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CANTO DI NATALE
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CANTO DI NATALE

di Charles Dickens
riduzione e adattamento teatrale di Chiara Prezzavento
Regia di: Maria Grazia Bettini
Durata: 1:30

L’Autore

Charles Dickens nasce a Landport, Portsea, nel 1812 e muore a Gadshill Rochester nel 1870.
Sin dall’infanzia, povera e dolorosa, fu a contatto con la vita del popolo londinese, che gli diede un’esperienza feconda. Dopo aver lavorato in una fabbrica di lucido da scarpe, divenne stenografo parlamentare (1828). Nel 1833 uscirono sul Monthly Magazine i primi Sketches by Boz, che contengono già tutti gli elementi caratteristici della sua ispirazione. The posthumous papers of the Pickwich Club (1837) - Il Circolo Pickwich, pubblicato a dispense mensili, come poi la maggior parte delle sue opere, gli procurò fama e fortuna immediata; i personaggi incarnavano in modo spontaneo i lati più tipici e costanti del temperamento inglese, e la tecnica era quella cara all’autore: l’improvvisazione di episodi e scene intorno a un gruppo di personaggi. Divenuto il romanziere più popolare dell’Inghilterra, fece seguire: Oliver Twist (1838); Nicholas Nickleby (1839); The old curiosity shop (1841); Barnaby Rudge (1841); A Christmas carol (1843); The Chimes (1845); The cricket on the hearth (1846); Dombey and son (1848); David Copperfield (1850); Bleak House (1853); Hard times (1854); Little Dorrit (1857); A tale of two cities (1859); Great expectations (1861); Our mutual friend (1865). Si servì della sua popolarità per svolgere una polemica umanitaria e sociale, prendendo di mira molte istituzioni, di cui diede una rappre- sentazione quasi sempre caricaturale. La sua vena umoristica è genuina; ma nonostante l’ottimismo che fa dei suoi romanzi il monumento più tipico dell’età vittoriana, egli fu il primo romanziere che sentì la poesia di certi aspetti e ambienti torbidi e sinistri di una grande metropoli moderna.

 

Trama dello spettacolo e note di regia

“Se potessi fare a modo mio, ogni idiota che se ne va attorno con cotesto “allegro Natale” in bocca, avrebbe a esser bollito nella propria pentola e sotterrato con uno stecco di agrifoglio nel cuore. Sì, proprio!” (Prima strofa)
Basta questo per far nascere lo spettacolo: un ufficio spoglio e freddo con una finestra sulle strade di Londra che si prepara al Natale con canti e raccolta fondi per gli indigenti. Un avido e meschino personaggio che respinge ogni gesto di generosità o amore o amicizia anche in un giorno così speciale. Ma forse nel suo cuore si accende una scintilla alimentata dalle parole del vecchio socio morto con il cuore incatenato dall’avidità e da quelle dei Fantasmi del Passato, Presente e Futuro.
Le scene si susseguono veloci come pensieri o sogni, fino a farlo risvegliare una persona diversa e capace di rimediare agli errori fatti anche nel solo tempo che rimane.
Il Canto è un racconto fantastico ma che racchiude verità profonde: ripercorrere la propria vita, riflettere sugli errori commessi per avidità, egoismo, insensibilità, per poter diventare una persona migliore, con sé stessi e con gli altri.
“Risero alcuni di quel mutamento, ma egli li lasciava ridere e non vi badava; perché sapeva bene che molte cose buone, su questo mondo, cominciano sempre col muovere il riso in certa gente” (ultima strofa)
Ho sentito la necessità di mettere in scena una favola di rinascita morale dell’individuo, in una società come la nostra dove stiamo seppellendo l’amore verso il prossimo e mostrando i peggiori lati della nostra umanità. ll Natale era una celebrazione religiosa piuttosto severa nell’Inghilterra del 1843, quando Charles Dickens, celebre scrittore in difficoltà finanziarie e creative, scrisse il romanzo breve A Christmas Carol.
La storia del vecchio avaro Scrooge e dei tre Spiriti in una Londra fuligginosa e affollata, capace delle miserie più meschine come della più calorosa generosità, era destinata a diventare l’opera più celebre di Dickens – ma anche a forgiare una nuova immagine delle celebrazioni natalizie, fatta di legami familiari, di condivisione, di agrifogli e frutta candita, di calore umano, di gentilezza e gioia.
Dickens ha creato un Natale del cuore dalla solennità misteriosa, felice e attraente al di là del suo significato strettamente religioso, un appello universale alla fraternità e agli affetti. È questo spirito che la regia vuole restituire sulla scena in Canto di Natale, adattato e tradotto appositamente da Chiara Prezzavento.
Ebenezer Scrooge, il mite scrivano Cratchit e una piccola folla di spiriti, cantori, bambini e pessimi soggetti popolano una vivace, magica parabola moderna capace di commuovere e divertire al tempo stesso – nella migliore tradizione dickensiana.

