IL MIO PREZIOSO ANGELO
LA TRAMA
La pièce “IL MIO PREZIOSO ANGELO” racconta la crisi di una famiglia molto conservatrice, in una cittadina rurale del Texas, generata dalla complessità del rapporto con il figlio, Tyler: un ragazzo gay che ama vestirsi e comportarsi in modo eccentrico, manifestando così al mondo la sua diversità. Tyler è supportato dalla madre, Suzanne, un’alcolista col desiderio di diventare un’imprenditrice: questo è il suo sogno, nel quale si rifugia per evitare di guardare in faccia la triste realtà in cui vive. La passione sfrenata per suo figlio la porta ad assecondare in tutto e per tutto le tendenze di Tyler, che diventa un po’ il suo compagno di giochi, come la bambola per una ragazzina, quella che in fondo lei è, una donna mai cresciuta. Il dramma scaturisce nel momento in cui Jimmy, padre dell’adolescente Tyler, del quale lui da sempre mal sopporta il suo modo d’essere, tornando a casa trova il figlio a letto con un uomo della sua età e in un raptus di rabbia lo massacra di botte tanto da ridurlo in coma. La seconda parte della pièce si svolge in ospedale, dove le diverse generazioni dei famigliari di Tyler sono spinte a guardarsi dentro e a cercare risposte nuove, inimmaginabili. L’ospedale dove Tyler lotta tra la vita e la morte, sarà luogo d’incontro e di scontro dei componenti della famiglia: lì si rinfacceranno le reciproche debolezze, contendendosi la custodia di Tyler. Nanna Jo, la nonna, protagonista assoluta della pièce, molto religiosa e conservatrice, ma anche teneramente affezionata al nipote, sua figlia Jennifer, donna in carriera, troppo schietta e pragmatica. E infine Kenny, compagno di liceo di Jimmy, che subì da questi le stesse violenze subite da Tyler.
NOTE DI REGIA
Ho scelto di portare in scena questo testo sconosciuto in Italia perché l’autrice ha scritto un dramma penetrante, devastante, una storia commovente e attuale, dove il protagonista Tyler, pur non comparendo mai durante l’intero arco della rappresentazione, è sempre presente come forza unificante. Carol Carpenter nella sua pièce ha saputo creare personaggi credibili, proponendoci un dramma di parola, dove ogni personaggio delinea sé stesso donandosi al pubblico, che potrà così, alla fine, giudicarlo. Ed è proprio nello studio dei vari personaggi, nello studio delle intenzioni nelle singole battute che ho lavorato con gli interpreti, cercando di creare quella tensione che l’autrice ha immesso nella sua scrittura, in un crescendo che si conclude con un finale emozionante. La scenografia è essenziale, richiama i luoghi degli avvenimenti senza sovrastare la potenza del dramma.
L’AUTRICE
CAROL CARPENTER è nata nell’America del sud in una famiglia religiosa, ha dichiarato la propria omosessualità all’età di 18 anni, è cresciuta poi nel Nuovo Messico, dove la Bibbia, il confine messicano, le raffinerie di petrolio, i cowboy e i poveri si incontrano a formare un paesaggio fatto di conflitti. Nei suoi scritti afferma che il progresso e la tradizione hanno bisogno l’uno dell’altro, che senza l’armonizzante effetto degli opposti il nostro mondo è squilibrato. Vive tra New York e Madrid.
AUTORITRATTO
Scrivo di rednecks, battisti, messicani, immigrati, petrolio, ranch, narcotraffico, prigioni, povertà, politici, cowboy, imprenditori (e dei liberali benintenzionati che li fanno correre a prendere le armi). Scrivo della frontiera. Sono cresciuta nel Permian Basin, il bacino petrolifero più ricco degli USA, in una città dove ha sede l’accademia di addestramento della Border Patrol. I miei genitori erano battisti della classe operaia e democratici liberali. Ho un master in scrittura drammaturgica alla USC, ho lavorato alla Paramount, scritto romanzi per ragazzi per Random House (sotto lo pseudonimo Amanda Christie), e ho fatto la drammaturga a New York per un decennio. Ho lasciato il settore nel 2016, dopo essere stata selezionata come Writers Lab Fellow, per prendermi cura di mia madre dopo la morte di mio padre. Ora sono tornata. Sono forse l’unica liberale urbana che è rimasta legata alla sua famiglia religiosa e conservatrice. Oscillo con disinvoltura tra il mondo del petrolio e l’università dove insegno. Amo e detesto entrambi. Questo doppio sguardo dà realismo e universalità al mio lavoro. Pensate a Taylor Sheridan, ma con donne intelligenti, liberali e (veri) cristiani. Scrivo della “vera America”, perché ci siamo dentro tutti, ugualmente sciocchi, saggi, crudeli e gentili.


