici americani, quali TimeLife e Fortune. Eletta tra le file del Partito Repubblicano, dal 1943 al 1947 fece parte della Camera dei Rappresentanti, per lo Stato del Connecticut.

 

SOGNANDO ALICE

A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione…

I celeberrimi romanzi di Lewis Carroll rivivono sul palcoscenico, riletti attraverso la duplice lente del sogno e del gioco. Nella versione elaborata dagli allievi del corso di Scrittura Teatrale, un’Alice adolescente attraversa, svagata e curiosa, un mondo diviso a metà, popolato di creature bizzarre, stretto tra confini (o forse sono siepi?) di domande più complesse di quanto sembrino... Tra balli campestri, indovinelli e l’occasionale intrusione della realtà, Alice diventa tutti noi nell’esplorare giocosamente, nello spazio indefinito del sogno, quello che forse è l’indovinello più importante di tutti: Chi sono io?  Senza mai dimenticare che… siamo tutti un po’ matti, qui.

1 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • giovedì 1 luglio 2021
  • 21:30

liberamente tratto dal racconto di Lewis Carroll


 
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Prezzi dei posti numerati:

  • INTERO € 10,00

A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione…

I celeberrimi romanzi di Lewis Carroll rivivono sul palcoscenico, riletti attraverso la duplice lente del sogno e del gioco. Nella versione elaborata dagli allievi del corso di Scrittura Teatrale, un’Alice adolescente attraversa, svagata e curiosa, un mondo diviso a metà, popolato di creature bizzarre, stretto tra confini (o forse sono siepi?) di domande più complesse di quanto sembrino... Tra balli campestri, indovinelli e l’occasionale intrusione della realtà, Alice diventa tutti noi nell’esplorare giocosamente, nello spazio indefinito del sogno, quello che forse è l’indovinello più importante di tutti: Chi sono io?  Senza mai dimenticare che… siamo tutti un po’ matti, qui.

4 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • domenica 4 luglio 2021
  • 21:30

Scuola di Ballo Teatro Sociale
diretta da Marina Genovesi


 
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  • INTERO € 10,00

6 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • martedì 6 luglio 2021
  • 21:30

Scuola di Ballo Teatro Sociale
diretta da Marina Genovesi


 
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  • INTERO € 10,00

8 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • giovedì 8 luglio 2021
  • 21:30

Regia di Maria Grazia Bettini e Marco Federici


 
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Prezzi dei posti numerati:

  • INTERO € 10,00

DONNE APPASSIONATE: feroce e complessa commedia satirica con un cast interamente al femminile.

Le DONNE APPASSIONATE parlano sempre, tutte insieme. Si incontrano, si scontrano, si affrontano a suon di pettegolezzi e schermaglie che ruotano sempre e solo attorno al grande assente ma sempre presente uomo/marito/amante.

New York, primi anni ’60. Un gruppo di signore dell’alta borghesia amiche/nemiche, tutte legate al carro di un matrimonio per amore o per convenienza.

Tra loro Mary Haines vede crollare, dopo dodici anni, il suo perfetto equilibrio famigliare quando le amiche   la metteranno di fronte alla realtà: suo marito Stephen la tradisce con Crystal, cinica, bellissima, seducente commessa di profumeria. 

A questo punto tutte le convenzioni traballano e le mogli si ritrovano a Reno per un divorzio immediato.

Alla fine l’amore vero vince e le pettegole, le innamorate, le arrampicatrici voltano semplicemente pagina verso una nuova avventura.

Mary riconquista il marito per tornare alla sua “normalità “, ma forse il prezzo da pagare non era stato previsto.

 

NOTE DI REGIA

Ho scelto di ambientare la commedia negli anni ’60, in quanto si respirava già qualche accenno di voglia di indipendenza femminile, pur rimanendo la famiglia e il matrimonio valori irrinunciabili.

Ogni personaggio femminile ha un carattere particolare, ma tutte insieme sono la Donna, con le sue contraddizioni, sensibilità, partecipazione buona o cattiva alla vite degli altri.

Le donne sono (ovviamente) soggiogate al mondo maschile, per loro non esiste un altro modo di concepire l’esistenza, di sentirsi donne (persone?). Ma il riscatto arriva dopo (è proprio questo il punto): l’aver capito perfettamente come manipolare il meccanismo dal di dentro; l‘aver assimilato la regle du jeu molto meglio delle loro controparti maschili permette loro di trasformare un ambiente del quale sono succubi in qualcosa da poter dominare.

Questo è il messaggio dello spettacolo, costruito con le attrici, allieve del Corso avanzato della Scuola di Teatro.

 

10 lug
  • Castello Scaligero di Villimpenta
  • sabato 10 luglio 2021
  • 21:00

Regia di
Maria Grazia Bettini
Mario Zolin
Chiara Prezzavento


 
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  • INTERO € 0,00

Un tempo fu cibo, poi fu spettacolo: così fu teatro.
Il legame tra teatro e cibo è antico tanto quanto la capacità dell’uomo di imporsi sulla scena.
Gli attori reciteranno brani di opere i cui autori hanno celebrato i riti del “mangiare”.
La cucina sarà protagonista di questa serata.