Personaggi e interpreti

Prologo
CHIARA PREZZAVENTO
EBENEZER SCROOGE, un uomo d’affari
ADOLFO VAINI
BOB CRATCHIT, l’impiegato di Scrooge
GIANCARLO SANTARELLO / GILBERTO VALLE
FRED, il nipote di Scrooge
DIEGO FUSARI
IL GENTILUOMO della Lega per il Sollievo agl’Indigenti
FRANCESCO CANTARELLI
LA DAMA della Lega per il Sollievo agl’Indigenti
DANIELA MODENA
JACOB MARLEY, il socio di Scrooge, defunto da sette anni
MICHELE ROMUALDI
LO SPIRITO DEI NATALI PASSATI
LOREDANA SARTORELLO
IL PICCOLO SCROOGE, il nostro eroe (da bambino)
GIACOMO FINCATO
FANNY, la sorellina di Scrooge
ANNALAURA MELOTTI
MR FEZZIWIG, il primo datore di lavoro di Scrooge
SERGIO NEGRI
MRS FEZZIWIG
FRANCESCA CAMPOGALLIANI
PERSONALE DI MR FEZZIWIG
MICHELE ROMUALDI
FRANCESCO CANTARELLI
DONATA BOSCO
DANIELA MODENA
IL GIOVANE SCROOGE, il nostro eroe (a vent’anni)
DAVIDE CANTARELLI
BELLA, la fidanzata del Giovane Scrooge
FRANCESCA SAVOIA
LO SPIRITO DEL NATALE PRESENTE
SERENA ZERBETTO
MRS CRATCHIT, la moglie di Bob
JENNIFER ALIPRANDI
CHARLIE, il figlio di mezzo
EMANUELE MARRA / GIANGUIDO SANTI
MARTHA, la figlia
CARLOTTA PRIORI / VIVIANA TEBALDI
PETER, il figlio maggiore
GIACOMO FINCATO
IL PICCOLO TIM, il figliolino zoppo
CLAUDIO ROCCO BUCCI
LIZA, la moglie di Fred
ALESSANDRA MATTIOLI
OSPITI DI FRED E LIZA
ANNALAURA MELOTTI
MARCO FEDERICI
LO SPIRITO DEI NATALI FUTURI
LOREDANA SARTORELLO
UN UOMO D’AFFARI
MICHELE ROMUALDI
UN SECONDO UOMO D’AFFARI
FRANCESCO CANTARELLI
MRS GAMP, la domestica
FRANCESCA CAMPOGALLIANI
IL VECCHIO JOE, usuraio e ricettatore
SERGIO NEGRI
MRS DILBER, la lavandaia
MARIA DONATA BOSCO
I CANTORI
MICHELE ROMUALDI
FRANCESCO CANTARELLI
DANIELA MODENA
ERIKA MEGA
ALESSANDRA MATTIOLI
LE VOCI: Bella e suo marito
ALESSANDRA MATTIOLI, MICHELE ROMUALDI
Caroline
FRANCESCA SAVOIA
Richard
MARCO FEDERICI
IL RAGAGGO PER STRADA
GIACOMO FINCATO
 

Realizzazione

Regia
Maria Grazia Bettini
Scenografia
Diego Fusari
Daniele Pizzoli
Costumi
Francesca Campogalliani
Diego Fusari
Ideazione luci ed effetti speciali
Massimiliano Fiordaliso
Rossella Mattioli
Colonna sonora e direzione musicale
Nicola Martinelli
Clelia Gessi
Rossella Mattioli
Realizzazione costumi
Sartoria teatrale Costapereira
Realizzazione scenografie
Falegnameria Busoli
Direzione scenica
Lorenza Becchi
Daniela Modena
Barbara Pedrazzini
Debora Pedrazzini
 

Prossime rappresentazioni

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  • sabato 5 dicembre 2026
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