MANTOVA “Sweet Sweet Spirit” è il titolo dello spettacolo che sarà portato in scena dall’Accademia Teatrale Campogalliani al Teatrino d’Arco, a partire da sabato. Lo spettacolo è tratto dal testo di Carol Carpenter con traduzione di Enrico Luttmann e la regia di Mario Zolin. La pièce “Il mio prezioso angelo” racconta la crisi di una famiglia molto conservatrice, in una cittadina male del Texas, generata dalla complessità del rapporto con il figlio, Tyler. un ragazzo gay che ama vestirsi e comportarsi in modo eccentrico, manifestando così al mondo la sua diversità. Tyler è supportato dalla madre, Suzanne, un’alcolista col de-siderio di diventare un’imprenditrice: questo è il suo sogno, nel quale si rifugia per evitare di guardare in faccia la triste realtà in cui vive. dramma scaturisce nel momento in cui Jimmy, padre dell’adolescente Tyler, del quale lui da sempre mal sopporta il suo modo d’essere, tornando a casa trova il figlio a letto con un uomo della sua età e in un raptus di rabbia lo massacra di botte tanto da ridurlo in coma La seconda parte della pièce si svolge in ospedale, dove le diverse generazioni dei famigliari di Tyler sono spinte a guardarsi dentro e a cercare risposte nuove, inimmaginabili. L’ospedale dove Tyler lotta tra la vita e la morte, sarà luogo d’incontro e di scontro dei componenti della famiglia: lì si rinfacceranno le reciproche debolezze, contendendosi la custodia di Tyler. Nanna lo, la nonna, protagonista assoluta della pièce, molto religiosa e conservatrice, ma anche teneramente affezionata al nipote, sua figlia Jennifer, donna in carriera, troppo schietta e pragmatica. E infine Kenny, compagno di liceo di Jimmy, che subì da questi le stesse violenze subite da Tyler. “Ho scelto di portare in scena questo testo sconosciuto in Italia - racconta il regista Zolin - perché l’autrice ha scritto un dramma penetrante, devastante, una storia commovente e attuale, dove il protagonista Tyler, pur non comparendo mai durante l’intero arco della rappresentazione, è sempre presente come forza unificante. Carol Carpenter nella sua pièce ha saputo creare personaggi credibili, proponendoci un dramma di parola, dove ogni personaggio delinea sé stesso donandosi al pubblico, che potrà così, alla fine, giudicarlo. Ed è proprio nello studio dei vari personaggi, nello studio delle intenzioni nelle singole battute che ho lavorato con gli interpreti, cercando di creare quella tensione che l’autrice ha immesso nella sua scrittura, in un crescendo che si conclude con un finale emozionante. La scenografia è essenziale, richiama i luoghi degli avvenimenti senza sovrastare la potenza del dramma”. Carol Carpenter è nata nell’America del sud in una famiglia religiosa, ha dichiarato la propria omosessualità all’età di 18 anni, è cresciuta poi nel Nuovo Messico, dove la Bibbia, il confine messicano, le raffinerie di petrolio, i cowboy e i poveri si incontrano a formare un paesaggio fatto di conflitti. Nei suoi scritti afferma che il progresso e la tradizione hanno bisogno l’uno dell’altro, che senza l’armonizzante effetto degli opposti il nostro mondo è squilibrato. Vive tra New York e Madrid. Lo spettacolo resterà in scena fino al primo marzo. I biglietti si possono acquistrare diret-tamente sul sito teatro-campogalliani.it.
