Multimedia - Rassegna stampa

Qui trovate una raccolta di alcuni articoli di stampa inerenti gli spettacoli che abbiamo realizzato e la nostra partecipazione a concorsi e rassegne.
 
 

29 lug
Articolo riferito allo spettacolo:  Destinatario sconosciuto

Pubblicato in data: sabato 29 luglio 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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La Campogalliani va in scena con “Destinatario sconosciuto”



La Campogalliani dopo il successo della scorsa settimana torna domani alle 21.30 alle Bertonecon “Destinatario sconosciuto”, uno spettacolo ideato e riscritto dalla regista Maria Grazia Bettini ispirandosi al testo di Katherine Kressmann Taylor pubblicato nel 1938 dalla rivista Story di New York e pubblicato come libro vero e proprio nel 1939. Ignorato per 60 anni fino al 1999 quando, tre anni dopo la morte dell’autrice, venne tradotto in francese diventando un best-seller. La regista ha concepito una lettura drammatizzata in forma epistolare del rapporto tra due amici tedeschi e soci in affari : uno, ebreo emigrato negli stati Uniti e l’altro ritornato nella natia Germania agli albori del nazismo. All’inizio i due amici sentono uno la mancanza dell’altro e per questo si scrivono. La storia è interamente raccontata attraverso una serie di lettere, scambiate tra gli amici nel periodo che va dal 1932 al 1934. La serata, che si concretizza in una lettura scenica corredata da immagini e musiche, avrà come interpreti Diego Fusari e Michele Romualdi; inoltre l’attrice Serena Zerbetto leggerà un proclama di rivolta contro la politica antisemita italiana che portò tanti nostri connazionali alla morte nei più terribili campi di concentramento del nord Europa.

22 lug
Articolo riferito allo spettacolo:  Il fantasma di Canterville

Pubblicato in data: sabato 22 luglio 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Con la Campogalliani oggi l’omaggio a Wilde


“Il fantasma di Canterville” in scena nel giardino romantico


L’esilarante opera di Oscar Wilde nelle suggestive ambientazioni del giardino romantico. Oggi la Campogalliani torna a esibirsi al Parco Bertone con un grande classico della letteratura inglese, Il fantasma di Canterville, nella traduzione e riduzione teatrale di Chiara Prezzavento. La regia è di Maria Grazia Bettini, che guida un cast prestigioso e numeroso: nel teatro sotto le stelle si alterneranno Michele Romualdi (Lord Canterville), Giancarlo Braglia (Hiram B. Otis), Andrea Frignani E Nicolas Ghion (Stubbins), Martina Ginelli (La signora Otis), Margherita Governi (Virginia Otis), Davide e Simone Cantarelli (Lewis & Clarke), Federico Cantarelli (Washington Otis), Francesca Campogalliani (La signora Umney), Daniele Pizzoli (Sir Simon), Luca Genovesi (Cecil Stilton). A loro il compito di narrare una storia di orrore divertentissima e acuta, di uno spirito tormentato dalla presenza più terrificante che possa infestare un antico castello inglese: una moderna famiglia americana. «Il genio stravagante di Oscar Wilde - sottolineano gli organizzatori - merita con quest’opera un posto d’onore nel genere gotico, perché è un’irriverente antologia dei suoi cliché. E anche se tutti gli elementi di questo tipo di racconti sono presenti - la casa stregata, l’indelebile macchia di sangue, lo spettro ululante, il passaggio segreto, la prigione sotterranea, la vicenda tormentata - niente di tutto questo è preso sul serio». Tra salotti stampati e proiezioni di castelli, il fine è quello di divertire il pubblico fingendo di volerlo spaventare. Inserito nella rassegna "Estate alle Bertone" promossa dal Parco del Mincio, lo spettacolo stasera inizierà alle 21.30 (ingresso serale al Parco 4 euro). «Dopo tre secoli di onorata carriera sovrannaturale, il fantasma di Sir Simon mai si sarebbe aspettato dalla famiglia Otis una reazione tanto cinica e distaccata - anticipa una nota dedicata all’opera - Hiram Otis, politico statunitense, decide, infatti, di acquistare il castello e la tenuta di Canterville, in Inghilterra, e di trasferirvisi con moglie e figli, nonostante i ripetuti avvertimenti sulla scomoda presenza di uno spettro terrificante. La campagna inglese dell’Ottocento è il luogo migliore per cadere vittima di superstizioni e l’americano decide di non dare peso a simili sciocchezze. Da subito Sir Simon, impone la sua presenza spettrale, ma la reazione dei nuovi inquilini va al di là di ogni immaginazione. Gli Otis, infatti, non solo non sono terrorizzati, ma addirittura si prendono gioco del fantasma e vanificano ogni suo travestimento o espediente grazie a dei moderni ritrovati statunitensi. Tutto ciò getta Sir Simon in uno stato di profonda depressione e solo la secondogenita, Virginia Otis, sembra poter entrare in relazione empatica con lui e permettergli, finalmente, di guadagnare il meritato riposo». Il fantasma di Canterville (1887) è un esilarante racconto del giovane Oscar Wilde, entrato nell’immaginario collettivo di ognuno di noi, e che deve la sua fortuna anche alle sue innumerevoli trasposizioni cinematografiche e teatrali. La rassegna proseguirà sabato 29 luglio con un altro cammeo della Campogalliani, protagonista dell’opera di Katherine Kressmann Taylor "Destinatario sconosciuto" (ore 21:30). Per informazioni consultare il sito www.parcodelmincio.it.

30 giu
Articolo riferito allo spettacolo:  Il testamento di Virgilio

Pubblicato in data: venerdì 30 giugno 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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La Campogalliani e il Virgilio postumo stasera al Museo




Oggi alle 21 nel giardino del Museo Virgiliano di Pietole l’Accademia teatrale Campogalliani rappresenterà in forma di lettura scenica drammatizzata Il testamento di Virgilio di Chiara Prezzavento, per la regia di Maria Grazia Bettini, su iniziativa dell’associazione culturale Borgocultura e col patrocinio del Comune di Borgo Virgilio. Già Dante identificava con Pietole l’antica Andes che diede i natali a Virgilio e proprio qui sorge il museo virgiliano con il suo incantevole giardino; un altro luogo affascinante per ambientare questo spettacolo che è già stato rappresentato in luoghi quali il teatro Bibiena e la Biblioteca Teresiana, oltre al teatrino di palazzo d’Arco.Tradizione vuole che, in punto di morte, Virgilio abbia chiesto con insistenza la distruzione della sua opera incompiuta, il poema epico che ancora non si chiamava Eneide. Ma il poema era una straordinaria celebrazione di Roma e del suo mito, bella nella sua incompiutezza: Vario Rufo, poeta a sua volta e amico di Virgilio, non obbedì alla richiesta ed ebbe da Augusto l’incarico di curare la pubblicazione dell’Eneide così come Virgilio l’aveva lasciata. È per una disobbedienza alla volontà di un amico defunto che il poema è giunto a noi attraverso venti secoli, con l’occasionale verso imperfetto, con qualche incoerenza, con le sue asimmetrie narrative e con un eroe cui forse l’autore non ha fatto in tempo a instillare, a completamento delle virtù romane, la scintilla vitale. I latinisti si sono interrogati a non finire sul brusco finale del Libro XII, e innumerevoli generazioni di studenti ginnasiali, compresa l’autrice de Il testamento di Virgilio, hanno storto il naso davanti al Pio Enea, più paradigma di obbedienza e abnegazione che essere umano. «Rileggendo il poema con occhi adulti, e con la libertà e il gusto di cui non avevo beneficiato sui banchi di scuola - spiega Prezzavento - mi sono trovata a meditare, più che sulle vicende di Enea e dei suoi, su ciò che Virgilio non ebbe tempo di compiere prima di morire. La tentazione di considerare la gelida caratterizzazione di Enea un difetto da prima stesura era irresistibile - e non ho resistito. . Dove storiografia e filologia non possono giungere, al teatro è consentito tessere una riflessione sul rapporto tra l’autore e la sua opera. ». Gli interpreti dello spettacolo sono Diego Fusari, Andrea Flora, Mario Zolin, Rossella Avanzi, Riccardo Fornoni, Adolfo Vaini, Francesca Campogalliani, Stefano Bonisoli, Valentina Durantini, Anna Bianchi, Chiara Benazzi, Donata Bosco, Alessandra Mattioli, Annalaura Melotti e Serena Zerbetto. I costumi sono stati ideati da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, le musiche originali sono state composte dal compianto maestro Stefano Gueresi, le luci curate da Giorgio Codognola, il sonoro da Nicola Martinelli, i movimenti coreografici da Selene Gola e la direzione scenica è di Lorenza Becchi.

30 mag
Articolo riferito allo spettacolo:  La dodicesima notte

Pubblicato in data: martedì 30 maggio 2017

Dalla testata: la Voce di Mantova


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Shakespeare al Pagano

APPLAUSI PER LA DODICESIMA NOTTE A CANNETO



 
CANNETO SULL’OGLIO La “Stagione Teatrale 800 anni” del comunale “Mauro Pagano” ideata dall’amministrazione comunale del sindaco Raffaella Zecchina per celebrare l’anniversario della riedificazione del borgo di Canneto avvenuta nel 1217, ha proposto l’ultimo spettacolo prima della pausa estiva con “La Dodicesima Notte” di William Shakespeare. Sul palco del teatro cannetese l’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani” della città di Mantova che ha presentato la commedia per la traduzione e la riduzione di Luigi Lunari e con la regia di Maria Grazia Bettini. Ambientata nell’antica regione balcanica dell’Illiria la commedia, che dal 1600 ha riscosso grande successo in tutte le epoche, racconta una storia di amori e inganni, nella quale i gemelli Viola e Sebastian, a seguito di un naufragio, si trovano a conoscere il Duca Orsino e la dama Olivia. Orsino ama Olivia che ne ignora la corte, ma quando si trova davanti al messaggero di Orsino – la giovane Viola che dopo la perdita del fratello si è camuffata da uomo per entrare al servizio del Duca - se ne innamora, scatenando una serie di eventi e imprevisti che conducono al lieto fine. Una sottotrama vede, inoltre, protagonisti i personaggi che popolano la corte di Olivia: il giullare Feste, il maggiordomo Malvolio, la cameriera Maria, lo zio Sir Toby, il servo Fabian e Sir Andrew. Malvolio viene beffato dagli altri cinque che, falsificando una lettera, gli fanno credere di essere oggetto di attenzioni da parte della padrona Olivia. Particolarmente applauditi dal pubblico presente Diego Fusari nel ruolo di Orsino duca di Illiria, Alessandra Mattioli in quelli di Viola e Cesario, Valentina Durantini nel ruolo di Olivia contessa d’Illiria, Michele Romualdi nei panni di Feste il buffone, Adolfo Vaini che ha interpretato Malvolio il maggiordomo di Olivia e Giancarlo Braglia nel ruolo di Sir Tobia zio di Olivia.

Paolo Zordan

27 mag
Articolo riferito alla stagione:  STAGIONE ESTIVA 2017

Pubblicato in data: sabato 27 maggio 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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MANTOVA

Con l’open night dei musei alla scoperta dei tesori d’arte


Sabato 27 maggio aperti gratuitamente Palazzo Te, San Sebastiano e la biblioteca Teresiana. Previsti visite e reading letterari. Domenica tour alla Domus e concerti al Bibiena


MANTOVA. Sabato 27 e domenica 28 maggio doppio appuntamento e tanti eventi in città con il progetto regionale di sistema “Cult City #inLombardia” . Sabato per gli Open Night dei Musei rimarranno aperti gratuitamente al pubblico la Biblioteca Teresiana in via Ardigò, dalle 18 alle 20, e Palazzo Te e Palazzo San Sebastiano, dalle 18 alle 22.
 

Diego Fusari

Francesca Campogalliani

 
Nei tre suggestivi luoghi della città si svolgeranno dei reading letterari. Nel dettaglio, alle 18.30 nella Sala delle Vedute della Teresiana si svolgerà “Coquina Iovis” a cura dell’Accademia Teatrale Campogalliani, con l’accompagnamento musicale del violoncellista del Conservatorio di Mantova Alessandro Brutti. Allo stesso orario, nella Sala dei Trionfi di Palazzo San Sebastiano andrà in scena “Parole in volo” con la Scuola Ars Teatro. Lo stesso evento sarà proposto alle 19 nella Sala dei Cavalli di Palazzo Te, sempre a cura di Ars. Anche i reading letterari sono aperti gratuitamente al pubblico.
Domenica, invece, sono in programma le visite guidate gratuite alla Domus Romana di piazza Sordello, grazie alla collaborazione di Gam (coordinamento Guide Abilitate Mantova) e Confguide-Confcommercio Mantova. Gli orari di ritrovo per il pubblico per poter ammirare i mosaici sono alle 17.30, 18, 18.30 e 19. Prenotazioni all’Infopoint Casa di Rigoletto, tel. 0376 288208.
Sempre domenica, alle 18, al Teatro Bibiena di via Accademia è previsto il concerto di musica classica e jazz a cura del Conservatorio di Mantova. Anche questo evento, dal titolo “Mantova: Turismo, Cultura e Musica”, è ad ingresso gratuito.
«Dopo l’anno da capitale, Mantova continua ad essere città di cultura e di grandi eventi – spiega il vice sindaco Giovanni Buvoli –. Le iniziative di qualità messe in campo per Cult City si svolgeranno in alcuni dei luoghi più suggestivi ed affascinanti di Mantova, come la Biblioteca Teresiana, il Teatro Bibiena e i Palazzo Te e San Sebastiano. Ringrazio Regione Lombardia per aver promosso tale evento che sono sicuro valorizzerà ancora di più il nostro straordinario patrimonio storico e culturale. Mantova, poi, è l’emblema del buon vivere e della profonda cultura, capace di incantare i sensi e l’intelletto con il proprio passato e la propria forza creativa». Il Testimonial di Mantova è Eleonora Buratto, che grazie alla sua testimonianza «suggerisce al visitatore non solo i luoghi più famosi della nostra città ma anche angoli segreti, passeggiate, scorci e molto altro». Inoltre, anche a Mantova, durante gli eventi Cult City di oggi e domani sarà possibile ritirare il Passaporto “#inLombardia” ed effettuare le timbrature.
«Cult City Open Night – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia Mauro Parolini - è una festa per tutti i lombardi, un’iniziativa molto coinvolgente e anche un’occasione per attrarre nuovi visitatori nei nostri capoluoghi di provincia, che per il loro straordinario patrimonio storico, architettonico, artistico e culturale rappresentano una delle componenti più importanti e in crescita della attrattività turistica in Lombardia». Il ricco cartellone di eventi, realizzato «con grande impegno dal Comune e dai soggetti coinvolti al termine di un cammino di valorizzazione turistica senza precedenti promosso da Regione Lombardia, attraverso il supporto di Explora e Unioncamere Lombardia, con oltre 6,4 milioni di euro in undici capoluoghi - ha concluso Parolini -, costituisce anche un’opportunità per i cittadini di recuperare una nuova consapevolezza della bellezza e delle grandi potenzialità turistiche delle loro città».

26 mag
Articolo riferito allo spettacolo:  Attese

Pubblicato in data: venerdì 26 maggio 2017

Dalla testata: Alan Beccari - Facebook


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Attese



Finita la stagione al Teatrino d’Arco con “Il fantasma di Canterville” di Oscar Wilde, non può dirsi conclusa l’attività della Campogalliani che, anzi, sta proseguendo il proprio impegno in altre prestigiose sedi teatrali fuori Mantova. In un contesto originale ed inconsueto di recente la Campogalliani ha proposto con successo “Destinatario sconosciuto”, lo spettacolo realizzato in occasione della Giornata della Memoria tratto dal libro di Katherine Kressman Taylor, a Provaglio d’Iseo (Brescia) nella splendida cornice del Monastero di San Pietro in Lamosa. Diego Fusari, Michele Romualdi e Serena Zerbetto, hanno ricevuto un grande apprezzamento dal numeroso pubblico. A Canneto invece è andata in scena la scorsa settimana “La dodicesima notte"” di Shakespeare per la regia di Maria Grazia Bettini, accolto con successo dal pubblico. In attesa degli appuntamenti estivi che si prevedono numerosi, sabato 27 maggio, la Campogalliani avrà il privilegio di recitare al teatro Olimpico di Vicenza con “Le intellettuali” di Molière . Il tanto atteso evento è il risultato del premio ricevuto a Vicenza come miglior Compagnia al Festival Nazionale “Maschera d’oro 2017” riconosciuto a “Il Trigamo” di Piero Chiara con la regia di Maria Grazia Bettini.La Scuola di Teatro F. Campogalliani ha presentato, questa sera, “Attese”, saggio conclusivo che vede coinvolti i corsisti del suo secondo anno. Lo spettatore siede nel teatrino di Palazzo D’Arco come in un’immensa conchiglia che abbia catturato la voce dell’animo femminile per custodirla ed offrirla al suo orecchio. Con una precisione quasi cinematografica, la regia di Zolin fissa le posture degli attori conferendo ai quadri un’ammirevole simmetria e ridonando potenza ieratica ed evocativa all’intelligente parsimonia di pochi gesti perfettamente calibrati. Convincono gli accostamenti letterari che danno vita all’intarsio poetico del recitato. Le atmosfere oniriche, brumose ed indefinite de’ “Il Marinaio” del Pessoa lasciano il posto al ruvido realismo del lamento ancestrale cantato da Euripide nelle “Troiane”; l’attesa del mistero gioioso della maternità nell’opera della poetessa Elena Miglioli si inabissa nel dolore sordo di Andromaca per Astianatte, di Ecuba per i suoi figli trucidati dagli Achei. Sono ottime le scelte di Martinelli al quale è affidato l’adattamento musicale: l’uso discreto ed elegante di musiche d’atmosfera non sovrasta l’alta poesia dei testi ma li sottolinea, ne valorizza la dizione. L’illuminotecnica dell’esperto Codognola traduce con una colorimetria minimalista lo spirito dell’allestimento registico e pone un’indelebile firma d’autore nello spezzone che conclude il quadro delle “Troiane”. Gli attori sono ben diretti, intensi e concentrati nell’esecuzione del difficile compito. Consiglio la visione di questo saggio, che replicherà sabato ventisette e domenica ventotto maggio.

26 mag
Articolo riferito allo spettacolo:  Attese

Pubblicato in data: venerdì 26 maggio 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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La scuola di teatro in scena con “Attese” da oggi a domenica



Oggi e domani alle 21 e domenica 28 alle 17, a conclusione della fortunata ed intensissima stagione teatrale organizzata dall’Accademia Teatrale Campogalliani, il Teatrino di Palazzo d’Arco ospita lo spettacolo di chiusura del corso del secondo anno della Scuola di Teatro Francesco Campogalliani: "Attese" per la regia di Mario Zolin.«Si è pensato di costruire uno spettacolo che vedesse rappresentati i diversi modi di comunicazione teatrale - anticipano gli organizzatori - si passa infatti dalla lettura drammatizzata al coro, dal monologo al dialogo. Questa scelta e stata fatta per dar modo agli allievi di cimentarsi sul palcoscenico dimostrando così il livello complessivo raggiunto a conclusione di questo corso biennale. Il lavoro consiste in un assemblaggio di testi corali, tratti dalle "Troiane" di Euripide e da "il Marinaio" di Fernando Pessoa. Una donna attende la nascita del figlio, lo stato di grazia che è la maternità non è privo di timori e interrogativi, con quella mescolanza di gioie e dolori che la vita umana sempre riserva. Il padre del bambino, tra l’altro, è un militare di carriera. Si trova in una zona di guerra, uno dei focolai che ancora ai nostri giorni insanguinano il mondo. Alla protagonista di questa storia firmata da Elena Miglioli, una allieva del primo anno che ha collaborato alla stesura drammaturgica di un filo conduttore, appare in sogno una moltitudine di figure femminili. Un raduno onirico che incoraggia la futura madre, metafora della solidarietà senza tempo tra le donne, ma ancor prima di una sorte universale che le accomuna. Quella dell’attesa, tema portante dello spettacolo».Alla vicenda moderna fanno eco i vissuti delle donne di due classici della letteratura drammaturgica, sempre in attesa, appunto, di qualcosa o qualcuno: in estrema analisi, del proprio destino. Nelle Troiane di Euripide (415 a.C.), dopo la caduta della città di Troia, le donne sopravvissute alla guerra aspettano di essere date in schiave ai vincitori. «A nulla giova "drizzare la prora contro l’onda", opporsi cioè a una "rotta segnata". Altre voci si intrecciano con quelle dell’antichità. Appartengono alle ragazze che Fernando Pessoa chiude in una stanza a vegliare un’amica morta, nell’opera Il Marinaio (1915). In un’atmosfera impalpabile, dove "il presente è subito passato", le vegliatrici attendono l’alba che le dissolverà e si sforzano di sfuggire a un epilogo già scritto, grazie a una conversazione senza sosta».Il dramma Verrà il giorno fa proprio anche l’argomento chiave della pièce di Pessoa: il sogno. «"Di eterno e di bello c’è solo in sogno", si confidano le vegliatrici. E di fronte alla compagna ormai in viaggio per l’aldilà aggiungono: "Perché si muore? Forse perché non si sogna abbastanza". Nel lavoro di Elena Miglioli - aggiunge la nota che accompagna lo spettacolo - la nascita di una nuova vita riscatta in qualche modo gli eventi tragici e intreccia indissolubilmente attesa e sogno, nella misura in cui l’uno diviene "la culla" dell’altro: "Il vero tempo, quello che vale oro, è il tempo dell’attesa. Dove ogni cosa è possibile. E anche i sogni trovano casa"».Gli interpreti dello spettacolo sono: Maddalena Airaghi, Chiara Benazzi, Chiara Boiani, Donata Bosco, Vittoria Di Gennaro, Pierdomenico Di Turri, Alessia Ferro, Nicolas Ghion, Beatrice Ruggerini, Carlotta Savi, Cristina Tabarelli, Marine Veljianovska. Mario Zolin, regista ed ideatore dello spettacolo è stato coadiuvato da Marina Alberini, l’adattamento dei testi e la scrittura drammaturgica sono di Elena Miglioli, le scelte musicali di Nicola Martinelli e lo studio delle luci di Giorgio Codognola.Le prenotazioni si possono effettuare rivolgendosi alla biglietteria del Teatrino D’Arco dalle ore 17 alle ore 19 (tel. 0376 325363 - biglietteria@teatro-campogalliani.it).

25 mag
Articolo riferito allo spettacolo:  Le intellettuali

Pubblicato in data: giovedì 25 maggio 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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La Campogalliani in scena a Vicenza con “Le Intellettuali”



Finita la stagione al Teatrino d’Arco con “Il fantasma di Canterville” di Oscar Wilde, non può dirsi conclusa l’attività della Campogalliani che, anzi, sta proseguendo il proprio impegno in altre prestigiose sedi teatrali fuori Mantova. In un contesto originale ed inconsueto di recente la Campogalliani ha proposto con successo “Destinatario sconosciuto”, lo spettacolo realizzato in occasione della Giornata della Memoria tratto dal libro di Katherine Kressman Taylor, a Provaglio d’Iseo (Brescia) nella splendida cornice del Monastero di San Pietro in Lamosa. Diego Fusari, Michele Romualdi e Serena Zerbetto, hanno ricevuto un grande apprezzamento dal numeroso pubblico. A Canneto invece è andata in scena la scorsa settimana “La dodicesima notte"” di Shakespeare per la regia di Maria Grazia Bettini, accolto con successo dal pubblico. In attesa degli appuntamenti estivi che si prevedono numerosi, sabato 27 maggio, la Campogalliani avrà il privilegio di recitare al teatro Olimpico di Vicenza con “Le intellettuali” di Molière . Il tanto atteso evento è il risultato del premio ricevuto a Vicenza come miglior Compagnia al Festival Nazionale “Maschera d’oro 2017” riconosciuto a “Il Trigamo” di Piero Chiara con la regia di Maria Grazia Bettini.

19 mag
Articolo riferito allo spettacolo:  Oh che bella guerra!

Pubblicato in data: venerdì 19 maggio 2017

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NEL WEEKEND AL D’ARCO

“Oh che bella guerra” va in scena con gli allievi della Campogalliani




A chiusura dell’intensa stagione teatrale 2016-17 dell’Accademia Campogalliani, il Teatrino di Palazzo d’Arco ospiterà per due fine settimana due spettacoli realizzati dagli allievi del I e II corso della Scuola di Teatro Francesco Campogalliani, rispettivamente Oh che bella guerra per la regia di Maria Grazia Bettini e Attese per la regia di Mario Zolin.
Il primo, che coinvolge gli allievi del primo anno, sarà in scena oggi e domani alle 21 e domenica alle 17; è un testo di teatro cabaret scritto dal prolifico Luigi Lunari. Il titolo sembrerebbe, a dir poco, provocatorio: potrebbe mai essere considerata bella una guerra? L’autore lo giustifica con una rappresentazione in forma cabarettistica evidenziando alcuni frammenti della prima guerra mondiale.
Sono interpretati personaggi di varia natura per i quali vengono enfatizzate ira, arroganza, follia e disperazione, il tutto con una vena ironica che porta lo spettatore al sorriso. Una Guerra che tutti quanti, chi più chi meno, conosciamo per averla studiata sui libri di scuola. Il periodo rappresentato vede i rappresentanti diplomatici delle nazioni studiare le tattiche per diventare sempre più potenti e arricchirsi sempre più, indicendo battaglie spietate per conquistare territori sempre più vasti a discapito dei giovanissimi soldati, arruolati nelle maniere più disparate e ingannevoli, che morivano a milioni sui campi di battaglia o rimanevano mutilati o subivano una lunga e ardua prigionia a volte senza via di uscita.
Durante lo spettacolo vengono proiettate diapositive d’epoca che non devono distrarre lo spettatore, ma solo indirizzarlo al momento o personaggio rappresentato dagli attori. Il significato che Lurani vuole trasmettere al pubblico è: “l’inutilità della guerra”, definita anche dall’allora Papa Benedetto XV “inutile strage”. Tanto inutile che arrivò la seconda guerra mondiale.
Gli interpreti: Paolo Di Mauro, Lorenzo Nerenzi, Marco Sissa, Alvise Favrin, Monica Zanardi Lamberti, Francesca Cogna, Roberta Tognoli, Marina D’Aniello, Ramona Laconi, Anna Contesini, Francesca Annibaletti, Rossella Mattioli, Costanza Fontana, Elena Miglioli e Rita Leonardi. Aiuto regista Diego Fusari, costumi ideati da Francesca Campogalliani, le musiche da Nicola Martinelli che ha diretto gli allievi nel canto; tecnico illuminazione Giorgio Codognola che ha seguito anche la realizzazione scenica, il progetto della locandina e dei programmi di sala; scelta audiovisivi di Rita Leonardi e Rossella Mattioli, direttori di scena Marina D’Aniello e Lorenza Becchi.
Prenotazioni fino a domani alla biglietteria del Teatrino D’Arco dalle 17 alle 19 (telefono 0376 325363 – biglietteria@teatro-campogalliani.it).

13 apr
Articolo riferito ai riconoscimenti: 

FRANCESCA CAMPOGALLIANI

Pubblicato in data: giovedì 13 aprile 2017

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Premio a Francesca Campogalliani

 




Partecipata cerimonia, ieri a palazzo d’Arco, per “Per una Donna”, premio voluto dall’Ammi, associazione mogli dei medici, presieduta da Silvana Faben Scalori, e dedicato a donne speciali. Premiata Francesca Campogalliani, nome di spicco del teatro mantovano.

10 apr
Articolo riferito alla stagione:  SPECIALE SETTANTENNALE E MANTOVA CAPITALE DELLA CULTURA

Pubblicato in data: lunedì 10 aprile 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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TEATRO D’ARCO

Frediano Sessi e Campogalliani stasera ricordano Primo Levi



Oggi alle 21, a trenta anni dalla morte di Primo Levi, il professore Frediano Sessi, con la collaborazione dell’Accademia Teatrale Campogalliani, lo ricorderà al Teatro d’Arco di Mantova.
Gli attori Diego Fusari, Adolfo Vaini e Mario Zolin , dopo la proiezione di Se questo è un uomo, leggeranno brani dell’autore da Il veleno di auschwitz , il volto e la voce: testimonianze in tv.
Il celeberrimo romanzo Se questo è un uomo fu scritto tra il dicembre 1945 e il gennaio 1947 e rappresenta la coinvolgente ma meditata testimonianza di quanto vissuto dall’autore nel campo di concentramento di Auschwitz. Levi sopravvisse infatti alla deportazione nel campo di Monowitz, lager satellite del complesso di Auschwitz e sede dell’impianto Buna-Werke proprietà della I.G. Farben.
Il testo venne scritto non per muovere accuse ai colpevoli, ma come testimonianza di un avvenimento storico e tragico. Lo stesso Levi diceva testualmente che il libro era «nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi» ed è scritto per soddisfare questo bisogno. L’opera, durante la sua genesi, fu comunque oggetto di rielaborazione. Al primo impulso da parte di Levi, quello di testimoniare l’accaduto, seguì un secondo, mirato ad elaborare l’esperienza vissuta, il che avvenne grazie ai tentativi di spiegare in qualche modo l’incredibile verità dei lager nazisti. Il destino del libro doveva rivelarsi in un qualche modo imprevedibile, paragonabile da questo punto di vista alla sorte umana con i suoi più impensati alti e bassi: infatti il manoscritto fu rifiutato da Einaudi in due occasioni, nel 1947 e nel 1952, visto favorevolmente da Natalia Ginzburg, ma non da Cesare Pavese. Venne dato alle stampe dalla casa editrice Francesco De Silva, che fece uscire però solo 2500 copie. Il successo e la notorietà del libro si fecero attendere fino al 1958, anno in cui l’opera venne ripubblicata proprio da Einaudi.
Quando Levi morì, Claudio Magris scrisse un articolo che cominciava così: «È morto un autore le cui opere ce le troveremo di fronte al momento del Giudizio Universale». Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

29 mar
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  29º FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO AMATORIALE “MASCHERA D’ORO”

Pubblicato in data: mercoledì 29 marzo 2017

Dalla testata: MINCIO & DINTORNI


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VICENZA – LA CAMPOGALLIANI PREMIATA AL FESTIVAL NAZIONALE MASCHERA D’ORO

 


29 marzo 2017



Con lo spettacolo “Il Trigamo” di Piero Chiara l’Accademia Teatrale Campogalliani trionfa al Festival Nazionale Maschera d’Oro di Vicenza aggiudicandosi il premio come miglior compagnia e il premio alle migliori attrici caratteriste assegnato a Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli, oltre alle nomination per migliore regia a Maria Grazia Bettini, per migliore attore ad Adolfo Vaini, per miglior attore caratterista a Diego Fusari e al migliore allestimento per scene, costumi, luci e sonoro.


La Campogalliani si aggiudica per la quarta volta il massimo riconoscimento in uno dei più prestigiosi festival del teatro amatoriale italiano che ha selezionato tra più di cento spettacoli iscritti solo otto compagnie finaliste.

Il premio Maschera d’oro dà il diritto alla storica compagnia mantovana di recitare al Teatro Olimpico di Andrea Palladio, il più antico teatro coperto del modo, con lo spettacolo “Le Intellettuali” di Moliére che verrà rappresentato sabato 27 maggio.



La giuria ha espresso il verdetto con la seguente motivazione: “un perfetto dosaggio di recitazione, regia, ambientazione e luci, ma anche pause e accelerazioni, smarrimenti improvvisi e riprese, ha contribuito a restituire in maniera assai persuasiva un noto testo di Piero Chiara, che nell’apparente semplicità espressiva e nella artificiosità piccolo borghese dissimula le difficoltà. Esemplare il disporsi degli interpreti nella grigia luce del salotto, così come la capacità di suggerire piuttosto che dire, fra allusioni e sospensioni. La vicenda, allora,, prende i colori di una verità umana e sociale, con i suoi squallori morali e le miserie quotidiane”.



Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli, che hanno interpretato le sorelle Tettamanzi hanno ottenuto il premio ex aequo come migliori attrici caratteriste dalla giuria che si è così espressa: “talmente abili ed accorte da creare un unico personaggio femminile a tre dimensioni, hanno offerto una grande prova, grazie anche a una malizia che sottilmente passava dal palcoscenico al pubblico, in un incedere tutto giocato sulle pause e le allusioni, sul passarsi la parola e calcolare i tempi. Una femminilità autentica e vincente, che si nutre, più che delle sue contraddizioni, della consapevolezza di essere e volere”.

La riduzione teatrale, elaborata dallo stesso Piero Chiara adattando per il palcoscenico il suo romanzo, divenne subito un grande successo nel 1970 per la regia di Aldo Trionfo e l’interpretazione di grandi attori quali Gianni Agus, Valeria Moriconi, Adriana Innocenti, Giovanna Pellizzi e le scenografie di Emanuele Luzzati. Nello stesso anno il successo venne ripetuto quando il regista Alberto Lattuada adattò il racconto per il grande schermo, cambiando il titolo, che divenne “Venga a prendere il caffè da noi”, con Ugo Tognazzi.



La vicenda è incentrata sulla figura di Emerenziano Paronzini, invalido della II Guerra Mondiale, impiegato al Ministero delle Finanze trasferito in qualità di vice-capufficio, a Luino, sul Lago Maggiore. Preciso e metodico, sia nella vita privata che sul lavoro, Paronzini adocchia le sorelle Tettamanzi, tre “mature ragazze”, che hanno una bella casa sul lago e una considerevole fortuna, ereditata dal padre, “patrocinatore legale” con la passione per la scienza e la biologia, morto da poco. L’Autore così le descrive: “brutte ciascuna a suo modo di una bruttezza singolare, e consapevoli della ripugnanza che ispiravano agli uomini, avevano tacitamente soppresso l’amore, come se l’avessero seppellito in giardino per nascondere una vergogna. In verità, neppure quando andavano a scuola, nessun uomo aveva pensato di farle accorte del loro sesso.

Il Paronzini decide di sposare Fortunata, la più anziana, ma, tornato dal viaggiodi nozze, visto che la moglie risulterà, a un controllo medico, “vaginalmente infiammata”, inizia a sollazzarsi anche con le altre due sorelle (Tarsilla e Camilla), intensificando i rapporti, dedicandosi ogni notte a una sorella diversa, sotto gli occhi orripilati della vecchia serva Teresa che non dorme più e si spella le mani a furia di rosari. Il paese naturalmente intuisce, ma non riesce a sapere con certezza. Paronzini diventa così l’amante di tutte e tre le sorelle, che si dividono le sue attenzioni senza gelosie, fino all’inevitabile schianto coronarico dell’attempato amatore.


La regia porta la firma di Maria Grazia Bettini che, lo scorso anno, in occasione del settantennale dell’Accademia Campogalliani, decise di rimettere in scena lo spettacolo, che debuttò nel 1985, con la sostituzione di alcuni attori e con una nuova scenografia, ma con il medesimo impianto interpretativo e registico, per riproporre agli spettatori una storia di ipocrisie perbeniste, raccontata con ironia e semplicità da un grande scrittore come Piero Chiara.

Gli interpreti sono: Adolfo Vaini (Emerenziano Paronzini), Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli (le tre sorelle Tettamanzi), Diego Fusari (Paolino Mentasti), Roberta Bonfiglio (la domestica Teresa), Giancarlo Braglia (il dottor Raggi), Michele Romualdi (il Prevosto), Sergio Negri (don Casimiro) e Daniele Pizzoli (il segertario politico). Le scenografie sono state ideate da Daniele Pizzoli, i costumi da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, i disegni per le decorazioni scenografiche da Nani Tedeschi, le musiche sono state selezionate da Daniele Pizzoli e le luci curate da Giorgio Codognola, mentre per la direzione scenica hanno collaborato Marina Alberini, Lorenza Becchi, Martina Ginelli e Annalaura Melotti.

27 mar
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  29º FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO AMATORIALE “MASCHERA D’ORO”

Pubblicato in data: lunedì 27 marzo 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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MANTOVA

“Teatro, la Campogalliani trionfa a Vicenza

 

Con “Il Trigamo” di Piero Chiara al festival Maschera d’Oro primi premi per la miglior compagnia e le migliori attrici caratteriste


I rappresentanti della Campogalliani alla premiazione



MANTOVA. Con lo spettacolo Il Trigamo di Piero Chiara l’Accademia teatrale Campogalliani ha trionfato al festival nazionale Maschera d’Oro di Vicenza aggiudicandosi il premio come miglior compagnia e il premio alle migliori attrici caratteriste assegnato a Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli, oltre alle nomination per migliore regia a Maria Grazia Bettini, per migliore attore ad Adolfo Vaini, per miglior attore caratterista a Diego Fusari e al migliore allestimento per scene, costumi, luci e sonoro.

La Campogalliani si aggiudica per la quarta volta il massimo riconoscimento in uno dei più prestigiosi festival del teatro amatoriale italiano che ha selezionato tra più di 100 spettacoli iscritti solo 8 compagnie finaliste. Il premio Maschera d’oro dà il diritto alla storica compagnia mantovana di recitare al Teatro Olimpico di Andrea Palladio<<, il più antico teatro coperto del mondo, con lo spettacolo Le Intellettuali di Moliére che verrà rappresentato sabato 27 maggio.


Una foto di scena con Loredana Sartorello, Gabriella Pezzoli, Francesca Campogalliani e Adolfo Vaini



La giuria ha espresso il verdetto con la seguente motivazione: “Un perfetto dosaggio di recitazione, regia, ambientazione e luci, ma anche pause e accelerazioni, smarrimenti improvvisi e riprese, ha contribuito a restituire in maniera assai persuasiva un noto testo di Piero Chiara, che nell’apparente semplicità espressiva e nella artificiosità piccolo borghese dissimula le difficoltà. Esemplare il disporsi degli interpreti nella grigia luce del salotto, così come la capacità di suggerire piuttosto che dire, fra allusioni e sospensioni. La vicenda, allora, prende i colori di una verità umana e sociale, con i suoi squallori morali e le miserie quotidiane”.

Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli, che hanno interpretato le sorelle Tettamanzi hanno ottenuto il premio ex aequo come migliori attrici caratteriste dalla giuria che si è così espressa: “talmente abili ed accorte da creare un unico personaggio femminile a tre dimensioni, hanno offerto una grande prova, grazie anche a una malizia che sottilmente passava dal palcoscenico al pubblico, in un incedere tutto giocato sulle pause e le allusioni, sul passarsi la parola e calcolare i tempi. Una femminilità autentica e vincente, che si nutre, più che delle sue contraddizioni, della consapevolezza di essere e volere”.

La riduzione teatrale, elaborata dallo stesso Piero Chiara adattando per il palcoscenico il suo romanzo, divenne subito un grande successo nel 1970 per la regia di Aldo Trionfo. Nello stesso anno il successo venne ripetuto quando il regista Alberto Lattuada adattò il racconto per il grande schermo, con Venga a prendere il caffè da noi e Ugo Tognazzi grande protagonista.

La vicenda è incentrata sulla figura di Emerenziano Paronzini, impiegato al ministero delle Finanze, trasferito in qualità di vice-capufficio, a Luino, sul Lago Maggiore, che adocchia le sorelle Tettamanzi, tre “mature ragazze”, che hanno una bella casa sul lago e una considerevole fortuna.

La regia porta la firma di Maria Grazia Bettini che, lo scorso anno, nel settantennale dell’Accademia Campogalliani, decise di rimettere in scena lo spettacolo, che debuttò nel 1985, con la sostituzione di alcuni attori e con una nuova scenografia.

26 mar
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  29º FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO AMATORIALE “MASCHERA D’ORO”

Pubblicato in data: domenica 26 marzo 2017

Dalla testata: F.I.T.A. VENETO


F.I.T.A. Veneto
 


Festival Maschera d’Oro: vince la Campogalliani di Mantova





È l’Accademia "Francesco Campogalliani" di Mantova la vincitrice del 29o Festival nazionale "Maschera d’Oro", kermesse del teatro amatoriale italiano organizzata da Fita Veneto, in collaborazione con Regione, Comune di Vicenza, Il Giornale di Vicenza e Confartigianato provinciale e con il patrocinio di Provincia e Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Con lo spettacolo "Il trigamo" di Piero Chiara, per la regia di Maria Grazia Bettini, la formazione lombarda ha avuto la meglio, al rush finale, sulla salernitana Avalon Teatro, con "Le voci di dentro" di Eduardo De Filippo, regia di Gerry Petrosino, e sui trevigiani Amici del Teatro Roncade, con "Otto donne" di Robert Thomas, per la regia di Alberto Moscatelli.

Grande soddisfazione, naturalmente, in casa Campogalliani, alla quarta vittoria al Festival, dopo i successi ottenuti nel 2002, 2003 e 2013. Per lei, ora, si aprono anche le porte dell’Olimpico, gioiello palladiano e teatro coperto più antico al mondo, sul cui palcoscenico potrà esibirsi, sabato 27 maggio, grazie al Premio "Faber Teatro", messo in palio da Confartigianato Vicenza.

Questi gli altri riconoscimenti assegnati: migliore regia, Alberto Moscatelli (Amici del Teatro Roncade); attore, Gigi Mardegan (Il Satiro - Treviso); attrice, Sara Tomasucci (La Piccola Ribalta - Pesaro); attore caratterista, Salvatore Illegittimo (Avalon); attrici caratteriste, Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli (Campogalliani); giovane, Chiara Becchimanzi (Luna Nova - Latina); allestimento, Amici del Teatro Roncade; gradimento del pubblico, Il Satiro di Treviso per "La locomotiva" di Roberto Cuppone.

Nel concorso di critica "La Scuola e il Teatro", riservato agli studenti delle scuole superiori, "en plein" del Liceo scientifico "Quadri" di Vicenza: vittoria di Chiara Caucchiolo della IV ESC, seguita da Leonardo Rossi della V CSA e da Annalisa Righele della II FSA. Infine, Premio "Renato Salvato" all’impegno per il teatro ad Annalisa Carrara, direttrice artistica del Civico di Schio.