Una carrellata di ricette mantovane e non, recitate in chiave comica e ironica, e fra una portata e l’altra brani teatrali dedicati a pranzo, cena e dessert.
D’altra parte il cibo è parte essenziale della nostra vita, così come la sua rappresentazione ha caratterizzato “scenari naturali” e il realismo di grandissimi autori teatrali.
Storie e personaggi di queste opere rappresentano l’atto del mangiare, che esprime il senso vero di una parte essenziale del  nostro “essere”: lo stare insieme in famiglia, il racconto, la conoscenza, il confronto… la convivialità.

13 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • martedì 13 luglio 2021
  • 21:30

Regia di Chiara Prezzavento, Maria Grazia Bettini e Mario Zolin


 
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Prezzi dei posti numerati:

  • INTERO € 10,00

Un tempo fu cibo, poi fu spettacolo: così fu teatro.
Il legame tra teatro e cibo è antico tanto quanto la capacità dell’uomo di imporsi sulla scena.
Gli attori reciteranno brani di opere i cui autori hanno celebrato i riti del “mangiare”.
La cucina sarà protagonista di questa serata.

Una carrellata di ricette mantovane e non, recitate in chiave comica e ironica, e fra una portata e l’altra brani teatrali dedicati a pranzo, cena e dessert.
D’altra parte il cibo è parte essenziale della nostra vita, così come la sua rappresentazione ha caratterizzato “scenari naturali” e il realismo di grandissimi autori teatrali.
Storie e personaggi di queste opere rappresentano l’atto del mangiare, che esprime il senso vero di una parte essenziale del  nostro “essere”: lo stare insieme in famiglia, il racconto, la conoscenza, il confronto… la convivialità.

15 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • giovedì 15 luglio 2021
  • 21:30

Nuova Scuola di Musica


 
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L’ingresso sarà gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili previa prenotazione obbligatoria.



Prezzi dei posti numerati:

  • INTERO € 0,00

20 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • martedì 20 luglio 2021
  • 21:30

di Aldo Nicolaj

Regia di Mario Zolin


 
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Prezzi dei posti numerati:

  • INTERO € 10,00

L’AUTORE. 

Aldo Nicolaj nasce a Fossano di Cuneo il 15.3.1920 e muore a Orbetello il 5.7.2004.

Commediografo particolarmente versatile e fecondo, esordì con opere di impegno sociale osteggiate dalla censura dell’epoca. La sua fu una vita movimentata, dalla deportazione in Germania al soggiorno in Sudamerica come addetto culturale all’Ambasciata del Guatemala, al trasferimento a Roma. Filo conduttore di questi anni e dei successivi è la produzione incessante di testi teatrali, commedie e atti unici. Nelle sue commedie, molto rappresentate all’estero, che gli valsero il premio SIAE nel 1997 come autore italiano più rappresentato all’estero, seppe sperimentare diversi stili, passando con disinvoltura dal simbolismo al neorealismo, dal surrealismo al teatro dell’assurdo. E’ stato inoltre apprezzato traduttore di opere teatrali straniere, curatore di riduzioni teatrali e sceneggiatore per la RAI. Scisse 74 tra commedie e atti unici 3 commedie in dialetto piemontese e 53 monologhi.

 

NOTE DI REGIA

Nel lungo periodo di chiusura forzata tra gli altri, mi sono venuti in mano alcuni testi di Aldo Nicolaj, rileggendoli ho riscoperto un autore che purtroppo è stato ormai accantonato dai teatri nazionali, in particolare mi ha incuriosito la commedia “Mai stata sul cammello?”, rappresentata per la prima volta a Berlino nel 1996 e scritta per l’attrice Paola Borboni che non ebbe il tempo di portarla in scena. Mi ha incuriosito in quanto è una commedia al femminile che nonostante i sui 25 anni mantiene ancora la freschezza della scrittura e la contemporaneità dell’argomento. Il testo si caratterizza per una critica ironica della società nel quotidiano e focalizza la riflessione dello spettatore sull’analisi dei rapporti umani, ma è sui caratteri dei personaggi che ho posto maggiormente l’attenzione, caratteri ben delineati che vanno tenuti sempre vivi nei loro contrasti, contrasti dai quali nasce la comicità. L’autore costruisce una commedia umana, amara, dall’umorismo acre, dove l’egoismo arriva all’estremo. Questa serie di fattori mi hanno spinto a proporla al nostro pubblico in questo periodo “strano” dove i rapporti familiari vengono messi a dura prova.

22 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • giovedì 22 luglio 2021
  • 21:30

Omaggio al Poeta a 700 anni dalla morte


 
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L’ingresso sarà gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili previa prenotazione obbligatoria.