5 febbraio 2026
MANTOVA – Sabato 7 febbraio alle ore 20:45 al Teatrino d’Arco di Mantova, debutterá in prima assoluta il nuovo spettacolo dell’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani” per la stagione celebrativa degli ottant’anni di ininterrotta attività teatrale: “Il mio prezioso angelo” di Carl Carpenteer tradotto dall’originale “Sweet sweet spirit” da Enrico Luttman.

Lo spettacolo, che porta la firma registica di Mario Zolin, racconta la crisi di una famiglia molto conservatrice, in una cittadina rurale del Texas, generata dalla complessità del rapporto con il figlio, Tyler: un ragazzo gay che ama vestirsi e comportarsi in modo eccentrico, manifestando così al mondo la sua diversità. Tyler è supportato dalla madre, Suzanne, un’alcolista col desiderio di diventare un’imprenditrice: questo è il suo sogno, nel quale si rifugia per evitare di guardare in faccia la triste realtà in cui vive. La passione sfrenata per suo figlio la porta ad assecondare in tutto e per tutto le tendenze di Tyler, che diventa un po’ il suo compagno di giochi, come la bambola per una ragazzina, quella che in fondo lei è, una donna mai cresciuta. Il dramma scaturisce nel momento in cui Jimmy, padre dell’adolescente Tyler, del quale lui da sempre mal sopporta il suo modo d’essere, tornando a casa trova il figlio a letto con un uomo della sua età e in un raptus di rabbia lo massacra di botte tanto da ridurlo in coma. La seconda parte della pièce si svolge in ospedale, dove le diverse generazioni dei famigliari di Tyler sono spinte a guardarsi dentro e a cercare risposte nuove, inimmaginabili. L’ospedale dove Tyler lotta tra la vita e la morte, sarà luogo d’incontro e di scontro dei componenti della famiglia: lì si rinfacceranno le reciproche debolezze, contendendosi la custodia di Tyler. Nanna Jo, la nonna, protagonista assoluta della pièce, molto religiosa e conservatrice, ma anche teneramente affezionata al nipote, sua figlia Jennifer, donna in carriera, troppo schietta e pragmatica. E infine Kenny, compagno di liceo di Jimmy, che subì da questi le stesse violenze subite da Tyler.

Il regista Mario Zoli ha scelto di portare in scena questo testo sconosciuto in Italia perché l’autrice ha scritto un dramma penetrante, devastante, una storia commovente e attuale, dove il protagonista Tyler, pur non comparendo mai durante l’intero arco della rappresentazione, è sempre presente come forza unificante. Carol Carpenter nella sua pièce ha saputo creare personaggi credibili, proponendoci un dramma di parola, dove ogni personaggio delinea sé stesso donandosi al pubblico, che potrà così, alla fine, giudicarlo. Ed è proprio nello studio dei vari personaggi, nello studio delle intenzioni nelle singole battute che ho lavorato con gli interpreti, cercando di creare quella tensione che l’autrice ha immesso nella sua scrittura, in un crescendo che si conclude con un finale emozionante. La scenografia è essenziale, richiama i luoghi degli avvenimenti senza sovrastare la potenza del dramma.

Il cast è composto da: Elena Montanari, Paolo Di Mauro, Rossella Avanzi, Francesca Savoia, Carlo Alberto Di Micco, Barbara Pedrazzini e Daniela Modena.
Le scenografie sono state ideate da Mario Zolin e Massimiliano Fiordaliiso, i costumi da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, le luci da Giovanni Artoni, la colonna sonora da Nicola Martinelli, assistente alla regia Marina Alberini che segue pure la direzione scenica con Daniela Modena, i tecnici del suono sono Clelia Gessi e Rossella Mattioli, il progetto grafico é stato curato da Michele Romualdi e Fabio Nardi.

La prevendita per tutte le repliche che si volgeranno ogni venerdì e sabato sera alle 20,45 e le domeniche alle 16 fino all’1 marzo si possono effettuare online dal sito www.teatro-campogalliani.it o direttamente da www.mailticket.it oppure direttamente alla biglietteria dei teatrino d’arco nei giorni di venerdì e sabato dalle 17,30 alle 19, tel. 0376 325363.