Dopo le premiazioni, La Bottega dei RebArdò di Roma si è esibita nello spettacolo "Ben Hur" di Gianni Clementi, per la regia di Enzo Ardone, sul palco con Monica Biagini e Sandro Calabrese. Lunghi applausi del pubblico per un lavoro che sa disegnare, con ironia e acutezza, le contraddizioni della nostra società.

Condotta con simpatia dalla giornalista Elisa Santucci, la serata è stata aperta dalla lettura di alcuni passaggi del messaggio dell’attrice Isabelle Huppert, testimonial della 55ª Giornata Mondiale del Teatro, fissata per il 27 marzo, cui anche Fita Veneto ha aderito. Numerose le autorità presenti alle premiazioni, tra cui il consigliere Gianpaolo Giacon, in rappresentanza del Comune di Vicenza, il consigliere delegato alla Cultura della Provincia di Vicenza Francesco Enrico Gonzo, il presidente dell’Istituto culturale "Rezzara" di Vicenza Luciano Righi, il presidente della Cofas - Filodrammatiche trentine Gino Tarter, il consulente artistico di Fita Veneto Luigi Lunari, il presidente del Cesar - Centro sviluppo artigianato di Vicenza Martino Pesavento e il presidente di Confartigianato Vicenza Agostino Bonomo. Soddisfazione per gli ottimi risultati di questa edizione della Maschera d’Oro sono stati espressi anche da Mauro Dalla Villa, presidente Fita Veneto, e dal presidente del Festival, nonché vicepresidente della Fita nazionale, Aldo Zordan, che ha lanciato l’edizione numero 30 della kermesse, in programma nel 2018: «Siamo già al lavoro - ha dichiarato - per preparare un’edizione assolutamente da ricordare. Qualche anticipazione? Di sicuro uno spazio speciale avranno il pubblico e i giovani».

8 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  La moglie del mondo

Pubblicato in data: mercoledì 8 marzo 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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C’è "La moglie del mondo"

 


La Campogalliani ricorda l’8 marzo con una proposta teatrale ironica e divertente che prende spunto dal testo di Carol Ann Duffy, poetessa e drammaturga scozzese, La moglie del mondo, rielaborata da Maria Grazia Bettini, una raccolta di poesie le cui protagoniste sono donne, vere o immaginarie, in cerca di un loro ruolo nella storia e nel mito da sempre raccontati in chiave maschile. Sono le mogli di uomini famosi, come la signora Pilato, la signora Esopo, la signora Freud e altri ancora. Tutte le poesie si configurano come autoritratti. Sul palcoscenico , dirette dalla stessa Bettini, Alessandra Mattioli, Annalaura Melotti, Antonella Farina, Chiara Benazzi, Cristina De Biasi, Francesca Campogalliani, Gabriella Pezzoli, Martina Ginelli, Giovanna Bertoli, Roberta Bonfiglio, Roberta Vesentini, Rossella Avanzi, Serena Zerbetto, Eleonora Ghisi, Loredana Sartorello. Questa sera alle 21, al teatrino d’Arco, ingresso libero.

6 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  La moglie del mondo

Pubblicato in data: lunedì 6 marzo 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Campogalliani va in scena

 


La Campogalliani celebra l’8 marzo al Teatrino d’Arco (ore 21, ingresso libero) con una proposta teatrale ironica e divertente che prende spunto dal testo di Carol Ann Duffy, poetessa e drammaturga scozzese, La moglie del mondo, rielaborata da Maria Grazia Bettini. Una raccolta di poesie le cui protagoniste sono donne, vere o immaginarie, in cerca di un loro ruolo nella storia e nel mito da sempre raccontati in chiave maschile. Sono mogli di uomini famosi, come le signore Pilato, Esopo, Freud e altri ancora; oppure donne definite tramite i loro uomini, come Dalila o Euridice. O ancora immaginarie eroine di storie i cui protagonisti erano di sesso maschile, per esempio Queen Kong, le sorelle Kray, la sorella di Elvis Presley. Attraverso il monologo si da una voce distintiva e forte a ciascuna di queste mogli che si collegano a costruire un’affascinante rivisitazione, una versione dei fatti dalla parte di lei, con affilato sarcasmo. Le narratrici non si limitano ,infatti , ad aggiungere particolari mancanti o verità nascoste alle storie già note, ma ciascuna di loro ha spesso una storia inedita da raccontare.

3 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  Assenze

Pubblicato in data: venerdì 3 marzo 2017

Dalla testata: La Cittadella


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Dalla luce al buio, fuori del tempo


3 Marzo 2017

«Ti ho liberata dal tempo» sorride l’uomo dall’abito candido. «Si, mi sento libera» risponde la donna. Resta lei sola, vuota come una buccia di banana, dopo che si sono progressivamente dissolti i ricordi, i sentimenti, ma anche i rimorsi e le paure. Il rassicurante salvatore biancovestito personifica il delirio di una mente affetta da demenza, che l’Accademia Campogalliani tratta con delicatezza, nell’oggettiva spaventosità. I primi segnali sono impercettibili poi attaccano anche il nucleo famigliare, che fatica ad accettare, a rapportarsi allo spietato progredire della malattia, dagli esiti identici sia che la si combatta o che ci si arrenda. La scena presenta sagome spigolose, disposte in una fuga prospettica dalla luce verso il buio, fino alle “Assenze" che l’autore Peter M. Floyd narra tramite ciò che percepisce l’inferma. Protagonista di razza è Francesca Campogalliani, magistralmente drammatica nel cingere Helen di commovente veridicità, di lacerante umanità. Accanto a lei Mario Zolin, marito affettuoso presto capitolato; la figlia, Eleonora Ghisi d’intensa espressività negli eloqui farciti di parole assurde, come le fa percepire la malattia; la nipote, Margherita Governi, dalla recitazione tanto fresca quanto convincente; Gabriella Pezzoli, dottoressa pragmatica; Stefano Bonisoli a dar corpo, leggerezza e gioiosità alle allucinazioni; infine la tenera voce fuori campo di Cecilia Cantarelli. Un bravo allo stesso Zolin alla regia che, nel lieto giro di danza tra la donna e il suo immaginario, in quel breve surreale non-sense, racchiude il significato dell’intero spettacolo.

24 feb
Articolo riferito allo spettacolo:  Assenze

Pubblicato in data: venerdì 24 febbraio 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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CAMPOGALLIANI

“Assenze”: un debutto nazionale che funziona

 

Un interno domestico si staglia su un profilo di case sghembe, aguzze, con un cenno di schema labirintico. Giusto la proiezione dello stato mentale smarrito, sul punto di derealizzarsi, di Helen...


Un interno domestico si staglia su un profilo di case sghembe, aguzze, con un cenno di schema labirintico. Giusto la proiezione dello stato mentale smarrito, sul punto di derealizzarsi, di Helen Bastion, signora di 76 anni. Chiusa nel suo bozzolo, non fa che rimuginare un ricordo d’infanzia, il giorno in cui il padre tornò dalla guerra. Un sipario che la inonda d’affetto, ma che risaputo annoia marito e figlia, preoccupati dei suoi vuoti di memoria breve, che le provocano panico, nelle passeggiate per le strade del quartiere che non riconosce più. Indelicatamente tendono a riprenderla, e la innervosiscono con le pressioni di una visita alla dottoressa. Lei rifiuta, quelli insistono, e sortiscono i battibecchi immancabili in un interno americano. È il tema Assenze, dramma sull’alzheimer di Peter Floyd, nome nuovo della scena americana. In Italia, prima volta, per opera della Campogalliani. La pièce è costruita con abilità e sagacia: per 100 minuti di spettacolo, senza cambi di scena (Zolin e Fusari), solo d’illuminazione (Codognola), e accorte scelte musicali, specie quel contrappunto sentimentale all’attacco e alla fine (Martinelli), corre verso la morte ineluttabile. Il tempo è compresso, finanche in uno stesso dialogo, e fugge via con le parole inopportune, i fantasmi della mente, i congiunti che svaniscono e riappaiono mesi dopo.
Anche gli spazi sono un unico spazio, il salotto diventa l’abitazione della figlia, poi la stanza in una struttura protetta. La morte giunge in un attimo, come in un baleno s’è consumata l’esistenza. La comunicazione si fa quasi impossibile, quando i significati si volatilizzano nella mente di Helen, che raccoglie suoni insensati. Il dialogo privilegiato è con l’ombra d’un medico, che esiste solo nel suo sipario mentale. Lo connota come un simbolo sessuale, e lo accetta facendosi dire che il matrimonio “è stato un trauma durato 50 anni”. Quell’ombra giovanile serve a evocare i suoi 30 anni, i corteggiamenti e le note su cui ballava, e gratificando la sua vanità ne vince la paura (nell’America benestante c’è una figura professionale, non religiosa, che aiuta a morire). Ma prima, Helen cerca di riconciliarsi con la figlia, sa d’averla oppressa con la volontà di realizzare le sue ambizioni attraverso i suoi successi. Patetica e commovente auspicherebbe un po’ di complicità. Francesca Campogalliani, a disagio coi litigi, cresce moltissimo nella 2ª parte, ed è Helen, anima e corpo. Piace la misura di Eleonora Ghisi (Barbara), cattiva e banale al punto giusto con l’odiosa amata madre, cui ripete: «Lo fai apposta, hai sempre saputo come rendermi infelice». E funziona la leggerezza di Stefano Bonisoli, il medico (ma non canti Sinatra). Completano il cast Gabriella Pezzoli (dottoressa e direttrice), Margherita Governi (la nipote) e Mario Zolin (il marito). La regia di Zolin governa il testo con mano sicura.

Alberto Cattini

20 feb
Articolo riferito allo spettacolo:  Assenze

Pubblicato in data: lunedì 20 febbraio 2017

Dalla testata: Senza Errori di Stumpa


Senza Errori di Stumpa
 

“Assenze” al Teatrino d’Arco

 

Sabato sera l’Accademia Campogalliani ha debuttato con il dramma Assenze, dell’americano Peter M. Floyd – prima italiana, nella traduzione di Antonia Brancati. E cominciamo col dire che si tratta di una faccenda intensa e potente, la cronaca dello sgretolarsi progressivo della coscienza e delle percezioni sotto l’attacco della demenza senile (o forse del morbo di Alzheimer).

La coscienza (così come il punto di vista) è quella di Helen Bastion, donna forte in modi non sempre amabili, ostinatamente aggrappata ai suoi ricordi, anche i più lontani, e a un ferreo controllo di se stessa, della sua vita e del rassegnato marito David. O almeno così vuole e crede – perché fin dal principio la questione centrale è proprio questa: quanto di quello che Helen sa è, è ancora o è mai stato vero?

Il resto è un’acuta e dolorosa narrazione della mente di Helen che frana inesorabilmente, attraverso un susseguirsi tesissimo di monologhi e dialoghi – con il marito, con la figlia che ha passato la vita cercando di sottrarsi al controllo materno, con la nipote adolescente, con il medico… Anzi, con i medici – ma di questo non voglio dire troppo, perché uno degli aspetti più struggenti di Assenze è proprio ciò che succede nella mente di Helen, mentre il tempo, il linguaggio e le certezze scivolano via, ed è qualcosa, credo, che ogni spettatore dovrebbe scoprire da sé. Cattura

E di questo testo asciutto e intelligente la Campogalliani fa meraviglie. La regia di Mario Zolin (anche sensibile interprete di David Bastion) usa con finezza e grande efficacia linee oblique, colori e le musiche di Nicola Martinelli per restituire il distorcersi del mondo di Helen – una magnifica Francesca Campogalliani. Attorno si muovono, bravissimi, la Barb impaziente e vulnerabile di Eleonora Ghisi, la Samantha ribelle e smarrita della giovanissima Margherita Governi, l’umana dottoressa Dalane di Gabriella Pezzoli e il surreale dottor Bright di Stefano Bonisoli.

Il risultato è un’ora e mezza di splendido teatro, uno spettacolo intenso, lucido e toccante* che, raccontando il dramma di una famiglia come tante, solleva una delle questioni più profonde: che cosa ci rende noi stessi?

Una volta di più: well done, Campogalliani!

17 feb
Articolo riferito allo spettacolo:  Assenze

Pubblicato in data: venerdì 17 febbraio 2017

Dalla testata: La Cittadella


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Assenze


 

Il testo dell’autore contemporaneo Peter Floyd al Teatrino D’Arco fino alla fine di marzo


17/02/2017

“Assenze” è un testo di Peter M. Floyd che coinvolge lo spettatore nell’alternarsi di forze contrapposte, cedimenti, paure, sentimenti, e desideri contrastanti, perché vede la realtà attraverso gli occhi di Helen, fa sue le sue visioni, sente non quello che persone dicono, ma ciò che Helen sente: una progressione che diventa un inanellarsi di parole che insieme non hanno senso. Lo spettatore vede le situazioni dal punto di vista di Helen, ossia dall’interno della sua inafferrabile, odiata e infine amata condizione. Con l’Accademia “Campogalliani”, al Teatrino d’Arco, nella traduzione di Antonia Brancati e per la regia di Mario Zolin, da sabato 18 febbraio fino a domenica 16 marzo.

“Assenze” è la storia di Helen Bastion, una matura matriarca con una volontà di ferro. Anche se in famiglia i rapporti sono difficili per la sua infaticabile azione di controllo su tutto e su tutti, è comunque una storia d’amore per la vita. Compaiono i primi vuoti di memoria, all’inizio negati, in seguito mascherati, ma poi inevitabilmente sconvolgenti. “Pensi che mi lascerò andare facilmente? Io lotterò fino alla fine”. Helen non ha nessuna intenzione di lasciarsi scivolare nell’oblio. Il suo mondo però diventa sempre più caotico. Vorrebbe ritrovare un rapporto con la figlia Barb, che ha deluso le sue attese e provocato la sua disapprovazione, ma le parole perdono via via di significato e il dialogo diventa sempre più difficile. La sua corazza d’acciaio comincia a sgretolarsi. Le sue facoltà mnemoniche diventano sempre più confuse, tuttavia conservano memoria affettiva, intelligenza, astuzia, abilità dialettiche. Helen si sforza disperatamente di trovare un significato ad un’esistenza che sta lentamente e inesorabilmente diventando un “involucro” vuoto… ed ecco appare il dott. Bright. Con lui Helen arriva a valutare in modo nuovo la sua nuova vita senza tempo né memoria, a scoprire un orizzonte diverso, non privo di poesia e leggerezza: “Libera. Mi sento libera”.

Spiega Mario Zolin nelle note di regia: «La forza del testo sta nella capacità di proiettare lo spettatore all’interno di una vicenda che per sua natura è cruda, disarmante ma anche affascinante. La sfida della messinscena si è dimostrata subito ardua: ambienti diversi nei quali collocare la storia e i suoi protagonisti, salti temporali da sottolineare durante lo svolgimento delle varie scene. Per dipanare questa matassa mi sono affidato all’uso finalizzato delle luci, agli effetti sonori e alle musiche che devono scandire i diversi momenti della storia. Impegnativo il personaggio del dott. Bright che si materializza nella mente di Helen e alla vista degli spettatori, ma non a quella degli altri interpreti. Al dott. Bright (in traduzione “luminoso, gioioso, allegro”) ho imposto una recitazione sfaccettata, misteriosa, a volte beffarda, dolce ma cruda, sincera. La scena rappresenta lo skyline di una città americana. Si tratta quindi di un esterno, ma può essere anche un interno, un piano su cui far comparire immagini di ricordi, o una barriera tra la protagonista e gli altri personaggi. Gli elementi d’arredo sono al minimo: la poltrona di Helen, suo luogo di sicurezza, e il divano-lettino d’ospedale. Insomma tutto ridotto all’essenziale per lasciare agli spettatori la possibilità di concentrarsi senza distrazioni, di entrare nella storia, di ascoltarla e vederla con gli occhi della protagonista».

Peter M. Floyd, nativo del New Hampshire, si è laureato in scienze politiche al MIT di Boston, dove vive. Si è sempre interessato al teatro e ha cominciato a lavorare come attore e regista con numerosi gruppi teatrali locali. La sua carriera di autore ha avuto inizio nel 2005 con la commedia breve “The Little Death” e da allora non ha più smesso di scrivere per il teatro. Nel 2010 ha cominciato a studiare drammaturgia alla Boston University, ottenendo il titolo di Master of Fine Arts nel gennaio 2012. Durante il suo corso di studi ha composto “Absence” che, dopo aver vinto numerosi premi, è andato in scena con grande successo al Boston Playwrights’ Theatre nel 2014.

Peter M. Floyd, nativo del New Hampshire, si è laureato in scienze politiche al MIT di Boston, dove vive. Si è sempre interessato al teatro e ha cominciato a lavorare come attore e regista con numerosi gruppi teatrali locali. La sua carriera di autore ha avuto inizio nel 2005 con la commedia breve “The Little Death” e da allora non ha più smesso di scrivere per il teatro. Nel 2010 ha cominciato a studiare drammaturgia alla Boston University, ottenendo il titolo di Master of Fine Arts nel gennaio 2012. Durante il suo corso di studi ha composto “Absence” che, dopo aver vinto numerosi premi, è andato in scena con grande successo al Boston Playwrights’ Theatre nel 2014.

Personaggi e interpreti: Helen Bastion, Francesca Campogalliani; David Bastion, Mario Zolin; Barb, la loro figlia, Eleonora Ghisi; Samantha, figlia di Barb, Margherita Governi; Dott. Dalane / Sig. Moss, Gabriella Pezzoli; Dott. Bright, Stefano Bonisoli; Voce di Helen da bambina, Cecilia Cantarelli.

11 feb
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  29º FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO AMATORIALE “MASCHERA D’ORO”

Pubblicato in data: sabato 11 febbraio 2017

Dalla testata: Il Giornale di Vicenza


Il Giornale di Vicenza
 
11 febbraio 2017

MASCHERA D’ORO. Stasera al San Marco al concorso degli amatoriali la Campogalliani di Mantova propone “Il trigamo”

Pubbliche virtù e vizi privati
nella piccola società di provincia

Una scena de “Il trigamo” con l’Accademia Campogalliani di Mantova Una scena de “Il trigamo” con l’Accademia Campogalliani di Mantova

Intrigante e spassosa commedia che lo scrittore Piero Chiara trasse da un suo racconto. Tre sorelle e l’ingombrante memoria del padre


VICENZA

Dopo il sold-out traboccante di applausi della scorsa settimana, tutto pronto per la seconda serata del 29º Festival nazionale “Maschera d’Oro”, che oggi alle 21 vedrà approdare al Teatro San Marco uno dei supercampioni della manifestazione promossa da F.i.t.a. Veneto / Federazione italiana teatro amatori, in collaborazione con Regione Veneto, Comune, Il Giornale di Vicenza e Conartigianato provinciale.
Asalire sul palcoscenico sarà l’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani” di Mantova, storica formazione lombarda che nel 2016 ha festeggiato i propri 70 anni di attività e che al festival ha già vinto tre volte (l’ultima nel 2013 con “Pigmalione” di George Bernard Shaw), attesa alla kermesse con una celebre, intrigante e spassosissima commedia di Piero Chiara: “Il trigmo”, piece che lo scrittore di Luino trasse dal proprio romanzo “Laspartizione”, reso celebre nche dal film di Alberto Lattuada “Venga a prendere un caffè da noi”, con Ugo Tognazzi
Diretta da Maria Grazia Bettini, la commedia riprende l”andamento narrativo del romanzo di Chiara, seguendo passo passo, nell’atmosfera ovattata di una cittadina di provincia, le grandi manovre messe in atto da Emerenziano Paronzini, invalido di guerra e impiegato del Ministero della Finanze, per trovare la migliore delle sistemazioni nella ricca dimora di tre sorelle nubili: Fortunata, Tarsilla e Camilla Tettamanzi.
Bruttine e stagionate, pur ciascuna con una propria “bellezza”, le tre donne vivono nell’ingombrante memoria del padre procuratore, dedito a inquietanti esperimenti botanici.
Specchio perfetto della piccola società di provincia, le tre trascorrono i giorni (e le interminabili notti) strette tra pubbliche virtù e vizi privati, effettivamente compiuti o solo sognati, finché nella loro vita non si insinua all’improvviso, l’impomatato e affettato seduttore Paronzini, gallo in pollaio del quale arriva ben presto ad avere il controllo assoluto.
Sposatosi con una delle tre, l’uomo creerà un pruriginoso “mènage a quatre”, sotto lo sguardo scandalizzato della vecchia domestica Teresa.
Ma ecco capitare qualcosa di assolutamente imprevisto... Sul palcoscenico la “Campogalliani” schiera Adolfo Vaini, Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello, Gabriella Pezzoli, Diego Fusari, Roberto Bonfiglio, Michele Romualdi, Sergio Negri, Giancarlo Braglia, Daniele Pizzoli.
Costumi di Francesca Campogallini e Diego Fusari, scene di Daniele Pizzoli realizzate da Enzo Busoli, disegni originali di Nani Tedeschi, luci di Giorgio Codognola.
L’Accademia mantovana deve il proprio nome a Francesco Campogalliani,celebre burattinaio discendente da una famiglia di artisti. A fondare la compagnia nel 1946 fu suo nipote Ettore,famoso musicista e insegnante di canto lirico.
Dal 1953 la compagnia ha sede nel Teatrino di Palazzo d’Arco nel cuore di Mantova, divenuto vivace centro di cultura, spettacolo e formazione. In oltre settant’anni di attività, la compagnia ha toccato i più diversi generi teatrali, ma con una spiccata predilezione per i classici.
Informazioni su www.fita-veneto.org; botteghino del San Marco aperto dalle 19 di stasera (tel. 0444 921560). Il festival è patrocinato dal Provincia e Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo.

10 feb
Articolo riferito allo spettacolo:  Assenze

Pubblicato in data: venerdì 10 febbraio 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Anteprima assoluta per la Campogalliani Arriva “Assenze”




L’intensa stagione teatrale dell’Accademia Campogalliani proseguirà sabato 18 febbraio alle 20.45 al Teatrino di Palazzo d’Arco con un debutto in anteprima assoluta per l’Italia del testo contemporaneo Assenze di Peter Floyd, tradotto da Antonia Brancati, per la regia di Mario Zolin. Come sempre la storica compagnia mantovana è attenta a proporre, accanto a testi classici o di più immediato condivisione, autori di teatro contemporaneo italiano o straniero e spesso novità assolute, come in questo caso. Peter Floyd, nativo del New Hampshire, laureato in scienze politiche al MIT di Boston, dove vive, si è sempre interessato al teatro e ha cominciato a lavorare come attore e regista con numerosi gruppi teatrali locali. La sua carriera di autore ha avuto inizio nel 2005 con la commedia breve The Little Death e da allora non ha più smesso di scrivere per il teatro. Nel 2010 ha cominciato a studiare drammaturgia alla Boston University, ottenendo il titolo di Master of Fine Arts nel gennaio 2012. Durante il suo corso di studi ha composto Absence che, dopo aver vinto numerosi premi, è andato in scena con successo al Boston Plywrights Theatre nel 2014. Assenze è una storia d’amore, la storia di Helen Bastion, una matura matriarca con una volontà di ferro. Anche se in famiglia i rapporti sono difficili per la sua infaticabile azione di controllo su tutto e tutti, è comunque una storia d’amore. Compaiono i primi vuoti di memoria, all’inizio negati, in seguito mascherati, ma poi inevitabilmente sconvolgenti. Helen non ha alcuna intenzione di lasciarsi scivolare nell’oblio. Il suo mondo però diventa sempre più caotico. Vorrebbe ritrovare un rapporto con la figlia Barb, che ha deluso le sue attese e provocato la sua disapprovazione, ma le parole perdono via via di significato e il dialogo diventa sempre più difficile. La sua corazza d’acciaio comincia a sgretolarsi. Le sue facoltà mnemoniche diventano sempre più confuse, tuttavia conservano memoria affettiva, sensibilità, intelligenza, astuzia, abilità dialettica. Helen si sforza disperatamente di trovare un significato a una esistenza che sta lentamente e inesorabilmente diventando un involucro vuoto… ed ecco apparire il dottor Bright. Con lui Helen arriva a valutare in modo nuovo la sua nuova vita senza tempo né memoria, a scoprire un orizzonte diverso, non privo di poesia e leggerezza: dichiara Helen "Libera. Mi sento libera….". La forza del testo sta nella capacità di proiettare lo spettatore all’interno di una vicenda che per sua natura è cruda, disarmante ma anche affascinante. La sfida della messinscena si è dimostrata subito ardua: ambienti diversi nei quali collocare la storia e i suoi protagonisti, salti temporali da sottolineare durante lo svolgimento delle varie scene. Per dipanare questa matassa il regista Mario Zolin si è affidato all’uso finalizzato delle luci, agli effetti sonori e alle musiche che devono scandire i diversi momenti della storia. La scenografia ricorda lo skyline di una città americana. Si tratta quindi di un esterno, ma può essere anche un interno, un piano su cui far comparire immagini di ricordi, o una barriera tra la protagonista e gli altri personaggi. Gli elementi d’arredo sono al minimo. Gli interpreti: Francesca Campogalliani (nel ruolo di Helen Bastion), Mario Zolin (il marito David), Eleonora Ghisi (la figlia Barb), Margherita Governi (la nipote Samantha), Gabriella Pezzoli (la dottoressa Delane/la signora Moss), Stefano Bonisoli (il dottor Bright) e Cecilia Cantarelli (la voce di Helen da bambina). Le scenografie e i costumi sono stati ideati dallo stesso regista Mario Zolin e da Diego Fusari, gli interventi sonori originali da Nicola Martinelli, le luci da Giorgio Codognola, la direzione scenica è di Marina Alberini, scenografie di Enzo Busoli. Repliche fino al 23 marzo con rappresentazioni al venerdì e sabato alle 20.45 e le domeniche alle 16. Le prenotazioni si possono già effettuare alla biglietteria del Teatrino di Palazzo d’Arco dal mercoledì al sabato dalle 17 alle 18.30 (0376 325363 o via mail: biglietteria@teatro-campogalliani.it)

27 gen
Articolo riferito allo spettacolo:  Destinatario sconosciuto

Pubblicato in data: venerdì 27 gennaio 2017

Dalla testata: La Cittadella


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Destinatario sconosciuto


Il romanzo epistolare di Katherine Kressmann Taylor al Teatrino d’Arco per la Giornata della Memoria


27/01/2017
di Maria Luisa Abate

In occasione della Giornata della Memoria, al Teatrino d’Arco venerdì 27 gennaio ore 20.45, viene proposto “Destinatario sconosciuto”, romanzo epistolare di Katherine Kressmann Taylor. La messa in scena è a cura di Maria Grazia Bettini e Diego Fusari, in collaborazione con la Scuola di Teatro “Francesco Campogalliani”.

L’uomo d’affari Martin Schulse, cattolico, fa ritorno assieme alla propria famiglia in Germania, mentre il suo socio Max Eisenstein, di religione ebraica, rimane negli Stati Uniti, per continuare a gestire la galleria d’arte di cui sono comproprietari a San Francisco. Il racconto di Taylor, dapprima pubblicato sulle pagine di una rivista newyorkese poi diventato un libro record di vendite dal quale è stato infine tratto un film, si snoda attraverso le relazioni epistolari intessute tra i due soci ed amici, tra il 12 novembre 1932 e il 3 marzo 1934.

14 gen
Articolo riferito allo spettacolo:  Il trigamo o la spartizione

Pubblicato in data: sabato 14 gennaio 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova



 

La Campogalliani in finale


La Campogalliani con " Il trigamo" scelta per la 29ª edizione del festival "Maschera d’Oro" di VicenzaC’è anche la Campogalliani tra le sette compagnie scelte per la 29ª edizione della Maschera d’Oro, festival nazionale che si svolgerà al San Marco di Vicenza dal 4 febbraio al 25 marzo. La rassegna è organizzata da Fita Veneto / Federazione italiana teatro amatori, in collaborazione con Regione, Comune e Confartigianato provinciale, con il patrocinio di Provincia e Ministero Beni culturali. La Campogalliani ha superato la selezione nazionale (quest’anno ha coinvolto una settantina di candidati) - grazie a Il trigamo di Piero Chiara, per la regia di Maria Grazia Bettini, e sarà in scena sabato 11 febbraio alle 21. Alla compagnia vincitrice andrà anche il Premio Faber (Confartigianato), che consentirà di esibirsi per una sera sul palco dell’Olimpico di Vicenza, opera di Palladio e teatro coperto più antico del mondo.

9 gen
Articolo riferito allo spettacolo:  Le intellettuali

Pubblicato in data: lunedì 9 gennaio 2017

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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TEATRINO D’ARCO

Risate e applausi per “Le intellettuali” della Campogalliani

 

Prosegue la stagione “impegnata” della Campogalliani. A seguire Dostoevskij giunge Molière con Le intellettuali, un capolavoro satirico del 1672, messo in scena come il...



LE INTELLETTUALI di Molière


Prosegue la stagione “impegnata” della Campogalliani. A seguire Dostoevskij giunge Molière con Le intellettuali, un capolavoro satirico del 1672, messo in scena come il precedente lavoro da Grazia Bettini. In originale s’intitola Les Femmes savantes, e sono tre le donne, e della stessa famiglia, che si concedono alla moda della cultura con furore e fanatismo. Prima la madre autoritaria (L. Sartorello) che con il suo piglio fa tremare l’imbelle marito, e la cameriera licenzia per il gergo cacofonico, poi la figlia primogenita (M. Ginelli) che in nome del primato del femminile rifiuta con il matrimonio anche la sensualità, e quindi la zia paterna (R. Bonfiglio) che al contrario freme per una miriade di corteggiatori platonici e inesistenti. Le tre solidarizzano e velleitarie delirano per i sonetti di Trissottani (R. Vaini), che fuor di casa loro nessun considera (è sparito il confronto con Vadio, l’erudito). Ma a tanta infatuazione per il tizio giunge la madre da volergli dare in moglie la figlia cadetta (V. Durantini), che per niente intellettuale, opta invece per i piaceri domestici che le offre l’onesto Clitandro (L. Genovesi).

Strutturalmente la pièce si organizza intorno al tema delle nozze contrastate, ma più delle trame nascoste e palesi, è necessario ricordare che nel “duello” verbale che si scatena all’inizio della seconda parte dello spettacolo tra i due pretendenti, Trissottani (che fa rima con cani, e tali sono i suoi sonetti, che pur fan sbellicare) e il giovane innamorato, Molière pone la sostanza del discorso. Che la cultura (nella traduzione di Garboli) “corrompe” le tre donne, spinte a manipolare concetti senza un minimo di giudizio. Per il senso comune di Clitandro, “uno sciocco sapiente è più sciocco di uno sciocco ignorante”. E tale opinione prevarrà, anche se il poetastro viene smascherato come un’appendice di Tartuffe. Ma si sa che per Molière scoperchiare la mistificazione è sempre un bene, e fa cadere il velo dagli occhi della madre. Bettini lo conferma spingendo gli attori a battere il piede su una pedana.
Tra satira e farsa, gli attori sono trascinati dalla sapienza professionale di Sartorello e Vaini, e tra i giovani convincono maggiormente i due innamorati, Durantini e Genovesi: lo spettacolo conquista risate ed applausi.

Alberto Cattini

2 gen
Articolo riferito allo spettacolo:  Le intellettuali

Pubblicato in data: lunedì 2 gennaio 2017

Dalla testata: La Cittadella


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Le intellettuali


La commedia di Molière è in scena al Teatrino D’Arco


02/01/2017
di Maria Luisa Abate

Ha debuttato nella notte di Capodanno e rimarrà in scena al Teatrino D’Arco fino al 5 febbraio, “Le intellettuali” di Molière, nella traduzione di Cesare Garboli. L’allestimento dell’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani” è diretto da Maria Grazia Bettini, che così spiega nella note di regia.

«Commedia salace, svincolata da tematiche legate alla corte e al potere, ma segnata da riflessioni che l’autore sviluppò liberamente, indagando su situazioni che minavano dall’interno la società francese, specie di quella classe borghese che doveva costituire la struttura portante della società e tendeva invece a un disfacimento dettato da false ambizioni, malintese finalità culturali, degrado di rapporti parentali. Il tipo di critica che Molière pone a segno la ritroviamo in parte oggi. Ma la materia è sempre quella, e la modernità del testo emerge nell’interpretazione registica che ha impresso nei ruoli la caratterizzazione dei vizi tanti e delle poche virtù che animano la drammaturgia molieriana.

Ho lavorato con gli attori tenendo conto delle qualità di ognuno attingendo dalla loro fantasia e incanalando ogni interpretazione nel suo progetto espressivo, lavorando sulla traduzione di Cesare Garboli, dal linguaggio schietto, che a tratti lascia intravedere i versi dell’originale, ma privilegiando una parlata in prosa, nella quale far emergere poi i momenti di leziosa letteratura che costituiscono uno dei temi dell’opera su cui si appunta la critica dell’autore. La caratterizzazione spinta dei personaggi “intellettuali” mette in risalto la critica dell’autore ad un falso mondo culturale, anche oggi rintracciabile nella società moderna».

Questa la trama. Filaminta, donna colta e raffinata, moglie dispotica del mite Crisalo, ha una sola aspirazione: dimostrare la superiorità intellettuale e mentale delle donne. Forte di questa convinzione, ha trasformato la propria casa in un “salotto filosofico e letterario” e, insieme alla cognata Belisa e alla figlia maggiore Armanda, la mette a disposizione di un poetastro affarista, Trissottani, il quale desidera solo arrivare a possedere le ricchezze della famiglia; a lui vuol dare in moglie la figlia minore Enrichetta, che però non ha aspirazioni intellettuali e ama, riamata, il giovane Clitandro, come lei poco incline alle esagerazioni culturali. Dopo varie vicissitudini, sarà il saggio Aristo a far ragionare il fratello Crisalo e ad escogitare un innocuo tranello che porterà la pace e l’ordine in famiglia.

Cesare Garboli spiega che “Les femmes savantes” fu rappresentata per la prima volta a Parigi, al Palais Royal l’11 marzo 1672 e Molière vi recitava la parte di Crisalo. La pièce piacque e fu replicata per dieci volte con ottimi incassi. Protagonista de “Le intellettuali” è il teatro: il teatro che non sta mai fermo, dove ad ogni parola è concesso di litigare e di contraddirsi. La prima impressione è di movimento, una conversazione dove tutti non fanno che togliersi la parola di bocca lasciando parlare gli altri con molta civiltà. Il ritmo da saloon si accompagna ad uno scompiglio di ricchi, il reddito cospicuo ad una fiera di nevrosi privilegiate, esaltante e raffinato concerto finale dove Molière riassume tutti i connotati del suo teatro irriducibile avversario degli snobismi culturali e mode del momento. Molière non è forse mai stato così acuto scienziato della società come ne “Le intellettuali”, una pièce che si alza come un polverone in attesa di una bufera che non scoppia o esplode solo per passare via ripristinando un nuovo ordine. “Les femmes savantes” è una girandola di idee, un fuoco d’artificio fatto di temi quali la condizione e istruzione femminile, il problema della coppia e quello sessuale, l’antagonismo maschio-femmina, il rapporto tra cultura e stato, l’impegno e il disimpegno.

Personaggi e interpreti: Crisalo, Giancarlo Braglia; Filaminta, Loredana Sartorello; Belisa, Roberta Bonfiglio; Armanda, Martina Ginelli; Enrichetta, Valentina Durantini; Trissottani, Adolfo Vaini; Clitandro, Luca Genovesi; Martina, Annalaura Melotti; Aristo, Sergio Negri; Il Notaio, Daniele Pizzoli

28 dic
Articolo riferito allo spettacolo:  Le intellettuali

Pubblicato in data: mercoledì 28 dicembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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MANTOVA

La Campogalliani saluta il 2016 con “Le Intellettuali”

 

Da sabato il nuovo allestimento dell’opera di Molière per la compagnia mantovana





MANTOVA. Una fine d’anno a teatro, con l’Accademia Campogalliani: dopo il grande successo di Delitto e Castigo di Doestoevskij con cui si è inaugurata la stagione teatrale 2016-17, la compagnia festeggia l’arrivo del 2017 da sabato con il nuovo allestimento de Le Intellettuali di Molière nella divertente e moderna traduzione di Cesare Garboli, per la regia di Maria Grazia Bettini. Les femmes savantes, questo il titolo originale, fu rappresentata per la prima volta a Parigi, al Palais Royal l’11 marzo 1672: Molière vi recitava la parte di Crisalo. La pièce piacque e fu replicata per 10 volte con ottimi incassi.
Filaminta, donna colta e raffinata, moglie dispotica del mite Crisalo, ha una sola aspirazione: dimostrare la superiorità intellettuale e mentale delle donne. Forte di questa convinzione, ha trasformato la propria casa in un “salotto filosofico e letterario” e, con la cognata Belisa e la figlia maggiore Armanda, la mette a disposizione di un poetastro affarista: Trissottani, che desidera solo arrivare a possedere le ricchezze della famiglia; a lui vuol dare in moglie la figlia minore Enrichetta, che però non ha aspirazioni intellettuali e ama, riamata, il giovane Clitandro, come lei poco incline alle esagerazioni culturali. Dopo varie vicissitudini, sarà il saggio Aristo a far ragionare il fratello Crisalo e ad escogitare un innocuo tranello che porterà la pace e l’ordine in famiglia.



Protagonista de Le Intellettuali è il teatro: il teatro che non sta mai fermo, dove ad ogni parola è concesso di litigare e contraddirsi. Il tipo di critica che Molière pone a segno la ritroviamo in parte oggi. Ma la materia è sempre quella, e la modernità del testo emerge nell’interpretazione registica di Maria Grazia Bettini che ha impresso nei ruoli la caratterizzazione di vizi (tanti) e virtù (poche) che animano la drammaturgia molieriana. Gli interpreti dello spettacolo sono: Giancarlo Braglia (Crisalo), Loredana Sartorello (Filaminta), Roberta Bonfiglio (Belisa), Martina Ginelli (Armanda), Valentina Durantini (Enrichetta), Adolfo Vaini (Trissottani), Luca Genovesi (Clitandro), Annalaura Melotti (Martina), Daniele Pizzoli (il Notaio), Sergio Negri(Aristo).
Le scenografie sono state ideate da Diego Fusari, i costumi da Francesca Campogalliani e Diego Fusari e realizzati dalla sartoria Costapereira, le musiche da Nicola Martinelli, le luci da Giorgio Codognola, il sonoro da Massimiliano Fiordaliso e Chiara Benazzi mentre la direzione scenica compete a Lorenza Becchi, Alessandra Mattioli, Chiara Benazzi e Donata Bosco. Repliche fino al 5 febbraio ogni venerdì e sabato alle 20.45 e le domeniche alle 16. Le prenotazioni per tutte le rappresentazioni si possono già effettuare alla biglietteria del teatrino di Palazzo d’Arco dal mercoledì al sabato dalle 17 alle 18.30 (0376 325363 o biglietteria@teatro-campogalliani.it).

27 dic
Articolo riferito allo spettacolo:  Le intellettuali

Pubblicato in data: martedì 27 dicembre 2016

Dalla testata: MINCIO&DINTORNI


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Dopo il grande successo riscosso da “Delitto e Castigo” di Doestoevskij con cui si è inaugurata la stagione teatrale 2016 – 2017, l’Accademia Teatrale Campogalliani festeggia l’arrivo del nuovo anno, a partire da sabato 31 dicembre, con il nuovo allestimento de “Le Intellettuali” di Molière nella divertente e moderna traduzione di Cesare Garboli, per la regia di Maria Grazia Bettini.
“Les femmes savantes”, questo è il titolo originale, fu rappresentata per la prima volta a Parigi, al Palais Royal l’11 marzo 1672: Molière vi recitava la parte di Crisalo. La pièce piacque e fu replicata per dieci volte con ottimi incassi.

Sergio Negri e Loredana Sartorello in Aristo e Filaminta

Filaminta, donna colta e raffinata, moglie dispotica del mite Crisalo, ha una sola aspirazione: dimostrare la superiorità intellettuale e mentale delle donne. Forte di questa convinzione, ha trasformato la propria casa in un “salotto filosofico e letterario” e, insieme alla cognata Belisa e alla figlia maggiore Armanda, la mette a disposizione di un poetastro affarista: Trissottani, il quale desidera solo arrivare a possedere le ricchezze della famiglia; a lui vuol dare in moglie la figlia minore Enrichetta, che però non ha aspirazioni intellettuali ed ama, riamata, il giovane Clitandro, come lei poco incline alle esagerazioni culturali.
Dopo varie vicissitudini, sarà il saggio Aristo a far ragionare il fratello Crisalo e ad escogitare un innocuo tranello che porterà la pace e l’ordine in famiglia.

Roberta Bonfiglio e Daniele Pizzoli in Belisa e il notaio

Protagonista de “Le Intellettuali” è il teatro: il teatro che non sta mai fermo, dove ad ogni parola è concesso di litigare e di contraddirsi. La prima impressione è di movimento, una conversazione dove tutti non fanno che togliersi la parola di bocca lasciando parlare gli altri con molta civiltà. Il ritmo da saloon si accompagna ad uno scompiglio di ricchi, il reddito cospicuo ad una fiera di nevrosi privilegiate, esaltante e raffinato concerto finale dove Molière riassume tutti i connotati del suo teatro irriducibile avversario degli snobismi culturali e mode del momento. Molière non è forse mai stato così acuto scienziato della società come ne Le Intellettuali, una pièce che si alza come un polverone in attesa di una bufera che non scoppia o esplode solo per passare via ripristinando un nuovo ordine. Les femmes savantes è un girandola di idee, un fuoco d’artificio fatto di temi quali la condizione ed istruzione femminile, il problema della coppia e quello sessuale, l’antagonismo maschio-femmina, il rapporto tra cultura e stato, l’impegno e il disimpegno.
Commedia salace, svincolata da tematiche legate alla corte e al potere, ma segnata da riflessioni che l’autore sviluppò liberamente, indagando su situazioni che minavano dall’interno la società francese, specie di quella classe borghese che doveva costituire la struttura portante della società e tendeva invece a un disfacimento dettato da false ambizioni, malintese finalità culturali, degrado di rapporti parentali.
Il tipo di critica che Molière pone a segno la ritroviamo in parte oggi . Ma la materia è sempre quella, e la modernità del testo emerge nell’interpretazione registica di Maria Grazia Bettini che ha impresso nei ruoli la caratterizzazione dei vizi (tanti) e delle virtù (poche) che animano la drammaturgia molieriana. Si è lavorato con gli attori tenendo conto delle qualità di ognuno attingendo dalla loro fantasia e incanalando ogni interpretazione nel suo progetto espressivo, lavorando sulla traduzione di Cesare Garboli, dal linguaggio schietto, che a tratti lascia intravedere i versi dell’originale, ma privilegiando una parlata in prosa, nella quale far emergere poi i momenti di leziosa letteratura che costituiscono uno dei temi dell’opera. La caratterizzazione spinta dei personaggi “intellettuali” mette in risalto la critica dell’autore ad un falso mondo culturale, anche oggi rintracciabile nella società moderna.

