DONNE DI SCIENZA
Le donne hanno sin dall’antichità contribuito in maniera significativa allo sviluppo della scienza. Ecco alcune storie raccontate in prima persona dalle protagoniste.
La storia delle donne nella cultura e nella vita civile è stata una storia di emarginazione fino alla fine dell’Ottocento e in gran parte ancora fino alla metà del Novecento, almeno nei paesi industrializzati. In molti paesi in via di sviluppo, salvo rare eccezioni, le donne sono ben lontane non solo dall’aver raggiunto la parità con l’altro sesso, ma anche dal vedere loro riconosciuti i più elementari diritti di esseri umani. Quali possono essere le cause di questa situazione che risale indietro nei secoli? Forse già nelle epoche preistoriche, la forza fisica necessaria per sopravvivere, le numerose gravidanze e il lungo periodo di allattamento e di cura della prole hanno portato alla differenziazione dei compiti. Oggi, i progressi della scienza e della medicina, e le conseguenti applicazioni tecnologiche hanno annullato la condanna biblica - uomo lavorerai con fatica, donna partorirai con dolore - almeno nei paesi industrializzati.
Per secoli le donne che potevano avere accesso all’istruzione erano quelle rinchiuse nei conventi. Forse per questo le donne che sono emerse nel passato erano soprattutto umaniste, pittrici, scrittrici, poetesse, ma molto più raramente scienziate. Infatti, chi ha attitudini artistiche o letterarie può emergere anche senza una preparazione specifica, mentre le scienze, e in particolare le cosiddette scienze “dure” come matematica e fisica richiedono una preparazione di base, senza la quale è quasi impossibile progredire. Solo quelle poche favorite dall’avere un padre, un fratello o un marito scienziato disposto a condividere le proprie cognizioni, potevano farsi una cultura scientifica. Basta ricordare che ancora all’inizio del XX secolo in molti paesi europei alle ragazze era precluso l’accesso alle università ed anche ai licei.
Perciò le donne, escluse dalle università, escluse dall’educazione scientifica, sono emerse là dove potevano emergere. Così è sorto il pregiudizio secondo cui le donne sarebbero più adatte alle materie letterarie e linguistiche che non a quelle scientifiche. Le stesse ragazze crescono in mezzo a questi pregiudizi e se ne lasciano influenzare, e scelgono le facoltà umanistiche anche contro le loro naturali inclinazioni, contribuendo così a rafforzare i pregiudizi stessi. Comunque, oggi cresce sempre di più il numero di ragazze che scelgono materie ritenute tipicamente maschili come ingegneria.
Malgrado le difficoltà incontrate, non sono poche le scienziate che hanno portato importanti contributi allo sviluppo della scienza. La storia ci tramanda i nomi di alcune famose scienziate. Ce ne furono una ventina nell’antichità, fra cui emerge il nome della matematica Ipazia; solo una decina nel medioevo, soprattutto nei conventi, quasi nessuna tra il 1400 e il 1500, 16 nel 1600, 24 nel 1700, 108 nel 1800. Oggi solo nel campo dell’astronomia sono più di 2000, ed in ogni campo dei sapere le ricercatrici universitarie superano il 50%, con punte ded’80% nelle facoltà umanistiche, del 60% in quelle di scienze biologiche, dal 30 al 40% nelle scienze abiologiche, più dei 50% nelle matematiche, mentre sono ancora al di sotto dei 20% in facoltà come ingegneria e sebbene oggi i contributi delle donne alla scienza vengano riconosciuti, resta il fatto che le scienziate per emergere devono generalmente lavorare di più dei loro colleghi e devono ancora superare numerosi pregiudizi, che, contrariamente a quanto si crede, sono maggiori nei paesi anglosassoni che non in quelli latini.
MANTOVA – In occasione della Giornata internazionale della donna, domenica 8 marzo alle ore 21 il Teatrino di Palazzo D’Arco ospita “Donne di scienza”, lo spettacolo promosso dall’Accademia Teatrale Campogalliani che celebra l’8 marzo attraverso il linguaggio del teatro.
I monologhi teatrali sono stati elaborati da Maria Vittoria Grassi, con la regia di Maria Grazia Bettini e Mario Zolin. Il progetto nasce da un’idea sviluppata in precedenza a Quistello, nell’ambito della “Piccola Parigi”, fucina di idee e per le arti. Proprio all’interno di quella manifestazione variegata era maturata la scelta di dedicare uno spazio alle donne scienziate, in particolare a figure poco conosciute dal grande pubblico. Una proposta che ora trova una collocazione simbolicamente forte nell’appuntamento dell’8 marzo.
“Il cuore dello spettacolo è la scelta drammaturgica: non un racconto esterno, ma la narrazione in prima persona – spiega Bettini -. Maria Vittoria Grassi ha trasformato vicende biografiche e percorsi professionali in monologhi intensi, affidati alle attrici che impersonificano le scienziate. Non è dunque una storia raccontata: è la scienziata stessa che sale idealmente sul palco e ripercorre le proprie difficoltà, le intuizioni, le battaglie per il riconoscimento, le conquiste ottenute in un contesto spesso ostile”.
Già dall’antichità, le donne hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo della scienza. Tuttavia, per secoli la loro presenza è stata segnata dall’emarginazione e dall’esclusione, una condizione che si è protratta fino alla fine dell’Ottocento e, in larga parte, ancora fino alla metà del Novecento. Nonostante questo scenario, molte scienziate sono riuscite a lasciare un segno determinante: la storia ne conserva nomi, scoperte e testimonianze che oggi vengono riportate alla luce attraverso il teatro.