Sabato alle 20.45 debutterà In prima assoluta il nuovo spettacolo dell’Accademia teatrale Campogalliani per la stagione celebrativa degli ottant’anni di ininterrotta attività teatrale: “Il mio prezioso angelo” di Carol Carpenter tradotto dall’originale “Sweet sweet spirit” da Enrico Lutttmann. Lo spettacolo, che porta la firma registica di Mario Zolin, racconta la crisi di una famiglia molto conservatrice, in una cittadina rurale del Texas, generata dalla complessità del rapporto con il figlio. Tyler: un ragazzo gay che ama vestirsi e comportarsi in modo eccentrico. manifestando così al mondo la sua diversità. Tyler è supportato dalla madre, Suzanne, un’alcolista col desiderio di diventare un’imprenditrice: questo è ll suo sogno, nel quale si rifugia per evitare di di guardare in faccia la triste realtà in cui vive. Il dramma scaturisce nel momento in cui Jimmy, padre dell’adolescente Tyler, del quale lui da sempre mal sopporta il suo modo d’essere, tornando a casa trova il figlio a letto con un uomo della sua età e in un raptus di rabbia lo massacra di botte da ridurlo in coma. la seconda parte della pièce si svolge in ospedale, dove le di verse generazioni della famiglia di Tyler sono spinte a guardarsi dentro e a cercare risposte nuove, inimmaginabili. L’ospedale dove Tyler lotta tra la vita e la morte, sarà luogo d’incontro e di scontro dei componenti della famiglia.
Il regista Mario Zolin ha scelto di portare in scena questo testo sconosciuto in Italia perché l’autrice ha scritto un dramma penetrante, una storia commovente e attuale, dove il protagonista Tyler, pur non comparendo mai durante l’intero arco della rappresentazione, è sempre presente come forza unificante. «Carol Carpenter nella sua piéce ha saputo creare personaggi credibili - ha commentato il regista - proponendoci un dramma di parola, dove ogni personaggio delinea sé stesso donandosi al pubblico, che potrà così, alla fine, giudicarlo».
La prevendita per tutte le repliche che si svolgeranno ogni venerdì e sabato sera alle 20.45 e le domeniche alle 16 fino all’1 marzo si possono effettuare online dal sito www.teatro-campogalliani.it o direttamente da www.mailticketit oppure direttamente alla biglietteria del Teatrino di Palazzo d’Arco nei giorni di venerdì e sabato dalle 17.30 alle 19. Tel. 0376 325363.

MANTOVA – Sarà “Il mio prezioso angelo” di Carl Carpenteer tradotto dall’originale “Sweet sweet spirit” da Enrico Luttman con il debutto in anteprima assoluta sabato 7 febbraio alle ore 20.45 al Teatrino d’Arco a dare il via alla stagione celebrativa degli ottant’anni di ininterrotta attività teatrale dell’Accademia teatrale Campogalliani.

LA TRAMA
Lo spettacolo, che porta la firma registica di Mario Zolin, racconta la crisi di una famiglia molto conservatrice, in una cittadina rurale del Texas, generata dalla complessità del rapporto con il figlio, Tyler: un ragazzo gay che ama vestirsi e comportarsi in modo eccentrico, manifestando così al mondo la sua diversità. Tyler è supportato dalla madre, Suzanne, un’alcolista col desiderio di diventare un’imprenditrice: questo è il suo sogno, nel quale si rifugia per evitare di guardare in faccia la triste realtà in cui vive. La passione sfrenata per suo figlio la porta ad assecondare in tutto e per tutto le tendenze di Tyler, che diventa un po’ il suo compagno di giochi, come la bambola per una ragazzina, quella che in fondo lei è, una donna mai cresciuta. Il dramma scaturisce nel momento in cui Jimmy, padre dell’adolescente Tyler, del quale lui da sempre mal sopporta il suo modo d’essere, tornando a casa trova il figlio a letto con un uomo della sua età e in un raptus di rabbia lo massacra di botte tanto da ridurlo in coma. La seconda parte della pièce si svolge in ospedale, dove le diverse generazioni dei famigliari di Tyler sono spinte a guardarsi dentro e a cercare risposte nuove, inimmaginabili. L’ospedale dove Tyler lotta tra la vita e la morte, sarà luogo d’incontro e di scontro dei componenti della famiglia: lì si rinfacceranno le reciproche debolezze, contendendosi la custodia di Tyler. Nanna Jo, la nonna, protagonista assoluta della pièce, molto religiosa e conservatrice, ma anche teneramente affezionata al nipote, sua figlia Jennifer, donna in carriera, troppo schietta e pragmatica. E infine Kenny, compagno di liceo di Jimmy, che subì da questi le stesse violenze subite da Tyler.