Valentina Durantini in Enrichetta

Gli interpreti dello spettacolo sono: Giancarlo Braglia (Crisalo), Loredana Sartorello (Filaminta), Roberta Bonfiglio (Belisa), Martina Ginelli (Armanda), Valentina Durantini (Enrichetta), Adolfo Vaini (Trissottani), Luca Genovesi (Clitandro), Annalaura Melotti (Martina), Sergio Negri (Aristo) e Daniele Pizzoli (il Notaio).
Le scenogradie sono state ideate da Diego Fusari, i costumi da Francesca Campogalliani e Diego Fusari e realizzati dalla sartoria Costapereira, le musiche da Nicola Martinelli, le luci da Giorgio Codognola, il sonoro da Massimiliano Fiordaliso e Chiara Benazzi mentre la direzione scenica compete a Lorenza Becchi, Alessandra Mattioli, Chiara Benazzi e Donata Bosco.
Le repliche dello spettacolo proseguiranno sino al 5 febbraio 2017 ogni venerdì e sabato sera alle ore 20,45 e le domeniche alle ore 16.
Le prenotazioni per tutte le rappresentazioni si possono già effettuare presso la biglietteria del teatrino di Palazzo D’Arco dal mercoledì al sabato dalle ore 17 alle ore 18,30 (tel. 0376 325363 o via mail a : biglietteria@teatro-campogalliani.it).

12 dic
Articolo riferito allo spettacolo:  Il teatro dialettale

Pubblicato in data: lunedì 12 dicembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Campogalliani: questa sera un tuffo nel teatro dialettale

 

Dopo il successo degli appuntamenti precedenti si conclude oggi alle 21 il ciclo de I Lunedì del D’Arco che questa volta sarà dedicato al teatro dialettale mantovano. «Da molto tempo l’Accademia - spiegano gli attori - non pratica più questo genere di teatro che ha costituito uno dei capisaldi del repertorio della storica compagnia mantovana sin dagli albori riscuotendo ovunque consensi ed ilarità e contribuendo al consolidamento di una tradizione nata con la scrittura di Chi da nualtar la taca miga da parte di Francesco Campogalliani e Grancesco Carli nel 1930 e considerata la prima commedia scritta e pubblicata del repertorio vernacolare mantovano. Da qui iniziò una produzione di testi divertenti e grotteschi portati al successo e alla storia dalla Campogalliani nell’arco di 70 anni di attività e dando il via ad una proliferazione di autori e compagnie in tutto il territorio mantovano». La serata vedrà la riproposizione dei testi più famosi attraverso la rievocazione per filmati di storiche edizioni omaggiando famosi interpreti ora non più viventi quali : Aldo Signoretti, Maria Bassoli, Silvano Palmierini, Celso Fusari e Renato Fiozzi. Ai video si alterneranno le messinscene dal vivo. I testi selezionati saranno la già citata Chi da nualtar la taca miga, Eviva al Cine, Na quaterna al lot , La Lucia di labar moi e le commedie musicali Acsì am pias e Al gat in cantina. Gli interpreti dello spettacolo, che è stato ideato e curato da Roberta Vesentini e Daniele Pizzoli: Francesca Campogalliani, Diego Fusari, Rossella Avanzi, Andrea Flora, Damiano Scaini, Adolfo Vaini, Roberta Vesentini, Daniele Pizzoli, Roberto Bonifiglio e Ettore Spagna. Le luci sono state curate da Giorgio Codognola e il sonoro e la proiezione video da Nicola Martinelli. Lo spettacolo al Teatrino d’Arco è ad ingresso gratuito.

8 dic
Articolo riferito allo spettacolo:  Presentazione del volume di Angelo Poma “VISIONE. A CONFORTO DELLA MADRE. POEMETTO IN OTTAVE.”

Pubblicato in data: giovedì 8 dicembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Incontri e letture Mantova ricorda i Martiri di Belfiore


In Ducale le visite alle carceri del Castello e la presentazione del poemetto di Angelo Poma


Mantova non dimentica i suoi martiri. La giornata è iniziata ieri in Prefettura con la proiezione per gli studenti della media Bertazzolo e del liceo Belfiore di un documentario realizzato da Tele Mantova insieme al Circolo La Rovere ed è proseguita con la tradizionale cerimonia e deposizione di una corona di fiori davanti al monumento nella valletta di Belfiore: inno nazionale, presenti il sindaco Palazzi, il prefetto Cincarilli, il vescovo Busca, il presidente della comunità ebraica Colorni, il presidente del consiglio comunale Allegretti, il comandante della polizia locale Perantoni e alcuni sindaci della provincia. Alla Canzone del Piave è seguita una breve commemorazione sul cippo di Pietro Fortunato Calvi in strada Cipata, dove l’ultimo dei martiri fu giustiziato nel 1855. Nel primo pomeriggio sono state aperte al pubblico le carceri del castello di San Giorgio dove don Enrico Tazzoli, Carlo Poma e gli altri congiurati furono prigionieri. Poi, nell’atrio degli Arcieri in palazzo Ducale, è stato presentato il poemetto di Angelo Poma Visione. A conforto della Madre. 8 Dicembre, Notte, 1852, pubblicato a cura di Marida Brignani, con saggi di Giancorrado Barozzi e di Costanza e Maurizio Bertolotti. Subito un quesito di natura letteraria: chi è la guida che accompagna Angelo Poma nella discesa al Purgatorio dove incontra l’anima del fratello Carlo, impiccato a Belfiore il 7 dicembre 1852? Nel poemetto ritrovato a Ostiano da Marida Brignani, coordinatrice all’Istituto mantovano di storia contemporanea (editore del volume), il nome non figura e le supposizioni si intrecciano. Per Giancorrado Barozzi si tratta di Sordello da Goito. Per Angelo Stella, presidente a Milano del Centro nazionale di studi manzoniani, la guida è invece Ciro Menotti. Ad ogni modo il poemetto di 58 stanze in ottava rima fa parte della letteratura del Risorgimento ed entra a pieno titolo nel canzoniere risorgimentale, con riferimenti poetici a Dante, a Petrarca, a Leopardi, a Manzoni. Angelo Poma si immagina nell’oltretomba dove incontra il fratello Carlo, appena impiccato, che pronuncia parole di consolazione per la madre, Anna Filippini Poma. Madre di Carlo ma non di Angelo nato da un precedente matrimonio del padre, Leopoldo Poma. Carlo era salito sulla forca a Belfiore il giorno prima, mentre la madre stava viaggiando alla volta di Vienna per supplicare un atto di clemenza all’imperatore Francesco Giuseppe. Invano. Fu fermata sulla strada e a Vienna non arrivò. Dovette invece tornare a Mantova, il figlio già morto il giorno del ventinovesimo compleanno, una fatalità che rende la vicenda ancor più triste. Ma dov’era in origine il poemetto? Giaceva a Ostiano nell’archivio famigliare di uno storico locale, Giuseppe Regonini, deceduto nel 1974. Angelo Poma, medico all’ospedale di Ostiano, ne donò una copia all’amico Giuseppe Piovani, e nelle carte dell’ospedale il manoscritto si trovava prima di passare nell’archivio Regonini, dove Marida Brignani lo ha trovato. Angelo era dunque un medico, e Marco Collini, presidente dell’Ordine dei medici di Mantova, ne ha esaltato la figura di professionista (epurato dal suo ruolo perché fratello di Carlo) a Sabbioneta, Ostiano e Torre de’ Picenardi, un precursore del socialismo umanitario che sulla "Gazzetta di Mantova" rivendicò il ruolo dei medici condotti nella gestione dell’igiene pubblica e nel miglioramento delle condizioni sanitarie della popolazione rurale. L’Accademia teatrale Campogalliani ha proposto alcuni passi del poemetto. Tra le altre iniziative di ieri, la riedizione a cura di Monica Bianchi per Il Cartiglio Mantovano di Belfiore, il romanzo di Olga Visentini che rievoca la vicenda dei martiri. Il volume è stato presentato in tre tappe: a mezzogiorno alla Sacrestia della ss. Trinità annessa all’Archivio di Stato con la mostra Da Belfiore a Mantova italiana. Documenti del Risorgimento mantovano, nel pomeriggio al Museo diocesano e in serata nella sala civica a Villa Poma nell’ambito delle manifestazioni Ricordiamo Carlo Poma.

Gilberto Scuderi

6 dic
Articolo riferito allo spettacolo:  Presentazione del volume di Angelo Poma “VISIONE. A CONFORTO DELLA MADRE. POEMETTO IN OTTAVE.”

Pubblicato in data: martedì 6 dicembre 2016

Dalla testata: La Cittadella


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Anniversario del Martirio di Belfiore – 7 dicembre 1852

Commemorazione con il Vescovo mons. Marco Busca, presentazione del libro di Angelo Poma, musica e letture con Associazione Pomponazzo e Accademia Campogalliani

di Maria Luisa Abate

Il sacrificio dei Martiri di Belfiore, che diedero la vita per gli ideali di libertà e di indipendenza, viene celebrato mercoledì 7 dicembre. Quest’anno la ricorrenza risorgimentale cade nel 150º anniversario del Plebiscito che sancì l’ingresso di Mantova nel Regno d’Italia, il 21 e 22 ottobre 1866.
La giornata ha inizio alle ore 11 presso il Monumento nella Valletta di Belfiore, dove si svolge la cerimonia di commemorazione alla presenza delle autorità locali e del Vescovo mons. Marco Busca. Dopo l’esecuzione dell’Inno d’Italia e le letture da parte degli studenti del Liceo Scientifico Belfiore, si tiene l’intervento del Presidente del Consiglio Comunale Massimo Allegretti. Infine, l’Inno del Piave e la deposizione della corona sul monumento, per ricordare il sacrificio di Don Giovanni Grioli, Don Enrico Tazzoli, Angelo Scarsellini, Bernardo de Canal, Giovanni Zambelli, Carlo Poma, Don Bartolomeo Grazioli, Carlo Montanari, Tito Speri, Pietro Frattini e Pietro Fortunato Calvi. A seguire, la deposizione di una corona in strada Cipata, sul monumento a Pietro Fortunato Calvi.
Nel pomeriggio si susseguono vari appuntamenti a ingresso libero. Dalle ore 15 visita alle Carceri del Castello di San Giorgio, a cura del Complesso museale di Palazzo Ducale. Alle ore 17 nell’Atrio degli Arcieri di Palazzo Ducale (ingresso P.zza Sordello) letture dal “Confortatorio di Mantova” di mons. Luigi Martini con la “Compagnia di Lettura” ed esecuzione di brani musicali a tema, a cura dell’Associazione “Pietro Pomponazzo” (baritono Bruno Boni, direttore Mº Marino Cavalca). Alle ore 17.30, sempre in Palazzo Ducale Atrio degli Arcieri, Angelo Stella presenta il volume “Visione. A conforto della madre. Poemetto in ottave” scritto da Angelo Poma, fratello del martire. A cura di Marida Brignani, con saggi di Giancorrado Barozzi, Costanza e Maurizio Bertolotti, edito dall’Istituto Mantovano di Storia contemporanea. Letture a cura dell’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani”. Intervengono Marida Brignani e Giancorrado Barozzi.

5 dic
Articolo riferito allo spettacolo:  Pillole di teatro contemporaneo

Pubblicato in data: lunedì 5 dicembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Pillole di teatro umoristico

 

Diego Fusari tra gli interpreti dello spettacolo che porta la firma registica di Maria Grazia Bettini

 

Al Teatrino d’Arco oggi alle 21 per I Lunedì del D’Arco viaggio nell’epoca contemporanea. La scelta è caduta su brevi e divertenti monologhi attinti dal repertorio dei più autorevoli scrittori comici del teatro dell’ultimo secolo. Da Anton Cecov con "I danni del tabacco" si passerà ad autori italiani come Aldo Nicolaj ("Acqua e Sapone") e Roberto Mazzucco ("L’Imperdonabile"), per arrivare ad autrici contemporanee (che sono anche grandi attrici comiche di successo) come Franca Valeri e Luciana Litizzetto. Gli interpreti dello spettacolo, che porta la firma registica di Maria Grazia Bettini sono: Isabella Bertolini, Beatrice Ruggerini, Roberta Vesentini, Francesca Campogalliani, Diego Fusari, Rossella Avanzi, Loredana Sartorello e Damiano Scaini. Lo spettacolo è ad ingresso gratuito.

28 nov
Articolo riferito allo spettacolo:  Il testamento di Virgilio

Pubblicato in data: lunedì 28 novembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Il testamento di Virgilio in scena stasera con la Campogalliani

 

Dopo il successo dei primi tre incontri dedicati all’epoca risorgimentale e alle origini della famiglia Campogalliani, oggi alle 21al Teatrino d’Arco di Mantova si terrà il quarto appuntamento con I Lunedì del d’Arco che riguarderà la Mantova antica. «Ovviamente non si poteva dimenticare il sommo poeta della latinità, Publio Virgilio Marone, che ebbe i natali nell’antica Andes sulle rive del Mincio - evidenziano gli organizzatori - ricordandolo però non da autore ma da protagonista attraverso uno scritto teatrale contemporaneo di Chiara Prezzavento: un atto unico dal titolo Il testamento di Virgilio». La pièce fu rappresentata con grande successo per un numero limitato di spettatori lo scorso ottobre nella prima sala della Biblioteca Teresiana in occasione delle manifestazioni per Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016, sezione dedicata all’antichità, nell’ambito delle quali la storica compagnia mantovana fu presente con proprie iniziative per tutte le aree di eventi. Gli interpreti dello spettacolo di questa sera al Teatrino d’Arco, che porta la firma registica di Maria Grazia Bettini, sono: Diego Fusari, Andrea Flora, Mario Zolin, Rossella Avanzi, Riccardo Fornoni, Adolfo Vaini, Francesca Campogalliani, Stefano Bonisoli, Valentina Durantini, Anna Bianchi, Chiara Benazzi, Melissa Carretta, Alessandra Mattioli, Annalaura Melotti e Serena Zerbetto. I costumi sono stati ideati da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, le musiche originali composte da Stefano Gueresi, le luci curate da Giorgio Codognola, il sonoro da Nicola Martinelli, i movimenti coreografici da Selene Gola e la direzione scenica è di Lorenza Becchi. Lo spettacolo è ad ingresso gratuito.

21 nov
Articolo riferito allo spettacolo:  Malvagi, Amici, Amanti

Pubblicato in data: lunedì 21 novembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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A Pietole con Shakespeare

 

L’intervento di Chiara Prezzavento su Shakespeare al Museo Virgiliano di Pietole

 

Successo al Museo Virgiliano di Pietole per le conversazioni shakespeariane (Malvagi Amici Amanti), volute dall’associazione Borgocultura nel programma autunnale e patrocinate dal Comune di Borgo Virgilio. Chiara Prezzavento, assieme agli attori Andrea Flora, Mauro Missimi, Riccardo Fornoni e Stefano Bonisoli dell’Accademia teatrale "Francesco Campogalliani", ha condotto un pubblico numeroso alla scoperta del mondo, delle storie e dei personaggi del grande autore inglese. Archiviati i Malvagi e gli Amici, domani sarà la volta degli Amanti – un’esplorazione di storie d’amore più e meno note, da Romeo e Giulietta a Come Vi Piace, da Antonio e Cleopatra a Sogno di una Notte di Mezza Estate. L’evento è gratuito, e l’appuntamento è per le 21 al Museo Virgiliano di Pietole. Info: www.borgocultura.it, 333 1956045.

14 nov
Articolo riferito allo spettacolo:  Donne del Risorgimento

Pubblicato in data: lunedì 14 novembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Donne del Risorgimento

 

Al Teatrino D’Arco questa sera per “I lunedì del D’Arco” in scena “Donne del Risorgimento”


Secondo incontro al Teatrino D’Arco oggi alle 21 nell’ambito del ciclo di letture drammatizzate I lunedì del D’Arco organizzato dalla Campogalliani. In collaborazione con l’Istituto di Storia Contemporanea di Mantova è previsto Donne del Risorgimento che vedrà in scena otto attrici che impersoneranno alcune di quelle donne, famose o sconosciute, italiane e mantovane, che sono state tra le grandi protagoniste del Risorgimento italiano. La serata è stata curata da Marina Alberini e Diego Fusari e avrà come interpreti Anna Bianchi, Francesca Campogalliani, Andrea Flora, Eleonora Ghisi, Alessandra Mattioli, Gabriella Pezzoli, Loredana Sartorello, Roberta Vesentini e Serena Zerbetto. Andrea Flora sarà la voce narrante. L’elaborazione dei testi è stata curata da Marina Alberini, Andrea Flora e Diego Fusari, le luci da Giorgio Codognola e il sonoro da Marina Alberini. L’ingresso è libero sino ad esaurimento posti.

11 nov
Articolo riferito allo spettacolo:  Delitto e castigo

Pubblicato in data: venerdì 11 novembre 2016

Dalla testata: La Cittadella


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Delitto e castigo al Teatrino d’Arco


Delitto e Castigo: un allestimento che rimarrà negli annali della Campogalliani


11/11/2016
di Maria Luisa Abate

La Stagione al Teatrino d’Arco è iniziata nei nomi di Dostoevskij e di Glauco Mauri. Infatti, quella replicata fino a metà dicembre, è la riduzione teatrale di “Delitto e castigo” firmata dal famoso attore e regista: un focus, uno spot light acceso su due personaggi. Parimenti, i riflettori indirizzati sulla zona centrale del palco hanno evidenziato la spazialità della regia, originale e non emulativa, di Maria Grazia Bettini, che ha tratto i protagonisti alla luce da sfondi semibui, ciechi, universali Un “sogno maledetto”, come indicato nella prima scritta sovraimpressa, in cui sono stati catapultati i soggetti. Il castigo non è tanto quello inferto dal giudice dopo aver smascherato il delitto, accettato moralmente dal sospettato, piuttosto lo spigoloso processo di mutamento interiore di quest’ultimo: una luce intermittente a fendere la nebbia della coscienza allucinata.
Questo allestimento rimarrà uno dei momenti più fulgidi dell’Accademia “Campogalliani” per il valore dei protagonisti, che hanno sostenuto alla pari un paragone attoriale apparentemente improponibile, attorniati da un cast validissimo: l’intensa Alessandra Mattioli e poi Romualdi, Pizzoli, Frignani e Ghion. L’interpretazione di Adolfo Vaini, il sornione giudice Porfirij Petrovič, è stata matura, consapevole, di convincente profondità umana. Rodia si è materializzato dalla pagina alla scena con credibilità pittorica mentre Diego Fusari pennellava alacremente sfaccettature gestuali e posturali, d’espressione e di mimica facciale, inspessendo il tratto sulla caratterialità e sulla psicologia del colpevole, dibattuto sempre più ossessivamente tra conscio e subconscio. Ci inchiniamo a tanta bravura.

8 nov
Articolo riferito allo spettacolo:  Malvagi, Amici, Amanti

Pubblicato in data: martedì 8 novembre 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova


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Tre serate con Shakespeare

 

Le tre conversazioni organizzate da Borgocultura saranno presentate da Chiara Prezzavento (in foto)Nel quarto centenario dalla morte del grande drammaturgo inglese William Shakespeare, Borgocultura, con il patrocinio del Comune di Borgo Virgilio, ospiterà da oggi tre serate a lui dedicate. Dopo la serata odierna i prossimi appuntamenti saranno il 15 e 22 novembre sempre alle 21 al Museo Virgiliano di Pietole (Borgo Virgilio). Tre conversazioni presentate da Chiara Prezzavento alla scoperta dell’uomo, della sua opera e dei suoi personaggi, con la partecipazione degli attori dell’Accademia Campogalliani. «Tre serate - come evidenziano gli organizzatori - per cercare di comprendere insieme da dove arrivano i malvagi di Shakespeare e che cosa li motiva, che cosa lega e divide gli amici e quale idea dell’amore emerge dalle sue opere». Per informazioni: www.borgocultura.it

7 nov
Articolo riferito allo spettacolo:  Enrico Tazzoli e i martiri del 1852

Pubblicato in data: lunedì 7 novembre 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova


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Teatro, tornano i “Lunedì del d’Arco”


Viaggio nel Risorgimento: oggi alle 21 al Teatrino inizia il ciclo di letture drammatizzate aperto a tutti

Tornano da stasera alle 21 i Lunedì del d’Arco. L’Accademia Campogalliani, dopo il successo delle scorse edizioni, anche quest’anno, organizza al Teatrino d’Arco il ciclo di letture drammatizzate. Rassegna che, per celebrare i 70 anni di attività teatrale e per omaggio alla città, avrà come titolo 70 anni di teatro nella Capitale italiana della cultura.
Il programma si articolerà in sei appuntamenti, ad ingresso gratuito, «che ripercorrono le tappe della Campogalliani - come spiegano gli organizzatori - nell’ambito delle aree tematiche della programmazione celebrativa della nostra città. Le prime due serate, organizzate in collaborazione con l’Istituto di Storia Contemporanea di Mantova, saranno dedicate ad un’importante pagina di storia che ha visto la nostra città in prima linea: il Risorgimento».
Il calendario proseguirà poi il 10 novembre con Donne del Risorgimento, il 21 novembre con Baracca e Burattini, il 28 novembre Il testamento di Virgilio, il 5 dicembre Pillole di teatro contemporaneo e si concluderà il 12 dicembre con Il teatro dialettale mantovano. Tutte le serate, come si diceva, sono ad ingresso libero sino ad esaurimento posti.
Ma vieniamo all’evento di questa sera. «In forma di lettura drammatizzata - anticipano gli organizzatori - verrà rappresentato il dramma di Roberto Bonati “Enrico Tazzoli e i Martiri del 1852” a cura di Mario Zolin. La commedia fu scritta nel 1872 in occasione delle celebrazioni del ventennale della prima trucidazione dei martiri di Belfiore tra i quali figurava il sacerdote Don Enrico Tazzoli, e fu rappresentata per la prima volta la sera del 7 dicembre 1872 al Teatro Andreani di Mantova, con replica la sera successiva, dalla compagnia drammatica di Luigi Pezzotta e Achille Dondini».
Il testo rievoca la serata in cui Don Enrico Tazzoli fu arrestato in casa propria sotto gli occhi della madre, il 27 gennaio 1852. «Gli vennero sequestrati molti documenti - aggiungono - fra i quali un registro cifrato in cui aveva annotato incassi e spese, con i nomi degli affiliati che avevano versato denaro. Il 24 giugno, in carcere, don Tazzoli seppe che gli austriaci avevano decifrato la chiave di lettura del suo quaderno incentrata sul Pater Noster. Vennero arrestati iscritti di Mantova, Verona, Brescia e Venezia». Accortamente le autorità austriache ottennero un ordine speciale di Pio IX che, sconfessando il vescovo che l’aveva negata, ordinò la sconsacrazione di Enrico Tazzoli che avvenne il 24 novembre. «Monsignor Giovanni Corti fu quindi costretto a procedere alla lettura della formula di condanna, al ritiro dei paramenti sacri tolti di dosso e alla raschiatura con un coltello della pelle delle dita che avevano sorretto l’ostia dell’eucarestia. Non essendoci a quel punto più conflitto con il diritto ecclesiastico, il 4 dicembre gli austriaci diedero ai dieci processati lettura della sentenza del Consiglio di guerra austriaco che già il 13 novembre aveva decretato la condanna a morte». L’emozione suscitata e il susseguente intervento delle autorità religiose lombarde indussero il Governatore generale Josef Radetzky a commutare alcune pene ad anni di carcere, ma lo stesso confermò la pena capitale per Tazzoli, Scarsellini, Poma, Canal e Zambelli. Il 7 dicembre 1852 furono eseguite le condanne a morte per impiccagione a Belfiore.
Gli interpreti della serata sono: Diego Fusari, Stefano Bonisoli, Italo Scaietta, Giulio Zaniboni, Riccardo Fornoni, Michele Romualdi, Mario Zolin, Loredana Sartorello, Gabriella Pezzoli e Annalaura Melotti. Le luci e le immagini sono curate da Giorgio Codognola. Le musiche da Nicola Martinelli e i costumi da Francesca Campogalliani e Mario Zolin.

6 nov
Articolo riferito allo spettacolo:  Delitto e castigo

Pubblicato in data: domenica 6 novembre 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova


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CAMPOGALLIANI

“Delitto e Castigo” Fusari sul palco protagonista assoluto

 

“Delitto e castigo”, nella riduzione teatrale di Glauco Mauri, è lo spettacolo che ha inaugurato la stagione della Campogalliani per la regia di Maria Grazia Bettini. Già la grafica del titolo sul...


"Delitto e castigo", nella riduzione teatrale di Glauco Mauri, è lo spettacolo che ha inaugurato la stagione della Campogalliani per la regia di Maria Grazia Bettini. Già la grafica del titolo sul foglio di sala, grondante sangue, richiama i manifesti delle pellicole ispirate ai racconti di E.A.Poe.
L’inclinazione all’horror della regista si palesa apertamente nell’evocazione truculenta dell’eccidio dell’usuraia e della sorella. A sipario aperto, inattese e sorprendenti, appaiono la soluzione scenografica di Pizzoli e Fusari, un muro miserando sul fondo e due sedie al centro, e la scansione delle scene.
Ogni passaggio è marcato con lo spegnimento della luce sul palcoscenico, e la comparsa sul "fondu" nero di didascalie luminose che servono a indicare il tema o il senso del quadro che si proporrà. Il ricorso a simile accorgimento del cinema muto evidenzia la natura particolare dello spettacolo, che si articola in base alla prima didascalia: "in che sogno maledetto mi sto gettando?" E questa costituisce la chiave di lettura onirica o interiore con la quale lo spettacolo della Campogalliani si differenzia dalla interpretazione di Mauri. Va ricordato che Dostoevskij attribuisce a Raskolnikov tante facce quante sono le persone con cui s’intrattiene, finanche un doppio capace di uccidere e di sopprimersi quando non ne può più di sé stesso.
E ancora che "Delitto e castigo" costituisce il laboratorio delle problematiche da cui nascerà la portentosa tetralogia che con "L’idiota" culminerà poi nei "Karamazov".
La Bettini ha avuto la bella intuizione di ovviare ai limiti della riduzione a due personaggi (Mauri e Sturno) forzandola ulteriormente, facendone una sua personale incursione nel subconscio di Raskolnikov, e di gettarlo in un ambiente di pura finzione archeologica o di galleria delle cere.
In simile contesto il delirio del giovane può scivolare sulla buccia dell’intellettuale speciale, uno che distingue gli uomini in comuni e in superiori, che non si curano delle leggi. Lui appartiene al novero dei secondi che si confrontano con Napoleone, quale assassino di massa che veniva onorato come imperatore.
Fatte a pezzi le due sorelle, la mente di Raskolnikov comincia a vaneggiare in preda a disturbi psicosomatici, ad avvertire prepotente l’impulso a confessare, ora a un giudice che intuisce immediatamente il tipo psicolabile, ora a una prostituta che è una sciagurata sua pari.
Senza dimenticare la didascalia che avverte: "l’uomo è un mistero difficile da comprendere". Ma non è difficile scoprirsi, in un momento di lucidità, un "pidocchio", colpevole del delitto a cui corrisponde una "pena".
Di questa singolare e interessante provocazione della Bettini, protagonista assoluto è Diego Fusari, che offre una buona maschera introspettiva, e sfoghi isterici (con cui perora l’innocenza perduta), allo "schizzato" che non avendo o non trovando un posto nel mondo si abbandona a calcoli folli e sprezzanti.
Gli fanno valida corona Adolfo Vaini che riserva a Raskolnikov la condiscendenza mista a ironia di un giudice che paterno lo compatisce, e Alessandra Mattioli che ha slanci affettivi non contemplati dal romanzo, ma tesi a consolarlo di non essere solo. Completano il cast dello spettacolo Michele Romualdi, Daniele Pizzoli, Andrea Frignani. Efficaci la scelta delle musiche di Nicola Martinelli, e l’illuminazione di Giorgio Codognola.

Alberto Cattini

29 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Delitto e castigo

Pubblicato in data: sabato 29 ottobre 2016

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Delitto e castigo al Teatrino d’Arco


Il capolavoro di Dostoevskij viene messo in scena dall’Accademia “Campogalliani” nella riduzione teatrale di Glauco Mauri


29/10/2016
di Maria Luisa Abate

La Stagione 2016 – 2017 al Teatrino d’Arco ha inizio con il capolavoro di Fëdor Dostoevskij "Delitto e castigo", nella riduzione teatrale di Glauco Mauri. Gli attori dell’Accademia Teatrale “Campogalliani” debuttano il titolo sabato 29 ottobre, con repliche fino al 18 dicembre. 

Così spiega la regista Maria Grazia Bettini: «C’è molto teatro in questo primo dei grandi romanzi che resero celebre all’estero il nome di Dostoevskij e che rimane il più noto e popolare ancora oggi. Teatrali sono i grandi effetti che accompagnano una vicenda a sfondo poliziesco, ma soprattutto tali risultano essere i rapporti tra il giovane Raskolnikov, autore dell’omicidio di una vecchia usuraia (e, accidentalmente, anche della sorella di lei), e il giudice Porfiri. Ma ci sono riflessioni che sembrano una proiezione del nostro secolo e del nostro presente, dove un uomo uccide a caso centinaia o migliaia di persone per una presunta idea o superiorità. 

“l’uomo non comune ha il diritto ... non già un diritto legalizzato ... ma un diritto suo di autorizzare la propria coscienza a scavalcare certi ostacoli – sì, anche il delitto – ma solamente quando una sua idea, utile talvolta per tutta l’umanità, lo esiga.”
“...gli uomini si dividono in due categorie: una inferiore che è composta dagli uomini comuni” che servono unicamente a procreare esseri simili a loro e una superiore, quella degli uomini Veri che hanno il dono e la capacità di annunciare una Parola Nuova.”
“La libertà e il potere! Ecco! Soprattutto il potere! Per schiacciare tutte le creature tremanti, meschine, inutili: tutto il formicaio. Questa è la meta.”

Ed ecco allora il mio interesse a mettere in scena il dialogo fra Dostoevskij, i personaggi e lo spettatore per interrogarsi sull’intera esistenza. Ho pensato all’adattabilità di “Delitto e Castigo” a teatro in primo luogo nello spazio, in cui si possono rintracciare delle caratteristiche fondamentali, che lo rendono adatto a una trasposizione scenica. Infatti la città e le stanze dei personaggi, altro non sono che un bunker dismesso, uno spazio chiuso e ben circoscritto, dove gli stessi luoghi ritornano più volte all’interno della storia in un percorso cieco che il protagonista compie quasi inconsapevolmente immerso nel proprio delirio e dove il muro sbrecciato del fondo è un luogo simile alla mente sul quale i pensieri appaiono come scolpiti. Anche i costumi sono abiti che rappresentano i tormenti dei protagonisti. La recitazione, come un intenso monologo interiore, esprime il carattere indefinito dei personaggi, che altro non sono se non una diretta conseguenza delle loro idee. Le musiche e le luci vogliono valorizzare lo stato di tensione e i passaggi dalla scena al fuori scena».

Personaggi e interpreti: Rodion Romanovic Raskolnikov (Rodia), Diego Fusari; Porfirij Petrovic; Adolfo Vaini; Sofja Semënovna Marmeladova (Sonia), Alessandra Mattioli; Dmitrij Prokofevic Vrazumichin (Rasumichin); Michele Romualdi; Ilja Petrovic, Daniele Pizzoli; Kock,Andrea Frignani.

Nato a Mosca nel 1821, Fëdor Dostoevskij rimase presto orfano di madre; il padre, un medico militare, morì in seguito, alcolizzato. Studiò ingegneria all’Istituto militare di San Pietroburgo. Dopo un periodo trascorso a Mosca (1843) come impiegato statale, si dimise per dedicarsi alla letteratura. Nel 1846 uscirono i fortunati racconti “Povera gente” e il romanzo “Il sosia”.

Permeato, come molti altri intellettuali, da idee socialiste e utopiste, Dostoevskij aderì a un gruppo di giovani liberali. Nel 1849 fu arrestato dalla polizia e, dopo otto mesi di carcere, condannato a morte (22 dicembre 1849); fu quindi condotto, insieme ad altri diciannove compagni, sul luogo dell’esecuzione; poco prima che i gendarmi facessero fuoco, gli fu annunziata la commutazione della pena in quattro anni di lavori forzati in Siberia. Durante la prigionia si ammalò di epilessia. Scontata la pena, si arruolò come soldato.

Nel 1859 poté rientrare a San Pietroburgo, dove si tuffò nell’attività letteraria: con il fratello Michail e altri fondò la rivista Vremja (Il tempo); quindi pubblicò alcuni scritti umoristici e nel 1861 le “Memorie da una casa dei morti”, sulla vita di deportato in Siberia. Il libro colpì lo zar Alessandro II e gli procurò nuova fama, rinsaldata da altri romanzi: “Umiliati e offesi” (1861), “Ricordi dal sottosuolo” (1864), “Delitto e castigo” (1866).

Nel 1866 si risposò con la giovane stenografa Anna Snitkina; poco dopo i due coniugi dovettero fuggire dalla Russia per debiti. Rimasero all’estero per alcuni anni (1867-71), passando dalla Germania alla Svizzera, a Firenze. La morte di una figlioletta, vissuta pochi giorni appena, suscitò nello scrittore un dolore immenso.

“L’idiota” (1868-69) fu accolto freddamente, ma “I demoni” (1873) ottenne grande successo. Dostoevskij e la moglie poterono così rientrare a San Pietroburgo. Pressato dai creditori e dagli impegni con gli editori, scrisse e pubblicò altri due grandi romanzi, “L’adolescente” (1875) e “I fratelli Karamazov” (1879-80). La sua fama era al culmine: nel giugno 1880 tenne la commemorazione pubblica, a Mosca, del centenario di Puskin. Morì il 28 gennaio 1881, onorato con funerali solenni.

28 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Delitto e castigo

Pubblicato in data: venerdì 28 ottobre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Con Dostoevskij riparte la stagione al Teatrino d’Arco

 

Dopo il successo della stagione organizzata dall’Accademia Teatrale Campogalliani al Teatro Sociale di Mantova per celebrare i 70 anni di attività, ora riaprono i battenti del Teatrino di Palazzo D’Arco per la consueta stagione teatrale. Domani debutterà Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij nella riduzione teatrale di Glauco Mauri, uno dei più apprezzati attori del panorama teatrale italiano, per la regia di Maria Grazia Bettini. "Delitto e Castigo" è, probabilmente, il romanzo più letto e conosciuto di Dostoevskij, una delle opere letterarie più famose di tutti i tempi e, a partire dal titolo, è il racconto tormentato della presa di coscienza di una colpa e di una redenzione. Nella riduzione teatrale Glauco Mauri ha cercato di raccontare la discesa negli abissi dell’uomo, concentrandosi sull’idea originale di Dostoevskij dalla quale si è poi sviluppato tutto il romanzo: il resoconto psicologico di un delitto. La regista Maria Grazia Bettini ha pensato all’adattabilità di Delitto e castigo a teatro in primo luogo nello spazio, in cui si possono rintracciare delle caratteristiche fondamentali, che lo rendono adatto a una trasposizione scenica. «Infatti - come anticipa una nota - la città e le stanze dei personaggi, altro non sono che un bunker dismesso, uno spazio chiuso e ben circoscritto, dove gli stessi luoghi ritornano più volte all’interno della storia in un percorso cieco che il protagonista compie quasi inconsapevolmente immerso nel proprio delirio e dove il muro sbrecciato del fondo è un luogo simile alla mente sul quale i pensieri appaiono come scolpiti. Anche i costumi sono abiti che rappresentano i tormenti dei protagonisti. La recitazione, come un intenso monologo interiore, esprime il carattere indefinito dei personaggi, che altro non sono se non una diretta conseguenza delle loro idee». Le musiche e le luci vogliono valorizzare lo stato di tensione e i passaggi dalla scena al fuori scena. Gli interpreti: Diego Fusari (Raskòlnikov), Adolfo Vaini (Porfirij Petròvic), Alessandra Mattioli (Sonija), Michele Romualdi (Rasumichin), Daniele Pizzoli (Il’ja Petrovic) e Andrea Frignani e Nicolas Ghion che si alterneranno nel ruolo di Kock. Scenografie di Daniele Pizzoli e Diego Fusari e realizzate dal laboratorio Busoli, i costumi sono di Francesca Campogalliani e Diego Fusari e confezionati dalla sartoria Costapereira, la scelta musicale è stata curata da Nicola Martinelli, il sonoro da Massimiliano Fiordaliso le luci da Giorgio Codognola, la direzione di scena è di Lorenza Becchi e Chiara Benazzi. Repliche fino a domenica 18 dicembre con cadenza settimanale al venerdì e sabato sera alle 20,45 e la domenica alle 16. Prenotazioni alla biglietteria del Teatrino di Palazzo D’Arco (tel. 0376 325363) dal mercoledì al sabato, dalle 17 alle 18,30 o via mail a: biglietteria@teatro-campogalliani.it.

26 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  La scuola delle mogli

Pubblicato in data: mercoledì 26 ottobre 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova


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AL SOCIALE

La Campogalliani chiude con Molière


Alle 21 al Teatro Sociale andrà in scena il quarto spettacolo classico che conclude la stagione che l’Accademia Campogalliani ha organizzato nel "Massimo" cittadino per celebrare i suoi 70 anni

Una foto di scena da La scuola delle mogli

MANTOVA. Giovedì 27 alle 21 al Teatro Sociale di Mantova andrà in scena il quarto spettacolo classico che conclude la stagione che l&RSquo;Accademia Campogalliani ha organizzato nel "Massimo" cittadino per celebrare i 70 anni di ininterrotta attività teatrale. Dopo i successi riscossi dalle rappresentazioni precedenti ora è la volta di un grande classico del teatro francese, Jean Baptiste Poquelin (in arte Molière), con la rappresentazione de La Scuola delle Mogli per la regia di Mario Zolin. «Opera del Molière più maturo - evidenziano gli organizzatori - ruota attorno a un’idea fissa: le corna. Il non più giovane Arnolfo, ricco, borghese, ossessionato dall’idea dell’onore e feroce sbeffeggiatore dei suoi concittadini cornuti e felici, si prepara a sposare la giovane Agnese, che lui stesso si è preoccupato di far crescere in un convento, educandola sin da bambina nella più completa ignoranza. “Sposo una deficiente che dipenda da me completamente”, proclama a gran voce, e spera, conservando l’innocenza e l’ingenuità della ragazza, di godersi il matrimonio senza il consueto corollario di corna». Ma è sufficiente che l’inesperta Agnese incontri un giovane sveglio che le fa la corte, per cambiare completamente il destino della storia immaginata da Arnolfo. Il tema di fondo è il contrasto tra l’irrazionalità di un uomo di mezza età (Arnolfo), succube della sua gelosia, e la ragione, espressa dall’amica Crisalda, che cerca di riportarlo alla realtà delle cose. «L’opera, che con arguzia attacca la morale dell’epoca - continuano - seppur molto divertente, provocò tuttavia scandalo nella Parigi dell’epoca, tanto da rendere difficile per Molière la pubblicazione dei lavori successivi, nonostante la protezione di cui godeva presso Luigi XIV». La commedia avrebbe anche una vena autobiografica di fondo.
Le scenografie portano la firma di Diego Fusari e Mario Zolin, e sono state realizzate dal laboratorio Busoli, i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari e confezionati dalla sartoria Costapereira, la scelta musicale è stata curata da Nicola Martinelli, le luci da Giorgio Codognola, la direzione di scena è di Marina Alberini e Roberta Bonifiglio. Gli interpreti sono: Claudio Madoglio (Arnolfo), Valentina Durantini (Agnese), Riccardo Fornoni (Orazio), Gilberto Valle (Alano), Annalaura Melotti (Giorgina), Serena Zerbetto (Crisalda), Sergio Negri (Oronte) e Daniele Pizzoli (il Notaio). La realizzazione della commedia come di tutte le altre produzioni della stagione teatrale dell’Accademia Campogalliani è stata resa possibile grazie al generoso sostegno della Fondazione della Comunità Mantovana onlus.
Le prenotazioni sono in corso e si possono effettuare solo alla biglietteria del Teatro Sociale nelle giornate di martedì e giovedì dalle 10.30 alle 12.30, mentre il mercoledì e venerdì dalle 17 alle 19. Per informazioni: tel. 0376 1974836 oppure on-line dal sito www.teatrosocialemantova.it

 

19 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  La scuola delle mogli

Pubblicato in data: mercoledì 19 ottobre 2016

Dalla testata: la Cittadella


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La scuola delle mogli

Il capolavoro di Molière nella traduzione di Lugi Lunari approda al Sociale, nell’allestimento dell’Accademia Campogalliani

L’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani”, nell’ambito dei festeggiamenti per il 70º anno di attività, porta sulle tavole del Teatro Sociale “La scuola delle mogli” di Molière, nella splendida traduzione del grande Luigi Lunari per la regia di Mario Zolin. L’appuntamento è giovedì 27 ottobre alle ore 21.