Prezzi dei posti numerati:

  • INTERO € 0,00

27 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • martedì 27 luglio 2021
  • 21:30

di Alan Ayckbourn
riduzione e traduzione di Luigi Lunari

Regia di Maria Grazia Bettini


 
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Prezzi dei posti numerati:

  • INTERO € 10,00

Lo spettacolo racconta le vicende parallele di due coppie, che finiranno  per intrecciarsi, fra equivoci e colpi di scena. La relazione matrimoniale, disincantata e routinaria, tra due dei protagonisti, Sheila e Philip, costituisce lo specchio e il contraltare di quella che unisce gli altri due personaggi, Greg e Ginny: giovani fidanzati alle prese con le piccole incomprensioni e i repentini entusiasmi di un rapporto ancora all’inizio. Le tre settimane di fidanzamento di Greg e Ginny, così come i trent’anni di matrimonio di Sheila e Philip, sono costellati di bugie e infedeltà. Il soggetto è lo spunto ideale per lo scatenarsi di equivoci e situazioni esilaranti. In questo quadro si sviluppano piccole storie di scappatelle extraconiugali, con le classiche situazioni paradossali che scatenano l’inevitabile ilarità. 

NOTE DI REGIA

La fortuna scenica di Alan Ayckbourn è un fenomeno conosciuto e che negli anni è diventato sempre più clamoroso. Ormai non c’è palcoscenico importante del mondo che non abbia ospitato una sua commedia e i suoi testi riscuotono ovunque straordinari successi. Ayckbourn è un drammaturgo che, in oltre venticinque anni di carriera, si è imposto come l’erede di una tradizione illustre qual’ è quella britannica dominata da George Bernard Show, Oscar Wilde, Noel Coward, per citare solo i maestri del genere. Ayckbourn ha caratteristiche completamente diverse drammaturgicamente parlando e non ha forse l’ambizione di seguire la loro strada ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, ha superato i limiti di partenza della farsa e della commedia brillante, che vivono sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante. I personaggi molto caratterizzati delle prime pièces , spesso solo pedine dell’azione scenica, si sono via via trasformati in personaggi identificabili e riconoscibili della classe media inglese, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate della loro esistenza. Le stesse scappatelle coniugali che costituiscono uno dei motivi più congeniali ad Ayckbourn, non sono semplici elementi da sfruttare nelle infinite possibilità comiche, ma l’occasione anche per fare un ritratto amaro e graffiante di una società senza valori e senza reali alternative al proprio modo di vivere.    La regia  vuole restituire al testo la capacità di coniugare ritmi forsennati e mano leggera con la clamorosa capacità di indagare le   psicologie dei personaggi e coniugare eleganza ed ironia di matrice anglosassone con un allestimento di forte comunicatività. Sinceramente bugiardi è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro comico, oggi troppo spesso degradato da certa comicità di marca televisiva. In questa commedia c’è tutto il mondo di Ayckbourn, la cui comicità nasce dal contrasto fra i contrattempi in cui si trovano i personaggi e le loro reazioni talvolta del tutto spropositate. E’ indubbiamente una comicità di situazione, ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di clichè. Musiche, scene e costumi daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nella straordinaria comicità di Ayckbourn e nelle rocambolesche vicende dei suoi personaggi . Messaggio implicito in Ayckbourn è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza.       

L’AUTORE

Figlio di un violinista e di una scrittrice di romanzi rosa, Sir Alan Ayckbourn inizia la carriera teatrale come assistente del direttore artistico al Festival di Edimburgo. Le sue commedie satiriche si caratterizzano per la coralità, quasi sempre i protagonisti sono marito e moglie. E’ attraverso quei coniugi intrappolati nell’istituzione matrimoniale che sentono come prigione ma al tempo stesso fonte indispensabile di sicurezza, che Ayckbourn mette in scena il malessere sociale della media borghesia provinciale inglese. Dotato di notevole intuito sociologico, il geniale autore anglosassone riesce a costruire dei personaggi assolutamente credibili anche nelle situazioni più paradossali, senza cadere in eccessi caricaturali. Tra i suoi numerosi successi: Absurd Person Singular (1972), Bedroom Farse (1975), Sisterly Feelings (1979), Intimate Exchanges (1982), Body Language (1990) Snake in the Grass (2002). Negli anni ’80 Ayckbourn cambirà in parte il suo stile, sconfinando talvolta nel dramma, trasportato da un pessimismo sempre meno dissimulato, come è evidente in testi come: Woman in Mind (1985) e Henceforward (Il presente prossimo venturo, 1987).

29 lug
  • Cortile d’onore di Palazzo d’Arco
  • giovedì 29 luglio 2021
  • 21:30

A cura di Accademia Campogalliani
in collaborazione con gli
Amici del Conservatorio” di Mantova


 
dettagli  

L’ingresso sarà gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili previa prenotazione obbligatoria.



Prezzi dei posti numerati:

  • INTERO € 0,00

Correva l’anno 1770 quando, il 10 gennaio, un giovanissimo Mozart, accompagnato dal padre Leopold, giunse a Mantova, per soggiornarvi, ospite della nobiltà cittadina. Cenarono a Palazzo D’Arco, essendo stati raccomandati dal conte Giorgio D’Arco di Salisburgo, cugino del conte Francesco Eugenio D’Arco di Mantova.
Il famoso teatro Bibiena accolse l’armonia della sua musica.