IL POVERO PIERO - IL CARO ESTINTO
IL POVERO PIERO
Una famiglia viene sconvolta dalla scomparsa del “Povero Piero” e dal conseguente ritrovamento delle sue ultime volontà. Il defunto, nel testamento, dà ordine che si dia notizia della sua morte so¬lamente una volta avvenute le esequie. Teresa (la vedova), la sua amica e le persone che vivevano in casa con Piero dovranno lottare contro parecchi imprevisti per tener celata la cosa, ma…
Ma non è facile nascondere l’accaduto e il salotto di casa diventa sempre più affollato di parenti e amici che arrivano per unirsi al dolore della vedova.
È possibile ridere della tristezza altrui? Forse, quando le situazioni diventano così paradossali.
Più della semplice ma geniale trama, contano gli episodi collaterali, i raccontini, le digressioni: una travolgente sequela di vicende surreali che, in un crescendo di equivoci e sorprese, vede alternarsi il riso e il pianto dei protagonisti fino al colpo di scena finale.
Scritto come romanzo dalla penna ironica e graffiante di Achille Campanile nel 1959, e successivamente tradotto in forma scenica dallo stesso autore - lasciandone però innumerevoli varianti – “Il povero Piero” è un graffiante ritratto, un’acuta osservazione dei vizi e delle piccole ipocrisie quotidiane della nostra società, in un carosello di personaggi ridicoli e spassosi, patetici e nevrotici, colti in un momento di alta ritualità.
IL CARO ESTINTO
Il testo ha come protagoniste Giulia, giovane vedova di Vittorio, e l’amica, la signora De Crampon. Insieme evocano il marito della prima, «il caro estinto» appunto. Più il discorso e le confidenze avanzano, più la figura di Vittorio si rivela mostruosa e ambigua. Si scoprirà infatti che il morto era un uomo crudele: non solo aveva rapporti con vecchie, bambine e uomini, ma tra le sue innumerevoli conquiste poteva vantare anche quella della signora de Crampon. La varietà delle situazioni e delle atmosfere produce un mix comicamente esplosivo, che oscilla tra leggerezza e gravità, come tutto il teatro di De Obaldia.