Jean Baptiste Poquelin, in arte Molière, era figlio di un ricco commerciante che avrebbe voluto farne un avvocato. Molière, invece, era irresistibilmente attratto dal teatro. Nel 1643 lasciò la famiglia, fondò la compagnia dell’Illustre Theatre e girò la provincia francese con alterna fortuna. Il successo arrivò dal 1658 in poi, dopo essersi attirato la simpatia e la protezione di Luigi XIV, che apprezzava molto la sua arte. Di tale favore si fece forza per attaccare dalla scena gli aspetti più detestabili della società a lui contemporanea: la trionfante ipocrisia, la falsa pietà religiosa, i vuoti snobismi intellettuali. Naturalmente si attirò l’odio di nemici potenti, ma non abbandonò mai il suo teatro e morì in scena nel 1673 durante la rappresentazione del “Malato Immaginario”.

Anche se nelle sue opere non è evidente un intento moraleggiante, il giudizio di Molière sulla società del tempo è negativo e da qui nasce la sua comicità, che lascia sempre trasparire un velo d’amarezza. In Molière la risata è anche la chiave per scoprire tante verità.

“L’Ecole des Femmes” (La scuola delle mogli) andò in scena la prima volta il 26 dicembre 1662 al Palais Rojale di Parigi. «Se sposo un’oca è per non essere fatto becco» dice Arnolfo a Crisalda, la voce della ragione. Arnolfo è un uomo celibe, benestante, che incarna la vanità del borghese che vuole apparire nobile. Per lui la disgrazia peggiore per un uomo è quella di essere tradito dalla propria moglie. Avendo deciso di sposarsi, è dunque ossessionato dall’idea che possa capitare anche a lui. È convinto che solo la donna educata, istruita, economicamente indipendente sia in grado di tradire e per questo vuole sposare una giovane semplice e ingenua, allevata in un convento. La sua tranquillità e la sua sicurezza sono però destinate a sgretolarsi pian piano.…

L’amore va oltre ogni ragionamento e l’istinto insegna ciò che non è stato insegnato. Questa è la scuola delle mogli o, più genericamente, delle donne! La commedia è una critica dell’alta società francese del XVII sec., dove la donna, soprattutto nel matrimonio governato dall’autorità del capo famiglia, era completamente soggetta all’uomo, ma spesso si concedeva delle “evasioni”. Ma siamo sicuri che questo lavoro sia solo un quadro d’epoca?

Anche oggi il tradimento è uno dei fantasmi che agitano la mente maschile e anche oggi è collegato all’emancipazione femminile e alla gelosia dovuta alla concezione dell’amore come possesso della donna. Non se ne discute più liberamente come nei salotti parigini del XVII sec., ma piuttosto si sceglie la via del gossip o del silenzio che porta alla violenza e molto spesso alla tragedia. Si può dunque dire che, come tutti i classici, “La scuola delle mogli” trascende il tempo della sua scrittura e può avere ancora qualcosa da dire.

Personaggi e interpreti: Arnolfo, altrimenti detto signor Del Ceppo,Claudio Madoglio; Agnese, fanciulla innocente, allevata da Arnolfo,Valentina Durantini; Orazio, innamorato di Agnese, Riccardo Fornoni; Alano, campagnolo, servitore di Arnolfo, Matteo Bertoni; Giorgina, Campagnola, cameriera di Arnolfo, Anna Laura Melotti; Crisalda, cognata di Arnolfo, Serena Zerbetto; Oronte, padre di Orazio e grande amico di Arnolfo, Sergio Negri; il Notaio, Daniele Pizzoli.

19 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Il berretto a sonagli

Pubblicato in data: mercoledì 19 ottobre 2016

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Il berretto a sonagli


Il capolavoro di Pirandello al Teatro Sociale nell’allestimento dell’Accademia Campogalliani


19/10/2016

La rassegna “I grandi classici”, celebrativa del settantennale dell’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani”, porta al Teatro Sociale “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello, giovedì 20 ottobre alle ore 21, per la regia di Mario Zolin.

Beatrice, servendosi del delegato Spanò, ordisce una trama per smascherare l’infedeltà del marito, il Cavalier Fiorica, che si lascia cogliere in flagrante. Nell’ottica perbenista tipica di ogni ipocrisia borghese, la famiglia tenta d’insabbiare l’accaduto. Così, l’indignazione di una donna ingannata, potrebbe concludersi con disarmante semplicità. La schermaglia domestica però chiama in causa un terzo personaggio e ne mina irrimediabilmente la reputazione agli occhi dei compaesani. Si tratta dello scrivano Ciampa, il quale da tempo accetta, per amore o debolezza, la sua degradante condizione di uomo tradito, purché essa rimanga nascosta alla curiosità del mondo.
A questo punto, tuttavia, sentendosi messo alla berlina, egli diviene severo e implacabile ragionatore solo facendo sembrare pazza Beatrice potrà recuperare l’onore perduto.

Ergendosi a difesa della sua smagrita dignità, il Ciampa inanella una serie di funamboliche quanto stringenti argomentazioni, persuadendo con le sole armi della consequenzialità e della logica. Il berretto a sonagli della pazzia è il lasciapassare che consente di accedere alla verità e di gridarla al mondo. Al consorzio civile non resta che isolare il folle nel tentativo di preservare il suo delicato equilibrio interno: solo l’ennesimo simulacro che il protagonista lacererà scoppiando, nel finale, in un’orribile risata "di selvaggio piacere e di disperazione a un tempo".



Note di regia di Mario Zolin. «Prigionieri di un angusto carcere, soggetti alla tirannia delle convenzioni, gli interpreti sono costretti a disegnare brevi traiettorie, voli spezzati da barriere che ne stordiscono i più spontanei impulsi. I personaggi sono pupi, marionette, forme che imprigionano la vita vera e sono circondati da simulacri della borghesia (poltrone, quadri, statue, lampadari...). Si muovono in uno spazio delimitato, quasi costretti a vivere solo in quel quadrato piastrellato. Si presentano al pubblico muti burattini che, una volta illuminati, prendono vita per raccontare la loro storia: maschere di ipocrisia, per esistere sono costrette a salvare ognuna il proprio ruolo nella società. Non importa chi dovrà soccombere l’importate è che l’ordine costituito non venga sovvertito.

Calibrando la parola sul gesto e il gesto sulla parola, la regia affida alla recitazione il compito di restituire ai dialoghi il loro colore naturale nel perentorio rifiuto di ogni caricatura. Si sottolinea così che le maschere sono la normalità nel consorzio civile. Gli anni venti del Novecento fanno da ambientazione all’allestimento scenico, volutamente improntato ad un austero minimalismo. Luci e musiche d’atmosfera incorniciano, in particolare, i momenti d’astrazione del Ciampa dal suo personaggio: i celebri monologhi nei quali la voce di Pirandello sembra distinguersi vividamente per enuclearne i gangli teorici».

Personaggi e interpreti: Ciampa, Salvatore Luzio; Beatrice Fiorica, Rossella Avanzi; Assunta La Bella, Francesca Campogalliani; Nina, Annalaura Melotti; Fifì La Bella, Francesco Farinato; Spanò, Giancarlo Braglia; La Saracena, Cristina De Biasi; Fana, Roberta Bonfiglio.

18 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Il berretto a sonagli

Pubblicato in data: martedì 18 ottobre 2016

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TEATRO

La Campogalliani porta in scena “Il berretto a sonagli”


Terzo appuntamento, giovedì alle 21 al Teatro Sociale di Mantova, con i classici dell’Accademia Campogalliani

Una foto di scena da Il berretto a sonagli

MANTOVA. Terzo appuntamento, gìovedì alle 21 al Teatro Sociale di Mantova, con i classici dell’Accademia Campogalliani, un cartellone di quattro eventi per celebrare i 70 anni di ininterrotta attività teatrale.
Dopo Pigmalione e La dodicesima notte ora è la volta di un grande autore italiano del ’900, Luigi Pirandello con la rappresentazione de Il berretto a sonagli per la regia di Mario Zolin. Questo testo teatrale fu scritto nell’agosto del 1916, in dialetto siciliano, per Angelo Musco con il titolo A birritta cu ’i ciànciani poi modificato in A birritta cu ’i ciancianeddi e si riferisce al berretto portato dal buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti. La vicenda ha luogo in una cittadina siciliana dove la signora Beatrice Fiorica, gelosa e insoddisfatta, vuole denunciare al delegato Spanò, amico di famiglia, il tradimento del marito, cavalier Fiorica, con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa, anziano e a conoscenza dei fatti, che tollera la situazione purché venga salvato il suo “pupo”, cioè la sua rispettabilità e la “faccia”. Inutilmente Ciampa cerca di evitare la denuncia tentando di persuadere la signora Beatrice a girare la corda “seria”, quella che fa ragionare ed evita i disastri.


Una foto di scena da Il berretto a sonagli

Nella regia di Zolin i personaggi sono prigionieri di un angusto carcere, soggetti alla tirannia delle convenzioni, e pertanto sono costretti a disegnare brevi traiettorie, voli spezzati da barriere che ne stordiscono i più spontanei impulsi. Il disegno registico e l’ambientazione storica di inizio ’900 richiedono un allestimento scenico volutamente improntato all’essenzialità e ad un austero minimalismo.
Le scenografie portano la firma di Diego Fusari, e sono state realizzate dal laboratorio Busoli, i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari e confezionati dalla sartoria Costapereira, la scelta musicale è stata curata da Nicola Martinelli, le luci da Giorgio Codognola, la direzione di scena è di Annalaura Melotti.
Gli interpreti sono: Salvatore Luzio (Ciampa), Rossella Avanzi (Beatrice Fiorica), Francesca Campogalliani (Assunta La Bella, sua madre), Giancarlo Braglia (Delegato Spanò), Cristina Debiasi( la Saracena), Roberta Bonfiglio (Fana) e Annalaura Melotti (la signora Ciampa).
La realizzazione della commedia come di tutte le altre produzioni della stagione teatrale dell’Accademia Campogalliani è stata resa possibile grazie al sostegno della Fondazione della Comunità Mantovana onlus. Le prenotazioni, anche per l’ultimo appuntamento di giovedì 28, sono già aperte per tutti gli spettacoli e si possono effettuare solo alla biglietteria del Teatro Sociale nelle giornate di martedì e giovedì dalle 10.30 alle 12.30, mentre il mercoledì e venerdì dalle 17 alle 19 (0376 1974836) oppure on-line dal sito: www.teatrosocialemantova.it.

 

12 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  La dodicesima notte

Pubblicato in data: mercoledì 12 ottobre 2016

Dalla testata: la Cittadella


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Shakespeare riletto dall’Accademia Campogalliani al Sociale


La rassegna “I grandi classici” prosegue con “La dodicesima notte” nella riduzione teatrale di Luigi Lunari


12/10/2016
di Maria Luisa Abate

Il grandissimo Luigi Lunari è l’autore della traduzione e riduzione teatrale cui fa riferimento l’Accademia “Francesco Campogalliani”, nella serata di giovedì 13 ottobre alle ore 21 al Teatro Sociale: “La dodicesima notte” ovvero “Quel che volete”.

Una terribile tempesta fa naufragare la nave sulla quale viaggiano Viola e Sebastiano, due gemelli particolarmente uniti dalla prematura morte dei genitori. Raggiunte le coste dell’Illiria (una regione tra l’Italia orientale e la Macedonia), Viola, che si è salvata dal naufragio grazie all’aiuto del capitano della nave, travestita da ragazzo con il nome di Cesario, entra al servizio del Duca Orsino, di cui subito si innamora. Orsino, che vive un amore sofferto e non ricambiato per la bella contessa Olivia, ben lontano dall’immaginare il travestimento del giovane paggio, lo fa subito suo confidente.

Cesario viene utilizzato dal duca come messaggero delle sue pene d’amore e Olivia, conquistata dalla suadente voce e dalla grazia del giovane Cesario, se ne innamora. Nei vari incontri, voluti da Orsino per perorare la sua causa, Olivia ha modo di dichiarare il suo amore, che non sa essere impossibile, al giovane Cesario-Viola, che ovviamente la respinge. L’improvvisa apparizione di Sebastiano, scampato anche lui al naufragio grazie ad Antonio, sancisce la soluzione finale: Olivia si promette a Sebastiano credendolo Cesario, infatti i due gemelli si somigliano come due gocce d’acqua, e Orsino, riconoscendo come sincero l’affetto del giovane Cesario, cioè di Viola, e cedendo alla sua forza amorosa, decide di farne la padrona del suo padrone, sposandola.

All’interno della vicenda Viola - Orsino - Olivia - Sebastiano si sviluppa un’altra storia: la burla di Sir Toby "Rutto", parente di Olivia, di Sir Andrew, (due ubriaconi, buontemponi, ospiti di Olivia), della cameriera di Olivia, Maria, e dell’amica Fabiana ai danni del povero Malvolio, maggiordomo di Olivia, moralista, borioso, supponente, che aspira segretamente alla mano della padrona. La burla consiste nel far credere a Malvolio, con una lettera opportunamente concepita e fatta trovare sul suo cammino, che anche Olivia lo ama segretamente. Ovviamente viene preso dalla contessa per pazzo e, come tale, dai quattro rinchiuso in una stamberga al buio e lì sbeffeggiato fino all’estremo limite. C’è infine nella commedia un altro personaggio, Feste, il giullare buffone della contessa Olivia: egli è il Folle che tutto vede e tutti conosce nell’intimo, le cui melodie accompagnano, commentandolo, lo svolgersi degli avvenimenti e nelle cui parole ritroviamo la filosofica shakespeariana accettazione della realtà della vita.

Note di regia, di Maria Grazia Bettini: «Metto in scena Shakespeare perché nel 2014 ricorre l’anniversario della sua nascita, il 1564, ma la scelta de “La Dodicesima notte” nasce dall’intenzione di proporre, tra tutte le commedie, quella che è parodia di altre commedie di Shakespeare e potrebbe per complessità e struttura rimanere l’ultima nella creazione. I personaggi sono folli, senza saperlo, per questo il ritmo è frenetico. Il testo si muove continuamente sulle note della violenza, che però si sublima nella vena ironica del linguaggio shakespeariano.

L’ho immaginata senza tempo e luogo, come una ballata dell’autore, che nella commedia prende le vesti di Feste, il matto arguto e saggio, trasformato in un cantastorie alla fine del suo viaggio. Ed ecco che i costumi (così come le scene) non hanno epoca, ma presentano fogge vagamente classicheggianti con alcuni elementi che riconducono alla modernità; così pure la traduzione di Luigi Lunari propone un linguaggio moderno e attuale.

La commedia inizia proprio con il cantastorie Feste, che racconta di una tempesta, quasi collegandola a un’altra opera famosa “La tempesta”, come se ci fosse un preludio della conclusione (quella dell’esperienza teatrale di Shakespeare). Come tutte le ballate dei cantastorie, gli elementi scenici sono ridotti: un drappo che indica una vela, un giardino, una tenda, sedie di diverse epoche che movimentano le azioni degli attori e un tavolo che diventa gabbia o assi della nave, così da lasciare spazio all’immaginazione degli spettatori.

Solitamente nella commedia le storie si risolvono in un cerchio che si chiude con il lieto fine, ma ne “La Dodicesima notte” lo schema classico di chiusura non è previsto: la fine è sospesa perché nulla si risolve, anche l’amore non trionfa sulla realtà nella quale, al contrario, le cose belle vivono accanto a quelle brutte, le crudeltà accanto ai buoni sentimenti, l’amore romantico insieme a quello irrisolto. Insomma nella realtà non tutto finisce bene e “quel che volete” è proprio quello che Shakespeare, nella sua ultima commedia, ci suggerisce di ricercare anche nella nostra vita».

Personaggi e interpreti: Orsino, Duca di Illiria, Diego Fusari; Viola/Cesario, Alessandra Mattioli; Sebastiano, fratello di Viola, Luca Genovesi; Feste, buffone, Michele Romualdi; Olivia, contessa d’Illiria,Valentina Durantini; Malvolio, maggiordomo di Olivia, Adolfo Vaini; Sir Tobia, zio di Olivia; Giancarlo Braglia; Sir Andrea, corteggiatore di Olivia, Gilberto Valle; Maria, cameriera di Olivia, Martina Ginelli; Madama Fabiana, al servizio di Olivia, Annalaura Melotti; Valentino, al seguito del Duca, Andrea Codognato; Curio, al seguito del Duca, Andrea Frignani; Antonio, amico di Sebastiano, Salvatore Luzio; Capitano della nave, Daniele Pizzoli.

11 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  La dodicesima notte

Pubblicato in data: martedì 11 ottobre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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La Campogalliani giovedì al Sociale con “La dodicesima notte”



Dopo il successo di Pigmalione, prosegue giovedì 13 ottobre alle 21 con La dodicesima notte di William Shakespeare al Teatro Sociale di Mantova, la stagione teatrale della Campogalliani che celebra il settantesimo anno di attività con un piccolo cartellone di opere di grandi autori classici. La Campogalliani ripropone sul palcoscenico una delle più frizzanti commedie di William Shakespeare, di cui ricorre, nel 2016 l’anniversario dei 400 anni dalla morte, tra tutte è considerata una parodia di altre commedie e potrebbe per complessità e struttura rimanere l’ultima nella creazione del grande drammaturgo inglese. Il titolo allude alla festa della dodicesima notte (corrispondente all’Epifania) chiamata in questo modo per il numero dei giorni che trascorrono dal Natale fino alla festività. Ambientata nell’antica regione balcanica dell’Illiria, racconta una storia di amori e inganni. Gli interpreti della commedia sono: Diego Fusari (il Duca Orsino), Alessandra Mattioli (Viola/Cesario), Luca Genovesi (Sebastiano), Michele Romualdi (Feste), Valentina Durantini (Olivia), Adolfo Vaini (Malvolio), Giancarlo Braglia (Sir Tobia), Gilberto Valle (Sir Andrea), Martina GInelli (Maria), Annalaura Melotti (Fabiana), Andrea Codognato (Valentino), Andrea Frignani (Curio), Salvatore Luzio . Le scenografie portano la firma di Diego Fusari a Daniele Pizzoli e sono state realizzate da laboratorio Busoli, i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari e confezionati dalla sartoria Costapereira, la scelta musicale è stata curata da Nicola Martinelli, le luci da Giorgio Codognola, la direzione di scena è di Lorenza Becchi. Le prenotazioni sono già aperte alla biglietteria del Sociale: oggi e giovedì dalle 10.30 alle 12.30, mercoledì e venerdì dalle 17 alle 19 (tel. 0376 1974836) oppure on-line dal sito: www.teatrosocialemantova.it.

 

8 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Pigmalione

Pubblicato in data: sabato 8 ottobre 2016

Dalla testata: la Cittadella


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Un Pigmalione - Narciso al Teatro Sociale


Il capolavoro di George Bernard Shaw ha dato il via alla rassegna i Grandi Classici dell’Accademia Campogalliani


08/10/2016
di Maria Luisa Abate

In occasione del Settantennale, l’Accademia Teatrale “ Francesco Campogalliani” porta sul palcoscenico de Teatro Sociale la rassegna “I grandi classici”. Il primo titolo è stato Pigmalione, di cui riproponiamo la recensione pubblicata in occasione del debutto di questo allestimento, nel dicembre 2012.

«George Bernard Shaw si ispira al mito di Pigmalione cantato da Ovidio (che a sua volta opera una rilettura della mitologia anteriore), ma in un certo qual modo lo capovolge, o per meglio dire lo inquadra sotto diversa prospettiva. Il suo protagonista non si innamora della statua di Venere, bensì accoglie in casa una stracciona ben lontana dall’avvenenza della dea, che può definirsi la negazione stessa della donna, più precisamente del prototipo femmineo come imposto dalla società inglese d’inizio novecento. Non a caso la versione italiana di Luigi Lunari ha tenuto conto della necessità di riproporne l’attualità, attingendo dal linguaggio moderno parecchie espressioni colorite ed esplicite (per quanto crediamo ormai anch’esse datate). Di Ovidio rimane l’innamoramento dell’artista verso il prodotto della sua arte. 

Infatuazione che Diego Fusari, sotto la direzione di Maria Grazie Bettini, ha molto correttamente tradotto in termini narcisistici. Il Prof. Higgins non prova sentimenti nei confronti della crisalide Elisa Dolittle, ma è infervorato della propria capacità d’estrarla dal bozzolo. Fusari/Higgins non lesina atteggiamenti di spiritoso autocompiacimento e di ridicola presuntuosità per nulla scalfita dalle continue sferzate materne, sapientemente dosati tra un modo di fare sornione e accattivante, e quella sottile antipatia emanata da coloro che sono troppo pieni di sé. È solito trattare gli estranei con altezzosità e la sufficienza con cui inizialmente approccia la povera fioraia, per quanto produca risultati risibili, si tramuta in molto poco amoroso istinto di conquistare un ulteriore trofeo da esporre nella vetrina dei successi letterari: per lui Elisa è né più né meno un libro dalle pagine bianche su cui si sente autorizzato a scrivere un nuovo destino, mettendo affatto in conto il vantaggio che ne trarrà la beneficiaria. 

Shaw ebbe molti ripensamenti circa il finale, ma non cedette mai alle pressioni del pubblico e degli attori per dare alla storia un lieto fine romantico, a suo dire impossibile. Bettini ha voluto lasciare la conclusione aperta alle possibilità immaginate da ciascun spettatore. Rossella Avanzi, come già abbiamo detto in precedenti occasioni, trova il proprio punto di forza nell’intensità eloquente dello sguardo, passato dall’incontrollabile impeto iniziale di Elisa fatto di scatti furibondi e ridondanti, ad una pacata consapevolezza andata ben oltre l’acquisita signorilità di modi che, ferendo lo smisurato ego dell’istruttore, si è tramutata in presa di coscienza di sé. L’humor tipicamente britannico con cui Francesca Campogalliani ha delineato la Sig.ra Higgins ha trovato espressioni di straordinaria naturalezza. Così come notevolissima è stata la prova di Adolfo Vaini nei panni di Alfred Doolittle, ubriacone di cui ha magistralmente esasperato gli eccessi, facendone un personaggio esilarante ma comunque sempre credibile, intriso da un substrato di umanità. (…) 

Come facente parte del cast, per avere di fatto assunto un ruolo importante nell’economia dello spettacolo, citiamo le bellissime scenografie di Fusari, Pizzoli e Zolin, che hanno simpaticamente quanto efficacemente traghettato gli arredi d’epoca in uno stile attuale e di bellissima linearità, amplificata dalle luci di Giorgio Codognola. Curatissimi nei dettagli i costumi di Campogalliani e Fusari; attinta ad una versione non cantata del celeberrimo musical My Fair Lady la colonna sonora selezionata da Nicola Martinelli». 

7 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Voci del passato sempre presente: Mantova nei racconti dei grandi viaggiatori

Pubblicato in data: venerdì 7 ottobre 2016

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Mantova vista dai turisti



Oggi alle 18 alla Madonna della Vittoria l’Accademia Teatrale "Francesco Campogalliani" presenterà Voci del passato sempre presente, reading di testimonianze di viaggiatori, più o meno illustri e famosi, che hanno visitato la città di Mantova dal XVI al XX secolo introdotti da una visitatrice della fine ’800, Vernon Lee pseudonimo della scrittrice inglese Violet Paget che giunse a Mantova nel 1896. Il racconto si snoda tra testimonianze divertenti, ma a volte anche critiche e insoddisfatte, il tutto con un commento sonoro di atmosfera e con la proiezione di immagini evocative. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

 

6 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Voci del passato sempre presente: Mantova nei racconti dei grandi viaggiatori

Pubblicato in data: giovedì 6 ottobre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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“Vittoria”, in scena testimonianze dei viaggiatori



Nell’ambito delle iniziative Mantova 2016, domani alle 18 alla Madonna della Vittoria la "Campogalliani" presenterà "Voci del passato sempre presente": un reading di testimonianze di viaggiatori, più o meno illustri e famosi, che hanno visitato la città dal XVI al XX secolo introdotti da una visitatrice della fine ’800, Vernon Lee pseudonimo della scrittrice inglese Violet Paget che giunse a Mantova nel 1896 e rimase estasiata dalla città. Come una moderna Clio, musa della storia, e accompagnata da un redivivo Virgilio compie un itinerario tra i luoghi più pittoreschi e affascinanti in un taccuino di viaggio che rievoca le testimonianze di viaggiatori che nei secoli la precedettero: il Barone di Montesquieu, Napoleone, l’ambasciatore Nicolò Dolfin, Torquato Tasso, Charles Dickens... Musiche d’atmosfera e immagini evocative. Gli interpreti dello spettacolo, curato da Diego Fusari sono: Francesca Campogalliani, Andrea Flora, Diego Fusari, Italo Scaietta e Mario Zolin. Musiche curate da Nicola Martinelli, immagini da Diego Fusari. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

 

6 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Pigmalione

Pubblicato in data: giovedì 6 ottobre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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TEATRO

La Campogalliani celebra i 70anni


Quattro grandi classici al Sociale, si comincia questa sera con "Pigmalione" di George Bernard Shaw. Spettacoli tutti i giovedì di ottobre

Una foto di scena da
Una foto di scena da "Pigmalione"

MANTOVA. Oggi alle 21 al Teatro Sociale di Mantova si inaugura la stagione teatrale dell’Accademia Campogalliani che celebra il raggiungimento del 70º anno di attività proponendo un piccolo cartellone costituito da quattro opere di grandi autori classici rappresentati al “Massimo” cittadino. L’inaugurazione prevede la rappresentazione di Pigmalione, divertente commedia di George Bernard Shaw, per la regia di Maria Grazia Bettini, spettacolo in repertorio dal 2012 e che ha riscosso grandissimo successo anche in importanti rassegne nazionali vincendo premi sia per l’intera compagnia che a livello individuale.
Il soggetto si ispira al mito greco, tramandato da Ovidio, di Pigmalione l’artista che avendo creato una statua (Galatea) talmente bella da innamorarsene aveva avuto da Afrodite la concessione che la sua creazione diventasse un essere vivente così da poterla sposare ed essere felice con lei. L’opera teatrale scritta dal drammaturgo irlandese racconta la storia di Henry Higgins, professore di fonetica (basato sulla figura del fonetista Henry Sweet), che scommette con l’amico colonnello Pickering di poter trasformare la popolana fioraia Eliza Doolittle in una raffinata donna della buona società insegnandole semplicemente l’etichetta e l’accento usato nelle classi più elevate. Quando il professore e il colonnello, artefici del cambiamento, se ne rendono conto cercano una soluzione, che avverrà solo per metà: Eliza rimarrà loro amica e collaboratrice. Shaw insistette particolarmente su questo finale, volendo contrastare le tendenze romantiche di gran parte degli spettatori che volevano un matrimonio tra Eliza ed Higgins.
Pigmalione è famosissima anche per la trasposizione musicale My Fair Lady e tre versioni cinematografiche di cui quella del 1964 con Audrey Hepburn e Rex Harrison vinse 8 premi Oscar. La regia di Maria Grazia Bettini ha ambientato la commedia in un salotto di primi ’900. La rappresentazione è fedele al testo originario,con una libertà nel finale: il rapporto tra il professore e la fioraia resta aperto. Gli interpreti: Diego Fusari (Higgins), Rossella Avanzi (Elisa Doolittle), Mario Zolin (Pickering), Adolfo Vaini (Alfred Doolittle), Francesca Campogalliani (signora Higgins), Antonella Farina (signora Pearce), Gabriella Pezzoli (Signora Eynsford), Annalaura Melotti (Clara Eynsford), Luca Genovesi (Johnny Eynsord), Martina Ginelli (cameriera di casa Higgins), Italo Scaietta (l’assicuratore) e Michele Romualdi (il giornalista). Scenografie di Diego Fusari, Daniele Pizzoli e Mario Zolin, realizzate da laboratorio Busoli, i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari, confezionati da Costapereira, musica curata da Nicola Martinelli, luci di Giorgio Codognola, sonoro Ermanno Balestrieri, direzione di scena Lorenza Becchi. Gli spettacoli successivi al Sociale andranno in scena nei giovedì di ottobre: il 13 La dodicesima notte di Shakespeare, il 20 Il berretto a sonagli di Pirandello e il 27 La scuola delle mogli di Molière. Info e prenotazioni: 0376 1974836 oppure on line dal sito www.teatrosocialemantova.it.

 

6 ott
Articolo riferito alla stagione:  SPECIALE SETTANTENNALE E MANTOVA CAPITALE DELLA CULTURA

Pubblicato in data: giovedì 6 ottobre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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TEATRO

La storia, da palazzo Aldegatti al teatrino D’Arco


Tantissimi gli attori che negli anni si sono avvicendati sui diversi palcoscenici
di Renzo Dallara

MANTOVA. Accademia teatrale Francesco Campogalliani della Città di Mantova. Titolo ufficiale, troppo lungo per i mantovani, ai quali basta la Campogalliani, ancor più in questo 2016 per il 70º della formazione amatoriale. Compleanno solo numericamente importante perché il resto è a venire, come già annuncia il cartellone fino a dicembre, a botte di Shaw, Pirandello, Molière, Dostoevskij, più il sito internet tutto nuovo. Non bastasse, trovano anche il tempo di fare scuola di teatro. Sia come sia adesso, tutto è cominciato nell’estate 1946 da La locanda della luna, commedia musicale di Guido Cantini e Alfredo Cuscinà per l’esordio nel cortile di palazzo Aldegatti, in via Chiassi.
Venti personaggi in scena, replica al Bibiena a inizio 1947 con recensione incoraggiante della Gazzetta. Come base, attori già con un passato filodrammatico, ma debuttava in assoluto la ventenne Maria Bassoli seguita pochi mesi dopo dall’altrettanto giovane Silvano Palmierini, da Aldo Signoretti come scenografo, costumista e da Ettore Spagna, oggi decano della compagnia. Li teneva per mano e per i 25 anni successivi, una figura dominante di attore e regista, Luigi Zuccaro, con la moglie Bruna e la sorella Lucia. Doveva essere proprio Zuccaro ad aprire il medagliere, nel ’50, a Gallarate, insieme al maestro Ettore Campogalliani, che si concedeva qualche vacanza dalla musica e da Aldo Signoretti regista, a Guastalla. Poi, una serie ininterrotta di affermazioni, singole e collettive nelle rassegne, in particolare il Festival nazionale d’arte drammatica di Pesaro, anno dopo anno, a definire i valori dell’Accademia, che continuava a richiamare giovani talenti, destinati a conquistarsi presenze fisse in cartellone.
Come Bruno Garilli dal 1948 e per una ventina d’anni, ma poi prendeva una sua strada o chi approdava alla professione, vedi Nicola De Buono, Giovanni Franzoni, Raffaele Latagliata. Nipote e figlia d’arte, nel 1966 veniva il momento di Francesca Campogalliani che oggi presiede pure l’Accademia. Passione e fedeltà alla scena straordinarie negli amatori, che hanno altri impegni nella vita quotidiana. Gli esempi, in Campogalliani, sono talmente numerosi, in 70 anni, da rendere inevitabile il rischio di immeritate omissioni. Già considerando solo l’elenco artistico di oggi, non si offenderanno ad essere definiti veterani (anche 30 anni e più di teatro) Adolfo Vaini, Diego Fusari, Mario Zolin, Damiano Scaini, Italo Scaietta, Roberta Vesentini, Loredana Sartorello, Gabriella Pezzoli, Rossella Avanzi, Gabriele Pizzoli, Andrea Flora, Antonella Farina, Fausta De Compadri, Federica Caprari, Franca Sassi e Maria Grazia Bettini in regia. Chi poi non vediamo mai e sono determinanti: Umberto Bertagna, rammentatore; Giorgio Codognola, Ermanno Balestrieri, Nicola Martinelli a luci e musica. Lo spazio del giornale dovrebbe dilatarsi per poter accogliere le centinaia di nomi che hanno variamente scritto una storia di volontariato culturale con ben pochi altri (o nessuno?) precedenti per longevità e livello di repertorio in Italia.
Da notare anche la variabilità dei ruoli in regia, direzione di scena, scenografia, costumi. Dopo il pionieristico palazzo Aldegatti (fuori e dentro), i teatri (Sociale, Andreani) e tante altre sedi d’occasione in giro, il 15 maggio 1962 con Molière la Campogalliani inaugurava il teatrino di palazzo d’Arco, quando già aveva debuttato (28 dicembre 1960) in televisione, da Reggio Emilia. Prima volta fuori dai confini a Montecarlo nel 1957, poi Vichy nel ’59, Nevers nel ’77, Bellinzona nel ’79, ma trasferta più lunga, dal 22 al 29 ottobre 1988, negli Stai Uniti, invitati da Matilda e da Mario Cuomo, governatore di New York ad Albany, capitale dello stato di N.Y., in scena Gl’innamorati di Goldoni, collaudatissima commedia che, al debutto in Teatrino d’Arco il 29 aprile 1974, era stata già replicata 34 volte in giro per l’Italia, più Nevers in Francia. Esperienza emozionante: 5 serate all’Esipa at the egg, teatro proprio in forma di uovo, due esauriti e tre buone platee. In più, tre rappresentazioni a New York per gli studenti delle superiori, con lezione di Signoretti, regista, sulla commedia dell’arte e parentesi mondane dei ricevimenti in ville private.
Molti gli autori presenti quand’erano rappresentati: nell’archivio si trovano calorosi, lusinghieri riconoscimenti, anche autografi, di Dino Buzzati, Ennio Flaiano, Riccardo Bacchelli, Giorgio Strehler, Mario Frati, Piero Chiara e, rapporto stretto, Luigi Lunari. Quanto siano stati e siano bravi se n’è accorta l’Italia intera: galleria impressionante dei premi, in collettivo e dei singoli, ma voglio ricordare il Signoretti regista premiato nel 2004 e in quattro teatri diversi, il passo d’addio. Quante volte prima, dal 1950, rinuncio a contarle. Ma l’antologia dei successi 1998-2007 ha in copertina: …il catalogo continua!. Non abbiamo dubbi.

 

5 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Pigmalione

Pubblicato in data: mercoledì 5 ottobre 2016

Dalla testata: la Cittadella


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Settant’anni con la Campogalliani: si inizia da Pigmalione


L’Accademia Teatrale festeggia la ricorrenza proponendo di alcuni titoli di successo al teatro Sociale


05/10/2016
di Maria Luisa Abate

L’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani” celebra il prestigioso traguardo di settant’anni di attività ininterrotta e lo fa affiancando alla consueta programmazione al Teatrino D’Arco, la riproposizione di alcuni allestimenti di successo sul grande palcoscenico del Teatro Sociale. La “Stagione del Settantennale – I grandi classici” ha inizio giovedì 6 ottobre alle ore 21 con Pigmalione di George Bernard Shaw. 

Per George Bernard Shaw (Dublino 1856 – Ayot St Lawrence 1950) il teatro doveva essere soprattutto un veicolo per le idee, "una fucina di pensieri, una guida per la coscienza, un commentario della condotta sociale, una corazza contro la disperazione e la stupidità e un tempio per l’Elevazione dell’Uomo". Distaccandosi dalla tradizione ottocentesca, scelse la via della satira, del paradosso provocatorio e scintillante, per lanciare strali contro istituzioni, pregiudizi e storture della società.

Interpreti sono: Diego Fusari (Prof. Higgins); Rossella Avanzi (Eliza Doolittle); Mario Zolin (Colonnello Pickering); Adolfo Vaini (Alfred Doolittle); Francesca Campogalliani (Sig.ra Higgins); Antonella Farina (Sig.ra Pearce); Gabriella Pezzoli (Sig.ra Eynsford); Annalaura Melotti (Vlara Eynsford); Luca Genovesi (Johnny Eynsford); Martina Ginelli (Cameriera); Italo Scaietta (Assicuratore); Michele Romualdi (Giornalista).

La regia è curata da Maria Grazia Bettini, che nelle sue note spiega: «Anche se nella storia del professore di fonetica che, per scommessa, decide di trasformare la giovane fioraia capace solo di esprimersi nel più volgare dialetto londinese in "duchessa" dall’accento perfetto c’è profumo di favola, i temi che George Bernard Shaw intreccia in "Pigmalione" sono tutt’altro che lievi: si va dall’emancipazione della donna alla discriminazione sociale; c’è una feroce critica al classismo britannico, che distingue le posizioni sociali anche e soprattutto attraverso l’inflessione linguistica e c’è, ancora di più, il problema della manipolazione degli individui da parte delle classi superiori nei confronti di chi è ignorante. Niente di più attuale in una società dove un moderno Pigmalione può fare del popolo la sua Galatea.

L’autore in questo testo dà libero sfogo alla sua polemica sulla superficialità dell’alta borghesia privilegiando il conflitto dialettico tra i personaggi e l’importanza della lingua come indicatore della diversità di classe. Per questo ho scelto il testo tradotto nella versione di Luigi Lunari (commediografo e traduttore) nel quale la vivace battaglia tra il cockney londinese e la lingua ufficiale del testo originale è stata magistralmente riadattata traducendo la cadenza anglosassone in una parlata volgare e sgrammaticata moderna.

Ho ambientato la commedia in un salotto di primo novecento ricreato con mobili finti e pareti disegnate su grandi tele, il tutto bianco e nero, ed ho scelto costumi ricchi e ben curati inseriti nel loro tempo per mettere in risalto, nella loro contrapposizione, l’artificiosità delle alte classi britanniche per le quali l’apparenza è più importante delle persone stesse e della loro umanità secondo il principio assolutamente moderno ed attuale che esalta l’apparire contro l’essere. La rappresentazione è fedele al testo originario, ma con una fugace libertà nel finale: il rapporto tra il Professore e la semplice fioraia, che potrebbe trasformarsi in un sentimento più profondo, resta aperto e lascia allo spettatore immaginare se abbia un futuro diverso da quello pensato dall’autore».

1 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Il testamento di Virgilio

Pubblicato in data: sabato 1 ottobre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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La Campogalliani e Virgilio



Il testo teatrale è di Chiara Prezzavento (nella foto) La Campogalliani oggi protagonista alla TeresianaOggi alle 18 nella prima sala della Biblioteca Teresiana, l’Accademia Teatrale Campogalliani rappresenterà in forma di lettura drammatizzata il testo teatrale di Chiara Prezzavento Il testamento di Virgilio, con la regia di Maria Grazia Bettini. Parlando del testo incompiuto dell’Eneide e del desiderio di Virgilio che il poema venisse distrutto, il testo arriva a riflettere sul rapporto tra l’autore e la sua opera. Lo spettacolo è ad ingresso gratuito, ma data la limitata capienza della sala è necessaria la prenotazione presso la Biblioteca Teresiana telefonando al numero 0376 338450. La compagnia dell’Accademia Campogalliani ha ideato anche Voci del passato sempre presente che si terrà venerdì 7 alle 18 alla Madonna della Vittoria.

 

28 set
Articolo riferito allo spettacolo:  Il testamento di Virgilio

Pubblicato in data: mercoledì 28 settembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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SPETTACOLO SABATO POMERIGGIO

“Il testamento di Virgilio” in Teresiana con la Campogalliani



Sabato alle 18, nella prima sala della Biblioteca Teresiana, l’Accademia Teatrale Campogalliani rappresenterà in forma di lettura drammatizzata il testo teatrale di Chiara Prezzavento Il testamento di Virgilio. La manifestazione si colloca nel cartellone di Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016, sezione dedicata all’antichità, nell’ambito delle quali la compagnia mantovana ha ideato anche Voci del passato sempre presente che si terrà venerdì 7 ottobre alle 18 alla Madonna della Vittoria.
Tradizione vuole che, in punto di morte, Virgilio abbia chiesto con insistenza la distruzione della sua opera incompiuta, il poema epico che ancora non si chiamava Eneide. Ma il poema era una straordinaria celebrazione di Roma e del suo mito, bella nella sua incompiutezza: Vario Rufo, poeta a sua volta e amico di Virgilio, non obbedì alla richiesta ed ebbe da Augusto l’incarico di curare la pubblicazione dell’Eneide così come Virgilio l’aveva lasciata. È per una disobbedienza alla volontà di un amico defunto che il poema è giunto a noi attraverso venti secoli, con l’occasionale verso imperfetto, con qualche incoerenza, con le sue asimmetrie narrative e con un eroe cui forse l’autore non ha fatto in tempo a instillare, a completamento delle virtù romane, la scintilla vitale. L’autrice si è trovata a meditare su ciò che Virgilio non ebbe tempo di compiere prima di morire. Il suo Virgilio torna nei sogni di Vario Rufo per deciderlo a bruciare il manoscritto incompiuto. Ma a complicare il dilemma di Vario, irrompono nel sogno i personaggi dell’Eneide. Ed ecco che la lotta per il rogo dell’Eneide diventa una metafora dell’umanità.
Gli interpreti dello spettacolo, che porta la firma registica di Maria Grazia Bettini sono Diego Fusari, Andrea Flora, Mario Zolin, Rossella Avanzi, Riccardo Fornoni, Adolfo Vaini, Francesca Campogalliani, Stefano Bonisoli, Valentina Durantini, Anna Bianchi, Chiara Benazzi, Melissa Carretta, Alessandra Mattioli, Annalaura Melotti e Serena Zerbetto. I costumi sono stati ideati da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, le musiche originali composte da Stefano Gueresi, le luci curate da Giorgio Codognola, il sonoro da Nicola Martinelli, i movimenti coreografici da Selene Gola e la direzione scenica è di Lorenza Becchi.
Lo spettacolo è ad ingresso gratuito, ma data la limitata capienza della sala è necessaria la prenotazione alla Biblioteca Teresiana, 0376 338450.