LA SCELTA DEL REGISTA

Il regista Mario Zoli ha scelto di portare in scena questo testo sconosciuto in Italia perché l’autrice ha scritto un dramma penetrante, devastante, una storia commovente e attuale, dove il protagonista Tyler, pur non comparendo mai durante l’intero arco della rappresentazione, è sempre presente come forza unificante Carol Carpenter nella sua pièce ha saputo creare personaggi credibili, proponendoci un dramma di parola, dove ogni personaggio delinea sé stesso donandosi al pubblico, che potrà così, alla fine, giudicarlo. Ed è proprio nello studio dei vari personaggi, nello studio delle intenzioni nelle singole battute che ho lavorato con gli interpreti, cercando di creare quella tensione che l’autrice ha immesso nella sua scrittura, in un crescendo che si conclude con un finale emozionante. La scenografia è essenziale, richiama i luoghi degli avvenimenti senza sovrastare la potenza del dramma.
IL CAST
Il cast è composto da Elena Montanari, Paolo Di Mauro, Rossella Avanzi, Francesca Savoia, Carlo Alberto Di Micco, Barbara Pedrazzini e Daniela Modena. Le scenografie sono state ideate da Mario Zolin e Massimiliano Fiordaliiso, i costumi da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, le luci da Giovanni Artoni, la colonna sonora da Nicola Martinelli, assistente alla regia Marina Alberini che segue pure la direzione scenica con Daniela Modena, i tecnici del suono sono Clelia Gessi e Rossella Mattioli, il progetto grafico é stato curato da Michele Romualdi e Fabio Nardi.
BIGLIETTI
La prevendita per tutte le repliche che si volgeranno ogni venerdì e sabato sera alle 20,45 e le domeniche alle 16 fino all’1 marzo si possono effettuare online dal sito http://www.teatro-campogalliani.it o direttamente da http://www.mailticket.it oppure direttamente alla biglietteria dei teatrino d’arco nei giorni di venerdì e sabato dalle 17,30 alle 19, tel. 0376 325363.
100%
“ECCELLENTE”
La più intensa, caratterizzante, dolorosa ecc che abbia mai visto da voi
Bellissimo
Perfetta essenziale
Bella efficace tagliente
Perfetti per l’epoca
Perfetta
Eccellente
Meravigliosa
Ho seguito attentamente e ancora complimenti a una regia capace di dare ritmo e profondità ad una storia sorprendentemente attuale. Il pathos non è mai gratuito: nasce da scelte sceniche misurate, da silenzi che parlano e da movimenti che raccontano più delle parole. Le musiche, selezionate con cura, accompagnano l’azione con una sensibilità rara: sostengono le emozioni, amplificano i passaggi più intensi e creano un tessuto sonoro che avvolge il pubblico senza sovrastarlo. Gli abiti contribuiscono a definire i personaggi e a dare coerenza visiva all’intero spettacolo. Gli attori, tutti, offrono prove sincere e coinvolgenti: ognuno porta in scena un frammento di verità, costruendo un ensemble compatto e credibile.Il finale con il brano cantato è unico ed emozionante. Uno spettacolo che emoziona, parla al presente e lascia il segno. Complimenti a tutta la squadra artistica e tecnica per un lavoro curato, intenso e profondamente umano.