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21 nov

I LUNEDÌ DEL D’ARCO - Baracca & Burattini

Teatro d’Arco 21 novembre 2016 21:00

Gli attori interpretano due farse per burattini della Famiglia Campogalliani

Regia di Aldo Signoretti, ripresa da Maria Grazia Bettini

ingresso libero

Nel 2016 l’Accademia festeggia il suo Settantennale impegnandosi nella produzione di nuovi spettacoli, riprendendone alcuni dal suo repertorio e partecipando ai progetti per Mantova Capitale Italiana della Cultura. In quest’ambito, e più precisamente nella sezione di Mantova Contemporanea, si collocano due eventi  che concorrono insieme a celebrare il traguardo eccezionale raggiunto dall’Accademia e il personaggio di cui porta orgogliosa il nome:  Francesco Campogalliani.
La riduzione di un allestimento più articolato messo in scena dieci anni fa per un’idea di Aldo Signoretti con la scrittura teatrale di Alberto Cattini e la presentazione del Fondo Francesco ed Ettore Campogalliani, custodito presso la Biblioteca Teresiana, creano ora un incontro singolare e vivo fra gli spettatori e l’eccelso burattinaio, artista di grande fascino creativo, di indiscussa onestà intellettuale, poeta di solida vena nostrana, uomo di seria cultura che conosce i classici, sa di musica, di letteratura e di filosofia, che ha avuto l’ammirazione di Ermete Novelli, Ermete Zacconi, Cesare Zavattini, Trilussa, Federico Fellini. 
Ora saranno gli attori, fattisi per incanto straordinari e chiassosi burattini, a rappresentare due farse per teatro di figura: SANDRONE AI BAGNI DI SALSOMAGGIORE e IL MERLO ma, una volta usciti dalla baracca per dialogare con il loro creatore, ecco che riveleranno appieno la loro identità umana. E il burattinaio, che proprio così li aveva sempre considerati, uomini, anche migliori di quelli veri, sale in palcoscenico, protagonista della propria storia, si racconta e s’intrattiene con la “lignea famiglia” usando parole e pensieri tratti proprio dal Fondo che ora si presenta al pubblico nella molteplicità delle sue testimonianze: burattini, copioni, borderò, bozzetti, musiche, locandine, scritti in prosa e in poesia, corrispondenza, stralci di giornale.
E allora, come non pensare che anche per noi che ne tramandiamo l’arte e il nome, possano essere profetiche le parole che scrisse un giorno Tomaso Monicelli: “Perché Campogalliani è una ditta che non deve morire”.

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