 

28 set
Articolo riferito alla stagione:  SPECIALE SETTANTENNALE E MANTOVA CAPITALE DELLA CULTURA

Pubblicato in data: mercoledì 28 settembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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DA DOMENICA

Un doppio tour alla scoperta della Mantova risorgimentale

Per piazze e palazzi della rivoluzione e della congiura è il titolo dell’itinerario in 6 tappe attraverso i luoghi della Mantova risorgimentale che avrà luogo nei pomeriggi di domenica 2 e domenica 9 ottobre. L’iniziativa rientra nella sezione Mantova Italiana del Museo Urbano Diffuso promosso dal Comune di Mantova nel quadro di Mantova 2016. Cade infatti quest’anno il 150º anniversario dell’unione di Mantova all’Italia: la ricorrenza offre lo spunto per numerose iniziative che si propongono di diffondere una conoscenza più ampia e critica del Risorgimento mantovano e italiano. Il percorso del 2 ottobre si snoderà da piazza Virgiliana (ore 15, Museo Diocesano), luogo emblematico del triennio democratico 1797-1799, che costituisce anche per Mantova l’origine del Risorgimento. Si passerà a piazza Concordia che fu tra i luoghi più importanti della rivoluzione del 1848, e quindi si giungerà a palazzo Benintendi, in via Chiassi, dove ebbe luogo l’incontro che diede il via alla congiura di Belfiore. Domenica 9 il punto di partenza sarà la casa dove visse Ippolito Nievo, nella via omonima: qui si rievocherà una delle figure più importanti del Risorgimento italiano e della letteratura dell’800. Si scenderà quindi al Teatro Sociale, che mille fili legano alla storia della nostra rivoluzione nazionale. Ci si trasferirà infine ai giardini di Belfiore, dov’è il monumento ai Martiri. A ogni tappa, al racconto dei fatti si intrecceranno la lettura di testi, musiche e canti. È indispensabile prenotarsi inviando una mail a ist.storia@comune.mantova.gov.it, precedenza a chi è interessato a partecipare a entrambi i tour (info 0376 352713).

Gli itinerari nascono dalla collaborazione tra Istituto mantovano di storia contemporanea, Associazione Evoluzione, Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Associazione Pomponazzo, Accademia Campogalliani.

16 set
Articolo riferito alla stagione:  SPECIALE SETTANTENNALE E MANTOVA CAPITALE DELLA CULTURA

Pubblicato in data: venerdì 16 settembre 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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MANTOVA

Campogalliani in scena.
Tra classici e storia al via la nuova stagione


I 70 anni del gruppo: spettacoli al teatrino d’Arco e al Sociale.
Presentato il calendario e tornano anche i lunedì culturali
di Maria Antonietta Filippini

MANTOVA. Settant’anni sono davvero un bel traguardo per una compagnia teatrale e l’Accademia Campogalliani li festeggia con una stagione particolarmente ricca, presentata ieri al Teatrino d’Arco da Francesca Campogalliani, Maria Grazia Bettini e Diego Fusari, con il saluto dell’assessora comunale Marianna Pavesi.
La stagione sarà doppia, ha annunciato Francesca Campogalliani, attrice e figlia del fondatore: al Teatino d’Arco, come tradizione, ma anche al Teatro Sociale che addirittura aprirà il 6 ottobre e dove proprio per il 70º saranno proposti i grandi classici, per 4 giovedì: “Pigmalione” di G.Bernard Shaw, “La dodicesima notte” di Shakespeare il 13, “Il berretto a sonagli” di Pirandello il 20 e “La scuola delle mogli” di Moliére il 27. Regie di Bettini e di Mario Zolin. Al Teatrino d’Arco si comincerà il 29 ottobre con “Delitto e castigo” di Dostoevskij, nella riduzione teatrale di Glauco Mauri, che la regista Bettini ritiene particolarmente bella, «perché pur toccando tutti i temi, ne mette in evidenza alcuni». Sono previste repliche fino al 18 dicembre.

Per l’ultimo dell’anno è stato scelto un classico divertente come “Le intellettuali” di Molière nella traduzione di Cesare Garboli, fino al 5 febbraio. Dal 19 febbraio al 26 marzo, “Assenze” di Peter Floyd, nella traduzione di Antonia Brancati. «Una donna malata di Alzheimer si racconta, con ironia e persino con una vena di ottimismo» spiega Bettini. Dal 7 al 20 aprile 2017, infine, “Il fantasma di Canterville” di Wilde, riduzione di Chiara Prezzavento.
Come ormai tradizione, però – ha spiegato Diego Fusari – la Campogalliani propone anche serate di avvicinamento al teatro, gratuite, i Lunedì del D’Arco, che hanno avuto molto successo. Quest’anno sono intitolati “70 anni di teatro nella capitale italiana della cultura”: letture drammatizzate e messinscene teatrali nelle serate di novembre (7, 14, 21, 28) e dicembre (5 e 12), sempre alle 21. Ecco i titoli: Enrico Tazzoli e i Martiri di Belfiore, Donne del Risorgimento, Baracca&Burattini, Il Testamento di Virgilio, Pillole di teatro contemporaneo. E per finire un gradito ritorno, il teatro dialettale che «avevamo un po’ perso per strada – ha detto Fusari - per mancanza di testi e di attori che lo sapessero bene».
La Campogalliani parteciperà inoltre ad “Altri eventi, in altri luoghi” in collaborazione, con Mantova ebraica e soprattutto con l’Istituto di Storia contemporanea, che arricchirà tutta la parte dedicata al 150º di Mantova italiana. Il primo appuntamento è domenica alle 17, in Sinagoga, ingresso libero, con lettura di poesie. Poi il primo ottobre, il “Testamento di Virgilio” in Biblioteca Teresiana, e venerdì 7 “Mantova nel racconto dei grandi viaggiatori” alla Madonna della Vittoria.
E ancora un Itinerario risorgimentale a Mantova alle 15 delle domeniche 2 e 9 ottobre. Infine il 7 dicembre al Ducale nell’anniversario dei Martiri di Belfiore, lettura del poemetto “Visione a conforto della madre”. Un programma dunque di teatro, ma anche di rievocazioni storiche, che tanto piacciono al pubblico (come la visita di Mozart al Bibiena), in cui ci sono anche gli allievi della scuola. La Campogalliani sarà presente poi alla Giornata della Memoria il 27 gennaio e alla Festa della donna l’8 marzo con spettacoli creati proprio con la Scuola Campogalliani, di cui è presidente Adolfo Vaini.

14 lug
Articolo riferito allo spettacolo:  OPS! Mi scappa da ridere!

Pubblicato in data: giovedì 14 luglio 2016

Dalla testata: la Cittadella


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Risate a 360º gradi


Una carrellata di autori comici a Villimpenta e Suzzara, con gli allievi della Scuola di Teatro


14/07/2016
di Maria Luisa Abate

Georges Courteline, Achille Campanile, Stefano Benni, Karl Valentin e Aldo Nicolai sono autori provenienti da Paesi diversi e vissuti in diverse epoche. I loro stili letterari differiscono benché siano accomunati da una fervida vena umoristica. L’attrazione verso l’anticonvenzionale, le radici affondate nel Teatro dell’Assurdo, la capacità di descrivere il mondo in chiave satirica o ricreando situazioni immaginarie sono elementi ricorrenti nelle loro opere, che possiedono la capacità di deridere bonariamente le incongruenze della società piccolo borghese. 

I linguaggi satirici, paradossali, farciti di non-sense, giochi di parole, neologismi e aforismi sono i punti cardine sui quali la regia a quattro mani di Maria Grazia Bettini e Mario Zolin ha saputo giostrare azioni sceniche di surreale, esilarante comicità. Interpreti di dialoghi e monologhi, sono gli allievi del Primo Corso di Teatro dell’Accademia “Campogalliani”.

Dopo il successo primaverile riscosso al Teatrino d’Arco, “Ops! Mi scappa da ridere!” affronta una mini tournée in provincia. Venerdì 15 luglio alle ore 21.30 lo spettacolo viene presentato nella rassegna “Teatro in pillole”, nella splendida cornice del Castello Scaligero Gonzaghesco di Villimpenta, con ingresso gratuito. Ci si sposta poi a Suzzara, martedì 19 luglio alle ore 21.30, nell’ambito del calendario “Cinema Teatro e Musica all’aperto” a Piazzalunga Cultura. Ingresso Euro 5. 

8 lug
Articolo riferito allo spettacolo:  Shakespeare dreams

Pubblicato in data: venerdì 8 luglio 2016

Dalla testata: la Cittadella


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Divertissement shakespeariano


La rassegna "Estate alle Bertone" inneggia al fiabesco, nel bosco rischiarato dalla luna



Shakespeare Dreams, favole e sogni: il sogno di una notte di mezza estate


08/07/2016
di Maria Luisa Abate

Nel quattrocentesimo anniversario dalla morte di William Shakespeare, l’Accademia Teatrale “Campogalliani” mette in scena “Shakespeare Dreams, favole e sogni: il sogno di una notte di mezza estate”, lavoro teatrale ispirato alla celebre commedia scritta dal Bardo inglese alla fine del ‘500. Venerdì 8 luglio alle ore 21 il Parco delle Bertone apre i propri cancelli allo spettacolo promosso da Parco del Mincio e Amici di Palazzo Te, che valorizza l’aspetto fiabesco della drammaturgia ambientata in uno scenario notturno, tra fate danzanti, elfi, folletti e inni alla natura e all’amore. 

Le figure shakespeariane vivono dimensioni sospese, in radure rischiarate dalla suggestiva luce lunare, proprio come avviene alle Bertone, luogo magico dove ammirare i colori del tramonto, odorare i profumi del bosco, udire i richiami delle cicogne, veder volteggiare le lucciole. La messa in scena firmata da Maria Grazia Bettini immagina stanze, torri e castelli dove avvengono prodigi tra umani e animali, con richiami ad Amleto, a Macbeth e a La Tempesta, ovvero al mondo fantastico che può trasformarsi in innamoramento folle oppure in un incubo per le inquietanti predizioni di personaggi stregati. 

6 lug
Articolo riferito allo spettacolo:  Shakespeare dreams

Pubblicato in data: mercoledì 6 luglio 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova


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ESTATE ALLE BERTONE

Mantova, una notte al parco con Shakespeare


Teatro alle Bertone con la Campogalliani. Venerdì 8 luglio alle 21 va in scena Shakespeare Dreams, favole e sogni: il sogno di una notte di mezza estate

Shakespeare Dreams: il teatro di Shakespeare in scena alle Bertone con la Campogalliani

Il Parco delle Bertone torna infatti a farsi teatro per accogliere l’arte di Shakespeare, nel quarto centenario della morte, interpretata dagli attori dell’Accademia Teatrale Campogalliani.

Nell’ambito della rassegna Estate alle Bertone promossa dal Parco del Mincio con la collaborazione degli Amici di Palazzo Te, venerdì va in scenaShakespeare Dreams, favole e sogni: il sogno di una notte di mezza estate, uno spettacolo - come evidenziano gli organizzatori - "che è innanzitutto una meravigliosa fiaba, fatta di notturni illuminati dalla luna, fate che danzano e variazioni sul tema della natura dell’amore".  

Un paio di anni fa, al teatrino di Palazzo D’Arco, ci fu una rassegna dedicata al grande drammaturgo.

"L’universo delle opere shakespeariane è popolato di personaggi che abitano ed agiscono su vari piani e dimensioni sospese e molte di queste esperienze avvengono nei boschi, nei giardini, quasi sempre in ore notturne".
 

Alla bravura degli attori dell’Accademia si aggiunge perciò la magia del luogo, tra i chiaroscuri del tramonto, i profumi del bosco, i richiami notturni delle cicogne e il luccichio delle lucciole.

La messinscena è a cura di Maria Grazia Bettini. Lo spettacolo avrà inizio alle 21, ingresso serale 4 euro.

«Nella notte shakesperiana e anche in quella delle Bertone arriva di tutto: alcune volte i luoghi sono interni o vicinanze di stanze e torri di castelli (il fantasma del padre di Amleto), prodigi tra personaggi umani ed animali (Il sogno di una notte di mezza estate, scritta tra il 1595 e 1596, una commedia fantastica e vivace, omaggio di Shakespeare all’innamoramento cieco e folle), e poi Macbeth con un mondo che si trasforma, che diviene un incubo, perdendo ogni possibile riferimento al quotidiano, scandito dalle tormentose, oscure predizioni delle tre streghe».

Fino al sogno che diviene premonizione ne La Tempesta: «noi siamo il sogno, cioè: siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni, per dirla come Shakespeare ci indica nella sua opera testamentaria» spiega la regista Maria Grazia Bettini che ha composto il dipanarsi delle scene.

...

4 lug
Articolo riferito allo spettacolo:  Baracca & Burattini

Pubblicato in data: lunedì 4 luglio 2016

Dalla testata: la Cittadella


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Baracca & Burattini


A Piazzalunga Cultura Suzzara gli uomini diventano burattini



Baracca & Burattini


04/07/2016
di Maria Luisa Abate

“Saranno gli attori, fattisi per incanto straordinari e chiassosi burattini, a rappresentare due farse ma, una volta usciti dalla baracca per dialogare con il loro creatore, ecco che riveleranno appieno la loro identità umana. E il burattinaio, che proprio così li aveva sempre considerati, uomini, anche migliori di quelli veri, sale in palcoscenico, protagonista della propria storia, si racconta, s’intrattiene con la lignea famiglia.”

L’Accademia Teatrale “Campogalliani” presenta “Baracca & Burattini. Quando gli uomini diventano burattini e i burattini uomini” a Suzzara, nel Cortile Piazzalunga martedì 5 luglio alle ore 21.30 (in caso di maltempo lo spettacolo si trasferisce al chiuso). L’Accademia festeggia il suo Settantennale celebrando il personaggio di cui porta orgogliosamente il nome: Francesco Campogalliani, burattinaio, poeta, uomo di cultura che riscosse l’ammirazione, tra gli altri, di Ermete Zacconi, Trilussa, Federico Fellini. 

Questo spettacolo è la riduzione di un allestimento portato in scena dieci anni fa, da un’idea di Aldo Signoretti con la scrittura teatrale di Alberto Cattini. Il Conservatorio “Campiani” ha realizzato le basi musicali, dagli spartiti originali di Francesco Campogalliani. Due sono le farse di teatro di figura: “Sandrone ai bagni di Romagna” e “Il merlo”. Personaggi e interpreti: Francesco Campogalliani: Mario Zolin; Sandrone: Daniele Pizzoli; Fasolino: Diego Fusari; Polonia: Roberta Vesentini; Carolina: Antonella Farina. Regia di Aldo Signoretti ripresa da Maria Grazia Bettini.

Costo del biglietto € 5,00 / ridotto € 4,00 

30 mag
Articolo riferito allo spettacolo:  Dracula (alle ex Beccherie)

Pubblicato in data: lunedì 30 maggio 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova



MANTOVA CREATIVA  LA GIORNATA CONCLUSIVA


Alcuni dei protagonisti della rappresentazione i sabato sera alle BeccherieUna delle immagini di Dracula riflesse sul palazzo vicino alle Beccherie

Alcuni dei protagonisti della rappresentazione i sabato sera alle Beccherie

Una delle immagini di Dracula riflesse sul palazzo vicino alle Beccherie

Un Dracula made in Mantova
nel ventre delle ex Beccherie

Efficace la Campogalliani nella rappresentazione del romanzo di Bram Stoker
Le immagini del vampiro proiettate sul muro adiacente durante lo spettacolo

Dracula nel ventre di Mantova ci sta benissimo e l’Accademia Campogalliani ha riscosso molto successo sabato sera con la riduzione teatrale del 1897 di Bram Stoker, alle ex Beccherie del Lungorio, quel grande porticato a livello d’acqua a cui si arriva da Piazza Martiri, di fianco al palazzo Inps. Già l’atto di scendere a un livello basso, annusare il Rio crea un’emozione mista di fascino e repulsione. Con le nuove luci che valorizzano gli archi e in fondo il ponte coperto di Giulio Romano, il luogo ritrovato grazie agli Amici di Palazzo Te e al Comune è bellissimo.
Attrici e attori della Campogalliani erano schierati, tutti vestiti di nero, nello spazio in fondo, verso le Pescherie, e mentre Diego Fusari, voce narrante, iniziava il racconto, si sono cominciate a vedere sul muro di mattoni nudi sul retro del palazzo Telecom, immagini proiettate del vampiro con i denti aguzzi, del cimitero, delle ombre terrificanti, della Londra notturna e povera, del castello in Romania, delle onde spaventose della traversata.
E mentre il pubblico seguiva con apprensione la vicenda della povera Lucy che finisce per essere azzannata da Dracula e per questo si trasforma e si dovrà staccarle la testa perché non diventi anche lei una vampira, si ha la sensazione di stare nelle fogne di Londra, quel fiume che scorre non sotto il cielo, di cui comprende l’arcano solo il dottore, interpretato da Italo Scaietta. Davvero inquietante la voce di Dracula, l’attore Francesco Farinato, e quella dell’ingenua e poi capricciosa Lucy, Rossella Avanzi, di sua madre, Loredana Sartorello, che lasciata all’oscuro compie proprio il gesto fatale. E del fidanzato Arthur, Michele Romualdi, ingenuo ma non sciocco. Vampirizzata, si salva invece Mina, Annalaura Melotti e ritrova l’amore del marito Archer, Luca Genovesi, che in Transilvania aveva scoperto l’orrido segreto del conte Dracula. Nel cast anche Isabella Bertolini, Serena Zerbetto, Martina Ginelli, Valentina Durantini, Andrea Frignani, regia di Maria Grazia Bettini, luci e immagini di Giorgio Codognola e Massimiliano Fiordaliso, musiche scelte da Nicola Martinelli.
Dracula, proposto nel programma di Mantova Creativa, era già stato messo in scena al Parco delle Bertone, che di notte suscita ugualmente brividi. Ma con il Rio che scorre accanto e una recitazione assolutamente convincente, Dracula è diventato anche mantovano.

(maf)

 

10 mag
Articolo riferito allo spettacolo:  Baracca & Burattini

Pubblicato in data: martedì 10 maggio 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova


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VENERDÌ IN TERESIANA

I burattini diventano attori nel ricordo di Campogalliani





Nell’ambito delle manifestazioni di Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016 l’Accademia Teatrale Campogalliani presenta il suo quarto evento dedicato all’età contemporanea. Venerdì alle 18 nella Sala delle Vedute della Biblioteca Teresiana in via Ardigò, 13 verrà rappresentato Baracca & burattini, in cui gli attori interpreteranno due tra le più famose e divertenti farse della famiglia Campogalliani per teatro di burattini: Sandrone ai bagni di Salsomaggiore e Il Merlo. Quest’anno l’Accademia Campogalliani festeggia il suo 70º compleanno lavorando per realizzare nuovi spettacoli, riprenderne alcuni del suo repertorio, e organizzando una breve stagione teatrale dedicata ai grandi autori classici al Teatro Sociale di Mantova nel prossimo ottobre, che precederà la consueta programmazione al Teatrino di Palazzo d’Arco ricca di novità da novembre ad aprile.

L’importante anniversario viene celebrato ricordando prima di tutto il personaggio a cui si intitola l’Accademia, Francesco Campogalliani, costruendo uno spettacolo attorno alla sua arte di eccelso burattinaio e mettendo in scena con lui le sue famose “teste di legno” questa volta però impersonate dai attori in carne e ossa. Un omaggio doveroso e un piacevole obbligo che deriva da un lavoro più articolato messo in scena dieci anni fa grazie all’idea di Aldo Signoretti e al testo teatrale che Alberto Cattini ha ricavato dalla sua vena di scrittore e di attento lettore dei numerosi documenti che la famiglia Campogalliani ha messo a disposizione.

Ora lo spettacolo viene riproposto in forma ridotta con regia di Aldo Signoretti ripresa da Maria Grazia Bettini e con gli stessi interpreti: Daniele Pizzoli (Sandrone), Diego Fusari (Fasolino), Roberta Vesentini (Polonia) e Antonella Farina (Carolina). Sarà presente pure la figura di Francesco Campogalliani, interpretato da Mario Zolin, che introdurrà le due farse e parlerà della sua attività di burattinaio animando due esemplari originali di burattini da lui creati. Per l’occasione saranno esposti nei locali adiacenti alcuni oggetti che fanno parte del Fondo Campogalliani custodito in Biblioteca Teresiana. L’ingresso è gratuito, ma vista la limitata capienza della sala è gradita la prenotazione allo 0376 338 450.

 

30 apr
Articolo riferito allo spettacolo:  Vivaci riflessi del passato

Pubblicato in data: sabato 30 aprile 2016

Dalla testata: la Cittadella


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Attori in costume fanno rivivere la casata D’Arco


Visita guidata attraverso le sale del Palazzo, assieme ai personaggi dell’epoca



Baracca & Burattini

30/04/2016

L’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani”, nell’ambito di Mantova Capitale Italiana della Cultura, dedica la programmazione del mese di aprile al Settecento. Sabato 30 tra le ore 15 e le 18 Diego Fusari presenta Vivaci riflessi del Passato: percorso a Palazzo D’Arco guidato da alcuni personaggi significativi della casata. La visita al Museo è infatti animata da performance di attori che, in costumi d’epoca, fanno rivivere una storia illustre. 

Nel salone degli antenati si incontra il conte Giovanni Battista Gherardo che racconta l’origine del palazzo nelle sue forme attuali; nella biblioteca Carlo D’Arco, storico insigne, parla dei suoi studi e delle sue pubblicazioni; nella sala vittoriana o sala rossa Giovanna De’ Capitani D’Arzago narra la sua partecipazione alle vicende patriottiche della storia risorgimentale mantovana.

L’itinerario prosegue nel museo naturalistico dove il conte Luigi D’Arco spiega l’origine delle raccolte ivi conservate e si termina nella stanza da letto dell’ultima discendente Giovanna, dove la contessa legge alcune poesie di sua composizione ed esprime la volontà testamentaria di lasciare il palazzo aperto al pubblico, tramite la Fondazione che ora lo presiede.

I personaggi sono interpretati da Diego Fusari (Giovanni Battista Gherardo), Mario Zolin (Carlo D’Arco), Maddalena Airaghi (Giovanna De’ Capitani D’Arzago), Mauro Missimi (Luigi D’Arco) e Francesca Campogalliani (Giovanna D’Arco Guidi Di Bagno), mentre nelle stanze e nel giardino passeggiano personaggi in costume d’epoca che contribuiscono a dare l’illusione, ai visitatori, di trovarsi immersi nel passato, e rendono ancora più vivo un luogo perfettamente conservato e arredato, recentemente restituito alla città in forma splendente.

Il normale biglietto di ingresso è comprensivo della visita teatralizzata.

23 apr
Articolo riferito allo spettacolo:  La visita di Wolfgang Amadeus Mozart a Mantova

Pubblicato in data: sabato 23 aprile 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova


Gazzetta di Mantova


E la Campogalliani rievoca con un giovane Amadeus


Come se fosse il vero Mozart 13enne, il piccolo damerino di fine ’700 davanti al grande pianoforte a coda, ha ricevuto un boato di applausi dal pubblico del Bibiena che l’altra sera, grazie alla Campogalliani, ha rivissuto quel mitico 16 gennaio 1770, quando Wolfgang Amadeus Mozart suonò al nuovo Teatrino dell’Accademia (oggi Virgiliana) progettato da Antonio Galli da Bibiena. Lo spettacolo è stato molto coinvolgente. Sul palcoscenico, due voci narranti, Diego Fusari e Andrea Flora vestiti di nero, dietro tra figuranti in costume, gli attori Adolfo Vaini (Leopold Mozart), Luca Genovesi (Wolfgang Amadeus) e Michele Romualdi (Giorgio d’Arco) e le attrici Francesca Campogalliani (signora Sartoretti) e Loredana Sartorello (marchesa Aurelia Cavriani). Il bambino pianista lo ha "fornito" il conservatorio Campiani che, di fronte alla richiesta della Campogalliani ha trovato Gianmarco Carnazza, seconda media, che studia pianoforte da quando aveva 5 anni e mezzo. Di Marsala, come il suo maestro Salvatore Spanò, viene a Mantova al conservatorio da Iseo dove la famiglia si è trasferita dalla Sicilia Ha suonato due brani del genio austriaco e Mozart reincarnato di Morricone dal film La leggenda del pianista sull’oceano. In collaborazione con l’Accademia Virgiliana, la Campogalliani ha ricostruito il resoconto entusiasta del concerto uscito sulla Gazzetta di Mantova e i commenti della giovane Cavriani. Tutti gridavano "bravo" quella sera, scriveva allo zio Guido. Scopriamo che per farsi raccomandare a Mantova nel primo tour italiano del figliolo, dopo Rovereto e Verona e prima di Milano, Leopold si rivolge al conte Giorgio d’Arco, gran maestro di corte a Salisburgo. Questi scrive al cugino Giovan Battista Gherardo di Mantova, che poi ospiterà i Mozart. Per il gran freddo, scrive Leopold alla moglie, prima di ripartire compra scaldapiedi di feltro imbottiti di pelo di lupo. Nel tragitto si ferma a Bozzolo, dove l’arciprete, musicista, li accoglie e fa suonare suoi brani.


Maria Antonietta Filippini


21 apr
Articolo riferito allo spettacolo:  La visita di Wolfgang Amadeus Mozart a Mantova

Pubblicato in data: giovedì 21 aprile 2016

Dalla testata: la Cittadella


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La visita di Mozart a Mantova


Rivive una delle più significative pagine della storia culturale mantovana e italiana in epoca teresiana



La visita di Wolfgang Amadeus Mozart a Mantova

21/04/2016
di Maria Luisa Abate

L’Accademia Nazionale Virgiliana, in collaborazione con il Conservatorio “Lucio Campiani” e con l’Accademia Teatrale "Francesco Campogalliani", invita, giovedì 21 aprile alle ore 21 al Teatro Bibiena, a un appuntamento dedicato a “La visita di Wofgang Amadeus Mozart a Mantova”. Lo spettacolo rievoca il breve soggiorno mantovano dell’enfant prodige, che fu accompagnato dal padre Leopold in occasione del primo viaggio in Italia avvenuto tra la fine del 1769 e l’inizio del 1770. 

I Mozart arrivarono a Mantova il 10 gennaio 1770 grazie a una lettera di presentazione del Conte Giorgio D’Arco, gran maestro di Corte a Salisburgo, al cugino mantovano Giovan Battista Gherardo. Le più illustri famiglie li accolsero nelle loro dimore, offrendo in loro onore ricevimenti e spettacoli. Rimane memorabile il concerto che il giovane Amadeus, all’epoca tredicenne, tenne la sera del 16 gennaio 1770 nel nuovissimo Teatrino dell’Accademia da poco inaugurato, capolavoro di Antonio Galli Bibiena voluto dalla Reale Accademia di Scienze Lettere ed Arti istituita dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria. Le cronache raccontano di un clamoroso successo e gli esperti musicisti presenti all’epoca lo consacrarono come un astro nascente. Con questo episodio si è scritta una delle pagine più significative della storia culturale mantovana e italiana in età teresiana. 

Lo spettacolo prende spunto storico dalle lettere, dai documenti, dalla cronaca e dalla musica. La parte in prosa è affidata agli attori dell’Accademia Teatrale “Campogalliani”: Diego Fusari, primo narratore; Andrea Flora, secondo narratore; Adolfo Vaini, Leopold Mozart; Luca Genovesi, Wolfgang Amadeus Mozart; Michele Romualdi, Conte Giorgio d’Arco; Francesca Campogalliani, Signora Sartoretti; Loredana Sartorello, Marchesa Aurelia Cavriani.

Al pianoforte siede Gianmarco Carnazza, allievo del Mº Salvatore Spanò, Direttore del Conservatorio. Il programma musicale prevede le esecuzioni del 2º movimento della Sonata per pianoforte in do maggiore K545 di Mozart, seguita da Mozart Reincarnato di Ennio Morricone, tratto dal film La leggenda del pianista sull’oceano, infine la Fantasia in Re minore KV 397 per pianoforte di Mozart.

19 apr
Articolo riferito allo spettacolo:  La visita di Wolfgang Amadeus Mozart a Mantova

Pubblicato in data: martedì 19 aprile 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova


Gazzetta di Mantova


 

MANTOVA

La Campogalliani rievoca il soggiorno dei Mozart in città

Giovedì alle 21 al Teatro Bibiena si terrà il primo degli eventi ideati e organizzati dalla Campogalliani nell’ambito degli eventi per Mantova Capitale con la collaborazione del Conservatorio Campiani e dell’Accademia Virgiliana

MANTOVA. Giovedì alle 21 al Teatro Bibiena si terrà il primo degli eventi ideati e organizzati dalla Campogalliani nell’ambito degli eventi per Mantova Capitale con la collaborazione del Conservatorio Campiani e dell’Accademia Virgiliana. Questo mese è dedicato al Settecento e la Campogalliani metterà in scenaL’incontro con Mantova di Wolfgang Amadeus Mozart uno spettacolo rievocativo del soggiorno mantovano del giovane musicista salisburghese, accompagnato dal padre Leopold, in occasione del primo viaggio in Italia tra la fine del 1769 e l’inizio del 1770, dopo aver sostato a Rovereto e Verona. «I Mozart arrivarono a Mantova il 10 gennaio 1770 grazie ad una lettera di presentazione del conte Giorgio D’Arco, gran maestro di Corte a Salisburgo, al cugino mantovano Giovan Battista Gherardo - evidenzia una nota dello spettacolo - in città furono ospiti delle più illustri famiglie ed assistettero a ricevimenti e spettacoli teatrali.

La serata più importante fu il memorabile concerto che il giovane Amadeus, all’epoca ancora tredicenne, tenne con il padre nel nuovo Teatrino dell’Accademia la sera del 16 gennaio 1770, riscuotendo un clamoroso successo tra la nobiltà locale e gli esperti musicisti che lo consacrarono astro nascente nel panorama musicale contemporaneo. Il soggiorno mantovano coincide con una delle pagine più significative per la storia del teatro mantovano ed italiano nell’età teresiana, non solo per la presenza del giovane talento musicale, ma anche perché l’episodio resta legato all’inaugurazione dell’incomparabile teatrino di Antonio Galli Bibiena, voluto dalla Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti istituita qualche anno prima dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria».

Lo spettacolo prevede la rievocazione di quei giorni mantovani attraverso la lettura delle cronache dell’epoca, lettere autografe dei Mozart e di altre personalità, sonetti e documenti storici da parte degli attori della Campogalliani che in scena rappresenteranno anche i personaggi indossando eleganti costumi.

Le parti in prosa si alterneranno all’esecuzione dal vivo al piano di alcuni brani musicali da parte del giovanissimo Gianmarco Carnazza, allievo del maestro Salvatore Spanò, direttore del Campiani. Gli interpreti della Campogalliani saranno Andrea Flora e Diego Fusari in veste di narratori, Adolfo Vaini (Leopold Mozart), Luca Genovesi (Wolfgang Amadeus Mozart), Michele Romualdi (il Conte Giorgio D’Arco), Francesca Campogalliani (la signora Sartoretti) e Loredana Sartorello (la marchesa Aurelia Cavriani).

L’Accademia Nazionale Virgiliana custodisce nei propri preziosi archivi il programma musicale originale della serata del 16 gennaio 1770, che verrà distribuito in copia al pubblico. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

19 apr
Articolo riferito alla stagione:  SPECIALE SETTANTENNALE E MANTOVA CAPITALE DELLA CULTURA

Pubblicato in data: martedì 19 aprile 2016

Dalla testata: la Cittadella


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Da Wolfgang a Mathilda


Alla ricca programmazione del Settantennale, si aggiunge un calendario di iniziative studiate per Mantova Capitale della Cultura



Wolfgang Amadeus Mozart a Mantova

19/04/2016
di Maria Luisa Abate

Nel 2016 l’Accademia Teatrale “Campogalliani” celebra il proprio Settantennale con una programmazione particolarmente ricca. All’attività ordinaria, si affianca un calendario di proposte che accompagna fino a dicembre l’anno di Mantova Capitale Italiana della Cultura, svolto in partenariato con alcune realtà del territorio. Questi sono gli appuntamenti che animano i mesi di aprile e maggio.

Il primo incontro è fissato giovedì 21 aprile alle ore 21 al Teatro Bibiena con La visita di Wolfgang Amadeus Mozart a Mantova a cura di Diego Fusari, accompagnato dal musicista Gianmarco Carnazza che, in costume d’epoca, esegue un Andante e una Fantasia mozartiane, per poi passare alla contemporaneità di Ennio Morricone, autore di Mozart Reincarnated. Ingresso Libero. Partner: Accademia Nazionale Virgiliana e Conservatorio “Lucio Campiani” di Mantova. A Palazzo d’Arco, sempre a cura di Diego Fusari, si narrano Vivaci riflessi dal passato, sabato 30 aprile ore 15 -18, con ingresso libero. 

Il mese di maggio inizia venerdì 6 e sabato 7 alle ore 21 al Teatrino d’Arco con Matilde & Mathilda, commedia di Edgarda Ferri sulla vita della Grancontessa di Canossa. La Sala delle Vedute della Biblioteca Teresiana accoglie, a ingresso libero venerdì 13 alle ore 18, Baracca e Burattini, farse e poesie scritte da Francesco Campogalliani, che vengono proposte per la regia di Maria Grazia Bettini. Ops! Mi scappa da ridere! è il titolo del saggio della Scuola di Teatro “Campogalliani”, per la regia di Maria Grazia Bettini e Mario Zolin, replicato al Teatrino d’Arco in tre date: venerdì 27, sabato 28, domenica 29 alle ore 21. Infine sabato 28 alle ore 21 vede il Lungorio (sotto le ex Beccherie) come inconsueto scenario di Dracula, proposta a ingresso gratuito a cura di Maria Grazia Bettini per Mantova Creativa. 

1 apr
Articolo riferito allo spettacolo:  Il trigamo o la spartizione

Pubblicato in data: venerdì 1 aprile 2016

Dalla testata: La Cittadella



prosa

Il trigamo: un ménage affollato di garbata ironia 

Il far ridere - bene - è un’arte, a nostro parere più complessa del cimentarsi con il genere drammatico. La “Campogalliani” è un’Accademia teatrale che nulla ha da invidiare alle Compagnie professionali e abitualmente raggiunge vette di vis comica difficilmente riscontrabili nel panorama italiano odierno. Il trigamo (La spartizione), uno dei racconti che Piero Chiara ambientò sulle sponde del lago Maggiore dove affaccia Luino, è un allestimento tolto dal cassetto dei ricordi in occasione dei festeggiamenti della Stagione del Settantennale, per essere rinnovato con freschezza ristoratrice. Ogni pagina del testo presenta spunti di sapida arguzia, che basa la sua forza su sottili venature psicologiche dai contorni amari. Emerenziano, invalido di Guerra, preciso e metodico, sceglie con razionalità la sua sposa fra le stagionate sorelle Tettamanzi, “brutte ciascuna a suo modo di una bruttezza singolare” ma in possesso di un considerevole patrimonio. Ben presto il ménage si estende a tutte le tre donne, che condividono l’uomo senza gelosie.
La regista Maria Grazia Bettini ha dovuto fare i soliti conti con i metri quadri del palco del Teatrino d’Arco, che ha incorniciato con i disegni del pittore Nani Tedeschi e in cui ha fatto entrare un sipario mobile, salvaguardando lo spazio scenico necessario a mantenere il ritmo sostenuto, incalzante. Non era scontato il garbo con cui alcune situazioni piccanti sono state enfatizzate senza scivoloni nella volgarità, assoggettate alle sole leggi umoristiche. Per l’ennesima volta ci rammarichiamo che Francesca Campogalliani non abbia intrapreso la carriera professionale: senza ombra di dubbio una grave perdita per il teatro italiano, oggigiorno avaro di attrici capaci, come lei, di esprimere l’ironia con eleganza unita a quella punta di benevola ribalderia indispensabile a un risultato efficace, di spessore e leggerezza assieme. In questa produzione c’era molto di più. Un meccanismo oliato di incastri e rimpalli ha costituito il motore dello spettacolo, che ha dato voce rombante ai caratteri dei personaggi e una Compagnia interamente valida, dagli attori di razza anche nei ruoli comprimari, mossisi in vivace affiatamento per dare vita a un’interazione stilistica, formale e di idee. Superlativa l’interpretazione del plebeo socialmente asceso sostenuta da Adolfo Vaini, trigamo dallo sguardo beatamente sornione come un gatto nel periodo primaverile dell’accoppiamento. Loredana Sartorello e Diego Fusari erano due amanti focosi, spudorata l’una, intraprendente l’altro. A loro è toccato l’arduo compito di affrontare scene pruriginose senza oltrepassare la sottilissima linea del buon gusto, sempre irresistibilmente divertenti. Gabriella Pezzoli era solita disegnare con le mani nell’aria la propria timida pudicizia, quasi a esorcizzarla, sortendo risultati maliziosi. Poi la spiritosa Roberta Bonfiglio e ancora Michele Romualdi, Sergio Negri, Giancarlo Braglia, Daniele Pizzoli a sancire il successo, in una Stagione di successi.
Dopo la pausa pasquale, le repliche proseguono dal 1 aprile fino alla fine del mese.

22 mar
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  28º FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO AMATORIALE “MASCHERA D’ORO”

Pubblicato in data: martedì 22 marzo 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova


La Gazzetta di Mantova



MASCHERA D’ORO

Il premio all’aspirante architetto che però vuole fare l’attore

Riccardo Fornoni Ha iniziato ad avvicinarsi al Teatro quasi per caso, ora è diventato il suo obiettivo di vita. È quanto sta accadendo a Riccardo Fornoni, 21enne, residente in città, attore in forza all’Accademia teatrale Francesco Campogalliani di Mantova, che ha vinto il prestigioso premio nazionale “Maschera d’Oro”, al concorso per gruppi teatrali amatoriali di Vicenza. In gara c’erano 7 compagnie e Riccardo ha prevalso nella categoria Migliore Attore per avere interpretato il ruolo di Orazio, innamorato della bella Agnese nella commedia La scuola delle mogli di Molière. «Ho iniziato un paio d’anni fa un corso alla Campogalliani per aspiranti attori - racconta Riccardo -. Ero appena stato a Milano per il test di ammissione alla facoltà di Architettura, ma non ero passato; avevo tempo da impiegare e mi sono iscritto. L’ambiente mi piaceva, mi emozionava. Ho debuttato proprio con lo spettacolo di Molière. Il riconoscimento a Vicenza non me lo aspettavo». Ora vuole proseguire e perfezionarsi, perché ha capito che il teatro è il suo mondo. Intanto frequenta il Politecnico di Milano, sede territoriale di Mantova: è sempre meglio avere aperte più possibilità. La passione per la recitazione però è predominante. «Vorrei farlo di professione - ammette -. Non farò sicuramente l’architetto per tutta la vita, non mi ci vedo. Anche gli amici mi sostengono e mi spronano a mollare l’Università per dedicarmi di più al teatro. Voglio portare a termine questo percorso di studio, anche se le mie aspirazioni sono altre». Simpatico, affabile, ha le idee chiare. Nel tempo libero (anche se è sempre troppo poco), pratica lo skateboarding sulla tavola a 4 ruote. Attualmente non è più fidanzato. «Lo sono stato fino a quando frequentavo le scuole superiori, ma poi è finita anche perché ho avuto sempre meno tempo libero». Nell’anno in cui festeggia il 70º anniversario di fondazione, la Campogalliani porterà in scena ad ottobre le pièce di Molière al Teatro Sociale. Un’ulteriore occasione per rivedere Riccardo sul palcoscenico.

Graziella Scavazza

 

21 mar
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  28º FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO AMATORIALE “MASCHERA D’ORO”

Pubblicato in data: lunedì 21 marzo 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova



La Gazzetta di Mantova



FESTIVAL LA MASCHERA D’ORO


Fornoni premiato a Vicenza


21 marzo 2016



Riccardo Fornoni dell’Accademia Campogalliani premiato alla finale del Festival La Maschera d’oroRiccardo Fornoni, 21 anni, residente in città, attore in forza all’Accademia Campogalliani di Mantova, sabato sera è stato premiato alla finale della 28ma edizione del Festival Nazionale La Maschera d’oro di Vicenza. A Fornoni il premio migliore attore giovane per l’interpretazione del personaggio di Orazio ne La Scuola delle Mogli di Molière per la regia di Mario Zolin. Come evidenzia un passaggio della motivazione: Fornoni ha vestito la parte di Orazio con sapiente abilità. La sua recitazione e la sua gestualità hanno beneficiato di una spontaneità ricca di colori, ma anche della più opportuna compostezza, calibrate al punto da rendere il personaggio interpretato parte sempre attiva e ben armonizzata nell’intrigante testo di Molière. Per la Campogalliani che lo ha tra i suoi componenti, ma anche per il teatro in generale, giovani così offrono magnifiche prospettive.