“Tra le figure evocate nello spettacolo compaiono personaggi particolarmente emblematici: la prima ostetrica, la prima ginecologa, protagoniste di una scienza dedicata alle donne in un’epoca in cui l’accesso femminile agli studi medici era tutt’altro che scontato. E non manca una presenza mantovana, Amalia Moretti Foggia, prima donna pediatra in Italia, figura curiosa e poliedrica, capace di costruire una carriera di rilievo e di farsi conoscere anche per l’invenzione di ricette rivolte alle donne di tutta Italia”.
Lo spettacolo solleva implicitamente anche una domanda attuale: la scienza oggi è più donna o più uomo? “Il divario non è del tutto colmato – conclude Bettini -. Permane un gap nel riconoscimento pubblico: l’uomo scienziato tende a diventare più facilmente noto, a costruire una fama più immediata, mentre molte scienziate – pur con carriere di grande spessore – restano meno conosciute. Fatte salve figure celebri come Margherita Hack o Rita Levi-Montalcini, esistono molte altre studiose altrettanto importanti che non hanno ricevuto un analogo livello di riconoscimento”.
Lo spettacolo è a ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria via mail all’indirizzo biglietteria@teatro-campogalliani.it oppure il venerdì e il sabato dalle 17.30 alle 19.00 presso la biglietteria del Teatrino D’Arco (tel. 0376 325363 – 375 7384473).

MANTOVA – Domenica 8 marzo, alle ore 21, il Teatrino di Palazzo d’Arco ospiterà l’evento speciale “Donne di scienza“, testo di Maria Vittoria Grassi con la regia di Maria Grazia Bettini, promosso in occasione della Giornata internazionale della Donna. Lo spettacolo propone un viaggio nella storia femminile attraverso le voci di alcune protagoniste che, in prima persona, raccontano il proprio contributo allo sviluppo della scienza. Un percorso che intreccia teatro e divulgazione, riportando al centro figure spesso dimenticate o rimaste a lungo ai margini del racconto ufficiale.
La riflessione parte da lontano. Per secoli, la presenza delle donne nella cultura e nella vita civile è stata segnata dall’emarginazione, una condizione protrattasi fino alla fine dell’Ottocento e, in larga parte, fino alla metà del Novecento nei Paesi industrializzati. In molte aree del mondo, ancora oggi, la parità è un traguardo distante e i diritti fondamentali non sono pienamente riconosciuti.
Le radici di questa disparità affondano nei secoli. Già nelle epoche più remote, la diversa distribuzione dei compiti, legata alla forza fisica necessaria alla sopravvivenza, alle gravidanze e alla cura dei figli, avrebbe contribuito a definire ruoli distinti. Solo con i progressi della scienza e della medicina e con le applicazioni tecnologiche moderne, almeno nei Paesi più sviluppati, tali vincoli hanno iniziato ad attenuarsi.
Per lungo tempo, le poche donne che potevano accedere all’istruzione erano quelle che vivevano nei conventi. Non sorprende quindi che, nel passato, siano emerse soprattutto figure legate alle arti e alle lettere, mentre le scienziate sono state molto più rare. Le discipline scientifiche, in particolare matematica e fisica, richiedono una formazione strutturata e un accesso agli studi che per secoli è stato negato alle ragazze. Ancora all’inizio del Novecento, in diversi Paesi europei, l’ingresso femminile nelle università e nei licei era ostacolato o impedito.
L’esclusione dai percorsi scientifici ha alimentato il pregiudizio secondo cui le donne sarebbero più portate per le materie umanistiche che per quelle tecnico-scientifiche. Un luogo comune che ha inciso sulle scelte di molte giovani, talvolta orientate verso facoltà letterarie anche contro le proprie inclinazioni. Oggi, tuttavia, il numero di studentesse che scelgono ambiti tradizionalmente considerati maschili, come ingegneria, è in crescita.
Nonostante le difficoltà, le scienziate che hanno dato contributi significativi non sono mancate. Dall’antichità, con figure come Ipazia, fino ai secoli successivi, la presenza femminile nella scienza è andata progressivamente aumentando. Se nei secoli passati i nomi erano pochi e isolati, oggi le ricercatrici rappresentano oltre la metà del personale universitario in molti ambiti, con percentuali elevate nelle discipline umanistiche e biologiche, e numeri ancora in crescita anche nelle scienze matematiche. Restano più basse, invece, le presenze in facoltà come ingegneria.
Lo spettacolo si inserisce in questo quadro storico e culturale, offrendo al pubblico l’occasione di riflettere sui progressi compiuti e sulle sfide ancora aperte. Una serata che unisce memoria e attualità, dando voce a donne che, con determinazione e talento, hanno contribuito in modo decisivo al progresso scientifico.
11 febbraio 2026
MANTOVA – L’Accademia teatrale Campogalliani presenta “Donne di scienza“, domenica 8 marzo, ore 21:00 al Teatrino d’Arco di Mantova.

Monologhi teatrali elaborati da Maria Vittoria Grassi.
Regia di Maria Grazia Bettini e Mario Zolin.
Già dall’antichità le donne hanno contribuito in maniera significativa allo sviluppo della scienza, ma troppo spesso la loro è stata una storia di emarginazione, sino alla fine dell’Ottocento e in gran parte ancora fino alla metà del Novecento.
Tuttavia, malgrado le difficoltà incontrate, non sono state poche le scienziate che hanno portato importanti contributi allo sviluppo della scienza e la storia ce ne tramanda nomi e notizie. Alcune storie saranno raccontate in prima persona dalle protagoniste.