Riccardo Fornoni dell’Accademia Campogalliani premiato alla finale del Festival La Maschera d’oro

15 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  Il trigamo o la spartizione

Pubblicato in data: martedì 15 marzo 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova




 

il Trigamo conquista con le gag delle tre attrici


Applausi per Sartorello, Pezzoli e Campogalliani. Vaini offre una delle sue interpretazioni migliori


Torna in scena il Trigamo, pièce in tre atti ricavata da Piero Chiaro dal suo romanzo La spartizione (1964). Ed è uno dei maggiori successi della Campogalliani, che Maria Grazia Bettini aveva adattato nel 1985 con Aldo Signoretti, protagonisti Damiano Scaini e isa Mancini. Riprende in mano la regia d’allora con le tre "regine" storiche della Compagnia, e si presume con maggiore spregiudicatezza. Si replica allora la storia di Emerenziano Paronzini, 56enne primo archivista nel comune di Luino negli anni del Duce, e dell’italietta eternamente fascista. Approfittando della richiesta di aiuto di Tarsilla Tettamanzi, relativo all’accertamento di valore della loro villa con giardino, egli visita l’abitazione delle tre sorelle che la natura ha mortificato con una singolare bruttezza. Abile stratega, Emerenziano sposa la maggiore, Fortunata, si sistema in casa, e s’infila nel letto anche della detta Tarsilla e di Camilla, tutte tre molto attive nelle opere parrocchiane. Svegliate alla conoscenza del proprio sesso, gli tocca visitarle ogni sera, tranne la domenica, che è di riposo, sino a cadere stroncato dalla fatica, al grido "la camicia", con cui pretendeva pronta disponibilità all’abbraccio. Ma il segretario del fascio locale, interpretando una sepoltura in camicia nera, concede onoranze a spese del Comune. Per questo divertissement che ancora sa suscitare molta ilarità, Adolfo Vaini veste i panni di Emerenziano e ci offre una delle sue interpretazioni migliori. Mettendo da parte gli stilemi di successo (Tognazzi nel film di Lattuada), restituisce un’aria sottilmente demodé, da contadino che fattosi impiegato di concetto, tiene in salotto un contegno di sussiego, scandendo le parole con distacco. E trascina anche la gamba ferita sul Piave come per rimarcare di averla sostituita altrimenti. E ne intuisce la potenza Tarsilla, di Loredana Sartorello. Ne attira l’attenzione strusciandosi addosso, le gambe accavalla a scatto, e le braccia distende come piovra. Sono le mani il tratto distintivo della Camilla di Gabriella Pezzoli, che agita davanti al viso di Emerenziano come un prestigiatore che spera in una magia. La Fortunata di Francesca Campogalliani contrasta la serietà con un’incoscia acconciatura fallica sul capo, e di ritorno dal viaggio di nozze con una camminata molto allusiva. Sono le tre attrici, gran commedianti, a suscitare i numeri più spassosi intorno al “gallo” che se ne bea. Agli altri personaggi il testo non concede molto. Qualche figurazione alla domestica (R. Bonfiglio), e al medico (Giancarlo Braglia), un po’ di più spazio allo squattrinato (Diego Fusari) che inizia Tarsilla al sesso, contando sul suo denaro. indotta dalla pièce che è non più di una infilata di scene senza sviluppi dialogici e senza raccordi, costruite su gag perlopiù visive, l’abile regia di Bettini procede a ritmo sostenuto guardando finanche al cinema muto, e mirando alla comicità innanzi tutto. Calorosissimo il successo per tutti gli interpreti.

Alberto Cattini

22 feb
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  28º FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO AMATORIALE “MASCHERA D’ORO”

Pubblicato in data: lunedì 22 febbraio 2016

Dalla testata: Il Giornale di Vicenza



Il Giornale di Vicenza



22 febbraio 2016

TEATRO. Al San Marco la compagnia mantovana per la Maschera d’Oro

L’umorismo di Molière conquista
Lunghi applausi alla Campogalliani


La scuola delle mogliVICENZA

Il pungente umorismo di Molière torna a rivivere sul palco del Teatro San Marco di Vicenza, grazie allo spettacolo "La scuola delle mogli" portato in scena dalla storica accademia teatrale mantovana Campogalliani, per la 28esima edizione del festival nazionale Maschera d’Oro. Lo scandalo di cui fu oggetto la commedia nel lontano 1662, soprattutto tra i nobili francesi dell’epoca, lascia oggi spazio alle risate e agli applausi, per uno spettacolo che ha piacevolmente coinvolto il numeroso pubblico vicentino dalla prima fino all’ultima battuta, grazie anche alla sapiente regia di Mario Zolin. Sullo sfondo di una scenografia volutamente spoglia, dovuta ad un allestimento semplice, essenziale, che comprende una panchina, uno sgabello e una porta, risaltano i magnifici costumi indossati dagli interpreti, così realistici e ben confezionati da proiettare lo spettatore nella società parigina di metà Seicento. Mattatore assoluto della serata, il bravissimo Claudio Madoglio, protagonista di un’interpretazione tanto magistrale da far passare quasi in secondo piano quella degli altri (seppur apprezzabili) attori. L’uomo, sbeffeggia i nobili della città etichettandoli come cornuti e sottolinea che un marito, per non rischiare di subire un tradimento dalla propria consorte, debba crescere la propria futura moglie nell’ignoranza più totale. Ma l’ingenuità, a volte, può essere un’arma a doppio taglio. La giovane infatti, sorvegliata dai due servitori di Arnolfo, si innamora di Orazio (Riccardo Fornoni), figlio di Oronte (Sergio Negri), grande amico del cinico borghese. La vicenda prende dunque una piega inaspettata per Arnolfo che, scoprendo di avere un rivale in amore, inizia una spietata "lotta" a distanza con Orazio, nel tentativo di boicottare gli incontri dei due giovani. Lo spettacolo, tra equivoci e sotterfugi, si conclude con un piacevole lieto fine, accolto dallo scroscio incessante degli applausi del pubblico.

20 feb
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  28º FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO AMATORIALE “MASCHERA D’ORO”

Pubblicato in data: sabato 20 febbraio 2016

Dalla testata: Il Giornale di Vicenza


Il Giornale di Vicenza
 
20 febbraio 2016

L’Accademia teatrale di Mantova
gioca la carta delle mogli di Molière

L’Accademia Teatrale “Campogalliani” di Mantova in “La scuola delle mogli” di Molière L’Accademia Teatrale “Campogalliani” di Mantova in “La scuola delle mogli” di Molière

VICENZA

Il concorso nazionale di teatro entra nel vivo. Appuntamento con Molière e il suo spassoso e pungente "La scuola delle mogli" questa sera alle 21 al Teatro San Marco di Vicenza, quarta tappa del 28º Festival nazionale "Maschera d’Oro" promosso da F.i.t.a. Veneto - Federazione italiana teatro amatori, in collaborazione con Regione, Comune, Il Giornale di Vicenza e Confartigianato provinciale e con il patrocinio di Provincia e Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. A salire sul palcoscenico, con la regia di Mario Zolin, sarà l’Accademia Teatrale "Francesco Campogalliani" di Mantova, formazione amatoriale tra le più longeve d’Italia e già vincitrice della kermesse nel 2002, nel 2003 e nel 2013.

Per tentare la quarta vittoria, dunque, l’Accademia si affida ad un Molière al vetriolo, che all’epoca della sua prima messinscena, nel 1662, scatenò un putiferio, dividendo intellettuali, aristocratici, teatranti e pubblica opinione, chi pro e chi contro l’autore.

Perché tanto scalpore? Perché il protagonista di questa piacevolissima commedia, l’altezzoso borghese e aspirante nobiluomo Arnolfo, è convinto che, per non correre il rischio di essere tradito, un uomo debba scegliere come moglie una giovane cresciuta a tale scopo fin dalla più tenera età, mantenendola lontana dalle tentazioni del mondo e quanto più possibile nell’assoluta ignoranza: «Se sposo un’oca – è infatti il suo motto – è per non essere fatto becco». Ma Agnese, la giovane designata a divenire sua moglie, è davvero così ingenua come Arnolfo crede? O i suoi sforzi non risulteranno, alla fine, non solo inutili ma perfino ridicoli? Nella Francia dell’epoca, tra matrimoni combinati che sfociavano quasi inevitabilmente in adulteri e donne – soprattutto nella nobiltà – sottomesse alla volontà di mariti e padri, un argomento del genere non poteva non toccare qualche nervo scoperto.

L’Accademia Campogalliani sceglie per questo suo Molière un’impostazione squisitamente classica, lasciando al testo del francese il ruolo di assoluto protagonista e affidandosi ad un cast composto da Claudio Madoglio, Valentina Durantini, Riccardo Fornoni, Matteo Bertoni, Gilberto Valle, Annalaura Melotti, Serena Zerbetto, Sergio Negri e Daniele Pizzoli. Scene di Diego Fusari e Mario Zolin, costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari.

Fondata settant’anni fa, nel 1946, l’Accademia mantovana è intitolata al celebre burattinaio Francesco Campogalliani, discendente di un’antica famiglia di attori viaggianti. A costituire la compagnia fu Ettore Campogalliani, figlio di Francesco, compositore e maestro di numerosi grandi cantanti del melodramma italiano.

Biglietti interi a 10 euro e ridotti a 8.50, in vendita questa sera, dalle 19, al botteghino del teatro San Marco (telefono 0444 921560) o in prevendita nella sede di F.i.t.a. Veneto, in stradella delle Barche 7 a Vicenza (telefono 0444 324907). Informazioni sul sito internet www.fitaveneto.org. M.M.

19 feb
Articolo riferito allo spettacolo:  Tre sull’altalena (2016)

Pubblicato in data: venerdì 19 febbraio 2016

Dalla testata: La Cittadella



teatro

Un’altalena sospinta dal vento della leggerezza 

Luigi Lunari è uno dei pochi commediografi che riescano a strapparci autentiche risate, per l’abilità nel compendiare intelligenza e vivacità, profondità tematica e leggerezza espositiva. Queste stesse caratteristiche contraddistinguono l’Accademia “Campogalliani” e la simbiosi stilistica tra autore ed esecutori è tra le ragioni di un successo che si rinnova dal 1993 con inscalfibile freschezza.
Tre sull’altalena ha dato il via alle celebrazioni per il Settantennale dell’Accademia e l’omaggio si è esteso agli amici scomparsi Silvano Palmierini, che ne fu primo interprete, e Aldo Signoretti che firmò la regia, ora rispettosamente ripresa da Maria Grazia Bettini. Il ritmo narrativo reso incalzante da continui sovvertimenti di prospettive e da battute fulminanti, è risultato accentuato nella gestualità, marcata con colori di brillante levità da Adolfo Vaini, iroso commendatore; Giancarlo Braglia, poco geniale capitano; Diego Fusari professore perfettino; Francesca Campogalliani, donna delle pulizie personificazione del nitore del Giudizio.
Lunari cita spensieratamente filosofia e “slang”, per inquadrare in un’ottica inedita e irresistibilmente comica la tappa di transizione verso un “al di là” che si mimetizza da assurdo “al di qua”. La stanza su cui affaccia una triade di porte è il non-luogo da cui transitano dilemmi: vita e morte, libertà e costrizione, scienza e mistero, fede e agnosticismo, ondeggianti sulla suprema altalena che schernisce ciclicamente la comprensione, senza mai indicare una verità univoca.
Repliche fino al 6 marzo.

9 feb
Articolo riferito allo spettacolo:  Tre sull’altalena (2016)

Pubblicato in data: martedì 9 febbraio 2016

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova




 

La Campogalliani ricorda Signoretti e Palmierini


“Tre sull’altalena”: nella pièce ciascun personaggio condannato a restare prigioniero del suo ruolo


Nel pieghevole di sala che accompagna lo spettacolo dei “Tre sull’altalena” di Luigi Lunari, sono richiamate, per la tipologia dei personaggi, varie ascendenze culturali, soprattutto le maschere della Commedia dell’arte. Va anche ricordato che il modello utilizzato per il meccanismo di scena è quello di “Mouchoir de nuages” di Tristan Tzara, che le avanguardie postdadaiste e surrealiste dovevano più volte replicare come allegoria sociale e religiosa. Cioè la concezione del palcoscenico come una scatola, in cui gli attori restano intrappolati, e una volta impossibilitati a compiere azioni, sono costretti a definirsi, a condividere le paure della morte, a propiziarsi le divinità. La rottura del genere teatro, la beffa e la dissacrazione si sono perdute nel tempo. Di quelle esperienze rimane il gioco scenico che permette di ripercorrere luoghi comuni sempre presenti, e di suscitare un piacevole divertissement con originalità. Nel riproporre la celebre pièce di Lunari, con cui la Campogalliani raccolse elogi e premi nei decenni scorsi, Maria Grazia Bettini (direttrice artistica della Compagnia) intende ricordare anche le care figure di Aldo Signoretti, e Silvano Palmierini, che furono due colonne del Teatrino d’Arco, e già regista/scenografo e interprete della messa in scena del 1993. Che resta inalterata, nel suo disegno di fondo anche oggi, con l’innesto di Giancarlo Braglia nel ruolo del Capitano, mentre Adolfo Vaini, Diego Fusari, e Francesca Campogalliani riprendono i loro personaggi. Nella “trappola per topi”, nel monolocale al settimo piano, giungono per tre portoni, scale e usci differenti, l’industriale, il militare, il filosofo giallista. Ciascuno crede di trovarsi nel luogo prefissato, ma presto deve convincersi del mistero “uno e trino” dello spazio, che oltretutto vieta l’uso di una porta diversa da quella da cui si è entrati, soddisfa alcune richieste di bevande, fornisce un elenco telefonico di Singapore con i loro nomi. Come non bastasse l’enigma del luogo, l’autorità esterna proibisce di uscire dalle 17 e fa chiudere qualsiasi circuito elettrico per l’intera nottata. Di qui la convivenza forzata, e le inevitabili chiacchiere e i tic di ceto, con cui ciascun attore contribuisce al divertimento della serata. Braglia con la linearità del militare che formato dal codice, non obietta mai e aderisce con proposizioni elementari. Viceversa il professore di Fusari, volendo razionalizzare ogni sorpresa miracolistica, sciorina il manuale di filosofia con nevrotica esigenza. L’industriale di Vaini cede alla superstizione, presumendo d’essere nell’anticamera dell’aldilà. Le angosce di tutti crescono all’apparizione della donna delle pulizie, la Campogalliani con bigodini, sigaretta e ciabatte, che loro scambiano per la Madonna. Morale, ciascuno è condannato a restare prigioniero del suo ruolo, e del “parlare a vanvera”. Molta ilarità, con i bravi attori, nel nome di Aldo Signoretti.

Alberto Cattini

5 gen
Articolo riferito allo spettacolo:  Morti & Contenti

Pubblicato in data: martedì 5 gennaio 2016

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


Gazzetta di Mantova

L’umorismo nero di "Morti e contenti"


La Campogalliani mette in scena due atti unici: "Grasse Matinée" e "Un posticino tranquillo". Repliche fino alla fine di gennaio

5 gennaio 2016


 

Un’immagine dello spettacolo

MANTOVA. “Morti e contenti” è il titolo che la Campogalliani ha dato ai due atti unici che si rappresentano insieme, “Grasse Matinée” (1977) del francese René De Obaldia per la regia di Mario Zolin, e “Un posticino tranquillo” (1980) di Aldo Nicolai per la regia di Grazia Bettini. Entrambi i testi hanno per protagonisti dei morti loquaci, o degli psicopatici solerti che ammazzano chiunque cerchi di turbare, sia pure inconsapevolmente, la loro quiete. E i morti sono contenti, dal momento che gli autori dei due atti si prefiggono di praticare l’umorismo nero.
“Grasse matinée” nasce dal proposito di Babeth (Annalaura Melotti), morta da non molto, di concedersi di poltrire fino a mezzogiorno. Ma comincia con il lamentarsi della spilorceria dei congiunti che l’hanno chiusa in una bara economica d’abete, e molto stretta. A differenza di Artemisia (Rossella Avanzi) che invece può voltarsi a suo agio in una lussuoso domicilio di quercia. E per questo anche nella tomba cerca di cogliere degli aspetti positivi. Con gli esclamativi prevede i treni di passaggio e la loro destinazione, ascolta tutti i suoni, dilettandosi anche del corvo che per Babeth è invece un uccello del malaugurio. Le due ex donne, ricoperte da parrucche e tuniche bianche, fanno salotto e si scambiano le battute come se fossero ancora di carne.
Ma ci sono anche quelle proprie dei morti, delle ossa che scricchiolano o dei pruriti al cranio per colpa di un verme impudente. E prevedono mutazioni animali di vario tipo in un prossimo futuro. Già nel presente riconoscono le voci dei rispettivi amanti nel corvo e nel cucù. Ambedue attendono con ansia il giorno del trasferimento in un altrove meno provvisorio, allo scoccare del “giudizio”, quando passerà il treno fantasma a raccogliere gli scheletri di lunga data. Tra le due tombe scoperchiate, e solitarie, i monologhi più interessanti spettano ad Artemisia, anche perché Avanzi la dota di accattivanti cadenze che fanno eco ai modi di Franca Valeri. E Zolin la fa vaneggiare arborea come la pianta di cui porta il nome, a differenza dell’altra, sboccata come in vita. Tra ironici ammiccamenti si dicono arrivederci.
Più breve, di dialoghi secchi e con temi espliciti e diretti allo scopo, la pièce di Nicolai, cui la Bettini conferisce un ritmo da cartoon, con gli attori che assumono posture ed espressioni da striscia orrifica. Specie Magda (Martina Ginelli), la dominatrice, pare una kapò di taglia forte con la treccia raccolta sulla nuca, il camice bianco, e le mani ad artiglio. Ammazzerebbe anche gli uccelli per il cinguettio che la disturba. Ha già fatto strage, complice il marito sottile e volenteroso (Luca Genovesi), di maestranze dell’edilizia che volevano costruire nei pressi, e di campeggiatori religiosi, quando si presenta alla porta Folco (Adolfo Vaini), l’ultimo zio sopravvissuto alla pacificazione del parentado. Anche con lui la coppia malefica compie una “buona azione”, prima di sedersi di nuovo accanto alla culla del figlio neonato, che non si sa se sia finto o cadavere.
La rappresentazione nevrotica di una coppia stanca di tutto, desiderosa solo di stasi e di silenzio è complementare alla precedente che nella quiete estrema vaneggia il movimento. Zolin e Bettini procedono in tandem lungo i sentieri tragicomici del nostro incerto presente. E li applaudiamo volentieri con i loro interpreti.
Lo spettacolo verrà replicato domani alle 16 e poi ogni venerdì e sabato sera alle 20.45 e la domenica al pomeriggio alle 16 sino al 31 gennaio. Le prenotazioni per tutte le rappresentazioni si effettuano alla biglietteria del Teatrino di Palazzo D’Arco dal mercoledì al sabato dalle 17 alle 18.30 (telefono 0376 325363) oppure via mail (biglietteria@teatro-campogalliani.it).

Alberto Cattini

1 nov
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  47º Festival MACERATA TEATRO – Premio Angelo Perugini

Pubblicato in data: domenica 1 novembre 2015

Dalla testata: Il Resto del Carlino


il Resto del Carlino
 
1 novembre 2015

il Resto del Carlino




 
UNA DONNA
provocatrice che, proprio in uno dei momenti più importanti per la vita lavorativa del marito, l’inaugurazione del nuovo posto di lavoro, perde le mutande e lascia l’uomo nell’imbarazzo più totale di fronte ad amici e colleghi. Nasce dall’intrigo e dalla sottile ironia della seduzione ‘L’incidente’, la commedia in scena oggi, alle 17.15, nel nuovo appuntamento della 47esima edizione del Festival Nazionale Macerata Teatro, organizzato in collaborazione con il Comune di Macerata, dal C.T.R. Calabresi Tema Riuniti.

 DIVERTENTI
L’Accademia Francesco Campogalliani di Mantova
LA STORIA
Il testo scritto da Luigi Lunari
fu considerato
un «peccato di gioventù»

In scena, al teatro Lauro Rossi, l’Accademia Teatrale Francesco Campogalliani di Mantova in L’incidente di Luigi Lunari per la regia di Maria Grazia Bettini.
Sullo spunto della celebre Die Hose (le mutande) di Carl Sternheim, la commedia sviluppa un intricato procedimento farsesco al cui centro sono una donna, innocente provocatrice, desiderata da tutti, e suo marito, un piccolo impiegato di banca, disperatamente teso a far dimenticare al proprio direttore uno spiacevole episodio che potrebbe avere nefasti effetti sulla sua carriera.
A scatenare il turbinio smaliziato di provocazioni e tentativi di seduzione è, appunto, “l’incidente” nel quale incorre la procace moglie del piccolo impiegato che, alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede della banca, alla presenza di tutti i dirigenti e delle autorità civili e religiose, perde le ... mutande! Per quanto prontamente superato, l’incidente provoca strane curiosità e segrete voglie tra quanti vi hanno assistito.
La scoppiettante commedia fu scritta da Luigi Lunari nel 1966 e, seppur da lui considerata un «peccato di gioventù», costituisce il suo primo cospicuo successo, tanto da rimanere in cartellone per 103 sere al teatro Odeon di Milano, con lo sconveniente ma efficace titolo “Per un paio di mutandine”, con la regia di Carlo Colombo e la straordinaria interpretazione di due mattatori del teatro comico, quali Piero Mazzarella e Tino Scotti.
Per informazioni www.ctrmacerata.it.
Biglietti da 5 a 12 euro disponibili direttamente al Lauro Rossi.

 

19 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Luci e ombre della ribalta

Pubblicato in data: lunedì 19 ottobre 2015

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


Gazzetta di Mantova

19 ottobre 2015



“Luci e ombre della ribalta”, il nuovo allestimento della Campogalliani al Teatrino di Palazzo d’Arco, è una pièce francese del 1997 scritta da Jean-Paul Alègre. Il titolo italiano potrebbe riuscire fuorviante, e far pensare a splendori e miserie del teatro. L’originale, "La Ballade des planches", prelude invece a un’ambizione fantastica: alla libertà che si concede l’Autore, procedendo per i sentieri dell’assurdo. Come nei modelli del connazionale Ionesco, anch’egli principia dalla banalità del quotidiano, salvo poi attingere al solito Feydeau combinato con echi pirandelliani, o utilizzare la nutrita narrativa sul cinismo dei mass-media. Più interessanti i temi surreali, o i sempiterni schemi dell’equivoco, che da noi hanno avuto vasta eco nel repertorio teatrale di Campanile, o nelle gag di Totò. E certamente Mario Zolin li ha tenuti presente nella sua messa in scena della divertente commedia. Essa risulta da sei "storie" sciolte l’una dall’altra. Diciamo subito che la terza ("Viviamo felici") è la nostra preferita. La interpretano Diego Fusari nel ruolo di un attore ammantato come un principe del palcoscenico, e Isabella Bertolini in quello di un’esordiente piuttosto sprovveduta, che dovrebbe fargli da spalla. Il primo attacca con quattro battute, e non ottenendo risposta le ripete più volte, sino a interpellare direttamente la collega che equivoca sul pronome "lei". Di qui principia un esilarante scambio di battute che esaspera il divo e porta la partner a sedersi in platea, a interloquire con gli spettatori in un crescendo di vera comicità. Bravo Fusari, ma bravissima la Bertolini, che rivela una disinvolta verve comica già intravista e apprezzata ne "L’incidente" (lo scorso febbraio). E pure di gran rilievo è l’ultima storia ("Esploratori"), in cui tre astronauti, atterrati sulla Terra, e guidati da Stefano Bonisoli dotato di garbata ironia, scoprono l’esistenza del teatro (d’Arco) con tanto di spettatori in sala, da destinare al museo. Quanto alle altre storie, assistiamo al progressivo svuotamento dell’identità personale di tre attori che provando le parti diventano i personaggi ("Chemisier"). O alla grottesca preparazione di una suicida in diretta televisiva ("L’ultima prova"). O a un errore di programmazione, che amplificato da una lingua straniera sconosciuta, mette un intervistatore in presenza di chi non s’aspetta ("Dura fare l’Europa"). E ancora alla cialtroneria di un regista produttore che alla scena a due attori predilige l’inserto pubblicitario ("Stringere!"). Complessivamente si cimentano dieci attori, e la sorpresa della serata è per noi Melissa Carletta, per la padronanza e la scioltezza del discorso. E ricordiamo ancora Valentina Durantini, e Michele Romualdi. "La ballata del palcoscenico" è uno spettacolo di bella gradevolezza, con molte luci e qualche ombra. Con la regia di Zolin ci piace parlare delle musiche scelte da Martinelli, delle scene e i costumi di Fusari e Campogalliani, e delle luci di Codignola. 

Alberto Cattini
 

13 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Luci e ombre della ribalta

Pubblicato in data: martedì 13 ottobre 2015

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


Gazzetta di Mantova
 
13 ottobre 2015

Sette storie da ridere Commedia satirica alla Campogalliani

Dopo il successo riportato dallo spettacolo "Matilde & Mathilda" di Edgarda Ferri che ha inaugurato la stagione teatrale 2015-2016 dell’Accademia Teatrale Campogalliani, il cartellone della storica compagnia cittadina, quest’anno tutto dedicato al teatro contemporaneo italiano e straniero, prevede per sabato alle ore 20.45 il debutto al Teatrino di Palazzo D’Arco del nuovo spettacolo "Luci e Ombre della Ribalta - 7 storie per ridere" di Jean-Paul Alègre per la regia di Mario Zolin. Jean-Paul Alègre, nato nel 1951 a Perreux-sur-Marne, è tra gli autori più rappresentati in Francia; le sue opere sono state tradotte in più di venticinque lingue e messe in scena in più di quaranta paesi.
Il suo teatro è oggetto di numerosi studi accademici e i suoi testi sono spesso inclusi in libri di testo e antologie. Tutte le sue commedie sono pubblicate su L’avant-scène théâtre, la più autorevole rivista di teatro in Francia.
Il testo (titolo originale "La Ballade des Planches"), pubblicato in Francia nel 1996 e rappresentato per la prima volta l’anno successivo a Friburgo (Germania) e ad oggi messo in scena da 250 compagnie per un totale di alcune migliaia di repliche, approda per la prima volta in Italia nel novembre del 2007 tradotto da Luigi Lunari, con il titolo "Luci e ombre della ribalta".
È una commedia satirica che affronta le assurde situazioni che si possono verificare su un palcoscenico.
Si tratta di una raccolta di divertenti vicende che mettono in discussione il mondo del teatro: incontriamo attori alle prese con gli ultimi preparativi prima dello spettacolo, altri che subiscono le bizze e gli isterismi di un regista più che esigente ed altri che confondono con disincantata disinvoltura, realtà ed illusione teatrale.
Gli interpreti dello spettacolo sono: Valentina Durantini, Giovanna Bertoli, Eleonora Ghisi, Isabella Bertolini, Riccardo Fornoni, Diego Fusari, Melissa Carretta, Michele Romualdi, e Stefano Bonisoli.
Le scenografie sono state ideate da Diego Fusari e Mario Zolin, i costumi da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, le luci sono curate da Giorgio Codognola e le musiche selezionate da Nicola Martinelli; Marina Alberini affianca Mario Zolin nella regia.
Lo spettacolo verrà replicato ogni venerdì e sabato sera alle 20.45 e la domenica al pomeriggio alle ore 16 sino al 6 dicembre prossimo.
Le prenotazioni per tutte le rappresentazioni si possono già effettuare alla biglietteria del Teatrino di Palazzo D’Arco dal mercoledì al sabato dalle ore 17 alle ore 18.30 (il numero di telefono è 0376-325363) oppure via mail scrivendo all’indirizzo biglietteria@teatro-campogalliani.it).


 

11 apr
Articolo riferito allo spettacolo:  Luci e ombre della ribalta

Pubblicato in data: sabato 11 aprile 2015

Dalla testata: La Cittadella - Mantova



La Cittadella - Mantova
 
4 novembre 2015


Dalla Francia con buonumore, al Teatrino d’Arco


L’Accademia Campogalliani affronta, a inizio di Stagione, l’autore contemporaneo Jean-Paul Alègre. L’ironia, in bilico tra la commedia degli equivoci e le boutade dell’avanspettacolo, presenta un’anima tipicamente francese, surreale e venata da un filo di tristezza. Luci e ombre della ribalta si compone di 7 episodi tratti da La ballade des Planches. Protagonista è il teatro, vissuto dietro al sipario che a sprazzi si apre sul mondo reale. Il palcoscenico diviene figura incorporea che si diverte a mescolare le carte, a confondere finzione e vita vera. Mario Zolin alla regia ha fatto proprio il mix di situazioni, atmosfere e colori espressivi, e ha affidato molteplici ruoli a nove interpreti. Isabella Bertolini ha confermato strabiliante efficacia nell’aver ammantato d’ingenuo candore la parte da svampita cronica, e ha condiviso le risate più fragorose di pubblico con Diego Fusari, che ha condotto le iperboli comiche a vertici di umorismo allo stato puro. Ad aprire e chiudere la pièce, le compite Valentina Durantini e Giovanna Bertoli, la prima impegnata anche in un malinconico monologo, la seconda paradossale suicida. Inquietantemente cinico il regista prima e conduttore poi, Michele Romualdi, che ha infine spiccato un balzo nel futuro assieme a Stefano Bonisoli e Riccardo Fornoni, i quali hanno altresì impersonato rispettivamente un proiettore filosofeggiante e un logorroico attore. Ancora, il fascino di Melissa Carretta e la tenerezza di Eleonora Ghisi. Buonumore e applausi hanno accompagnato l’intera serata. Repliche fino al 6 dicembre.

 

29 mar
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  Festival Nazionale del Teatro Amatoriale SIPARIO D’ORO

Pubblicato in data: domenica 29 marzo 2015

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


Gazzetta di Mantova

Campogalliani, premiati Diego Fusari e Valentina Durantini

29 marzo 2015


Nuovi premi per l’Accademia Campogalliani: nell’ambito della rassegna nazionale "Sipario d’Oro" recentemente conclusasi al Teatro Zandonai di Rovereto, sono stati premiati quali migliori interpreti Valentina Durantini e Diego Fusari, nei ruoli rispettivamente della Contessa Olivia e del Duca Orsino ne La Dodicesima Notte di William Shakespeare per la regia di Maria Grazia Bettini. La Durantini è stata premiata dalla giuria per avere recitato con «una apparente semplicità nell’affrontare il personaggio di Olivia, semplicità che a volte sembra ingenuità, ma in realtà nasconde la furbizia e la determinazione del personaggio. Valentina Durantini esprime tutto questo con una grazia, un garbo, e una consapevolezza che riconsegna la Contessa ad una credibilità svincolata dallo stereotipo della finta ingenua». Diego Fusari ha vinto il premio in quanto «in questa interpretazione shakespeariana che spinge ogni personaggio a vivere la sua realtà con l’anima di chi crede che non si possa gustare appieno la vita, l’interpretazione di Diego Fusari del Conte Orsino riesce ad attraversare tale tempesta con un raro senso di equilibrio. Fusari piega l’iniziale interpretazione grottesca del Conte progressivamente a una recitazione più credibile, poetica, quasi naturalistica. Si realizza così, davanti ai nostri occhi, una gamma congiunta di espressioni che sono anche un bell’esercizio di virtuosismo». Attualmente la Campogalliani sta rappresentando con grande successo al Teatrino D’Arco la divertente commedia di Luigi Lunari L’incidente che ha già registrato il tutto esaurito per tutte le repliche in programma che si protrarranno fino al 23 aprile. Per informazioni telefonare allo 0376 325363 dal mercoledì al sabato dalle ore 17 alle ore 18,30.

2 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  L’Incidente

Pubblicato in data: lunedì 2 marzo 2015

Dalla testata: Gazzetta di Mantova



L’incidente, farsa che fa ridere
Vaini perfetto nei tempi comici

“L’incidente”, cui allude la commedia che Luigi Lunari scrisse nel 1966, fotografa le reazioni di alcuni notabili e signore milanesi allo spettacolo di una donna appariscente nel momento in cui, all’inaugurazione di una banca, presenti il vescovo e un parlamentare, oltre al plotone dei ragionieri, le scivolano sul pavimento le mutandine che indossava. Nel 1908, anno in cui va in scena a Berlino "Le mutande" di Carl Sternheim, l’indumento in questione era avvolto da un alone peccaminoso, in grado di accendere la fantasia inibita della piccola media borghesia tedesca. Tanto che il drammaturgo ne faceva la "ficelle" principale. Ovvero l’emblema di una società frustrata, che si avviava alla Grande guerra, con spirito conquistatore e antisemita. Ronconi che ha allestito "Le mutande" con un cast di strepitosi attori (Fantoni, Fortunato, Herlitzka), immaginava un Paese prenazista, e lo concepiva come un corollario delle sue regie elisabettiane dei "Lunatici" e di "Riccardo III". La pièce degli anni ’60 di Lunari, messa in scena dalla Campogalliani al Teatrino D’Arco, non presagisce sommovimenti contestatari. Piuttosto la "contaminatio" che promuove, si volge indietro agli anni ’50, recuperando il gusto da fumetto della trasgressione, con figure umane di cui ridere senza identificarsi più di tanto. E allora non vi è nessun giovane prestante a desiderare la donna del ragioniere, ma solo un soldatino che ha compiuto nove mesi di naia e un vecchio onorevole in trasferta. Semmai le mutandine innescano pettegolezzi invidiosi nelle signore fuori età, e il desiderio sempre procrastinato di vivere un’orgia domestica con le mercenarie del sesso nei mariti, altrettanto imbustati e passibili di colpi della strega. Grazia Bettini che ha una spiccata propensione per il comico grottesco si è gettata su "L’incidente" con slancio e intelligenza suscitando una farsa che fa ridere, e disegnando un impagabile refuso dell’Italietta di mezzo secolo fa. Al centro della pièce, la tipica coppia messa in caricatura nelle vignette di Novello. O presente in quelle situazioni e gag che troviamo sparse nei film di Totò, popolati da attori piccoli, gli Umberto Melnati, gli Aroldo Tieri, al fianco di giunoniche attrici quali Silvana Pampanini e Franca Marzi. Di qui il ragioniere con il baffetto Diego Fusari, frenetico e logorroico implacabile, ossessionato dall’idea d’essere stato professionalmente danneggiato dall’incidente accaduto alla monumentale consorte, Isabella Bertolini, e pronto a qualsiasi bassezza pur di riguadagnare dei punti. La consorte, che a tutto consente con una sospettabile passività, rivela una sua furbizia e il completo controllo dei due citati spasimanti. Il dialogo con l’onorevole Giancarlo Braglia costituisce il momento clou del secondo atto. Causa interna dello sconquasso sono le mutande, causa esterna il direttore di banca, Adolfo Vaini che riesce perfetto nei tempi comici, ammiccamenti, e arroganza del potere. È lui, il direttore, che dal ragioniere pretende l’orgia, e dato singolare, il mezzo trascinante non sono le porte che si aprono e chiudono, come il teatro di Feydau ci ha abituati, ma l’ilarità scatta con la scoperta delle due prostitute, la romana e l’emiliana, Claudia Moietta e l’esilarante Martina Ginelli. Cioè assistendo alle reazioni della moglie Bertolini, e al quadro che ci restituisce la modernità. Sono i momenti che da soli valgono lo spettacolo.

Alberto Cattini

23 ott
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  46º Festival MACERATA TEATRO - Premio Angelo Perugini

Pubblicato in data: giovedì 23 ottobre 2014

Dalla testata: CM cronachemaceratesi.it


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23 ottobre 2014

Shakespeare e la «Campogalliani»
di scena al Lauro Rossi


di Walter Cortella
 

Per il terzo appuntamento del 46o Festival Macerata-Teatro è scesa in lizza l’Accademia «F.Campogalliani» di Mantova che ha presentato La dodicesima notte di Shakespeare, per la regia di Maria Grazia Bettini. È un gradito ritorno quello dei mantovani, dopo l’indiscusso trionfo ottenuto nella edizione dello scorso anno che li ha consacrati veri mattatori della manifestazione. Come si ricorderà, in quella occasione il loro superbo Pigmalione si assicurò ben cinque premi, tra i quali l’ambito Trofeo «A.Perugini» per il miglior spettacolo. E quest’anno, decisi a bissare quel successo, si sono cimentati con una delle più celebri opere del drammaturgo inglese, nella riduzione curata da Luigi Lunari, autore e critico teatrale di fama internazionale. Il testo di Lunari risulta più godibile, grazie anche ad alcune felici «contaminazioni» che lo rendono più spassoso e più vicino al nostro gusto. Il linguaggio risulta, infatti, moderno ed attuale. La trama è un intreccio tra il filone plautino della commedia degli equivoci e la tradizione popolare dell’ambientazione in luoghi remoti. La commedia inizia con il cantastorie Feste, che racconta di una tempesta nel corso della quale due fratelli gemelli, Viola e Sebastiano, si perdono di vista. Si salveranno sì, ma si ritroveranno solo alla fine della commedia. La giovanissima Viola, sotto il falso nome di Cesario, entra come paggio al servizio del ruvido Orsino, duca di Illiria.
Il suo nuovo signore, perdutamente innamorato della fredda contessa Olivia che invece lo detesta, gli affida il compito di messaggero d’amore, ma in questo per lei insolito ruolo maschile fa, suo malgrado, breccia nel cuore della giovane e algida signora. La sua posizione diventa insostenibile poiché nel contempo la ragazza è innamorata di Orsino. L’intricata situazione si sblocca nel finale quando fa il suo ingresso in scena il fratello Sebastiano, simile nell’aspetto alla sorella Viola/Cesario. Allora ogni cosa va al suo posto: il duca scopre di amare Viola, mentre Olivia è libera di esternare il suo amore per il paggio, cioè per Sebastiano. Ma all’interno della vicenda che vede coinvolti, in una sorta di quadrilatero ad intreccio, Viola, Orsino, Olivia e Sebastiano, il grande Shakespeare inserisce una seconda storia assai divertente. Si tratta di una feroce burla perpetrata ai danni del povero Malvolio, il fedele maggiordomo di Olivia, segretamente innamorato della sua padrona. Autori della crudele birbonata sono sir Toby, cugino di Olivia, e sir Andrew, due sfaccendati e gaudenti a tempo pieno, ospiti fissi della contessa. Dà loro manforte Maria, la cameriera di Olivia, con la sua amica Fabiana. Il meschino Malvolio, moralista e altezzoso, diventerà lo zimbello di tutti quando, in calzamaglia gialla e giarrettiere «alla schiava», si presenterà al cospetto della «sua» Olivia, nell’illusione che anche lei sia innamorata.
Ma una cocente delusione attende il povero Malvolio, oggetto di scherno da parte di tutta l’allegra compagnia. Ancora una volta la «Campogalliani» ha allestito uno spettacolo di prim’ordine, sia sul piano interpretativo che su quello artistico. Conferma così di essere una delle migliori formazioni nell’ampio e qualificato panorama del teatro amatoriale italiano. Ogni suo allestimento è un successo e ad ogni festival o rassegna il suo già invidiabile palmarès diventa sempre più ricco. Ha la fortuna di poter contare su una regista, cresciuta alla scuola del Mo Aldo Signoretti. È molto preparata e sempre capace di trovare interessanti e innovative soluzioni che sono la cifra inconfondibile delle sue regie. Intorno a lei c’è un bel gruppetto di attori «storici» di lunga esperienza, capeggiati da Diego Fusari (Orsino), Adolfo Vaini (Malvolio), bravissimi entrambi come sempre, ed altri (non facenti parte di questo cast), in grado di dar vita ogni volta a personaggi sempre caratterizzati alla perfezione. Ma accanto ad essi ci sono molti giovani assai promettenti, come Alessandra Mattioli (Viola), Valentina Durantini (Olivia) e Luca Genovesi (Sebastiano). Questa volta, però, vorrei soffermarmi su alcuni personaggi «minori», interpretati rispettivamente da Michele Romualdi, Giancarlo Braglia e Claudio Madoglio. La loro performance è stata di assoluto valore. Romualdi (Feste, l’arguto buffone) ha eseguito, con una bella voce adatta al ruolo di cantastorie, sue musiche originali, accompagnandosi con la chitarra. Braglia (sir Toby) ha caratterizzato in modo molto convincente il suo personaggio, impenitente beone ma sempre misurato nell’alzare il gomito.
È stato bravo nel non eccedere, rimanendo in ogni frangente nell’ambito di una accettabilissima sobrietà. Per la cronaca, il simpatico attore mantovano nella edizione 2014 del Festival «La Torre che ride» di Portorecanati è stato premiato quale miglior attore non protagonista per aver «caratterizzato in modo brillante ed incisivo una figura eccentrica, in una vicenda altrimenti patetica». Non da meno è stata l’esibizione di Madoglio (sir Andrew, degno compagno di bisboccia di sir Toby) che con la sua mole ha conferito una carica di grande umanità e simpatia al suo ingenuo e goffo personaggio, spesso vittima anch’esso di innocenti e riusciti scherzetti. All’azzeccato binomio sir Toby – sir Andrew si deve la prorompente vis comica dello spettacolo, sottolineata dai ripetuti applausi del pubblico. Come in tutte le ballate dei cantastorie, gli elementi scenici sono ridotti all’essenziale: un praticabile, un drappo che evoca una vela, alcuni teli che danno l’idea del mare in tempesta, due sedie e un tavolo che all’occorrenza diventa la «gabbia» dell’infelice Malvolio. Una tale scenografia, magari contestata da qualcuno per la sua essenzialità, ha il grande pregio di essere pratica e di lasciare ampio spazio alla immaginazione dello spettatore. Ancora una considerazione sui costumi, disegnati da Diego Fusari e da Francesca Campogalliani: come le scene, anch’essi sembrano non avere epoca. Presentano una foggia che vagamente richiama il classico, con elementi decisamente moderni.

 
(Foto di scena di Maurizio Iesari)

 

1 ott
Articolo riferito ai riconoscimenti: 

Aldo Signoretti

Pubblicato in data: mercoledì 1 ottobre 2014

Dalla testata: SCENA - U.I.L.T. Notizie n. 78


Logo SCENA
 

23 set
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  67º Festival Nazionale d’Arte Drammatica

Pubblicato in data: martedì 23 settembre 2014

Dalla testata: il Resto del Carlino


il Resto del Carlino
 
23 settembre 2014

FESTIVAL GAD L’ESORDIO DELLA ‘CAMPOGALLIANI’ DI MANTOVA

Sesso, equivoci e burle:
Shakespeare colpisce ancora


 

È INIZIATO, il 67o Festival Nazionale d’Arte Drammatica di Pesaro. Il fatto che il Festival GAD si mantenga vivo, vegeto, pulsante, è già di per sè evento in controtendenza di consolante stabilità. Inaugurazione classicissima: Shakespeare con "La dodicesima notte" e l’Accademia Teatrale F. Campogalliani di Mantova (presente al Festival già dal lontano 20-6-1948 con "Esame di maturità" di L. Fedor) in un Teatro Rossini pieno di ragazzi (trionfo insperato di un intelligentissima politica culturale adottata dall’ottimo presidente Giovanni Paccapelo), che ha voluto puntare sulle scuole superiori della Provincia tutta, per far rinnamorare i giovani al teatro. Sempre presente anche il glorioso "zoccolo duro" dei vecchi appassionati del teatro di prosa, che sanno favoleggiare su antiche interpretazioni pirandelliane e su personaggi ormai mitici che hanno reso la manifestazione, specie ai suoi lontani esordi, faro per interessi alti.
IL FATTO di essere "sulla piazza" da settant’anni circa, fa dell’"Accademia Campogalliani" un gruppo amatoriale che non ha nulla da invidiare ai professionisti e questa "Dodicesima notte" ne è stata prova ulteriore. Opera shekesperiana difficilissima e ambigua, con incrostazioni di commedia dell’arte e struttura elisabettiana mescolate al chiassoso divertimento tendente a seduzione un pubblico popolare, coinvolto nella rappresentazione ironica e critica del proprio ambiente sociale. Sfrenate le allusioni, i giochi lessicali e i "calembour"; improvvisi gli slanci vitali che illuminano i dialoghi, divertenti i "nonsense"; il meccanismo, pur collaudato, degli equivoci e degli intrighi costruito in funzione scenica, diventa interessante e divertente perché dotato di un dinamismo e di un ritmo che offrono sovranità allo scherzo.
NUCLEO di follia è proprio quella fatale dodicesima notte quando Malvoglio, onesto e rigido bacchettone che rappresenta l’ufficialità e l’obbedienza fedele, diventa vittima designata di una canea di buffoni che si diverte alle sue spalle. I dolci equivoci del sesso si colorano di burle e di disperazioni, il sogno si confonde con le frontiere della realtà e Shakespeare, come sempre, vince in pienezza, talvolta amara, anche in una favola strampalata, chiaroscurale contrappunto di realtà. E vince anche la "Campogalliani", che ha meritato applausi sinceri con i suoi 14 bravi attori, con i suoi costumi senza tempo, con quelle sue scene suggerite solo dall’emblematico velario rigonfio di vento e di luce, dalla sua misura registica e da quello sguardo ammirato su una tradizione teatrale altissima.


Ivana Baldassarri

 

7 set
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO BRILLANTE "LA TORRE CHE RIDE"

Pubblicato in data: domenica 7 settembre 2014

Dalla testata: CM cronachemaceratesi.it


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9 luglio 2014

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In quarta serata è scesa in lizza l’“Accademia F. Campogalliani” di Mantova, una delle migliori compagnie amatoriali italiane, che ha presentato “La dodicesima notte di Shakespeare”, nella originale e più godibile riscrittura di Luigi Lunari, autore e critico teatrale di grande vaglia. La formazione lombarda, sotto la guida della regista Maria Grazia Bettini, ha bissato il successo ottenuto nella prima edizione del Festival con “Il clan delle vedove’, aggiudicandosi due premi: quello per il miglior allestimento scenico, curato da Diego Fusari e Daniele Pizzoli e quello per il miglior attore non protagonista, assegnato al bravissimo Giancarlo Braglia, il “sir Tobia” sempre misuratamente ubriaco, per aver “caratterizzato in modo brillante ed incisivo una figura eccentrica, in una vicenda altrimenti patetica”. Lo stesso Fusari, che ha interpretato da par suo il ruolo del bizzarro Orsino, duca di Illiria, ha curato i bellissimi costumi insieme a Francesca Campogalliani.
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13 lug
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO BRILLANTE "LA TORRE CHE RIDE"

Pubblicato in data: domenica 13 luglio 2014

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


Gazzetta di Mantova


FESTIVAL "LA TORRE CHE RIDE"


Porto Recanati, due premi importanti per la Campogalliani

13 luglio 2014 - pagina 22 sezione: Nazionale


Giancarlo Braglia in scena tra Giovanna Bertoli e Martina Ginelli

Per la seconda volta l’Accademia Campogalliani viene invitata al Festival Nazionale La Torre che ride di Porto Recanati e per la seconda volta si aggiudica due importanti premi. Lo spettacolo, selezionato tra i circa 70 visionati in tutta Italia, è La Dodicesima Notte di William Shakespeare per la regia di Maria Grazia Bettini, che si è aggiudicato il premio per il migliore allestimento (scene e costumi ideati e curati da Diego Fusari, Daniele Pizzoli e Francesca Campogalliani ) e per il migliore attore non protagonista a Giancarlo Braglia nella parte di Sir Toby. Le motivazioni: «migliore allestimento in quanto gli essenziali elementi di scena, i raffinati costumi, le luci e i suoni efficaci hanno dato al testo shakespiriamo una cornice elegante ed appropriata; migliore attore non protagonista per aver caratterizzato in modo brillante ed incisivo una figura eccentrica rispetto alla vicenda altrimenti patetica di amori non corrisposti». La commedia, che beneficiava della simpatica e moderna traduzione di Luigi Lunari, ha debuttato il 31-12-2013 al Teatrino D’Arco ed è rimasta in scena per una trentina di repliche. Lo spettacolo inaugurerà anche il Festival Nazionale D’Arte Drammatica di Pesaro il prossimo 21 settembre.

 

1 apr
Articolo riferito allo spettacolo:  La dodicesima notte

Pubblicato in data: martedì 1 aprile 2014

Dalla testata: SCENA - Notizie U.I.L.T. n. 76


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LA DODICESIMA NOTTE


Un grande evento teatrale quello che ha inaugurato il nuovo anno al Teatrino di Palazzo D’Arco di Mantova: l’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” ha presentato “La dodicesima notte”, una delle più frizzanti commedie di William Shakespeare, di cui ricorre, nel 2014, l’anniversario dei 450 anni dalla nascita, nella traduzione e riduzione di Luigi Lunari.
“La dodicesima notte o Quel che volete” (in inglese: Twelfth Night, or What You Will) è una commedia scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601. Il titolo allude alla festa della dodicesima notte (corrispondente all’Epifania) chiamata in questo modo per il numero dei giorni che trascorrono dal Natale fino alla festività. Fu rappresentata con certezza il 2 febbraio 1602 al Middle Temple Hall ed è stato ipotizzato che la prima assoluta sia avvenuta l’anno precedente, proprio il giorno dell’Epifania. Le sue origini letterarie derivano da “Gl’ingannati”, commedia allestita a Siena dall’Accademia degli Intronati nel 1531.
Ambientata nell’antica regione balcanica dell’Illiria, racconta una storia di amori e inganni, nella quale i gemelli Viola e Sebastiano, a seguito di un naufragio, si trovano a conoscere il duca Orsino e la dama Olivia. Orsino ama Olivia che ne ignora la corte, ma quando si trova davanti al messaggero di Orsino (la giovane Viola che dopo la perdita del fratello si è camuffata da uomo per entrare al servizio del Duca), se ne innamora, scatenando una serie di eventi e imprevisti che condurranno al lieto fine.
Una sottotrama, importante ai fini dello svolgimento della trama, vede protagonisti i personaggi che popolano la corte di Olivia: il giullare Feste, il maggiordomo Malvolio, la cameriera Maria, lo zio Sir Toby, la serva Fabiana e Sir Andrew Aguecheek. Il maggiordomo Malvolio viene beffato dagli altri cinque che, falsificando una lettera, gli fanno credere di essere oggetto di attenzioni da parte della padrona Olivia.
Seppure il drammaturgo ormai ricorra sempre più spesso a toni scuri e tragici, mischiando i generi, l’intento giocoso anche nella scelta dei titoli suggerisce la volontà di presentare lo spettacolo come una occasione di intrattenimento, tramite il trucco teatrale del travestimento e dell’inganno, e soprattutto venendo incontro alle aspettative dello spettatore: ciò che verrà rappresentato non ha un vero e proprio titolo, ma è quel che volete, come vi piace.
La scelta di un tema legato a travestimenti, scambi di persone e inganni è certamente condizionato dal successo, che già era stato sperimentato, del duplice travestimento di un giovane attore nei panni di una giovane donna, la quale a sua volta è mascherata da uomo. I personaggi femminili, interpretati da giovinetti, creavano così un gioco ambiguo, confondendo la realtà e la rappresentazione. Tutti i personaggi sono folli, senza saperlo, per questo il ritmo è frenetico. Ha le atmosfere tipiche dei saturnali, legati alle celebrazioni religiose dell’Epifania, ma a questa festa non si fa mai nessun riferimento. Il testo si muove, invece, continuamente sulle note della violenza, che però si sublima nella vena ironica del linguaggio shakespeariano.
La scelta registica di Maria Grazia Bettini ambienta la vicenda immaginandola senza tempo e luogo, come una ballata dell’autore, di conseguenza anche costumi e scene non hanno epoca e la traduzione di Luigi Lunari propone un linguaggio moderno e attuale. Il cast è costituito da: Alessandra Mattioli, Valentina Durantini, Martina Ginelli, Giovanna Bertoli, Diego Fusari, Andrea Codognato, Andrea Frignani, Giancarlo Braglia, Claudio Madoglio, Adolfo Vaini, Michele Romualdi, Salvatore Luzio, Luca Genovesi ed Ettore Spagna.
Le scene sono state ideate da Diego Fusari e Daniele Pizzoli e realizzate da Falegnameria Busoli; i costumi, invece, da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, e realizzati da Sartoria teatrale Costapereira. Le luci e gli effetti speciali sono stati curati da Giorgio Codognola. Le scelte musicali sono di Nicola Martinelli, mentre le musiche originali sono di Michele Romualdi. Tecnici luci e musiche sono Massimiliano Fiordaliso, Matteo Bertoni ed Ermanno Balestrieri. La direzione scenica è stata curata da Lorenza Becchi e Annalaura Melotti.

ACCADEMIA “FRANCESCO CAMPOGALLIANI”
Teatrino di Palazzo D’Arco
Piazza D’Arco, 2 - 46100 Mantova
info@teatro-campogalliani.it
www.teatro-campogalliani.it


L’Accademia “Francesco Campogalliani di Mantova in La dodicesima notte L’Accademia “Francesco Campogalliani di Mantova in La dodicesima notte

24 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  Rebecca la prima moglie

Pubblicato in data: lunedì 24 marzo 2014

Dalla testata: La Gazzetta di Mantova




"Rebecca la prima moglie": ancora centro per la Campogalliani


L’adattamento del romanzo di Daphne Du Maurier "Rebecca, la prima moglie" nasce, di là degli interessi e delle propensioni al genere di Grazia Bettini, come una necessità culturale, a completamento del progetto de "Gli occhiali d’oro" di Giorgio Bassani. I due testi, ambedue allestiti dalla Capogalliani, costituiscono un dittico melodrammatico, con uno sfondo storico che li stringe indelebilmente. Entrambe le vicende sono ambientate nel 1938. In Italia, le leggi razziali spalancano le porte infernali della Shoah. In Inghilterra, le simpatie per il nazismo di parte della fradicia nobiltà inglese innescano la nemesi delle fiamme per niente purificatrici della guerra. Sulla traccia segnata dal plot della scrittrice londinese sono state apportate alcune modifiche strutturali. Rebecca, in nome della quale la governante Danvers scatena le erinni finali, è il perno dell’intera pièce. Spirito ubiquo, che viene ricordato e percepito per la seducente corporeità, viene fatto agire intorno e dentro ogni personaggio abbia frequentato la tenuta di Manderley, e continui a essere in ascolto delle parole che sussurra, ad afferrane il tremendo perturbante. Rebecca agisce come i fantasmi degli amanti nei confronti dei piccoli allievi nel capolavoro di Henry James, "Giro di vite". La prima moglie è una dominatrice che distrugge affascinando, e nella cerchia degli esseri sedotti e manipolati ben presto richiama anche la seconda moglie, senza nome per il suo aspetto acqua e sapone e per l’insignificanza di ceto. E ne fa lo inconsapevole strumento terminale di un piano diabolico, volto al definitivo annientamento della dinasta de Winter, alla paralisi di Maxim e all’incenerimento del Palazzo. Rebecca è la volontà nichilista dei tempi, e a lei spetta l’ultima parola: «Sogni d’oro, brava gente». Due sono le scene nevralgiche di questa versione del romanzo, ciascuna per atto. Pensiamo alla visita, nel boudoir di Rebecca, della seconda moglie, Rossella Avanzi. Nel frangente, la governante scatena l’erotismo lesbico macabro della sua signora, Isabella Bertolini, presente in scena come suggeritrice e regista. Ed è il momento di Francesca Campogalliani, strega insinuante e melliflua, nelle cui rete resta impigliata l’ingenua neosposa. E alla rivelazione che l’esasperato Maxim, Diego Fusari, fornisce del delitto compiuto. Lo rivive in un confronto provocatorio e irridente con Rebecca, che fornisce alla seconda moglie l’occasione per eleggersi sua complice, e amante. Come sempre fastosi i costumi di Campogalliani e Fusari, puntuali i commenti musicali di Martinelli. All’infaticabile e sensibile Grazia Bettini, regista e direttrice artistica dell’Accademia, gli auguri di nuovi successi. (a.c.)

27 nov
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  45ª RASSEGNA NAZIONALE “A. PERUGINI”

Pubblicato in data: mercoledì 27 novembre 2013

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«Pigmalione» asso pigliatutto


Si aggiudica numerosi premi al 45o Festival Macerata Teatro


mercoledì 27 novembre 2013


di Walter Cortella


Francesca CampogallianiOrmai il 45o Festival Macerata Teatro appartiene al passato. I riflettori del «L.Rossi» sono spenti ma è ancora viva l’eco degli applausi con i quali il pubblico ha salutato, nel corso della cerimonia di premiazione, i rappresentanti delle Compagnie partecipanti. Diciamo subito che l’edizione 2013 della riuscita kermesse maceratese ha visto il trionfo indiscusso dell’«Accademia F.Campogalliani» di Mantova che con il suo Pigmalione di G. B. Shaw si è aggiudicato ben cinque premi. 
La giuria di esperti le ha assegnato il prestigioso trofeo «A.Perugini», destinato al migliore spettacolo, con la seguente motivazione: «Lo spettacolo restituisce le giuste e coinvolgenti atmosfere della Londra vittoriana, attraverso il recupero di ogni dettaglio. Si misurano due mondi: quello emarginato, che risulterà vincente, e quello falsamente aristocratico che dovrà, suo malgrado, adattarsi alle nuove realtà. Una vicenda raccontata in una sintesi artistica felice che illustra, come in un dipinto, i tempi, i ritmi, i contrasti di pensiero del miglior teatro classico».

Il miglior attore Diego FusariA corollario di questo riconoscimento, ci sono gli altri premi: miglior attore a Diego Fusari per la sua superlativa interpretazione del professor Higgins: «Protagonista di una performance che restituisce un personaggio prigioniero dell’aplomb britannico, che solo alla fine rivela la sua umanità, disposto a ripensare la propria esistenza, fino a quel momento riempita soltanto dalle gratificazioni personali di una cultura d’élite. Un’interpretazione costruita su tempi, ritmi e toni perfetti»; premio per la migliore attrice a Francesca Campogalliani, nel ruolo della raffinata madre dell’illustre linguista per aver «... saputo tratteggiare con assoluta e magnetica padronanza della scena un personaggio solo apparentemente uguale a se stesso, che unitamente alla giovane protagonista ha contribuito a sfaldare le certezze di un’epoca e di un mondo. Ancora una volta ha dimostrato qualità interpretative che esaltano tutta la sua lunga storia sul palcoscenico»; migliore caratterizzazione maschile ad Adolfo VainiAdolfo Vaini (Alfred Doolittle) per aver «... dato vita a un personaggio divertente e sopra le righe, che pur contestando le regole morali della società del suo tempo, in effetti si dimostra padrone di sé, determinato nel suo agire e capace con intelligenza e furbizia di approfittare delle circostanze che il caso gli offre per ottenere un salto sociale che lo soddisfa esteriormente, consentendogli anche di vendicarsi dei tanti soprusi ricevuti»; premio per la migliore scenografia, creata dal trio Fusari-Pizzoli-Zolin: «L’impianto scenico risolve con intelligenza e originalità le difficoltà prodotte dal testo. Attraverso soluzioni giocose e nello stesso tempo aderenti a un’idea contemporanea di scenografia, vengono illustrate tutte le diverse situazioni proposte dal lavoro, tra didascalia e astrazione». Inoltre, nomination per la regista Maria Grazia Bettini. E non basta: terzo gradino per la Compagnia mantovana sull’immaginario podio delle preferenze popolari. Un risultato di grandissimo rilievo che premia una delle formazioni di maggior prestigio nel ricco panorama del teatro amatoriale italiano. Ogni sua esibizione sulla scena della manifestazione maceratese è stata accolta sempre con grande favore dal pubblico.


 



14 nov
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  45ª RASSEGNA NAZIONALE “A. PERUGINI”

Pubblicato in data: giovedì 14 novembre 2013

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Il “Pigmalione” dell’Accademia Campogalliani

MACERATA TEATRO - Al «Lauro Rossi» è andato in scena il capolavoro di George Barnard Shaw


di Walter Cortella
Il cartellone del 45o Festival Macerata Teatro, dopo la commedia contemporanea, vagamente tinta di giallo, Tressette con il morto di Gerry Petrosino, torna al teatro classico proponendo Pigmalione, di George Bernard Shaw, nell’allestimento dell’«Accademia F. Campogalliani» di Mantova, per la regia di Maria Grazia Bettini.
In questa celebre commedia l’autore affronta temi a lui molto cari, come la lotta di classe, l’emancipazione femminile, la fonetica e la superficialità dell’alta borghesia, ma forse il nodo centrale intorno al quale ruota tutta la vicenda è la manipolazione operata da sempre dall’uomo a danno dei suoi simili.

Nel caso specifico,
il prof. Higgins, illustre studioso di fonetica, colpito dai modi rudi e dal linguaggio a dir poco pittoresco di Elisa Doolittle, una umile fioraia incontrata casualmente in una serata di pioggia sul marciapiedi antistante un teatro londinese, decide di impartirle lezioni private per farle acquisire buone maniere e un linguaggio più corretto. È convinto che nel giro di soli sei mesi riuscirà a introdurla addirittura a corte. Non c’è che dire, una bella pretesa! Un esperimento intrigante! In realtà, il suo ambizioso progetto nasconde tra le pieghe un risultato secondario non del tutto condivisibile. Va bene l’elevamento culturale delle persone, ma fino a qual punto è lecito togliere qualcuno dalla strada, “ripulirlo” in tutti sensi, fargli conoscere nuovi stili di vita, assaporare solo per un breve tempo i piaceri e i lussi di un mondo del tutto diverso dal suo per poi abbandonarlo al suo destino? Che cosa ne sarà di lui una volta concluso l’esperimento? Riuscirà a farsi accettare nei nuovi ambienti sociali o dovrà rientrare sconfitto nel suo habitat naturale, nel quale si sentirà non più comunque a suo agio?

Di primo acchito non è facile dare una risposta a questa domanda, ma è grave che il cinico prof. Higgins di Shaw non si ponga assolutamente il quesito, nemmeno quando l’onesto colonnello Pickering, suo estimatore ed entusiasta partner nell’esperimento, lo induce a riflettere sulla liceità della sua operazione socio-culturale. A Higgins non interessa affatto il futuro della sua allieva, è un argomento che non lo sfiora minimamente. E invece dovrebbe farlo riflettere.Lui, egoista, narcisista e cinico, vuol ad ogni costo vincere la scommessa che ha fatto in fondo con se stesso: plasmare una nuova creatura, più nobile dell’originale,almeno all’apparenza, per far rivivere così nel XX secolo il mito del Pigmalione di Ovidio. Mutatis mutandis, è ciò che accade quando un pover’uomo, confinato nel ghetto dell’indigenza, vince improvvisamente uno di quei ricchissimi jackpot a sei zeri! Quale stravolgimenti può indurre nella sua esistenza una simile vincita inattesa, anche se in segreto sempre desiderata? Non è facile fare previsioni, è vero, ma l’esperienza ci dice che quei neo-ricchi hanno in seguito pagato a caro prezzo tanta fortuna. Il  buon senso dovrebbe illuminare chi di dovere! Ma torniamo alla commedia, proposta nella traduzione di Luigi Lunari nella quale, finalmente, la simpatica Doolittle parla un cockney made in Italy, ovvero un italiano infarcito di errori sintattici, di espressioni grevi e di termini scurrili, tipico di un strato sociale di bassa levatura, eliminando una grossa e ridicola incongruenza, quella di sentire una fioraia inglese di nome Doolittle che a Londra si rivolge a persone naturalmente anch’esse inglesi, in un improbabile lingua dalla cadenza pugliese o ciociara.

Inammissibile! In questo modo, il Pigmalione di Lunari è chiaramente più gradevole e credibile.Grazie, Lunari. La commedia è giocata sul filo dell’umorismo più raffinato, dall’inizio alla fine. Ottima l’interpretazione di tutti i componenti del cast, a cominciare da Diego Fusari, il cinico e «odioso» prof. Higgins, sempre sicuro di sé sulla scena. Una riuscita caratterizzazione, la sua. Accanto a lui, una graziosa Rossella Avanzi, convincente sia nel ruolo dell’umile fioraia che in quella di nuova lady. Ha saputo rendere appieno la «metamorfosi» operata in lei dal celebre linguista. Mario Zolin, impeccabile nel ruolo del colonnello Pickering, un ufficiale d’altri tempi, con il suo aplomb d’alta scuola. E che dire di Francesca Campogalliani? Perfetta nei panni della signora Higgins, dolce con gli ospiti e severa con il bizzoso e viziato figlio. Sempre pacata e raffinata nelle movenze. Adolfo Vaini ha il merito di aver conferito grande calore umano al rude ma simpatico Alfred Doolittle, più incline alla sana e godereccia vita delle osterie che a quella «ingessata» del nuovo ricco. Impeccabile la sua interpretazione. Bravi anche tutti gli altri elementi del cast, ma vorrei citare in particolare Antonella Farina. Austera nel tratto ma elegante nelle movenze, ha dato vita ad una perfetta signora Pearce, la governante di casa Higgins.E la scenografia del trio Fusari-Pizzoli-Zolin? Originale, semplice e raffinata: niente suppellettili ridondanti, ma leggeri disegni su pannelli mobili e sedie bianche, ad evocare un sobrio arredamento in stile Chippendale. I vari cambi di scena sono stati eseguiti tutti «a vista» dagli stessi protagonisti, con eleganti movimenti coreografici. Un vero tocco di classe. Infine un commento sui costumi, opera di Francesca Campogalliani e Diego Fusari: deliziosi, ricercati e ricchi. Numerosi e di raffinata fattura. Onori alla sartoria Costa Pereira. Con questo Pigmalione di così alto livello artistico, diretto con collaudata perizia da Maria Grazia Bettini, l’«Accademia Campogalliani», da sempre «punto di forza» della kermesse maceratese, si conferma come una delle migliori compagnie amatoriali italiane.
(Foto di Maurizio Iesari)

 

il «Pigmalione»Rossella Avanzi «lady Doolittle»Rossella Avanzi «Elisa Doolittle»Adolfo Vaini «Alfred Doolittle»
1 ott
Articolo riferito alla stagione:  STAGIONE TEATRALE 2013 - 2014

Pubblicato in data: martedì 1 ottobre 2013

Dalla testata: SCENA - Notizie U.I.L.T. n. 74


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La stagione 2013-2014 dell’ACCADEMIA “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” di Mantova inizierà sabato 19 ottobre alle ore 20.45 con il debutto della commedia “5 X una” di Enrico Luttmann per la regia di Mario Zolin. La divertente commedia, scritta dal drammaturgo triestino nel 1998, anno in cui vince il Premio Candoni - Arta Terme per la nuova drammaturgia, racconta la storia di cinque donne molto diverse che, messe di fronte al curioso delitto confessato da una di loro, trovano la voglia e la forza di aprirsi e trovare insieme una soluzione che sembrava non esserci. Il critico teatrale Franco Quadri scrisse: “Finalmente un testo serio che fa ridere…”, una definizione che si addice a buona parte della produzione di Luttmann, in cui spesso il gusto della battuta o della situazione esilarante o paradossale non è che il veicolo per raccontare nevrosi, ossessioni e paure dei personaggi le cui vite si incrociano sulla scena e che, a guardarle bene, tanto assomigliano alle nostre. Le interpreti dello spettacolo sono Cristina Debiasi, Claudia Moietta, Gabriella Pezzoli, Loredana Sartorello e Serena Zerbetto.
Dopo il grande successo riscosso lo scorso anno, il Teatrino di Palazzo D’Arco, nei giorni 14, 15, 21 e 22 dicembre, ospita la COMPAGNIA REGINA PACIS di Modena, per la rappresentazione del famoso testo di Eduardo Scarpetta “Miseria e nobiltà”, per la regia di Carlo Cammuso.
Lo spettacolo di fine anno vede il debutto de “La dodicesima notte” di William Shakespeare, di cui ricorre, nel 2014, l’anniversario dei 450 anni dalla nascita. Il titolo allude alla festa della dodicesima notte (corrispondente all’Epifania), chiamata in questo modo per il numero dei giorni che trascorrono dal Natale fino alla festività. Ambientata in Illiria, racconta una storia di amori e inganni. La regia dello spettacolo porta la firma di Maria Grazia Bettini e il cast è costituito da Alessandra Mattioli, Valentina Durantini, Martina Ginelli, Giovanna Bertoli, Diego Fusari, Andrea Codognato, Andrea Frignani, Andrea Flora, Claudio Madoglio, Adolfo Vaini, Michele Romualdi, Salvatore Luzio, Luca Genovesi ed Ettore Spagna.
Dal 13 marzo al 6 aprile 2014 verrà ripreso uno spettacolo con cui la Campogalliani riscosse grande successo alcuni anni fa: “Rebecca la prima moglie” di Daphne Du Maurier, per la regia di Maria Grazia Bettini. Scritto in origine come romanzo nel 1938, venne poi adattato per il teatro dalla stessa autrice fino ad arrivare alla trasposizione cinematografica del 1940 per la regia di Alfred Hitchcock.
Dal 10 al 13 aprile 2014, per quattro serate consecutive, verrà proposto lo spettacolo di fine anno accademico del corso avanzato della Scuola di Teatro di Mantova, che l’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” da molti anni dirige insieme ad ARS CREAZIONE E SPETTACOLO; si tratta del celeberrimo “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare, per la regia di Maria Grazia Bettini e Diego Fusari, in una nuova versione ambientata in una comunità hippy alla fine degli anni ’60.
L’attività dell’ACCADEMIA “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” comprende, anche per questa stagione, “I lunedì del D’Arco”, una rassegna di letture drammatizzate raggruppate sotto il titolo “Trame d’acqua” articolata in sei serate ad ingresso libero: “L’oceano e il mare” a cura di Andrea Flora; “Il fiume” a cura di Maria Grazia Bettini; “Racconti e poesie d’acqua” a cura di Diego Fusari; “Teatro d’acqua” a cura di Andrea Flora; “Miti d’acqua” a cura di Diego Fusari; “Il lago” a cura di Mario Zolin.
Anche questa stagione teatrale 2013-2014, che si presenta ricca ed articolata e rivolta ad un pubblico eterogeneo, è stata resa possibile grazie al generoso supporto della FONDAZIONE COMUNITÀ MANTOVANA ONLUS.

ACCADEMIA “FRANCESCO CAMPOGALLIANI”
Piazza D’Arco, 2 - 46100 Mantova
www.teatro-campogalliani.it


L’Accademia “Francesco Campogalliani di Mantova in Rebecca la prima moglie L’Accademia “Francesco Campogalliani di Mantova in Rebecca la prima moglie

1 lug
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  25ª MASCHERA D’ORO

Pubblicato in data: lunedì 1 luglio 2013

Dalla testata: SCENA - Notizie U.I.L.T. n. 73


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PREMIO ALLA CARRI ERA PER
FRANCESCA CAMPOGALLIANI


Grande successo per l’ACCADEMIA “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” al Teatro Olimpico di Vicenza con lo spettacolo “Pigmalione”/strong> di George Bernard Shaw, nella traduzione italiana del drammaturgo Luigi Lunari. Con questa messa in scena, diretta da Maria Grazia Bettini, la storica compagnia mantovana si è aggiudicata, per la terza volta, la vittoria del Festival nazionale Maschera d’Oro e il Premio Faber e con ciò l’opportunità di presentare il proprio spettacolo sul palcoscenico del più antico teatro coperto del mondo, gioiello cinquecentesco nato dalla genialità di Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi.
L’ACCADEMIA “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” ha proposto un “Pigmalione” di grande raffinatezza stilistica, elegante e misurato, capace di mantenere in equilibrio la vena brillante del testo di Shaw e i suoi affondi di critica alla società superficiale e finta del suo (ma anche del nostro) tempo. La mano sicura di Maria Grazia Bettini ha mosso gli attori in modo tale da farne risaltare sia l’armonia corale sia le individualità, con Diego Fusari (Higgins), Rossella Avanzi (Elisa), Mario Zolin (Pickering) e Adolfo Vaini (Doolittle) nei ruoli principali. Tra loro anche Francesca Campogalliani, nella parte dell’energica madre del professore che, per scommessa, trasforma una povera e rozza fioraia in una signora dell’alta società. All’attrice, in particolare, la giuria del festival ha voluto assegnare un Premio speciale alla carriera, per la passione che da sempre la unisce al teatro.

ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI”
Teatrino di Palazzo D’Arco
Piazza D’Arco, 2 - 46100 Mantova
tel. e fax 0376.325363
teatro.campogalliani@libero.it
www.teatro-campogalliani.it


L’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” in Pigmalione L’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” in Pigmalione

1 apr
Articolo riferito allo spettacolo:  Donne Cadaveri & Ladri

Pubblicato in data: lunedì 1 aprile 2013

Dalla testata: SCENA - Notizie U.I.L.T. n. 72


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NEL RINNOVATO
TEATRINO DI PALAZZO D’ARCO


Sabato 13 ottobre 2012 si sono riaperti i battenti del Teatrino di Palazzo D’Arco, completamente rinnovato nelle strutture e negli arredi per l’inizio della stagione dell’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI”.
L’inaugurazione prevedeva il debutto di “Pigmalione” per la regia di Maria Grazia Bettini. La divertente commedia di George Bernard Shaw si ispira al mito greco, tramandato da Ovidio, di Pigmalione, l’artista che, avendo creato una statua (Galatea) talmente bella da innamorarsene, aveva avuto da Afrodite la concessione che la sua creazione diventasse un essere vivente così da poterla sposare.
Anche se nella storia del professore di fonetica che, per scommessa, decide di trasformare la giovane fioraia capace solo di esprimersi nel più volgare dialetto londinese in “duchessa” dall’accento perfetto c’è profumo di favola, i temi che Shaw intreccia sono tutt’altro che lievi: si va dall’emancipazione della donna alla discriminazione sociale, c’è una feroce critica al classismo britannico che distingue le posizioni sociali anche, e soprattutto, attraverso l’inflessione linguistica e c’è, ancor di più, il problema della manipolazione degli individui da parte delle classi superiori nei confronti di chi è ignorante. Niente di più attuale in una società dove un moderno Pigmalione può fare del popolo la sua Galatea. L’autore in questo testo dà libero sfogo alla sua polemica sulla superficialità dell’alta borghesia privilegiando il conflitto dialettico tra i personaggi e l’importanza della lingua come indicatore della diversità di classe. Per questo abbiamo scelto il testo tradotto nella versione di Luigi Lunari nel quale la vivace battaglia tra il cockney londinese e la lingua ufficiale del testo originale è stata magistralmente riadattata traducendo la cadenza anglosassone in una parlata volgare e sgrammaticata moderna.
Gli interpreti sono: Diego Fusari (Prof. Higgins), Rossella Avanzi (Elisa Doolittle), Mario Zolin (Colonnello Pickering), Adolfo Vaini (Alfred Doolittle), Francesca Campogalliani (Sig.ra Higgins), Antonella Farina (Sig.ra Pearce), Gabriella Pezzoli (Sig.ra Eynsford), Annalaura Melotti (Clara Eynsford), Luca Genovesi (Johnny Eynsford), Martina Ginelli (cameriera di casa Higgins), Claudio Madoglio (l’Assicuratore) e Ettore Spagna (il Giornalista).
Le scenografie portano la firma di Diego Fusari, Daniele Pizzoli e Mario Zolin e sono state realizzate dal Laboratorio Busoli; i costumi sono di Francesca Campogalliani e Diego Fusari e sono stati confezionati dalla Sartoria Costapereira; la scelta musicale è stata effettuata da Nicola Martinelli; le luci sono curate da Giorgio Codognola; il sonoro è realizzato da Ermanno Balestrieri; la direzione di scena è di Lorenza Becchi; la grafica e l’ideazione pubblicitaria sono dello Studio Fotografico Elena Ferrari di Suzzara.
L’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” ha voluto iniziare il nuovo anno all’insegna del divertimento con il debutto, la sera del 31 dicembre (con repliche fino al 24 febbraio), dello spettacolo “Donne, Cadaveri & Ladri”, titolo che riassume due divertenti farse di Dario Fo “I cadaveri si spediscono, le donne si spogliano” e “Non tutti i ladri vengono per nuocere”, per la regia di Andrea Flora.
Accostatosi alla farsa verso la fine degli anni Cinquanta, Dario Fo compie un’operazione storica sul genere: recupera copioni e canovacci di farse che, nell’Ottocento, la famiglia di attori girovaghi Rame (genitori della moglie Franca) metteva in scena nelle piazze del Piemonte e del Lombardo-Veneto. I testi originali sono per Fo solo uno spunto: l’obiettivo finale è dare alla farsa, genere considerato di “bassa categoria”, una sua dignità, senza mai perdere il piacere di far ridere il pubblico utilizzando una comicità un po’ stracciona, accesa, clamorosa, sgangherata e clownesca con ruzzoloni, fughe, inseguimenti e sparatorie. Appartengono al genere farsesco di questo periodo “I cadaveri si spediscono e le donne si spogliano” e “Non tutti i ladri vengono per nuocere”, entrambi scritti nel 1958. Il primo è un vaudeville contaminato dalla farsa gialla, strampalata, surreale, con ininterrotte trovate comiche e una trama intrigante; una sorta di opera buffa senza musica. La seconda è una commedia degli equivoci, che rifà il verso agli intrecci del teatro francese di fine Ottocento con tutti gli elementi del vaudeville: la sequenza delle scene, le cadenze, i malintesi. Due farse che si avvalgono del classico gioco dell’equivoco, con scambi di persona, assurde situazioni e imprevedibili malintesi, attraverso un ritmo serrato di battute. Due storie apparentemente senza nulla in comune se non una stravagante e paradossale rappresentazione della realtà per mettere in ridicolo i difetti della cosiddetta “gente per bene”: un modo, appunto, per dileggiare il potere restituendo la dignità agli oppressi.
Gli interpreti sono: Giovanna Bertoli, Matteo Bertoni, Giulia Cavicchini, Valentina Durantini, Francesco Farinato, Salvatore Luzio, Alessandra Mattioli, Annalaura Melotti, Claudia Moietta, Michele Romualdi, Serena Zerbetto e, per i rumori in scena, Roberta Bonfiglio.
Le scenografie portano la firma di Diego Fusari e sono state realizzate dal Laboratorio Busoli; i costumi sono di Diego Fusari, Loredana Sartorello e Serena Zerbetto e sono stati confezionati dalla Sartoria Costapereira; la scelta musicale è stata effettuata da Nicola Martinelli; le luci sono curate da Giorgio Codognola; il sonoro è realizzato da Marina Alberini e Massimiliano Fiordaliso; la direzione di scena è di Marina Alberini; la grafica e l’ideazione pubblicitaria sono dello Studio Twoef di Mantova.

ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI”
Teatrino di Palazzo D’Arco
Piazza D’Arco, 2 - 46100 Mantova
tel. e fax 0376.325363
teatro.campogalliani@libero.it
www.teatro-campogalliani.it


L’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” in Pigmalione L’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” in Pigmalione

25 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  Pigmalione

Pubblicato in data: lunedì 25 marzo 2013

Dalla testata: Giornale di Vicenza


Giornale di Vicenza



Con la Maschera d’Oro vince tutto il Teatro



VICENZA

Una serata carica di energia ed entusiasmo ha concluso sabato, al Teatro San Marco di Vicenza, la 25a edizione del Festival nazionale "Maschera d’Oro", organizzato da Fita Veneto d’intesa con la Regione, con la collaborazione di Provincia, Comune, Confartigianato provinciale e Il Giornale di Vicenza.
La vittoria è andata, come noto, all’Accademia Teatrale Campogalliani, storica compagnia di Mantova che ha conquistato la giuria con un elegante allestimento di "Pigmalione", di George Bernard Shaw, per la regia di Maria Grazia Bettini, che l’ha riportata sul gradino più alto del podio a dieci anni dall’ultima analoga affermazione. Ora, per la formazione lombarda, l’appuntamento è con il Teatro Olimpico, l’11 maggio, grazie al Premio Faber Teatro, giunto alla 19a edizione e messo in palio da Confartigianato Vicenza. Accanto al trofeo maggiore, molti altri i riconoscimenti consegnati nel corso della piacevole serata, sia individuali che rivolti alle compagnie nel loro insieme.
Premiati inoltre gli studenti delle scuole superiori vincitori del concorso di critica teatrale, mentre il "Premio Renato Salvato" (all’impegno per la diffusione della cultura teatrale) è andato alla Redazione Spettacoli del nostro giornale: a riceverlo dalle mani della nipote dell’indimenticato segretario regionale della Federazione, Daniela Salvato, è stato il direttore del quotidiano, Ario Gervasutti, anche a nome del caporedattore Cesare Galla e del caposervizio Spettacoli Stefano Girlanda, presenti in sala. Condotta con disinvoltura e simpatia dalla giornalista televisiva Elisa Santucci, la serata ha permesso al presidente di Fita Veneto, Aldo Zordan, di sottolineare l’alta qualità dell’edizione del festival appena conclusa (la giuria l’ha definita "una delle migliori degli ultimi anni") e l’eccellente risposta da parte del pubblico, che per sette sabati, tra febbraio e marzo, ha affollato il San Marco. A conclusione della serata, la spumeggiante esibizione del coro Giovani Emozioni In Concerto e di un ensemble musicale - tra il classico e l’elettrico -, entrambi attivi in seno al Coro e Orchestra di Vicenza e diretti dal Mº Giuliano Fracasso. La formazione ha proposto una piacevole carrellata di brani celebri tratti da diversi musical, da "Jesus Christ Superstar" a "Mamma mia!", da "Blues Brothers" a "Il fantasma dell’opera", fino a "Grease", concludendo con un omaggio a Battisti e ai Beatles e con "Hey, Jude" dei quattro di Liverpool trasformata in sigla finale e cantata a piena voce da tutto il pubblico.

5 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  Il berretto a sonagli

Pubblicato in data: martedì 5 marzo 2013

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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TEATRO

Doppio premio a Sirmione per la Campogalliani


Al “Il berretto a sonagli” il Trofeo Catullo per il teatro amatoriale e il massimo punteggio del pubblico

Una foto di scena da Il berretto a sonagli
Una foto di scena da “Il berretto a sonagli”

L’Accademia Teatrale Campogalliani si afferma -non è una novità -anche fuori dal proprio territorio partecipando a rassegne e festival teatrali di ambito nazionale. Così è accaduto in seguito alla partecipazione a “Sabato a Palazzo”, Festival Nazionale del Teatro Amatoriale “3º Trofeo Catullo”, che si è svolto tra novembre 2012 e febbraio 2013 al Palazzo dei Congressi di Sirmione, organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Sirmione, in collaborazione con il Gruppo Teatrale La Betulla di Nave (Brescia). Al Festival di Sirmione partecipavano 7 compagnie selezionate tra i più prestigiosi ed affermati gruppi teatrali amatoriali italiani provenienti da Macerata, Lonigo, Foligno, Venezia, Bolzano e Imperia.
Lo storico gruppo mantovano, che ha rappresentato “Il berretto a sonagli” di Pirandello per la regia di Mario Zolin, ha conquistato la vittoria per lo spettacolo più gradito dal pubblico con un punteggio di 9,36 decimi e il trofeo Catullo come miglior spettacolo. La giuria ha assegnato il premio con la seguente motivazione: lo spettacolo, eccellente in tutte le componenti tecniche ed estetiche, ha presentato un gruppo che, affrontando un difficilissimo impegno, lo ha portato a termine con consapevole professionalità, dimostrando perfetta conoscenza dell’azione scenica, offrendo un racconto fortemente sostenuto con ritmo e recitazione di alta caratura, esempio di impegno, partecipazione e dedizione veramente ammirevoli.
Il cast è composto da Rossella Avanzi, Salvatore Luzio, Francesco Farinato, Cristina Debiasi, Francesca Campogalliani, Giancarlo Braglia, Roberta Bonfiglio e Annalaura Melotti. Le scenografie sono di Diego Fusari e Mario Zolin, i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari, la colonna sonora è stata selezionata da Nicola Martinelli, le luci sono curate da Giorgio Codognola, il sonoro da Marina Alberini ed Ermanno Balestrieri.

 

1 dic
Articolo riferito allo spettacolo:  Pigmalione

Pubblicato in data: sabato 1 dicembre 2012

Dalla testata: SCENA - Notizie U.I.L.T. n. 70


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STAGIONE TEATRALE 2012-2013


In un Teatrino di Palazzo D’Arco completamente rinnovato, la stagione dell’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” si apre con “Pigmalione” di George Bernard Shaw, per la regia di Maria Grazia Bettini, che sarà replicata dal 13 ottobre al 2 dicembre 2012. Shaw affronta qui i temi a lui cari dell’emancipazione femminile, della lotta di classe, della fonetica e del linguaggio, con una fioraia ambulante che viene trasformata in una signora dell’alta borghesia dal filologo che le insegna a parlare “bene”. Per la sua messa in scena la regista ha scelto il testo originale, magistralmente riadattato da Luigi Lunari, nel quale l’importanza della lingua come indicatore della diversità di classe viene tradotta in un linguaggio moderno e volgare utile a rappresentare con particolare efficacia il conflitto dialettico tra i personaggi appartenenti a ceti sociali diversi.
Il 15 ed il 16 dicembre la Campogalliani ospita la COMPAGNIA REGINA PACIS di Modena con “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo, per la regia di Carlo Cammuso.
Lo spettacolo di fine anno (le repliche sono previste fino al 24 febbraio) vede l’esordio alla regia di Andrea Flora che metterà in scena due testi di Dario Fo: “I cadaveri si spediscono e le donne si spogliano” e “Non tutti i ladri vengono per nuocere”. Le due farse si avvalgono del classico gioco dell’equivoco con scambi di persona, assurde situazioni e imprevedibili ambiguità, attraverso un ritmo serrato di battute. Due storie apparentemente senza nulla in comune se non una stravagante e paradossale rappresentazione della realtà per mettere in ridicolo i difetti della cosiddetta “gente per bene”: un modo, appunto, per dileggiare il potere restituendo la dignità agli oppressi e per regalare tante risate e tanto divertimento.
In marzo, dal 2 al 24, viene ripreso uno spettacolo di grande successo di Giuliano Parenti, “Una vita da cani”, costituito da due atti unici “Pelone” e “Il Babau”, che portano la firma registica di Maria Grazia Bettini. Si tratta di un remake, a distanza di oltre quarant’anni dalla rappresentazione diretta da Aldo Signoretti, caratterizzato da un unico filo conduttore: il rapporto dell’uomo con il cane visto non come amico fedele e generoso, ma come animale che l’uomo stesso ha creato a sua immagine e somiglianza con vizi, difetti, manie, egoismi e passioni che nella finzione teatrale creano motivo di grande divertimento ma anche di riflessione ed amara autocritica.
Dal 5 al 14 aprile viene proposto lo spettacolo di fine anno accademico del secondo corso della Scuola di Teatro di Mantova dal titolo “Processo per l’ombra di un asino”, di Friedrich Dürrenmatt, per la regia di Raffaele Latagliata. Nella Grecia antica, un dentista affitta un asino per un intervento urgente fuori città ma nasce una disputa tra lui e l’asinaio perché il dentista si riposa all’ombra dell’asino, cosa questa non compresa nel prezzo per l’affitto dell’animale. La controversia arriva in tribunale ma l’intromissione di due avvocati la trasformeranno, in breve tempo, in un affare di stato dalle dimensioni inimmaginabili coinvolgendo sacerdoti, armaioli, pirati e molti altri. Elegante e ironico fino all’assurdo, Dürrenmatt tratta del passato per parlare al presente con una commedia esilarante.
Tre repliche (18, 20 e 21 aprile) per “Bibi e il re degli elefanti” dell’autrice mantovana Chiara Prezzavento, per la regia di Maria Grazia Bettini. I bambini si creano molto spesso dei compagni immaginari: amici fedeli e rassicuranti da cui ricevere appoggio, complicità e conforto. Il bisogno di queste “presenze” è ancora più acuto per un bambino che si sente derubato della sua infanzia e, forse, tradito dall’impotenza degli adulti di fronte al nemico invisibile chiamato malattia. Nel momento della sofferenza in Bogus e Giovanna – ovvero nel dialogo con se stessa – Bibi trova coraggio, speranza e principi: in una parola, cresce. Una storia piccina di paura, dolore, elefanti e pulzelle, speranza e bellezza.
L’attività dell’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” comprende, anche per questa stagione, dal 15 ottobre al 17 dicembre, I lunedì del D’Arco, una rassegna di letture dedicata agli anniversari del 2012, che hanno come protagonisti autori e personaggi storici diversi: Ionesco, a cura di Andrea Flora; Vincenzo I Gonzaga, a cura di Diego Fusari; Giovanna D’Arco, a cura di Diego Fusari; Brian Stocker, a cura di Maria Grazia Bettini; August Strindberg, a cura di Mario Zolin; Charles Dickens, a cura di Maria Grazia Bettini.

ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI”
Teatrino di Palazzo D’Arco
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L’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” in Rebecca, la prima miglie L’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” in Una vita da cani

1 apr
Articolo riferito allo spettacolo:  Di Uomini e Poeti

Pubblicato in data: domenica 1 aprile 2012

Dalla testata: SCENA - Notizie U.I.L.T. n. 68


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23 feb
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  Rassegna TEATRO DEL CENTRO

Pubblicato in data: giovedì 23 febbraio 2012

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“La regina e il suo giullare”
A teatro nel centro storico



La recensione della rassegna alla Filarmonica di Macerata



giovedì 23 febbraio 2012 
di Walter Cortella


Passata la sfuriata di neve, la Rassegna «A teatro nel centro storico», giunta alla sua 14ª edizione, ha potuto finalmente prendere l’avvio. Sul palco del teatro della Soc.Filarmonico-Drammatica di via Gramsci si è esibita una delle compagnie più quotate del panorama amatoriale italiano, l’Accademia Campogalliani di Mantova che ha presentato «La regina e il suo giullare» di Fausto Bertolini, con la regia di Mario Zolin. 
In una scena ridotta al minimo, un trono e un baule, due soli personaggi: la regina Elisabetta I d’Inghilterra (Francesca Caprari, in una foto di repertorio) e il giullare Juan Martìn de Calabazas, più noto come Calabacillas (Claudio Soldà), buffone al servizio di re Filippo IV di Spagna.  Giocando con date e luoghi, l’autore introduce Calabacillas alla corte inglese e lì con la sovrana instaura un rapporto particolare. I due dialogano a lungo anche con veemenza, continuamente in bilico tra ironia trasognata, incursioni metateatrali e scatti d’ira. Scontrandosi in disquisizioni a volta serie a volta leggere analizzano l’arte e il potere ma ancor più il rapporto tra questi. Il racconto esce dal particolare storico e universalizza, fuori dal tempo e dalla storia, la lotta tra potere, satira e arte. La regina sente, o vorrebbe sentire, il suo incontrastato dominio sul giullare e questi con astuzia lusinga la sua sovrana. Con un sottile gioco psicologico o con smaccate provocazioni, nonostante le aperte dichiarazioni di sottomissione, riesce ad incrinare le certezze di lei. È la regina che domina il suo giullare o viceversa? Lo spettatore finisce per porsi questa domanda non pertinente. È il desiderio del potere, più che il potere stesso, a dominare su tutti. È in gioco il primato della regina, ma anche quello del giullare e il potere spesso sfugge al controllo di chi, con troppo accanimento o con leggerezza, cerca di tenerlo nelle proprie mani. Esso arriva a generare una dipendenza di amore-odio: la regina ama il suo giullare, ha bisogno di ascoltare le sue amenità, di ricevere le sue lusinghe ma è sempre sul punto di fargli tagliare la testa. Il giullare, dal canto suo, ama la sua regina ma sogna di congiurare contro di lei e la colpisce con micidiali stilettate. La pièce teatrale mette in evidenza il rapporto che intercorre tra l’artista (Calabacillas) e il potere politico (Elisabetta Iª). Il connubio relazionale è metastorico e assolutamente simbolico. La relazione di queste due dimensioni sociali è caratterizzata da un’incessante dialettica che a volte assume toni farseschi o drammatici, altre sconfina nel comico o nel grottesco. In un miscuglio di interessi, equivoci, sfide, rivalità, comunanze o contrasti di intenti, la pièce diventa un vivace e variopinto caleidoscopio del rapporto che lega l’artista al potere, sia in termini di sottomissione che di ribellione. I due protagonisti danno in questo lavoro prova di grandi capacità interpretative. Ben guidati da un esperto regista e forti della loro lunga esperienza di teatro, tengono la scena con assoluta padronanza. Le loro movenze sono sempre misurate e senza alcuna sbavatura, la loro mimica sempre eloquente. Gradevoli le musiche scelte da Nicola Martinelli e d’effetto il disegno luci di Giorgio Codognola.

 

31 dic
Articolo riferito allo spettacolo:  Ogni gallina ha il suo perchè

Pubblicato in data: sabato 31 dicembre 2011

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Campogalliani, questa sera debutta il nuovo spettacolo

 

Stasera riaprono i battenti del Teatrino di Palazzo D’Arco con il debutto del nuovo spettacolo dell’Accademia Teatrale Campogalliani "Ogni gallina ha il suo perché", un titolo creato dalla regista...


Stasera riaprono i battenti del Teatrino di Palazzo D’Arco con il debutto del nuovo spettacolo dell’Accademia Teatrale Campogalliani "Ogni gallina ha il suo perché", un titolo creato dalla regista Maria Grazia Bettini che riunisce farse di Achille Campanile. I lavori rappresentati sono "150 la gallina canta", "Il povero Piero" e " Delitto a Villa Roung".
La prima, scritta nel 1924, riprende nel titolo una assai nota filastrocca per bambini ed è uno dei lavori più famosi e rappresentati.
La scena si svolge nella casa di Tito e sua moglie Cecilia, una coppia benestante ma con un rapporto alquanto conflittuale. Sul punto di uscire per recarsi ad una festa in casa di una nobile famiglia del vicinato, la moglie sente il marito canticchiare "cinquecento, la gallina canta..." e ciò è sufficiente a scatenare l’ennesimo litigio: lei sostiene che si debba dire centosessanta, non foss’altro che per mantenere la rima. Ma il marito, infischiandosene della rima, non intende cedere minimamente. Sentito invano un terzo parere (il maggiordomo, che propende per centosettanta), la faccenda finisce addirittura nelle mani dei rispettivi avvocati, ma anche fra di loro ogni tentativo di mediazione risulta impossibile. Nella discussione, sempre più accesa e caotica, vengono coinvolti anche la cameriera (centoquaranta), il cuoco francese (cent quatre-vingts dix, centonovanta) e perfino gli stessi vicini di casa, il conte e la contessa: lui propende per centottanta, mentre lei, anche per via di un curioso accento che le fa pronunciare la e al posto della a, sostiene convinta che "è tanto chiero, centotrenta", sempre per questioni di rima...
Per dirimere la contesa sarà necessario l’intervento dell’ospite d’onore della festa, un celeberrimo soprano.
"Il Povero Piero" è una delle più divertenti e geniali commedie del Novecento italiano, espressione a tutto tondo del teatro dell’assurdo che fa di Campanile, con Ionesco, il caposcuola del genere.
Alla morte del "povero Piero" i familiari cercano di rispettarne le ultime volontà: dare la notizia ad esequie avvenute. Ma non è facile nascondere l’accaduto e il salotto di casa diventa sempre più affollato di parenti ed amici che arrivano per unirsi al dolore della vedova. Ed infine "Delitto a Villa Roung", una vera e propria parodia della classica commedia gialla con finale a sorpresa. Dopo l’anteprima della notte di stasera le repliche proseguiranno per tutto il mese di gennaio al giovedì e sabato sera alle ore 20,45 e le domeniche pomeriggio alle ore 16,00; le prenotazioni si possono effettuare dal mercoledì al sabato dalle ore 17,00 alle ore 18,30 presso la biglietteria del Teatrino di palazzo D’Arco (tel. 0376 325363).

30 dic
Articolo riferito allo spettacolo:  Ogni gallina ha il suo perchè

Pubblicato in data: venerdì 30 dicembre 2011

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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Tre storie in forma di farsa per il 2012 della Campogalliani

 


Dopo la breve pausa natalizia,domani riaprono i battenti del Teatrino di Palazzo D’Arco con il debutto del nuovo spettacolo dell’Accademia Teatrale Campogalliani "Ogni gallina ha il suo perché", un titolo creato dalla regista Maria Grazia Bettini che riunisce farse di Achille Campanile. I lavori rappresentati sono "150 la gallina canta", "Il povero Piero" e " Delitto a Villa Roung". La prima, scritta nel 1924, riprende nel titolo una assai nota filastrocca per bambini ed è uno dei lavori più famosi e rappresentati. "Il Povero Piero" è una delle più divertenti e geniali commedie del Novecento italiano, espressione a tutto tondo del teatro dell’assurdo che fa di Campanile, con Ionesco, il caposcuola del genere. Alla morte del "povero Piero" i familiari cercano di rispettarne le ultime volontà: dare la notizia ad esequie avvenute. Ma non è facile nascondere l’accaduto. E così mentre il defunto viene sballottato, trafugato, nascosto negli armadi, iniziano i rituali, i gesti convenzionali e le piccole ipocrisie legati ad ogni morte. Più della semplice ma geniale trama, contano gli episodi collaterali, i raccontini, le digressioni. Scritto come romanzo nel 1959 e successivamente tradotto in forma scenica dallo stesso autore, "Il povero Piero" è un graffiante ritratto della società moderna, un’acuta osservazione dei vizi e delle piccole ipocrisie quotidiane in un carosello di personaggi ridicoli e spassosi, patetici e nevrotici, colti in un momento di alta ritualità. Ed infine "Delitto a Villa Roung", una vera e propria parodia della classica commedia gialla con finale a sorpresa che è meglio non svelare per non togliere al pubblico il piacere del divertimento, è tuttavia ricca di situazioni spesso più comiche che spaventose. Dopo l’anteprima della notte di San Silvesto le repliche proseguiranno per tutto il mese di gennaio al giovedì e sabato sera alle ore 20,45 e le domeniche pomeriggio alle ore 16; le prenotazioni si possono effettuare dal mercoledì al sabato dalle ore 17 alle ore 18,30 presso la biglietteria del Teatrino di palazzo D’Arco (tel. 0376 325363).

15 nov
Articolo riferito alla rassegna/concorso:  43ª RASSEGNA NAZIONALE “A. PERUGINI”

Pubblicato in data: martedì 15 novembre 2011

Dalla testata: CM cronachemaceratesi.it


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15 novembre 2011

C’è allegria nel “Clan delle vedove”

Gradito ritorno della Compagnia mantovana al 43o Festival Macerata Teatro


Il clan delle vedovedi Walter Cortella

L’Accademia Campogalliani di Mantova approda ancora una volta al L. Rossi per presentare «Il clan delle vedove», una divertente commedia di Ginette Beauvais Garcin, scritta ormai venti anni fa, ma che a dispetto del tempo trascorso conserva ancora la freschezza e il brio di allora. Merito anche della regista Maria Grazia Bettini che ha saputo dare all’azione il giusto ritmo e i tempi della comicità.

La trama della commedia è semplice: un banale e ridicolo incidente domestico provoca la morte del marito di Rose (Francesca Campogalliani) che viene subito circondata dall’affetto di due amiche, anch’esse vedove, i cui mariti avevano a lungo coltivato relazioni extra coniugali. Nasce così un «clan» e le tre donne, dopo il primo comprensibile momento di dolore, decidono di riprendersi la loro vita, della quale i rispettivi mariti le avevano in qualche modo defraudate. Vogliono cambiar vita e con una buona dose di cinismo, capiscono che in fondo la condizione vedovile non è del tutto spiacevole. Si ripetono che è finito il tempo delle vedove inconsolabili, vestite perennemente a lutto e che è giunto il momento di vivere al meglio gli attimi fuggenti che la vita può ancora regalare. Fanno grandi progetti per riscattarsi dalla quotidianità della loro esistenza di mogli fedeli e dedite alle cure domestiche. Ma nel momento più bello, in cui quei progetti sembrano potersi realizzare, arriva il fulmine a ciel sereno. Dal nulla sbuca Sophie Clouzot (Antonella Farina), una donna giovane e procace, che senza preamboli dichiara di essere stata per anni l’amante del marito di Rose. E come se non bastasse, da quella relazione sono nate due gemelle. Per Rose, da sempre assolutamente certa della fedeltà del marito, questo è un duro colpo. Sophie e le figlie costituiscono, inoltre, un grave pericolo poiché avanzano diritti concreti sull’eredità dell’uomo. Ma come spesso accade in commedie del genere, c’è posto anche per l’amore: Pierre (Matteo Bertoni) il figlio unico di Jackie (Gabriella Pezzoli) si innamora di una delle gemelle. E poiché «buon sangue non mente», anche lui ha un’amante. Insomma, il tradimento la fa proprio da padrone in questa storia. Malgrado gli infruttuosi tentativi di ridare lustro alle loro vite, le tre vedove continuano a consolarsi a vicenda e a fare progetti. La più effervescente è Marcelle (Loredana Sartorello), sempre in cerca di nuove esperienze amorose. Ma la sua delusione è grande quando il suo uomo, Jean Julien (Adolfo Vaini), di ritorno da un viaggio a Casablanca, si ripresenta... vestito da donna. La commedia è molto divertente e ricca di gustose gags sempre garbate e nel finale c’è ancora spazio per un coup de théâtre: la povera Rose, ormai rassegnata ad avere una famiglia allargata, scopre che il ragazzino del palazzo accanto è un altro figlio illegittimo del marito.
Il cast, completamente al femminile, si avvale di tre protagoniste di prim’ordine (nella foto, Campogalliani, Pezzoli e Sartorello), da sempre punti di forza della Compagnia, una delle più valide nel panorama del teatro amatoriale italiano. La loro alta professionalità ha reso più agevole il compito della regista che le ha lasciate libere nell’interpretazione dei singoli personaggi. Molto belli i costumi di Francesca Campogalliani e Diego Fusari, che ha curato anche la scenografia tradizionalmente borghese.

 

29 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Il berretto a sonagli

Pubblicato in data: sabato 29 ottobre 2011

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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TEATRO

Applausi per “Il berretto a sonagli”

 

Lo spettacolo per la regia di Zolin in scena al D’Arco


Il teatro leggero dei primi decenni del secolo scorso, fitto di mariti infedeli o traditi, ha più volte fornito a Pirandello lo spunto per insistere sul tema delle maschere. E lo ritroviamo ne "Il berretto a sonagli". In paese non c’è chi non sappia delle tresche dei signori con le giovani e fiorenti donne del popolo. L’offesa è dimenticata, se le apparenze sono rispettate. Sennonché la consorte d’un cavaliere decide di svergognare il marito e organizza una sorta d’agguato ai suoi danni nella dimora dell’amante sposata a un dipendente. Nella prima parte dello spettacolo inscenato al palazzo d’Arco per la regia di Mario Zolin, i personaggi tornano a eseguire il numero di genere: la Saracena (C. Debiasi) fomenta l’animosità della tradita, la vecchia serva (R. Bonfiglio) scuote la testa e piagnucola, il delegato (G. Braglia) oscilla indeciso e addobba il vittimismo, il fratello Fifì (F. Farinato) pensa ai debiti e non intuisce la trama, e infine la signora Beatrice (R. Avanzi), puntigliosa e vindice, non arretra all’apparire di Ciampa (S. Luzio), e alla tirata delle "tre corde" che è il modo di arzigogolare di Pirandello, di far sua la trama di corna, se ne libera inviandolo a Palermo. Segnaliamo la presenza scenica (belli i costumi) dell’Avanzi, che ha posture, e sguardi, e moti di labbra molto accattivanti, un modo incisivo di comunicare il personaggio nel solco delle irose fatali. Ma gli altri interpreti non sono gran che coordinati con la sua recitazione di rivalsa femminile.
Nel secondo atto s’impone l’umorismo del delegato, e della madre (F. Campogalliani) che di corna se ne intende. E poi parte il lungo monologo di Ciampa, che funziona, anche se ci sarebbe piaciuta un po’ più d’auto ironia. Salvatore Luzio è un’interessante novità della Capogalliani. Applausi per tutti. Puntuali i costumi e le scene di Diego Fusari, e la colonna sonora di Nicola Martinelli.

Alberto Cattini

13 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  Di Uomini e Poeti

Pubblicato in data: giovedì 13 ottobre 2011

Dalla testata: Gazzetta di Mantova


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TEATRO BIBIENA, DOMANI ALLE 21

“Di uomini e poeti”, opera prima con la compagnia Campogalliani

 

Al teatro Bibiena, domani alle 21, a ingresso libero, collegato al convegno dell’Accademia Virgiliana, andrà in scena un’opera teatrale, una prima, a cura dell’Accademia Campogalliani, "Di uomini e...


Al teatro Bibiena, domani alle 21, a ingresso libero, collegato al convegno dell’Accademia Virgiliana, andrà in scena un’opera teatrale, una prima, a cura dell’Accademia Campogalliani, "Di uomini e poeti" , testo della scrittrice Chiara Prezzavento, di Governolo, che per la Campogalliani è già autrice di "Bibi e il re degli elefanti".
Nella nuova opea, si immagina che Virgilio abbia lasciato l’Eneide a Lucio Vario, e i personaggi prendano vita dopo la morte del Poeta per andare a protestare da Lucio e pretendere che l’Eneide sia bruciata e mai si parli di loro perché troppo doloroso è ricordare quegli accadimenti. Ci sono Enea, la moglie Lavinia e Amata, la madre di lei, ma anche Turno, re dei Rutoli, che avrebbe dovuto sposare Lavinia. Il Fato, però, voleva che fosse Enea a iniziare una dinastia mescolando i due popoli per formarne uno nuovo.La regista Maria Grazia Bettini ha voluto ambientare l’opera in uno spazio fuori dal tempo, portando il dramma ai tempi moderni. Con il messaggio che la poesia è più forte della sofferenza e i personaggi non potranno ottenere lo scopo che si erano prefissi.

1 ott
Articolo riferito allo spettacolo:  La Regina e il suo Giullare

Pubblicato in data: sabato 1 ottobre 2011

Dalla testata: SCENA - Notizie U.I.L.T. n. 66


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ACCADEMIA “FRANCESCO CAMPOGALLIANI”


Per il 66º anno di attività, l’ACCADEMIA “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” presenta, al Teatro di Palazzo D’Arco di Mantova, la stagione 2011-2012 offrendo al pubblico un programma particolarmente eclettico.
Il sipario si apre il 6 settembre con “La stanza delle donne”, per la regia di Maria Grazia Bettini e Diego Fusari, crudele trasposizione teatrale di Gabriella Schina del romanzo Come se io non ci fossi di Slavenka Drakulic, sugli efferati crimini compiuti ai danni delle donne musulmane durante la guerra in Kossovo. Uno squarcio atroce sulla barbarie umana, narrato splendidamente con note di delicata poesia. Lo spettacolo costituisce un evento collaterale di Festivaletteratura 2011 di Mantova.
Seguirà, in un’unica serata, l’8 ottobre, “La regina e il suo giullare” di Fausto Bertolini, regia di Mario Zolin. Duetto satirico tra una immaginaria regina Elisabetta ed il suo giullare, su un tema sempre intrigante e ricco di stimoli intellettuali quale quello tra il potere dominante e la sua messa alla berlina dalla cultura, in un gioco di specchi rovesciati: ironia, dileggio, satira per palati fini.
Dal 20 ottobre fino al 20 dicembre, “Il berretto a sonagli”, di Luigi Pirandello, con regia di Mario Zolin, uno sguardo sulle contraddizioni dell’uomo, la sua incapacità di dare un diverso destino alle proprie aspirazioni, soffocate dal ben pensare di una società bigotta e conformista. Paradosso travestito di comicità.
Il 31 dicembre andrà in scena “Ogni gallina ha il suo perché”, tre atti unici di Achille Campanile: “150 la gallina canta”, “Povero Piero” e “Delitto a Villa Rowng”, per la regia di Maria Grazia Bettini. Un ultimo dell’anno in allegria con farse surreali ai confini del teatro dell’assurdo. Repliche fino al 21 gennaio.
Il 28 gennaio riapparirà uno dei testi più riusciti ed intensi di Luigi Lunari: “Nel nome del padre”. Due attori di grande spessore gareggiano in bravura per dar vita a due personaggi tormentati ed introversi, vittime della grandezza e dell’arroganza dei loro padri (Togliatti e Kennedy). La regia è di Aldo Signoretti.
Dal 9 febbraio, la mente raffinata e geniale della scrittrice mantovana Chiara Prezzavento ci regala questa novità assoluta: “Di uomini e di poeti”, scritta per le celebrazioni virgiliane con debutto, nel settecentesco Teatro Bibiena di Mantova, il 14 ottobre 2011 per la regia di Maria Grazia Bettini.
Dal 1º marzo “Il clan delle vedove” di Ginette Beauvais Garcin, regia di Maria Grazia Bettini. Due ore se ne volano via tra mordaci slanci di sincerità ed ironia, illusioni che si frantumano contro realtà inaspettate, gags irresistibili!
Dal 12 aprile “Vita da cani” di Franco Parenti, autore mordace e satirico che ha saputo rispecchiare i limiti della nostra società nelle debolezze umane. Il primo dei due atti unici (“Pelone”) gioca sull’ineludibile desiderio di socialità insito nell’uomo e che qui si estrinseca in una duplice via alla vita. Il secondo atto unico (“Babau”), apparentemente farsesco, nasconde una arguta e spietata analisi della società moderna. La regia di entrambi gli atti porta la firma di Maria Grazia Bettini.
Nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2011, l’ACCADEMIA “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” riproporrà al pubblico I LUNEDÌ DEL D’ARCO, un ciclo di incontri letterari che quest’anno sono dedicati alla celebrazione del 150º dell’Unità d’Italia: sei serate di letture drammatizzate dedicate al Risorgimento riunite sotto il titolo accattivante “Va pensiero... verso l’Italia Unita”.

ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI”
Teatrino di Palazzo D’Arco
Piazza D’Arco, 2 - 46100 Mantova
tel. e fax 0376.325363
teatro.campogalliani@libero.it
www.teatro-campogalliani.it


L’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” in Rebecca, la prima miglie L’ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI” ne La regina e il suo giullare

1 lug
Articolo riferito allo spettacolo:  Una vita da cani

Pubblicato in data: venerdì 1 luglio 2011

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TEATRINO D’ARCO

“Una vita da Cani” va in scena con l’Accademia Campogalliani

 

Terzo spettacolo dell’Accademia Teatrale Campogalliani oggi alle 21,15 al Teatrino di Palazzo D’Arco nell’ambito delle manifetazioni di "E...State a Mantova 2011". "Una vita da cani" costituito da...


Terzo spettacolo dell’Accademia Teatrale Campogalliani oggi alle 21,15 al Teatrino di Palazzo D’Arco nell’ambito delle manifestazioni di "E...State a Mantova 2011". "Una vita da cani" costituito da due atti unici di Giuliano Parenti "Pelone" e "il Babau"che portano la firma registica di Maria Grazia Bettini . Si tratta di un remake a distanza di più di quarant’anni dalla loro prima rappresentazione che all’epoca portava la regia di Aldo Signoretti. Un unico filo conduttore: il rapporto dell’uomo con il cane, visto non come amico fedele e generoso, ma come l’animale che l’uomo stesso ha creato a sua immagine e somiglianza evidenziando così vizi, difetti, manie, egoismi e passioni che, nella finzione teatrale creano motivo di divertimento, ma anche di riflessione ed amara autocritica. Il cast: Andrea Flora, Cristina Debiasi, Valentina Durantini, Adolfo Vaini, Italo Scaietta, Martina Ginelli, Damiano Scaini, Isabella Bertolini, Roberta Bonfiglio, Matteo Bertoni, Giancarlo Braglia. La prevendita dei biglietti si apre oggi alle ore 19.30 al Teatrino D’Arco (tel. 0376 325363).

25 giu
Articolo riferito allo spettacolo:  Le barufe ‘d Cadena

Pubblicato in data: sabato 25 giugno 2011

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TEATRO D’ARCO

La Campogalliani torna in scena con Le barufe ’d Cadena

 

Inizia martedì 28 alle 21.15 la rassegna teatrale estiva proposta dall’Accademia Campogalliani al Teatrino di Palazzo D’Arco nell’ambito di E…State a Mantova 2011. La storica compagnia mantovana...


Inizia martedì 28 alle 21.15 la rassegna teatrale estiva proposta dall’Accademia Campogalliani al Teatrino di Palazzo D’Arco nell’ambito di E…State a Mantova 2011. La storica compagnia mantovana presenterà Le barufe ’d Cadena, l’adattamento in vernacolo mantovano che Ada Poldi Magri elaborò nel 1990 dal celeberrimo capolavoro goldoniano "Le baruffe chiozzotte". Sarzola, Giulia Cavicchini, Gilberto Valle.
Il calendario della rassegna prevede giovedì 30 giugno Metamorfosi da Ovidio con la Scuola di Teatro di Mantova per la regia di Raffaele Latagliata, venerdì 1 luglio Vita da cani di Giuliano Parenti per la regia di Maria Grazia Bettini, lunedì 4 luglio La Regina e il suo Giullare di Fausto Bertolini per la regia di Mario Zolin entrambi a cura dell’Accademia Campogalliani ed infine mercoledì 6 luglio ritorna la Scuola di Teatro di Mantova con Shakespeare3 da Shakespeare per la regia di Federica Restani.
La prevendita per ogni singola rappresentazione inizierà il giorno stesso dello spettacolo alla biglietteria del Teatrino D’Arco.
Per ulteriori informazioni è possibile telefonare allo 0376- 325363 dalle 19,30. Gli organizzatori ricordano che la sala è climatizzata.

30 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  Il Clan delle Vedove

Pubblicato in data: mercoledì 30 marzo 2011

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"Clan delle vedove" al teatrino Così irresistibile e giá esaurito


Clan delle vedove al teatrino Così irresistibile e giá esaurito
Tutti insieme nel teatrino d’Arco.
Gli attori della commedia
“Il clan delle vedove”

L’Accademia Teatrale Campogalliani è impegnata nella rappresentazione della divertente commedia "Il clan delle vedove (vivere felici la solitudine è uno stato di grazia)" di Ginette Beauvais-Garcin per la regia di Maria Grazia Bettini al teatrino di Palazzo d’Arco. Straordinario pezzo di teatro con straordinari interpreti. Nel cast: Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello, Gabriella Pezzoli, Antonella Farina, Valentina Durantini, Giulia Cavicchini, Annalaura Melotti, Matteo Bertoni, Adolfo Vaini, Federico e Davide Cantarelli. Tale è stato l’afflusso di pubblico che giá si registra il tutto esaurito anche per tutte le repliche che termineranno il 17 aprile. Si ricorda quindi che la biglietteria resterá aperta per informazioni solo nei giorni di spettacolo e cioè il giovedì e il sabato dalle 17 alle 18.30 (telefono 0376 325363, www.teatro-campogalliani.it).

8 mar
Articolo riferito allo spettacolo:  Il Clan delle Vedove

Pubblicato in data: martedì 8 marzo 2011

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La Campogalliani diverte e convince


Clan delle vedove al teatrino Così irresistibile e giá esaurito
Bravissime le tre star del gruppo

La morte del marito non lascia una vedova inconsolabile. Fatale lo sciacquone caduto sul capo del coniuge in bagno, Rose (F.Campogalliani) si costringe ad asciugare l’acqua sparsa sul pavimento. E quando puó compiangersi, spiegando la dinamica dell’evento a Jackie (G.Pezzoli) e Marcelle (L.Sartorello), le sente ridere come fosse una gag. E peggio si fa viva l’amante del marito (A.Farina), per notificarle l’esistenza di due figlie gemelle debitamente riconosciute, e pertanto eredi della proprietá di una casa al mare nei pressi di Calais. In pochi minuti l’illusione d’un grande amore svanisce, ma non produce contraccolpi di disprezzo. Mite e comprensiva, lei si abbandona all’irruenza delle amiche, anch’esse tradite, vedove e inseparabili. "Le Clan des Veuves" è l’unico testo teatrale di Ginette Garcin, nata a Marsiglia nel 1928, sposata Beauvois, morta a Nanterre nel 2010. Lo scrisse nel’90, e v’infuse le sue esperienze d’attrice di lunghissimo corso, tra cinema (con Audiard, Lelouch, Yanne, Boisset e Tacchella) e televisione. Un testo brillantissimo, anche se si rinvengono i luoghi di varie stagioni della commedia, improntati a un costume vagamente ’rétro’. Le vedove sono casalinghe e mogli quietamente fedeli, che si dividono l’affetto dell’unico figlio (M.Bertoni) di Jackie. La quale si consola con i dolci e le battute pungenti, mentre Marcelle, la più tradita, è quella che ha più ubbie per la testa, sfoggiando abiti in technicolor, e rivelando d’essere ai primi approcci con un coiffeur. Dal canto suo, Rose cerca di ragguagliarsi sul sesso con l’hard in tivù, ma conviene d’avere una vocazione nonnesca. In fatto di battute e di gag, la commedia dá il meglio nel primo atto, a causa del susseguirsi di sorprese, e soprattutto di momenti di complicitá fra le tre amiche esilaranti. Sono le stizze e le espressioni d’ingenuitá della Campogalliani, le esternazioni narcisistiche e salottiere della Sartorello, le compulsioni e le aciditá della Pezzoli, o i momenti alcolisti e danzanti comuni a strappare risate e applausi a scena aperta. Bravissime le tre’’star’’ della Compagnia, da ricordare è anche la Farina, che strizzata negli abiti fa boccuccia e starnazza esigenze e rivalse, cui fa eco il pigolio delle due figliole minute. Nel secondo atto le donne convivono pacificate, nascono altre illusioni, ma sul finale l’ingresso di Adolfo Vaini, il coiffeur che ritorna da Casablanca, produce un colpo di teatro di grande effetto comico. Sui registri della commedia la regia della Bettini è molto a suo agio, si diverte e riesce a divertire. L’assecondano in modo conveniente Fusari (scene e costumi), Martinelli (musiche), e Codognola (luci).

Alberto Cattini

27 gen
Articolo riferito allo spettacolo:  La fiaccola sotto il moggio

Pubblicato in data: giovedì 27 gennaio 2011

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Torna sul palco ’La Fiaccola sotto il Moggio’


Torna sul palco ’La Fiaccola sotto il Moggio’
La fiaccola sotto al Moggio
Qui a destra una scena dello spettacolo
andato in scena al Bibiena lo scorso aprile

Continuano le prevendite per assistere a "La Fiaccola sotto il Moggio" di Gabriele D’Annunzio, pièce portata in scena dalla Campogalliani al Teatrino d’Arco. Oggi e sabato lo spettacolo andrá in scena alle 20,45 mentre domenica alle 16 (info tel. 0376- 325363). Le prenotazioni si effetuano dal mercoledì al sabato dalle 17 alle 18.30. "La fiaccola sotto il moggio" si propone come una tragedia in versi di ambientazione abruzzese. D’Annunzio la scrive in un solo mese, nel febbraio del 1905, all’indomani della rottura del rapporto con la Duse, e subito dopo la rappresenta a Milano, al Teatro Manzoni, riscuotendo anche questa volta un notevole successo. L’opera è stata messa in scena dalla Campogalliani in aprile in un’unica rappresentazione al Bibiena in occasione del convegno di studi organizzato dall’Accademia Virgiliana per celebrare il centenario della pubblicazione del romanzo Forse che sì, forse che no. In questa tragedia D’Annunzio prende le mosse dallo spirito del teatro classico greco, costruito sulla sconvolgente rottura dei vincoli del sangue, ricreando un’atmosfera in cui le due protagoniste femminili, quali novelle eroine eschilee, ripetono il conflitto tra Elettra e Clitemnestra. Tuttavia D’Annunzio fa vivere la tragedia moderna come infrazione dell’onore e crea personaggi mossi da inquietudini moderne, conflitti familiari, malattie interiori e tensioni ossessive che potrebbero essere di interesse psicanalitico. Lo spettacolo, che porta la firma registica di Maria Grazia Bettini, le scenografie di Diego Fusari che con Francesca Campogalliani ha curato i costumi, vede come interpreti Rossella Avanzi, Diego Fusari, Francesca Campogalliani, Andrea Flora, Adolfo Vaini, Patrizia Mantovani, Federico Finazzer, Loredana Sartorello, Gabriella Pezzoli e Anna Bianchi. La direzione scenica è di Lorenza Becchi, il sonoro di Marina Alberini e Ermanno Balestrieri, le musiche di Nicola Martinelli e le luci di Girogio Codognola. Le repliche si protrarranno sino al 24 febbraio e le prenotazioni si potranno effettuare alla biglietteria del teatro. Per ulteriori informazioni contattare il numero tel 0376 325363 oppure consultare il sito internet www.teatro.campogalliani.it

17 gen
Articolo riferito allo spettacolo:  La fiaccola sotto il moggio

Pubblicato in data: lunedì 17 gennaio 2011

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Amore, vendetta e morte tra colpa e destino

 

Campogalliani ad alto livello con «La fiaccola sotto il moggio»


Dopo la prima al Bibiena, in primavera, e poi in altre cittá, «La fiaccola sotto il moggio» inizia il cammino delle repliche al Teatrino di Palazzo d’Arco. Spazio ristretto, favorevole alla concentrazione e ricezione della musicalitá del linguaggio simbolista primo ’900, alla rivisitazione di posture e stilemi recitativi e costumi del tempo remoto. Così, siamo spettatori del tempo ritrovato, complici di una lussuria di corde vocali dispiegate e lamentazioni rituali ondivaghe assillanti, che si esauriscono solo con la richiesta di Gigliola, l’eroina di D’Annunzio: «Spegnete/le fiaccole, volgetele,/spegnetele nell’erba,/o uomini. Agitare/io la mia nel mio pugno/non potei. Tutto fu/in vano». Nella casa del Sangro, sono le tre nutrici (L.Sartorello, G.Pezzoli e A.Bianchi) e donna Aldegrina (F.Campogalliani), a cantare la dissoluzione del casato; ad agitarsi dietro il velo che scende sul catafalco, come anime implacate, e avide di nuove vittime. Ed è Gigliola (R. Avanzi), lunghe chiome rosse e una tunica come quella della Duse (nelle fotografie della ’Città morta’), a inscenare, abbracciata ora con le une ora con le altre, quadretti nel gusto drammatico del tempo. Soprattutto a osare sguardi eccessivi senza stonarli, a distendere la voce nel doloroso ricordo della madre. E puó forzare i toni e i timbri perché suoni e smorfie sono controbilanciati dalla recitazione dimessa ma efficace di nonna e nutrici. Nella scena 3ª, l’artefatta e maligna postura shakespeariana di Tibaldo (D.Fusari) è resa possibile dalla più diretta semplicitá plebea di Betrando (A.Flora); e le esternazioni dolenti e quasi incomprensibili del serparo (A.Vaini), dal trattenuto impeto di Gigliola. Dei 10 personaggi, pleonastico il troppo lagnoso Simonetto (F.Finazzer), di facciata l’immonda femmina di Luco (P.Mantovani). In quell’Abruzzo retrodatato alla stagione borbonica di Ferdinando I, Gigliola presume di avere il «diritto santo», la mano «pura», per uccidere l’assassina della madre, divenuta sua matrigna. E sapendosi incapace di vivere dopo il delitto, s’è fatta mordere dall’aspide velenoso. Il padre, per mettere a tacere la propria vergogna, l’ha preceduta. Adesso, padre e figlia sono entrambi cadaveri sotto il velo. Tace la colonna sonora, ritmico dinamica, di Nicola Martinelli. Si spengono le luci di Giorgio Codognola. L’oscuritá avvolge la scena tardo gotica di Diego Fusari (suoi e della Campogalliani i costumi). Guidati con acume e sensibilitá da Grazia Bettini, i bravi attori della Campogalliani raccolgono un altro successo.

Alberto Cattini

2 gen
Articolo riferito allo spettacolo:  La fiaccola sotto il moggio

Pubblicato in data: domenica 2 gennaio 2011

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La Campogalliani recita D’Annunzio

 

Dal 15 gennaio la compagnia mantovana in scena al teatrino d’Arco con "La fiaccola sotto il moggio"

La Campogalliani recita D’Annunzio
Una scena dello spettacolo

La stagione teatrale della Campogalliani prosegue al Teatrino di Palazzo D’Arco sabato 15 gennaio con la rappresentazione de "La fiaccola sotto il moggio" di Gabriele D’Annunzio. L’opera è stata messa in scena dalla compagnia mantovana lo scorso aprile in un’unica rappresentazione al Bibiena in occasione del convegno di studi organizzato dall’Accademia Virgiliana.
Un evento per celebrare il centenario della pubblicazione del romanzo ’Forse che sì, forse che no’. In questa tragedia D’Annunzio prende le mosse dallo spirito del teatro classico greco, costruito sulla sconvolgente rottura dei vincoli del sangue, ricreando un’atmosfera in cui le due protagoniste femminili, quali novelle eroine eschilee, ripetono il conflitto tra Elettra e Clitemnestra.
Tuttavia D’Annunzio fa vivere la tragedia moderna come infrazione dell’onore e crea personaggi mossi da inquietudini moderne, conflitti familiari, malattie interiori e tensioni ossessive che potrebbero essere di interesse psicanalitico. In essi la verità ricercata come luce rimane purtoppo nascosta come la fiaccola di biblica memoria e così si trasforma nell’attualissima ricerca della vendetta del dolore della sofferenza e della morte. Del resto anche nella società attuale le forme più atroci di odio e crudeltà o la ricerca personale della morte si manifestano in ambito familiare, anche se in Gigliola la ricerca della morte è perseguita nell’inattualità di un morso di serpi velenose.
A questo proposito, La Fiaccola sotto il moggio diventa per D’Annunzio anche un veicolo per ostentare la sua familiarità con il folklore della sua terra, in un’atmosfera di autenticità; si racconta infatti che, ancora in tempi a noi molto vicini, a Cocullo in provincia de L’Aquila nel giorno della festa di San Domenico il primo giovedì di maggio, cacciatori di serpenti portavano dai campi i serpenti catturati per adornare la statua del Santo.
In questo senso la tragedia dannunziana contiene curiosamente echi virgiliani che per la nostra Accademia, a Virgilio dedicata, è un dovere ricordare. Infatti le notizie sui serpenti che D’Annunzio mette in bocca al Serparo, padre rinnegato di Angizia, sono tratte dal libro VII (750-760) de ’L’Eneide’, laddove Virgilio cita i sovrani d’Italia che scendono in campo contro i Troiani invasori.
Fra questi Virgilio cita il fortissimo Umbrone, re dei Marsi, che col canto e la carezza soleva diffondere il sonno alle vipere e alle idre e ne sedava la rabbia e guariva dai morsi con l’arte. Ma Virgilio annuncia che nulla salverà Umbrone da una freccia dardania e che anche il bosco di Angizia lo piangerà. Angizia, il cui nome significava ’incantatrice di serpenti’, era una divinità locale con un bosco sacro a lei dedicato presso il lago Fùcino; verosimilmente da lei D’Annunzio ha tratto il nome per la figlia del Serparo.
Lo spettacolo porta la firma registica di Maria Grazia Bettini. Le prenotazioni per tutte le repliche che si protrarranno sino al 20 febbraio potranno effettuarsi presso la biglietteria del Teatrino di Palazzo D’Arco dal mercoledì al sabato dalle 17 alle 18,30 a partire da venerdì 7 gennaio. Per ulteriori informazioni: tel 0376 325363 - teatro.campogalliani@libero.it - www.teatro.campogalliani.it